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Easter Rising, 100 anni dopo

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Easter Rising24 aprile 1916. Un secolo fa la Rivolta di Pasqua a Dublino.

L’errore di Padraig e James, mentre aspettavano che i soldati inglesi caricassero quei fucili, fu quello di pensare di aver fallito. Una cosa che non puoi permetterti in determinati contesti, uno su tutti quello irlandese. Per quel popolo irlandese che ho imparato ad amare e rispettare è fondamentale sapere che arriverà un momento per rialzarsi, che i proiettili inglesi non faranno mai così male da non riprovarci, che il nostro giorno verrà. Ora che 100 anni dopo ci ritroviamo a parlare di quei sogni e di quegli uomini è bene ripercorrere insieme le tappe di quella che fu la Rivolta di Pasqua che cambiò la storia di un intero popolo. Alla base di tutto c’è la Home Rule, legge promossa nel settembre del 1914 da Herbert Henry Asquith e che prevedeva l’autonomia dell’Irlanda fatto salvo per quelle contee nella parte nord-occidentale dell’isola a maggioranza protestante riunite sotto il nome di Ulster. Nel frattempo però dall’altra parte del mondo Gavrilo Princip tira fuori una FN 1910 dalla tasca del giacchetto e colpisce al collo Francesco Ferdinando. Il governo Asquith e tutta l’Inghilterra a questo punto si ritrovano catapultati in una guerra di dimensioni mai viste fino ad allora e l’Irlanda scivola dalle priorità britanniche. Quelli che non sono disposti ad aspettare sono invece i gruppi di nazionalisti irlandesi che vedono nella guerra e nell’attenzione inglese altrove, la giusta occasione per una totale indipendenza dell’isola dalla corona, Ulster compreso. Tutto questo sfocia nella rabbia che il 24 aprile 1916, lunedì di Pasqua, si impossessa di Dublino: più di 1500 volontari occuparono edifici pubblici e zone vitali della città proclamando la nascita della Repubblica d’Irlanda. A capo dei volontari c’erano due figure fondamentali per la storia irlandese, quella di Padraig Pearse, poeta a capo degli Irish Volunteers, e quella di James Connolly con la sua Irish Citizen Army, tutte milizie paramilitari nate intorno al gennaio 1913 per rispondere alla creazione da parte della comunità protestante dell’Ulster della Ulster Volunteers, antenata della più famosa Uvf che ha cessato il fuoco solo nel 2007 e che adesso si dedica ad attacchi a sfondo settario e razzista. Di Padraig e James all’inizio del racconto ne parlo mentre aspettano la raffica di proiettili inglesi che avrebbero messo fine alle loro vite (James Connolly la aspetterà addirittura seduto su una sedia perché ferito troppo gravemente per stare in piedi), e già qui si intuisce quale fu il triste risultato della rivolta. Dopo una settimana di scontri la popolazione non insorse come i leader nazionalisti si erano immaginati ed augurati e i loro sogni vennero affogati nel sangue dalla repressione messa in atto dall’esercito britannico. A contrastare il migliaio di insorti a Dublino (si arriva a quattromila se si contano anche altre zone come Galway, Louth o Wexford) il governo di Londra inviò sedicimila soldati e più di mille poliziotti: dopo una settimana della Easter Rising non era rimasto più niente se non i corpi dei 116 soldati inglesi e dei 318 irlandesi, tra civili e combattenti, che avevano perso la vita in quella settimana. La reazione delle autorità britanniche dopo quei giorni fu ancora più dura della repressione dei soldati: quindici capi della rivolta, tra i quali Padraig Pearse e James Connolly, vennero giustiziati e più di duemila persone, ritenute coinvolte nei disordini, arrestate. Mi rendo conto che è facile, facilissimo, fare lo stesso errore di Padraig e James. Smettere di crederci, in pratica morire. Per questo è fondamentale chiudere questa vicenda di sangue e dolore con le parole di Michael Collins, patriota irlandese: «Al momento della resa, l’insurrezione del 1916 è sembrata un fallimento, ma quello sforzo eroico e il martirio che lo ha seguito hanno infine svegliato lo spirito dormiente d’Irlanda». Uno spirito che nessun proiettile è in grado di mettere in ginocchio.

Alessandro Colombini

Pubblicato sul numero 114 (aprile 2016) dell'edizione cartacea di Senza Soste

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