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Nicaragua trent’anni dopo: memoria, omaggio e solidarietà

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Nicaragua 1di Sergio Ferrari, al rientro dal Nicaragua

Da Somotillo a La Dalia, passando per Matagalpa e percorrendo San Marcos, La Trinidad. Managua e tanti altri luoghi legati al movimento svizzero di solidarietà. Lo scorso mese di luglio più di 50 militanti di associazioni hanno visitato il Nicaragua per rendere omaggio ai cooperanti internazionalisti assassinati tre decadi fa e alle migliaia di vittime locali, conseguenza dell’estenuante guerra di aggressione (1984-1989). La Brigata commemorativa “30 años, homenaje y solidaridad” é stata organizzata, tra gli altri, dal Comitato Nicaragua-El Salvador di Ginevra; i gemellaggi Delémont - La Trinidad e Biel - San Marcos; AMCA e l’ONG E-CHANGER.

Frontiera con l’Honduras

L’esplosione di una mina antiuomo fu seguita da uno scontro a fuoco unidirezionale contro un furgone civile che trasportava un gruppo di donne contadine e alcuni minorenni. Erano le prime ore della notte di domenica 16 febbraio 1986 nella periferia della località di Somotillo, nel nord-ovest del Nicaragua, a circa cinque chilometri dall’Honduras.

Durante l’attacco del gruppo della contra – che era appena entrato nel paese dalla sua base operativa nell’altro lato della frontiera – morì sul colpo Maurice Demierre, cooperante svizzero dell’organizzazione Frères Sans Frontières (oggi E-CHANGER), che era alla guida del veicolo. Con lui morirono anche cinque donne contadine che rientravano alle loro comunità dopo aver visitato i loro familiari mobilitati nell’esercito sandinista.

“Maurice, nel momento in cui fu colpito, col suo grande corpo servì da protezione a me e a mio figlio di un anno, eravamo al suo fianco nell’abitacolo del furgone”, racconta María Lidia Betancourt Ruiz, una delle sopravvissute a questo massacro nel quale perse la vita sua madre.

María Lidia Betancourt, fu una delle centinaia di persone presenti che il 22 luglio, assieme ai visitatori svizzeri, si sono recate nella piazza centrale di Somotillo, partecipando alla cerimonia di omaggio davanti alla tomba dove è sepolto il cooperante svizzero originario di Bulle (Friborgo).

“Quando penso a quel giorno, non posso trattenere le lacrime, per noi Mauricio, che lavorava nella pastorale sociale e come tecnico agricolo, era uno della nostra comunità. Era un fratello.” sottolinea Pedro Velázquez Díaz, dirigente contadino della regione e testimone dei fatti del 1986, che a 80 anni compiuti continua a lavorare nel Bloque Intercomunitario, l’organizzazione partner del cooperante svizzero. “ Per noi Mauricio continua a vivere”, ricorda emozionato.

“L’obiettivo della Brigata è di commemorare tutti i nostri compagni internazionalisti caduti in Nicaragua, sia a Somotillo che, mesi più tardi, a La Zompopera”, nella regione boschiva del nord del Dipartimento di Matagalpa, osservaGerald Fioretta, militante ginevrino, uno dei principali promotori della Brigata, che visse con la sua famiglia durante gran parte degli anni ottanta nella regione di questo paese centroamericano.

E aggiunge: “Senza dimenticare il nostro omaggio commosso e concomitante alle migliaia di vittime nicaraguensi. Fu il popolo di questo paese che pagò il prezzo più alto in questa guerra di aggressione impari e ingiustificata”, sostiene Fioretta.

La Dalia, Matagalpa, una guerra impari

I brigatisti svizzeri – con i loro compagni italiani e francesi – hanno segnato la loro presenza il 28 luglio in altre due commemorazioni, una nel Dipartimento di Matagalpa, dove esattamente 30 anni prima furono assassinati in un’imboscata della contra gli internazionalisti Yvan Leyvraz (svizzero), Joël Fieux (francese) e Berndt Koberstein (tedesco), assieme a due tecnici e militanti sandinisti che viaggiavano sullo stesso convoglio. La mattina la cerimonia si è svolta a La Dalia, e nel pomeriggio all’interno del cimitero matagalpino, dove sono sepolti gli internazionalisti europei.

“Ricordare i compagni, che sono come i miei fratelli, mi tocca profondamente il cuore. A distanza di tre decadi loro continuano a camminare con noi, vivono in noi, nelle nostre attività, nelle nostre lotte e nei nostri sogni”, enfatizza Orlando Blandón, che in quel periodo fu l’autista di Yvan Leyvraz e che “per un caso del destino” – come lui sottolinea – non prese parte a questo ultimo viaggio del suo compagno svizzero.

Questi internazionalisti erano pieni di coraggio, ricorda Blandón. “In quel momento, nella zona boschiva di Matagalpa, circolavano non meno di 7 mila effettivi della contra, con le migliori armi ed equipaggiamenti che esistevano allora, grazie al sostegno dei nordamericani”.

Tutti sapevano di correre dei rischi enormi in ogni movimento, in ogni viaggio... però non smisero mai di compiere il loro lavoro. “In quei giorni Yvan era ossessionato di andare a controllare l’arrivo di alcuni materiali da costruzione che dovevano essere utilizzati per diverse opere e non riuscimmo a convincerlo di posticipare il viaggio a causa dell’alto rischio militare che incombeva in quella zona”, racconta emozionato Blandón.

La pagina del dolore degli anni ottanta non toglie la convinzione ai più di 200 contadini che partecipano alla commemorazione in questo 28 luglio a La Dalia. Nemmeno alle centinaia di persone che assieme ai brigatisti svizzeri invadono il cimitero di Matagalpa, nel pomeriggio dello stesso giorno, per rendere omaggio alle vittime de La Zompopera, durante il secondo appuntamento della giornata, organizzato in quest’occasione dal Municipio di Matagalpa, dall’organizzazione partnerODESAR e dalla stessa brigata elvetica.

Come esprimere la solidarietà con tutto un popolo che ha sofferto per questa guerra? Lo domandiamo a Philippe Sauvin, un altro degli organizzatori della brigata e responsabile durante anni delle Brigadas Internacionalistas Obreras che arrivavano in questo paese.

Simbolicamente, risponde Sauvin, “ricordando le 16 vittime della cooperativa di Yale”, situata nelle vicinanze di La Dalia nel dipartimento di Matagalpa. “Questa cooperativa, sostenuta e costruita dalla solidarietà svizzera, fu presa d’assalto dalla controrivoluzione e venne distrutta il 31 maggio 1986. Il nostro omaggio e la nostra solidarietà globale si concreta oggi in quei volti dei fratelli nicaraguensi di Yale con cui lavoriamo e conviviamo con la speranza in comune per una vita migliore nel Nicaragua libero”.

Inviato a Senza Soste da Associazione Italia-Nicaragua di Liuvorno

agosto 2016

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