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Tre anni di Ri-Maflow: il mutuo soccorso non si può arrestare

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Gigi Malabarba - tratto da http://www.communianet.org

Abbiamo festeggiato in questo inizio del 2016 il terzo anno di RiMaflow: il percorso di riappropriazione e di rimessa in funzione della produzione in autogestione da parte degli ex operai della Maflow di Trezzano sul Naviglio. Il progetto iniziale si fondava sul riuso e riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche in direzione di una scelta ecologista, frutto di una decisa scelta politica indubbiamente rafforzata dalla crisi economica e ambientale che stiamo vivendo.

Ma, come tutte le sperimentazioni – e in particolare per quelle che intendono costruire un’attività economica attraverso un risarcimento sociale da parte della proprietà e non attraverso l’indebitamento della lavoratrici e dei lavoratori licenziati – era necessario sottoporre a verifica la concreta possibilità di cimentarci con il ciclo di smaltimento dei rifiuti, perché di questo si tratta quando si vogliono recuperare le materie prime da elettrodomestici, pc e così via. In secondo luogo, andava (e va) contemperato il progetto di fondo con la produzione di reddito immediato in assenza di capitali alle spalle, sia per vivere (gli ammortizzatori sociali sono terminati da un pezzo), sia per pagare le utenze e tutto il fabbisogno quotidiano di un’area di 30mila metri quadrati.

È per questo che si era sviluppato il mercato dell’usato, come circuito virtuoso che consentisse a noi e a un altro centinaio di disoccupati di ‘far girare’ la piccola economia di sussistenza di RiMaflow: vendita di oggetti da svuotamento di cantine e uffici, piccole riparazioni, bar, ristorazione popolare e attività culturali e di spettacolo.
Questo meccanismo di autofinanziamento ha funzionato bene per oltre due anni, consentendoci di pianificare quelle attività di produzione in direzione ecologista che avevamo in programma: il riciclo (RAEE e bancali in legno), ma anche la distribuzione e trasformazione dei prodotti agricoli delle realtà contadine che si collocano in alternativa alla grande distribuzione (GDO), da SOS Rosarno al Parco agricolo Sud Milano.

I bastoni fra le ruote da parte di chi dovrebbe aiutare i cittadini

Tutto bene finché, più che la proprietà (UniCredit), l’amministrazione comunale di Trezzano, eletta nel 2014 dopo un periodo di commissariamento prefettizio (il Sud-Ovest milanese è ad altissima densità mafiosa), ha iniziato a comminare una raffica di denunce, accompagnate da sanzioni economiche in nome di una “legalità” del tutto arbitraria (come la presunta violazione del PGT per aver avviato attività commerciali in area industriale!). Provvedimenti che paradossalmente hanno colpito sia RiMaflow che la stessa proprietà, creando un cortocircuito infernale, mentre fino ad allora avevamo potuto destreggiarci tra quelle contraddizioni che si verificano sempre al momento della chiusura di uno stabilimento, con tutti gli strascichi legali che normalmente ne conseguono.

Ciò ha rappresentato un colpo gravissimo a tutto il progetto di recupero della fabbrica, da cui siamo riusciti ad uscire da una parte sacrificando il mercato dell’usato interno, il bar e il piccolo ostello per migranti (ritenuto “albergo abusivo”!), e dall’altra vincendo politicamente il braccio di ferro col Comune, grazie al forte appoggio di tutto o quasi l’associazionismo del territorio. In sede di Prefettura a Milano sono state ritirate denunce e sanzioni e si è posta formalmente sul tavolo la “regolarizzazione dell’occupazione” attraverso un contratto di comodato d’uso, come ci eravamo ripromessi fin da subito. Sulla base dell’esempio delle fabbriche recuperate argentine, la conquista del titolo giuridico per avviare un’attività economica con lavoratori in regola e non al nero è un punto imprescindibile.

Ora siamo nel pieno dell’attuazione di questa nuova fase. Il mercato dell’usato non è più all’interno del sito, ma il Comune ha dovuto concedere uno spazio fisso apposito in una zona centrale di Trezzano ai circa 50 espositori organizzati nell’Associazione Occupy Maflow, che da mesi ormai sviluppano un proprio progetto economico. Dopo mesi di gravi difficoltà materiali siamo ora ritornati al livello delle entrate precedenti, garantite un tempo dalla presenza del mercato interno, attraverso la realizzazione di numerosi laboratori artigianali raggruppati nella “Cittadella dell’altra economia”: tre falegnamerie (di cui una per recupero bancali), tappezziere, riparazione pc-cellulari-elettrodomestici, creazioni artistiche con riuso materiali, modellistica e restauro mobili.

Il buon rapporto costruito con il territorio è stato ed è fondamentale per il consolidamento dell’esperienza. Tra le tante iniziative, sicuramente la donazione di 30 pc da parte del nostro laboratorio alle scuole di Trezzano ha creato una fortissima simpatia da parte degli insegnanti e delle famiglie, ricambiata da visite reciproche e gesti di solidarietà concreta. Così come le attenzioni alle esigenze dei Comitati di quartiere, alle cooperative sociali dei disabili, all’Anpi, ai boy scout dell’Agesci e alle attività antimafia promosse dalla sede regionale di Libera, insediatasi in uno dei numerosi beni confiscati alla ‘ndrangheta a poca distanza da RiMaflow.

È su questa onda che si è arrivati a dar vita a una ATS, associazione temporanea di scopo, dal significativo nome di “Casa del Mutuo soccorso”, tra la Cooperativa RiMaflow, la Cooperativa I.E.S. della Caritas e l’Associazione Libera: sarà RiMaflow in qualità di capofila dell’ATS a stipulare il contratto di comodato d’uso con Unicredit al tavolo prefettizio. Lo scopo dell’ATS ripropone la stessa iniziale ambizione dell’avvio dell’occupazione: dar vita a una rete di economia sociale e solidale per ricreare 300 posti di lavoro a regime: un numero uguale o anche superiore a quello dei licenziati con la chiusura della fabbrica.

Nuovo rapporto città-campagna e riciclo del RAEE

Due importanti momenti di incontro ci hanno consentito di mettere a punto alcuni altri aspetti del piano di lavoro. A fine ottobre 2015 si è tenuta in RiMaflow l’assemblea nazionale della rete di Genuino Clandestino: circa 350 partecipanti si sono confrontati per tre giorni sulle strategie del mondo rurale ‘fuorimercato’, attraverso un rinnovato rapporto tra città e campagna. In particolare, uno dei tavoli ha discusso della proposta nata a Trezzano di costruire una “distribuzione autogestita”, sulla base dell’esperienza ormai triennale realizzata con SOS Rosarno, Mondeggi Bene Comune, Sfrutta Zero di Bari e altre realtà di Genuino Clandestino.

RiMaflow, in collaborazione con gli spazi sociali milanesi, sta già realizzando infatti un’embrionale alternativa alla GDO per una serie di prodotti a “garanzia partecipata”, mettendo in connessione i produttori con un circuito di circa 60 gas e costituende cucine popolari. Non si tratta di realizzare in piccolo una GDO, ma di superare diseconomie e costruire relazioni sociali con l’obiettivo di muoversi in direzione di alternative economiche più generali, fondate sul mutuo soccorso.

In questo ambito abbiamo allo studio, insieme a una delle realtà di Campi Aperti di Bologna, la realizzazione di micromalterie per birrifici artigianali: sarebbe un bel contributo metalmeccanico alla realizzazione di filiere complete di produzione e distribuzione, che si affiancherebbe alle produzioni agroalimentari già sperimentate in questi anni.

Negli ultimi tempi, grazie a un contatto del collettivo di Attac, si è riaffacciata concretamente la possibilità di rimettere in moto il percorso iniziale sul riuso-riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche, finalizzato al recupero delle materie prime. L’opportunità ci è data dal Consorzio Equo di Leinì, che da anni porta avanti un lavoro di recupero di metalli regolarizzando l’attività di numerosi ragazzi della comunità Rom e Sinto. Dai primi incontri è apparsa un’immediata convergenza politico-sociale e una possibile sinergia attraverso la costruzione di un polo di recupero per il nostro territorio. Le esperienze accumulate e le autorizzazioni già presenti in Equo per il trasporto e lo smaltimento potrebbero consentire a RiMaflow di accelerare i tempi per rilanciare l’intervento sul RAEE, affiancando altre lavoratrici ed altri lavoratori oltre a quelli attualmente impiegati.

Nel frattempo anche il bar e la piccola ristorazione per fornire 40-50 pasti al giorno sono di nuovo tornati in funzione, regolari al di là delle diffide, in quanto mensa aziendale della Cooperativa e somministrazione riaperta come Cral “RiMaflow Fuorimercato – Casa del Mutuo soccorso”. E non meravigliatevi di ritrovare a breve anche lo “spaccio” dei prodotti agricoli, perché anche il mutuo soccorso non si può arrestare

*Fonte: http://www.italia.attac.org/joom-attac/

4 febbraio 2015

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