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New York, riduzione dei rifiuti del 90% ed equità sociale. Ecco il nuovo piano di sostenibilità della città. Il commento di Enzo Favoino

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Proponiamo un commento apparso sulla pagina Facebook di Enzo Favoino, esperto di rifiuti come tecnico e ricercatore della scuola agraria di Monza, coordinatore di Zero Waste Europe e che abbiamo avuto l'occasione di ospitare in alcuni dibattiti anche a Livorno. Favoino commenta un articolo uscito lo scorso anno su Ecodellacitta.it sulla svolta sui rifiuti che vuole fare la città di New York e la confronta con la miopia del governo italiano. Buona lettura. redazione, 8 settembre 2016

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Questo è un post un po’ lungo, e me ne scuso. Ma se riuscite, leggetelo fino in fondo, ci sono dentro diverse cose che considero prezioso condividere. Per i temi e le strategie che ci stanno a cuore, e per accumulare argomenti a sostegno. Ma anche per un riconoscimento che di tanto in tanto è opportuno fare al lavoro che da 30 anni portiamo avanti in Italia. All’inizio da soli, o quasi, poi sempre più con tanti compagni di percorso, con i quali è bello condividere gli sforzi.

Qualche volta è bello, e tatticamente aiuta nel confronto, farsi dare del pasticcione. Od addirittura definirsi tali da soli. Se questo serve a dimostrare che quello che sei bravo a fare, anche tu che sei nella vulgata considerato un pasticcione, lo puoi ben insegnare a fare a tutti gli altri, inclusa la metropoli per definizione, New York City.

"Dirty Italians can play with dirt" - una frase che ho coniato, e spesso ironicamente uso e condivido con i colleghi americani, e non solo: per convincerli. Perché la frase si potrebbe tradurre: quei pasticcioni degli Italiani ci sanno fare, con la spazzatura. Dunque, ce la può fare chiunque.

Parto da una notizia circolata più volte su queste pagine, e su altre. Rilanciata anche recentemente, in una delle sue tante declinazioni, anzi una di quelle fondamentali (l'espansione del programma di raccolta differenziata dell'organico)

Prendo in prestito l'ottima sintesi (in fondo) che ne ha fatto Ecodallecittà: la Città di New York, una delle Capitali Mondiali, che per bocca del sindaco Bill De Blasio dichiara l'intenzione di allontanarsi dall'attuale, insostenibile(sotto tutti i profili!) sistema di gestione dei materiali post consumo, mediante l'adozione della strategia Rifiuti Zero, e l'asse fondamentale dell'espansione dei programmi di raccolta differenziata domiciliare, con particolare attenzione all'"Organics recycling programme": ancora una volta l'organico al centro delle pratiche, per la sua importanza quantitativa (contributo ai tassi di recupero) e qualitativa (possibilità di avere il RUR meno fermentescibile, dunque ridurre le frequenze di raccolta, comprimendo i costi complessivi del servizio e determinando un ulteriore effetto di "traino" sulle raccolte delle altre frazioni): uno dei paradigmi fondamentali dei sistemi che, dall'inizio degli anni '90, abbiamo implementato, consolidato e diffuso prima attorno a Milano, poi nel resto d'Italia, aggredendo infine - con una "rivoluzione gioiosa" - anche contesti esteri, in Europa e non solo.

A New York ci siamo già stati, abbiamo incontrato la Sig.ra Garcia, Assessore all'Ambiente, intrigata dalle esperienze italiane che hanno mostrato la praticabilità di questi sistemi anche in contesti ad elevata densità abitativa. Non solo Milano, attualmente più grande città al mondo con uno schema di porta a porta integrale, incluso l'organico, sul 100% della popolazione. 135.000 t/anno di risorse organiche sottratte annualmente allo smaltimento, e che vengono restituite al comparto dove devono naturalmente stare: il suolo. Ma anche i Comuni di cintura, ove a partire da Cinisello Balsamo (uno dei paesoni cresciuti troppo in fretta e in modo ingarbugliato negli anni '60 e '70, 80.000 ab., 8000 ab/kmq) ove nel 1995 già dimostrammo che la densità abitativa NON è ostacolo alla praticabilità della raccolta domiciliare. Per finire con altri contesti nelle dimensioni demografiche di "Città", a Nord come a Sud, che rendono il sistema ubiquitario. Novara, Parma, Salerno, per citarne alcune

Alla nostra visita, all'incontro con la Garcia sono seguite già alcune trasferte di singoli tecnici e funzionari del NYCDS (Dipartimento Ambiente della Città di New York) che sono venuti a più riprese a valutare, studiare la organizzazione del sistema, i risvolti operativi ma anche quelli regolamentari, comunicativi e sociali.

Ora, la notizia che voglio condividere è che settimana prossima verrà a consolidare questo "patto di azione", in una sorta di “visita ufficiale”, la delegazione apicale del NYCDS, inclusa Bridgette Anderson, supervisiore dell'Organics' Recycling Programme e mia compagna di passione (per il suolo, la fertilità dello stesso, il recupero delle risorse incluse nei nostri scarti organici e il contributo che la cosa può dare anche alla lotta al cambiamento climatico)

Gli amici di NYC saranno a Milano, per vedere direttamente il sistema in opera e anche per una serie di iniziative ufficiali, poi a Parma, e visiteranno anche diversi siti per la valorizzazione dell'organico.

Un inciso doveroso: a me viene ancora una volta, inevitabilmente, in mente quanta capacità di progettazione ed organizzazione potremmo esportare, facendo identità sui sistemi di raccolta domiciliare – quelli italiani, secondo i modelli che sviluppammo circa 25 anni fa e poi declinati nei diversi contesti ed adattamenti, sono i più performanti, e la cosa è ormai di dominio comune. Invece siamo ripiegati su discussioni relative agli impianti di trattamento del residuo, ed alla loro declinazione, che secondo lo “Sblocca Italia” dovrebbe essere esclusivamente quella dell’incenerimento – insomma, anziché esportare buone pratiche, ci arrovelliamo a discutere sistemi e tecnologie altrove decotti. Totalmente decotti, come ho più volte mostrato e condiviso su queste pagine.

Peccato. Perché io all’estero ci opero, ci lavoro, riesco ad influenzare le decisioni. Ma l’Italia non fa sistema, e dunque a me e qualcun altro capita di fare queste cose, ma di farle da solo. Mentre sarebbe bello fare sistema, sostenere la capacità delle nostre realtà locali che hanno realizzato sistemi virtuosi, riuscire a fare diventare l’Italiano nel mondo la lingua della raccolta differenziata, come l’inglese è quella del Rock. Io lo dico sempre, tra il serio ed il faceto “Italian is the language of the future”, preparatevi a parlarla, nel nostro settore. Ma rimango in quel limbo tra il serio ed il faceto. Perché da soli, il mondo non si cambia, ci si può mettere tutto l’impegno, tutta la passione, come quotidianamente facciamo. Ma nessuno è onnipotente. Bisogna fare sistema. E questo deve partire soprattutto dall'iniziativa delle Istituzioni centrali e regionali. Perché la volontà nostra, di attivisti, tecnici, Sindaci che ci credono, c'è già. Va incanalata, sostenuta, messa a sistema e sinergia. Invece che bollata di "oltranzismo ambientalista" come spesso accade.

Intanto, gioisco per un’altra notizia, arrivatami Lunedi, appena presa nella sede competente: la Città di Copenhagen ha deciso finalmente di introdurre la raccolta differenziata dell’organico. Che c’entra? C’entra: eravamo lì il 2 Febbraio per un workshop dedicato, i membri della Commissione Comunale erano con noi, e siamo sicuri che la forza delle evidenze operative, ambientali, economiche, che abbiamo offerto abbia alla fine contribuito (ed in misura fondamentale, tanto che siamo stati i primi ad essere informati della decisione!) a superare dubbi ed ostacoli: ostacoli che sinora derivavano soprattutto dalla irragionevole sovracapacità di incenerimento, che li costringeva ad alimentare gli inceneritori, e non il suolo. Ma le indicazioni europee vanno in altra direzione, il Pacchetto Economia Circolare dà obiettivi ben più ambiziosi del poco che loro si sono attualmente ridotti a riciclare (imballaggi), insomma, l’organico deve prendere il suo ruolo anche da loro. Con buona pace di chi prende Copenhagen a modello, proprio mentre Copenhagen segue indicazioni che arrivano da noi.

Ma torniamo, per concludere, a New York: c’è una doppia valenza di questo “asse” di collaborazione con la metropoli americana: c’è anzitutto, importantissimo, il riconoscimento della capacità operativa dei sistemi italiani. Solo l’ennesimo riconoscimento, ma certo importante, perché la Grande Mela fa sempre notizia – anche al di là dei confini della Galassia…
Ma c’è anche il segno che queste strategie possono essere adottate davvero ovunque. Non ci sono scuse, non ci sono limiti. Neanche in una delle situazioni urbane più complicate al mondo.

Ricordate quello che cantava, con la sua maestria, Liza Minnelli, ripresa con altrettanta capacità da "the Voice" Sinatra?

Sì, lo ricordate: "If I can make it here / I'd make it anywhere"

Se posso farlo a New York, lo posso fare ovunque. Parole sante. Qualcuno le citi, come le cito io ogni volta che faccio riferimento a New York, e se ritiene, le canti, davanti a coloro cui bisogna cantarle, ogni volta che serve. Perché se si dice che a Firenze (giusto come esempio, e preso non a caso, per citare uno degli snodi del dibattito in corso) non si può fare il porta a porta, ecco, c’è una evidente disproporzione.

Citate Liza Minnelli. Penso che funzionerà

Enzo Favoino, 7 settembre 2016

https://www.facebook.com/enzo.favoino.3/posts/1390002781033459

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New York, riduzione dei rifiuti del 90% ed equità sociale. Ecco il nuovo piano di sostenibilità della città

Immagine: New York, riduzione dei rifiuti del 90% ed equità sociale. Ecco il nuovo piano di sostenibilità della città

Si chiama oneNYC ed è basato sull'idea di coniugare la lotta alle disuguaglianze di reddito con l'impegno a ridurre l'impatto ambientale della città. Riduzione dei rifiuti, efficientamento energetico e resilienza climatica

Bruno Casula - tratto da http://ecodallecitta.it

Inizia una nuova era per New York. Mercoledì 29 aprile il sindaco Bill De Blasio ha annunciato ufficialmente il nuovo piano rifiuti della città, di cui si era già avuta qualche anticipazione in occasione della Giornata Mondiale della Terra. L'obiettivo dell'amministrazione è molto ambizioso: ridurre del 90 per cento i rifiuti indifferenziati entro il 2030, arrivando da quel momento in poi a fare completamente a meno delle discariche.  Per decenni, i rifiuti della Grande Mela sono stati portati in treno o sulle chiatte in South Carolina, Virginia, New Jersey e Pennsylvania. Il nuovo piano eliminerebbe quasi tutte le esportazioni, che costano più di 350 milioni di dollari all'anno. Per raggiungere il traguardo si punterà ad un massiccio incremento del riciclo, ma anche a diverse iniziative per la riduzione dei rifiuti a monte, tra cui degli incentivi anti-spreco rivolti a cittadini e attività commerciali. Una prima misura a medio termine sarà l'estensione della raccolta porta a porta dell'organico a tutta la città entro il 2018, cosa che attualmente coinvolge quasi 200 mila newyorkesi. Un'altra è quella che riguarda l'implementazione e la semplificazione della raccolta differenziata, che entro il 2020 verrà trasformata in una raccolta multimateriale di metallo, vetro, plastica e carta, tutti da conferire in unico bidone.

Ridurre i rifiuti aiuterà New York a raggiungere un altro obiettivo ambizioso, annunciato da De Blasio a settembre, ovvero la riduzione delle emissioni di gas serra dell'80% entro il 2050. Per farlo bisognerà agire soprattutto sugli edifici, che determinano il 75%  delle emissioni globali della città. Il piano rifiuti fa parte in realtà di un programma molto più ampio, intitolato "oneNYC, the Plan for a strong and a just city", a sua volta basato sul PlaNYC dell'ex sindaco Bloomberg, che punta a fare di New York una città molto più “sostenibile” di quanto non sia adesso, non solo dal punto di vista ambientale ma anche per ciò che concerne l'equità sociale. Si tratta di 332 pagine, frutto di una collaborazione tra 70 agenzie, 177 gruppi civici, più di 50 politici e un sondaggio pubblico. L'idea di oneNYCè quella di coniugare la lotta alle disuguaglianze di reddito – il 45% della popolazione di New York vive vicina alla soglia di povertà – con l'impegno a ridurre l'impatto ambientale della città. "Sappiamo che se lavoriamo unicamente alla sostenibilità ambientale e ci ritroviamo con una città dorata buona solo per i più ricchi, non avremo più New York – ha detto De Blasio alla stampa - E allo stesso modo, se abbiamo una città piena di opportunità economiche e di inclusione, ma non efficiente dal punto di vista ambientale, non funzionerà”.

Il miglioramento delle condizioni abitative può essere preso come esempio del nuovo corso. Le classi meno abbienti vivono per la maggior parte in edifici poco efficienti dal punto di vista del risparmio energetico. Questo, oltre agli sprechi che chiaramente coinvolgono tutta la città, determina per i residenti spese piuttosto alte che gravano sul bilancio domestico, più di quanto non gravino sul bilancio delle classi più agiate. Tra le soluzioni ipotizzate nel piano di De Blasio ci sono l'introduzione di sgravi fiscali, la creazione di nuove unità abitative efficienti e a prezzi accessibili e, dove possibile, l'efficientamento energetico delle vecchie case. L'altro fronte su cui il piano oneNYC punta fortemente per unire la salvaguardia dell'ambiente e al miglioramento dell'equità sociale è l'aumento della resilienza della città ai cambiamenti climatici. Quando nell'ottobre 2012 l'uragano Sandy colpì New York (42 miliardi di dollari di danni e 22 morti), numerosi ambientalisti avevano fatto presente che le misure di difesa dai fenomeni più estremi non potevano più essere pensate e attivate senza tutelare gli strati sociali più deboli.Per questo il piano prevede il coinvolgimento di gruppi di comunità locali nella pianificazione delle misure preventive e d'emergenza, come il rafforzamento delle difese costiere e delle infrastrutture energetiche e viabilistiche.

Come riporta insideclimatenews.org, OneNYC ha ricevuto un generale apprezzamento da parte degli ambientalisti, anche se numerosi sottolineano che mancano degli elementi importanti: non sono chiare le fonti di finanziamento del piano, alcune scadenze sono troppo ottimistiche, non si capisce bene quali organi dovranno gestire i differenti lavori. Insomma, va bene il programma ma adesso il passo successivo dev'essere un preciso e dettagliato piano di attuazione.

30 aprile, 2015

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