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8 maggio 1886: 130 anni fa nasceva la Coca Cola. Chi ha inventato Babbo Natale?

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Marketing aggressivo, negazione dei diritti, diseducazione alimentare, collusione con governi corrotti.

coca cola nataleLa Coca-Cola è la bibita più conosciuta del mondo, si può acquistare in 232 paesi, molti più di quelli che aderiscono all'Onu. I suoi profitti superano il bilancio di molti stati. Il padre della famosa bevanda è John Pemberton, un inventore e venditore di farmaci artigianali nato nel 1831 in Georgia. Nel 1873 il chimico corso Angelo Mariani aveva brevettato il “vino Mariani”, una bevanda contenente estratto di foglie di coca diluito nel vino, che diventò molto popolare in Europa. Pemberton ripropone la ricetta di Mariani in versione analcolica, aggiungendo noci di cola, che contengono caffeina, zucchero e aromi, e secondo alcuni biografi solo per caso lo sciroppo viene mischiato ad acqua gassata anziché ad acqua normale. Prima di morire, nel 1888, Pemberton vende per 230 dollari i diritti ad Asa Candler, che diventa uno degli uomini più ricchi del mondo.

Già nel 1889 vengono vendute 36 milioni di bottiglie e il fatturato arriva a 200 milioni di dollari. Dieci anni dopo la Coca Cola verrà esportata per la prima volta all’estero, a Cuba. Nel 1906 viene tolta dalla bevanda ogni traccia di coca. Nel 1915 nasce la famosa bottiglietta stondata. Il proibizionismo è ovviamente una benedizione per la Coca Cola, ma è in questo periodo che nasce il dualismo con la Pepsi Cola, che durante gli anni della Grande Depressione inizia a vendere la sua bibita ad un prezzo pari alla metà di quello della concorrenza.

Nel 1931 la Coca Cola si ritrova un testimonial di eccezione. L’artista Haddon Sundblom crea il personaggio di Babbo Natale così come lo conosciamo oggi: abito rosso, aspetto rubicondo e barbone bianco. A differenza di quanto spesso si legge, non è stata la Coca Cola a inventare Babbo Natale, né a vestirlo per la prima volta di rosso, ma è stato il marketing della potente impresa a diffonderne l’immagine più funzionale ai suoi fini commerciali.

Nel 1940, per aggirare l’embargo al regime nazista che impedisce le esportazioni, la Coca Cola inizia a produrre direttamente in Germania la Fanta, utilizzando scarti della lavorazione dei latticini e delle mele. Solo successivamente la Fanta diventerà una bibita all’arancia. Allo scoppio della II Guerra Mondiale la Coca Cola è in difficoltà per razionamento dello zucchero. Il nuovo proprietario, Robert Woodruff, ha un’idea geniale, e propone al governo, in cambio della fornitura di zucchero, la distribuzione gratuita ai soldati dell’esercito statunitense inviati su tutti i fronti. La Coca Cola, sull’onda dell’entusiasmo per lo stile di vita dei “liberatori”, si costruisce così un formidabile mercato internazionale. Le fabbriche si moltiplicano e dovunque arriva, la multinazionale nordamericana viene accusata di violazione dei diritti sindacali (Colombia), di disastri ambientali (India) e di collusione con governi corrotti e autoritari.

Ma forse il peggiore e più evidente attentato ai diritti umani di cui è responsabile la Coca Cola è rappresentato dagli effetti nocivi della bevanda sulla salute dei consumatori. Una lattina di Coca Cola contiene l’equivalente di dieci cucchiaini di zucchero, oltre a caffeina, acido fosforico, coloranti e anidride carbonica, e come dolcificante viene usato il fruttosio estratto da mais transgenico. Secondo alcune ricerche le bibite gassate e zuccherate hanno addirittura superato l’acqua tra i consumatori nordamericani, e un eccessivo consumo protratto per anni ha come conseguenza inevitabile obesità, diabete e malattie cardiovascolari. L’ennesima dimostrazione di quanto sia importante la battaglia sugli stili di vita corretti e quali implicazioni politiche abbia.

Nello Gradirà 

articolo pubblicato sul cartaceo di Senza Soste n. 115 (maggio 2016)

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