Monday, Jan 22nd

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

Benefici degli alberi e gestione del verde urbano

E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

albero lipuA volte bisognerebbe tornare bambini, facendo domande “banali”: cosa è indispensabile per la nostra esistenza? Di sicuro l’ossigeno che ci serve per respirare. Chi produce l’ossigeno? Le piante, attraverso la fotosintesi clorofilliana.

C’è tanto bisogno di conoscere meglio gli alberi, che prima di essere tavole o parquet, sono esseri viventi dotati di sensibilità, oltre che di una sorprendente intelligenza, come rivelano le moderne scoperte scientifiche (si veda “Verde brillante” del Professor Stefano Mancuso del Dipartimento di Agraria dell’Università di Firenze, Giunti editore).

Le piante precedono di gran lunga gli animali -e quindi l’uomo- nell’evoluzione della vita sulla Terra (le teorie di Darwin per i laici, e la creazione per chi ha fede), essendo in grado di nutrirsi a partire da elementi semplici. Al contrario, noi e gli altri animali abbiamo bisogno delle piante, che grazie all’energia solare fabbricano per l’appunto l’ossigeno, oltre ai carboidrati che rappresentano le basi della nostra alimentazione. Per questo, la scienza dell’ecologia dice che, nelle catene alimentari, le piante sono i produttori, mentre gli animali i consumatori. Le piante senza gli animali sarebbero in grado di vivere senza problemi, mentre il contrario non è possibile.

Perché si pianta un albero? Un olivo per produrre olio, mentre meli ed albicocchi per ottenere la frutta. Ma le piante di giardini e parchi in città, quali tigli, platani, pini e cedri, hanno ragioni ben diverse: abbellire l’ambiente, fare ombra, mitigare il clima e migliorare la qualità dell’aria (compresa la rimozione delle polveri sottili, vale a dire il PM), farci risparmiare sui consumi energetici, sottrarre il carbonio dall’atmosfera (responsabile dei cambiamenti climatici), aumentare il valore immobiliare dei nostri appartamenti. In altre parole, quelli che con un termine moderno vengono definiti “servizi ecosistemici”. Tali funzioni, benefiche per la salute pubblica e la qualità urbana, sono svolte soprattutto dalle foglie. Quindi, tanto più sono sviluppate le chiome di alberi e siepi, quanti più vantaggi riceveremo dalle piante. Tanto che adesso che è arrivato il caldo ed il sole, se c’è un albero tutti corrono a parcheggiarvi sotto l’auto, e se c’è una panchina all’ombra, sarà la più ricercata per frescheggiare.

Con questi presupposti, è evidente che la gestione del verde urbano deve essere improntata su criteri agronomici ben differenti da quelli usati in agricoltura, tanto che non si dovrebbero adottare le stesse tecniche -quali la potatura- che si usano sulle piante destinate alla produzione (es. olivi, viti, alberi da frutto). Tornando ai nostri alberi di città, è importante scegliere con cura la specie da piantare, in base al contesto ed allo spazio a disposizione; infatti si deve pensare a come sarà l’albero da adulto, in particolare se siamo vicini ad un palazzo o ad una strada. Sono poi necessari controlli periodici per verificare la stabilità della pianta, garantendone la sicurezza pubblica, e provvedendo a rimuovere in maniera selettiva i singoli rami pericolanti.

Detto questo, le altre tecniche che spesso vengono applicate, quali la potatura sistematica di intere alberate, sono interventi errati sia per le stesse piante che per l’ambiente; inoltre in tal modo si perdono tutti i servizi ecosistemici di cui è stato accennato. In particolare, la tecnica di potatura tramite capitozzatura -che consiste nel taglio netto di intere branche- è la più distruttiva, perché altera le funzioni fisiologiche della pianta, interrompe la crescita apicale del fusto e la espone agli attacchi di funghi e parassiti, che entrano attraverso i grandi tagli che l’albero non riesce a chiudere bene. Si tratta di interventi oltremodo orrendi anche dal punto di vista estetico. Ma perché tutto questo? Forse due parole sono le più adatte: imperizia dei tecnici.

Sia chiaro, pratiche del genere si vedono soltanto in Italia, poiché nel resto d’Europa la cultura ed il rispetto per l’ambiente, le piante e gli animali sono decisamente superiori alla nostra.

Parlando di Livorno, e ricordando che esiste un “Regolamento comunale del verde urbano pubblico e privato” che all’articolo 6 vieta le capitozzature ed il taglio di branche con diametro superiore a 10 cm, dobbiamo notare che anche negli ultimi anni si sono ripetuti interventi scorretti e vietati di questo tipo: citiamo come esempio i lecci, platani, allori ed altre piante di Viale Carducci, Via degli Avvalorati, Via Galilei, Via Milano, Villa Fabbricotti e varie altre zone della città, senza contare il Lungomare, dove sono state distrutte le siepi di pittosporo e tamerice. Tanto che, recandosi adesso presso i giardini a mare, si possono vedere i rami superstiti stroncati dalla furia del vento, le piante retrostanti che iniziano a seccare a causa del salmastro, non più schermato da quello che i lungimiranti architetti e giardinieri dell’800 avevano concepito come “siepi frangivento”.

Oltre a un danno ambientale, ecologico e paesaggistico, è stato prodotto un danno culturale incalcolabile, considerando che i cittadini vedono nell’operato delle amministrazioni pubbliche un esempio da seguire. La rivista Ecologia Urbana (www.ecologia-urbana.com - disponibile alle librerie Belforte e Libreria Nuova) ha pubblicato recentemente uno studio che ha provato a quantificare in termini economici i servizi ecosistemici che questo tipo di potatura ha compromesso. Al di là delle cifre che sono emerse -ricomprese in una forbice tra circa 160.000 e 590.000 euro all’anno- è importante comprendere che si tratta di interventi sbagliati, che si spera vengano definitivamente accantonati nel futuro.

Qualcuno ha affermato che tale intervento è stato concepito perché il lungomare era degradato. L’aver assimilato i rifiuti alle piante, ed aver pensato di sbarazzarsi degli uni insieme alle altre, è un gravissimo errore culturale e sostanziale. Non ci sarebbe voluto l’acume di un’aquila per pensare di togliere i rifiuti, ripristinare i bagni pubblici e punire i cittadini maleducati. Ma del resto si sa, il lungomare non è l’habitat giusto per le aquile…

Allo stesso modo, i bordi delle strade, i corsi d’acqua e le aiuole vengono sfalciati, anche in piena stagione riproduttiva dell’avifauna (protetta ai sensi della Legge nazionale 157/92), in maniera uniforme ed anche se non vi è un motivo pratico, dove magari sono presenti piante e fiori interessanti e decorativi. Al tempo stesso, nessuno si cura di togliere i rifiuti, e quindi il decoro urbano e l’immagine della città -spendibile anche turisticamente- non aumenta di sicuro.

Sarebbe quindi utile orientare la gestione del verde pubblico e privato verso criteri ecologici, che oltre a garantire sicurezza e miglioramento del paesaggio, aumentino la biodiversità urbana, composta da fiori e poi uccelli, ricci, lucertole, pipistrelli, farfalle ed altri piccoli animali, belli da osservare quanto utili per il nostro stesso benessere fisico e psicologico.

Tra le molte attività di miglioramento ambientale che la Lipu porta avanti, sia a Livorno che nel resto dell’Italia, vi sono anche quelle rivolte all’ecologia urbana, con progetti, indicazioni pratiche, pubblicazioni, corsi ed altre iniziative rivolte sia alle amministrazioni pubbliche che alle scolaresche ed ai cittadini che vogliono attivarsi, pensando che una gestione del verde urbano migliore e più moderna sia possibile anche da noi.

Marco Dinetti

Responsabile nazionale ecologia urbana Lipu

www.lipu.it

giugno 2016

AddThis Social Bookmark Button

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito