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Sport senza frontiere alla Spes Fortitude

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Livorno, stadio Armando Picchi, nel cuore del tempio sportivo labronico la società di pugilato più popolare della città porta avanti da anni una collaborazione con delle case famiglia volta ad "adottare sportivamente", così amano definirlo, dei minori in forza alle strutture cittadine per regalare loro delle ore di sano sport. Tra questi, anche i tanto discussi ragazzi del Melo che hanno causato molta agitazione mediatica, fino alla visita dello speculatore Salvini. Per farci un'idea siamo andati a fare due chiacchiere con la figura di spicco della società, il campione livornese Lenny Bottai, il quale, come sempre, non si è sottratto al confronto regalandoci spunti interessanti sul tema.

spes senza frontiere 2Come nasce questa idea di accogliere i tanto discussi ragazzi del Melo?

Non nasce da loro e tutto il riflesso mediatico annesso, questo è fondamentale dirlo subito, altrimenti finiamo per essere strumentali come hanno fatto altri nel senso opposto. Ma a ridosso del "tutto" è per noi anche una risposta positiva come città. Abbiamo una collaborazione con delle case famiglia da anni, tre per la precisione, dalle quali "adottiamo sportivamente" minori italiani e stranieri, senza distinzione, e li integriamo in un percorso sportivo volto alla sola pratica per socializzare con tutti gli altri che vengono in palestra.
Ovviamente questa volta come è logico pensare la cosa ha acquistato un significato ancora più importante per quanto successo, ma il progetto e l'idea nascono anni fa e senza nessuna pubblicità.

Dove nasce allora l'idea dell’iniziativa nello specifico allora?

L'idea anzitutto nasce dalla nostra pulsione di avere un respiro sportivo di qualità ma accessibile, quindi anche sociale. Siamo in una struttura pubblica, anche se piccola e limitata, e riteniamo che proprio chi gestisce strutture agevolate rispetto ai privati e che sono della comunità, debba operare con dinamiche che possono rendere alla stessa cittadinanza un servizio. Se invece dovessimo fare come altri, ahimè sport o peggio bieco e subdolo mercato, senza curarci di questo, diventeremmo un surrogato dei privati, e oltre ad essercene già abbastanza sarebbe anche concorrenza sleale. Ovvio, forse siamo Donchisciotte, ma in città molti hanno imparato a rispettarci per questo. Per noi è una normale logica di radicamento sociale dentro un percorso preciso, come quello del rifiuto degli annuali e dell'attuazione di quote accessibili, come risposta ad una società che tende ad escludere sempre gli ultimi. lo sport non deve essere un lusso per le famiglie che già hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Quando è nato il caso in questione, tornando all'iniziativa con le case famiglia, abbiamo pensato che prima di parlare bisogna sempre saggiare con mano, ed essendo questi al momento in una struttura con cui abbiamo rapporto, per dare un contributo e non commentare e basta, abbiamo contattato gli operatori e i ragazzi  sono stati inseriti nel programma.

Quale esperienza avete avuto in questi anni di collaborazione?

Essendo ovviamente un progetto che va a lavorare su ragazzi con una situazione delicata, non sempre sono situazioni facili, ma del resto altrimenti non ci sarebbe esigenza di dare un contributo. In ogni caso non si deve mai dare nulla per scontato, può succedere come ho scritto che un ragazzo di una casa famiglia ti riporta una collana d'oro trovata in terra e un normale figlio di amici ti ruba un telefonino da una giacca. Nessun dramma in entrambe i casi. Si impara a vivere e gestire le cose facendo. Poi per non essere ipocriti può succedere anche il contrario, ma del resto succede nel mondo, ovunque. Si impara a prendere le contromisure verso le persone e gli antidoti ai pregiudizi verso le categorie. Dopo aver annunciato questo fatto di far allenare i ragazzi del Melo, ad esempio, ho anche ricevuto una lettera anonima, nella quale mi si ricordava che i "bravi ragazzi" si erano accoltellati, a questo/a anonimo/a ho risposto sul mio social visto che anche se ho un'idea non potevo rispondere se non così. A parte che chi ha commesso il fatto è stato indagato e allontanato, che in barba alla "pericolosa cultura musulmana" che si ricordava, la coltellata l'aveva data l'unico cristiano del gruppo, e poi facevo notare come il progetto mira a lavorare su minori provenienti da particolari situazioni, italiani e stranieri a prescindere, e mentre la persona in questione faceva appunto differenze tra "noi" e "loro", io rimarcavo come il progetto è lavorare sui minori (punto) trovare differenza tra il farlo con un Andrea e un Antonio oppure un Abdoul o un Idrisa è proprio frutto della stessa pacchinata che è stata montata per solo opportunismo politico. Se un minore finisce in casa famiglia ha un disagio, cerchiamo di dare un contributo per rendere normalità alla sua vita, se si verifica un fattaccio, come accade purtroppo anche a minori provenienti da situazioni normali, perde lui per primo, e perdiamo tutti. Se sei li pronto a rivendicare che questo è immigrato, sveli ben altre pulsioni. Fortunatamente però ci sono state anche belle soddisfazioni umane in questo percorso, alcuni ragazzi, che magari si sono trasferiti o hanno avuto percorsi di vita che li hanno portati lontano, ci vengono a trovare o ci sentiamo in rete, sono diventati amici di altri nostri praticanti. Qui il progetto ha dato i frutti sperati.

Che percezione hai avuto del problema profughi?

C’è una grossa confusione in generale, da questa e dall’altra parte di mondo, la società pone le persone in perenne conflitto. E’ una cosa creata ad arte per farci vedere un nemico a prescindere che in realtà non è altro che una stessa vittima del sistema come lo siamo noi. Questi poi sono ragazzi, ragazzi che sbarcano qui e vedono un paese dei balocchi del quale capiscono ben poco. Per loro ovviamente qui si sta bene, ed è difficile fargli capire invece quanto la situazione sia complicata, anzi se non glielo spieghi nemmeno se lo immaginano. Per uno che scappa da una guerra ed ha visto trucidare i familiari, che ha attraversato il mare in tempesta rischiando di morire, uno che ha vissuto così giovane fame e sete e vede mangiare e bere ogni giorno senza problemi, sprecando, ha difficoltà a capire tutti i problemi che invece abbiamo anche noi nelle oggettive diverse metriche. Ma se mai c’è una soluzione al problema è l’interazione e la comunicazione, la condivisione della presa di coscienza, con i soggetti che meritano, che qualcuno ha creato questa situazione e mentre ci scanniamo in basso, continua ad ingrassare su questo ordine mondiale. O ci mettiamo nella testa di affrontare il problema con coscienza o diventeremo presto una società clone degli Usa, dove i conflitti perenni tra bianchi, neri, ispanici e via dicendo servono solo a dividere chi subisce questo tipo di economia ed unire chi la governa e ne trae profitto.  Non ho mai visto ricchi industriali divedersi per questioni di razza tra loro. Questo a prescindere da quanta umanità o solidarietà si possa avere per cultura, chi vuole "ognuno a casa sua" se non comprende questo meccanismo non arriverà mai a quello che cerca.  Nessuno scapperebbe da casa sua, ma lo fa quando si rende conto che non ha chance, e che il mondo intero vuole che il continente più ricco di risorse rimanga quello più povero per depredarlo continuamente. È allora che un sedicenne del Gambia preferisce finire dall’altra parte di mondo nella giungla metropolitana anche a costo di morire nel viaggio o finire in chissà quale situazione. Del resto è quello che facevano i nostri poveri connazionali quando finivano negli USA con gli stessi presupposti e spesso con gli stessi risultati.

Come funziona l’interazione dei ragazzi con gli altri?

Ho la fortuna di avere un ambiente sano, di conseguenza è stato abbastanza semplice, ma se proprio devo spiegarla in un attimo lo faccio: il primo giorno che i ragazzi sono arrivati nel gruppo i miei stavano facendo una partita a calcio, benché fossero in ciabatte si sono messi scalzi a giocare e l’aspetto assolutamente passionale del gioco più bello del mondo in un attimo ha devastato tutte le possibili barriere.

Come fa un pugile  a dire che il Calcio è lo sport più bello del mondo?

Infatti ho detto gioco. Per me il calcio è un gioco, così lo abbiamo imparato ad amare, come gioco in cortile. Oggi è solo un ricordo.

E nella vita di tutti i giorni come pensi possa funzionare?

Eh... Li un pallone non basta di sicuro, e con i conflitti sociali che aumentano a dismisura la vedo dura. Anche in una città come Livorno. Personalmente quando sento dire che "devono stare a casa sua", dico che anche io sono d'accordo e che secondo me lo sarebbero anche molti di loro, più di quanto pensiamo. Tuttavia se così fosse, cioè se a casa sua le cose fossero diverse da come sono e quindi in grado di permettergli una vita normale, sarebbe impossibile il reggersi di questa economia mondiale dove un barile di petrolio costa 40 dollari e ci sono 159 lt. Sarebbe la fine del sistema, del business di chi comanda il mondo, non per noi che lo subiamo, chiaro. L'Africa è il serbatoio del petrolio di tante tratte europee e non solo, basta cercare su YouTube e si vede i bei lavori di Eni e di altri, poi c'è il fenomeno del land grabbing, ovvero terre sottratte alla popolazione locale dalle multinazionali per coltivare e produrre libere da controlli ed a basso costo (35 milioni di ettari sottratti solo in Mozambico dal 2006 al 2012) e poi ci sono le produzioni a basso costo di merce varia previo schiavi, spesso minori. In più ci sono le guerre che fanno guadagnare chi investe in armi, anche delle illustri banche nostrane, e le operazioni di smaltimento di materiali che qui non sarebbero permesse. L'Africa è in queste condizioni perché alle classi dominanti frutta, o interrompiamo questo procedimento o nulla cambierà e si andrà solo incontro all'inasprimento della situazione. Lo sanno quelli che comandano, non a caso dentro alcune multinazionali hanno uomini ai vertici anche i partiti "anti invasione", e lo sa l'UE che agli stati come il nostro, che fanno da cuscinetto per geografia al problema dell'immigrazione di massa, elargiscono soldi per trattenerli e non farli passare. Non per nulla venne siglato il patto di Dublino 2 (con la Lega al governo).
Capisco che per molte persone connettere i conflitti quotidiani con tutto ciò è difficile, se non impossibile, ma è necessario ed è l'unico antidoto. Se non cambia l'idea di mondo, la coscienza comune dei popoli non si arriva a nulla. Non si tratta di giustificare niente e nessuno, deve essere chiaro non si debbono avere preconcetti tantomeno fare buonismo, è altrettanto dannoso. Ma domani possono verificarsi i peggiori fatti di cronaca che coinvolgono tutti gli stranieri presenti in città e altrove, per assurdo una banda di 40 ladroni profughi può mettere a soqquadro Livorno e io posso ritrovarmi nel mezzo di strada a fare battaglie per difenderla da questi Alì Babà, ma l'analisi su cosa causa il problema e chi lo crea non cambia affatto ma semmai si intensifica.
Tutti gli illusi che credono che in queste condizioni sia possibile chiudere le frontiere sono allocchi, se in Africa cambiano le condizioni e si svegliano, e per assurdo come canta il mio amico Pierpaolo (Capovilla del Teatro degli orrori) fanno gli "Stati Uniti d'Africa", a chi guadagna 2.2 milioni di euro come il presidente dell'Eni gli finisce la pacchia. Quando lo capiremo, forse...

redazione, 1 settembre 2015

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