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17 marzo 1981: 35 anni fa la scoperta della lista degli iscritti alla loggia segreta P2

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licio gelli

Il 17 marzo 1981 i giudici di Milano che indagano sul falso rapimento del bancarottiere Michele Sindona ordinano una perquisizione nella fabbrica “Giole”, di proprietà di Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Ar). È qui che viene trovato l’elenco degli iscritti alla Loggia P2. Una lista di 963 nomi tra i quali 208 militari e appartenenti alle forze dell’ordine (43 generali e l’intero vertice dei servizi segreti), 11 questori, 5 prefetti, 44 parlamentari, 2 ministri, banchieri (lo stesso Sindona e Roberto Calvi), imprenditori (tra i quali Silvio Berlusconi e l’editore Rizzoli), personaggi di spettacolo (il più noto Maurizio Costanzo), professionisti, magistrati e giornalisti come Gustavo Selva, Roberto Gervaso e quel Mino Pecorelli per il cui omicidio, avvenuto due anni prima, sarà condannato in primo grado e poi assolto Giulio Andreotti. Nella lista vi sono anche personaggi legati alla giunta militare argentina (vedi l’altro articolo di questa pagina). Emerge che la Loggia P2 poteva contare su fondi depositati in conti correnti stranieri che ammontano a mille miliardi di lire. La lista viene pubblicata solo il 21 maggio 1981, e l’impatto sul sistema politico italiano è fortissimo. Il giorno dopo viene emesso mandato di cattura per Gelli, ma il “Venerabile” fugge in Svizzera. Arrestato, evade e si rifugia in Sudamerica.

Nato a Pistoia il 21 aprile del 1919, Licio Gelli a 18 anni era andato a combattere con i volontari fascisti nella guerra di Spagna. Nel 1942 gli viene dato l’incarico di trasportare in Italia il tesoro del re di Jugoslavia Pietro II. Spariranno 20 tonnellate di lingotti d’oro. Dopo l’8 settembre aderisce alla Repubblica di Salò, ma verso la fine della guerra si ricicla come “partigiano bianco”. Dopo la guerra entra in contatto con i servizi segreti atlantici, e nel 1963 si iscrive alla Massoneria, entrando nella Loggia Propaganda Due.

Della Loggia si parlava già da qualche anno prima del ritrovamento dell’elenco. Lo stesso Gelli aveva rilasciato diverse interviste. In una di queste aveva parlato di 2.400 iscritti, per cui c’è da chiedersi se l’elenco fosse completo. Nell’aprile 1976 il magistrato Occorsio aveva aperto un’inchiesta sui legami tra P2 e Ordine Nuovo, ma il 10 luglio era stato assassinato dal killer fascista Pierluigi Concutelli. Il 10 novembre 1981 iniziano i lavori della commissione d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi, nelle cui conclusioni la Loggia viene definita “organizzazione criminale ed eversiva” e il 25 gennaio 1982 sciolta per legge. Nel luglio del 1982 viene sequestrato alla figlia di Gelli, Maria Grazia, il “Piano di rinascita democratica”, un documento scritto da Gelli e da suoi collaboratori intorno al 1976. Si tratta di un guazzabuglio contenente obiettivi genericamente conservatori che in buona parte si sono realizzati con la cosiddetta II Repubblica, tanto che Gelli dirà: «Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel Piano di rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io».

Ben oltre l’abolizione delle province e la riforma del Senato, che tanto scandalizzano i lettori del Fatto Quotidiano, l’influenza della P2 sulla politica italiana si lega alle vicende della strategia della tensione nella quale ha agito come catalizzatore tra bande neofasciste, criminalità organizzata, servizi segreti e ambigui ambienti della finanza con l’obiettivo di creare il terreno favorevole per una restaurazione autoritaria. All’inizio degli anni ’70 la Loggia P2 è implicata nei tentativi di colpo di Stato di Junio Valerio Borghese e della Rosa dei Venti. Nell’agosto 1974 esplode una bomba sul treno Italicus: 12 morti e 48 feriti. L’attentato è rivendicato dai fascisti di Ordine Nero. I processi non porteranno a condanne, né per gli autori né per i mandanti, ma secondo la commissione d’inchiesta sulla P2 la Loggia “svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento” e si poteva considerare come il “retroterra economico, organizzativo e morale” dell’attentato. Durante il rapimento Moro l’intera unità di crisi creata da Cossiga è composta da membri della P2, che ostacolano e depistano le indagini. Nel 1982 viene trovato impiccato a Londra Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano che nel tentativo di salvarsi dalla bancarotta si era lanciato in spericolate attività di riciclaggio. Nel 1994 Gelli viene condannato a 12 anni per il crac del Banco Ambrosiano e il 23 novembre 1995 a 10 anni per depistaggio sulla strage di Bologna. Ma non ha fatto neanche un giorno di galera ed è passato a miglior vita il 15 dicembre 2015 all’età di 96 anni.

Nello Gradirà

Pubblicato sul numero 113 (marzo 2016) dell'edizione cartacea di Senza Soste

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