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1° ottobre 1943: dopo le Quattro Giornate, Napoli è libera

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scugnizzi«Dopo Napoli la parola d'ordine dell'insurrezione finale acquistò un senso e un valore e fu d'allora la direttiva di marcia per la parte più audace della Resistenza italiana» (Luigi Longo)

Al momento dell’armistizio, l’8 settembre 1943, Napoli è una città in ginocchio. Al martellamento dei  bombardamenti alleati (solo il 4 agosto c’erano state tremila vittime) si aggiunge l’occupazione tedesca. Fin dall’inizio ci sono episodi di resistenza da parte di militari e civili. Il 10 settembre, dopo uno scontro a fuoco, le truppe naziste per rappresaglia incendiano la Biblioteca Nazionale.

Il 12 vengono uccise decine di militari italiani per le strade, mentre circa quattromila persone vengono deportate per il "lavoro obbligatorio". Il colonnello Scholl assume il comando assoluto, imponendo lo stato d'assedio, il coprifuoco e la consegna delle armi. Alcune centinaia di persone vengono portate con la forza di fronte all’Università e costrette ad assistere in ginocchio alla fucilazione di un marinaio. Una colonna di deportati viene avviata verso Aversa, e durante il percorso vengono fucilati quattordici carabinieri per aver resistito agli occupanti.

Cresce la rabbia: la popolazione comincia a recuperare le armi abbandonate in vari depositi militari. Il 23 settembre Schöll impone lo sgombero di 240.000 persone dalla fascia costiera della città, probabilmente per procedere alla distruzione del porto, dato che Hitler aveva ordinato di ridurre Napoli «in fango e cenere».

Mentre la città è ormai allo stremo, priva di cibo e acqua, il prefetto impone a tutti gli uomini fra i diciotto e i trentatré anni di presentarsi per essere deportati nei campi di lavoro in Germania. Obbediscono soltanto in 150 su 30.000, e Schöll ordina di rastrellare gli inadempienti.

ll 26 settembre la folla, disarmata, impone la liberazione di alcune centinaia di persone, ma il giorno successivo ottomila napoletani vengono catturati per essere inviati nei campi di concentramento: a questo punto esplode la rivolta (1).

All'alba del 28, in modo del tutto spontaneo, gli scontri si moltiplicano in decine di punti diversi della città. I combattenti inizialmente sono alcune centinaia, poi arriveranno a circa 1.500. I tedeschi mandano avanti i panzer, inadatti alla guerriglia urbana: vengono fermati dalle barricate costruite con i tram rovesciati e dal lancio di granate e bombe artigianali. Tra i protagonisti giovani e giovanissimi, come la “banda Ajello”, un gruppo di ragazzi scappati dal riformatorio, o Gennarino Capuozzo, dodicenne, ucciso mentre cerca di arrestare l’avanzata dei carri.

I fascisti non partecipano direttamente ai combattimenti, ma sparano dalle finestre sugli insorti. Alcuni vengono catturati e fucilati sul posto.

I nazisti ammassano prigionieri all’interno dello stadio del Vomero, che viene attaccato: Schöll è costretto a negoziare, ottenendo la possibilità di far sloggiare le sue truppe in cambio della liberazione dei prigionieri.

Il 29 si verificano gli scontri più duri ed emergono i primi tentativi di coordinamento, promossi dagli uomini della Resistenza. Gli scontri continuano anche il 30, poi gli occupanti iniziano a ritirarsi uccidendo per rappresaglia chiunque si trovino a tiro.

Il 1° ottobre i tedeschi mettono in atto un’altra ritorsione, cannoneggiando la città per tutta la mattinata, mentre i primi carri armati alleati entrano a Napoli.

Presso Nola i nazisti in fuga danno fuoco all'Archivio Storico di Napoli, distruggendo un patrimonio inestimabile.

Il bilancio ufficiale dell'insurrezione riporta 152 combattenti caduti, 140 vittime civili, 162 feriti, ma altre fonti parlano di circa 500 morti. Le mine tedesche continueranno ad uccidere anche dopo diversi giorni: il 7 ottobre salta in aria il palazzo delle Poste provocando la morte di molti cittadini.

Recentemente, in un clima di revisionismo e di odio contro la Resistenza, si è cercato di sminuire l’importanza delle Quattro Giornate sottolineando che i tedeschi avrebbero comunque lasciato la città per l’arrivo delle truppe alleate. Ma al di là degli aspetti militari, l’insurrezione napoletana rimane un episodio fondamentale della nostra storia per il suo valore morale e politico. Napoli fu infatti la prima città che si liberò da sola dagli occupanti, dando un impulso formidabile alla lotta armata antifascista.

Per Senzasoste, Nello Gradirà

(1) Nel 1962 il regista Nanni Loy, per ricordare le Quattro Giornate di Napoli, girò l’omonimo famoso film.

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