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Una storia revisionista

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Un ministro che non riconosce i partigiani come liberatori, leggi che equiparano chi ha combattuto per la libertà con chi ha combattuto a fianco delle barbarie, pseudo giornalisti che per un pò di notorietà stravolgono una delle poche pagine di storia italiana veramente eroica, Berlusconi che tratta la liberazione come una festa al Millionaire ed una opposizione che si è scordata l'insegnamento ed il sacrificio di migliaia di combattenti per la libertà.
Questo è il contesto, oggi, a poche ore dalla festa della Liberazione da nazifascismo.

Per questo l' articolo che segue non vuol essere la solita, giusta ed essenziale retorica sulla resistenza e sul 25 aprile, ma, al contrario ( i compagni mi scuseranno ), un atto di revisionismo storico che tanto va di moda in questo periodo. Un revisionismo che dà ragione a chi descrive la Resistenza non solo come un moto di ribellione all'oppressore, ma anche come contenitore di assassini, opportunisti e personaggi oscuri....

Ha ragione chi dice che la Resistenza ha compiuto errori ed abomini, di questo ne siamo sempre stati a conoscenza, perchè i nostri padri ed i nostri nonni ce l'hanno sempre raccontato. Basta ricordare il partigiano Edgardo Sogno,militante di giustizia e libertà, poi implicato nel tentativo di colpo di stato fascista nel 1970 con Valerio Borghese capo della X MAS. Oppure basta far conoscere al popolo ignorante che, mentre i fedeli democratici, stavano pensando a cosa fare durante la guerra, i vituperati comunisti si eranoorganizzati da subito con un Partito clandestino che, tra le altre cose, stava raccogliendo armi per combattere il fascismo, ben prima che le altre "organizzazioni" democratiche si svegliassero da quel letargo che portò, poi, il paese in pasto ai fascisti prima, ai nazisti ed alla guerra dopo.

La piccola grande storia che propiniamo è una tra le migliaia di storie di eroismo patriottico e di fede nell'ideale; quella del compagno partigiano Carlo Molinari detto "Piccoli", fondatore di una delle prime bande partigiane operanti tra gli appennini nei pressi di Fiorenzuola, e dell'ufficiale dei carabinieri ( cambiano i tempi ma non le divise ) Fausto Cossu.

E' il  5 giugno 1921 quando Giovanni Molinari e Carlo, due fratelli, figli del vecchio Sindaco socialista di Fiorenzuola, hanno passato la giornata a salutare alcuni loro compagni  socialisti, che hanno deciso di emigrare in Francia non potendone più delle minacce e delle violenze dei fascisti. I due fratelli si fermano in un locale di Fiorenzuola e fanno una cantata in compagnia davanti ad un bicchiere di rosso. All'uscita trovano un gruppo di fascisti armati, uno di questi va alle spalle di Carlo e lo uccide con un colpo di pistola alla testa. Giovanni viene colpito con una mazza ferrata e rimane ferito. L'Idea socialista e l'adesione al Partito Comunista d'Italia, oltre che al grave lutto ed alle continue minacce, rendono il Molinari uno degli antifascisti più ricercati dalla Questura, che lo definisce "irriducibile sovversivo".
Una delle azioni più importanti il "Piccoli" la compie il 31 marzo 1944 a Pecorara, dove due uomini restano a terra ormai morti. Sono il Commissario Prefettizio e il Segretario del fascio: Oddi Francesco e Amori Riccardo. Due uomini scappano rapidamente, inun attimo sono a Pecorara Vecchia e poi scompaiono. Uno di loro è Giovanni Molinari (Giuanon) alias Piccoli. Lo stesso che, con la sua banda, pochi giorni dopo, aspettando che i carabinieri se ne fossero andati perchè la zona di Pecorara non era più sicura, entrano in municipio, si impossessano di registri, liste di leva ed altro e bruciano il tutto in piazza, allo scopo di impedire che che i fascisti possano controllare i giovani chiamandoli alla leva obbligatoria nella Repubblica Sociale Italiana ( pena la morte ). Ancora oggi nel Comune c'e' un mobile al quale manca un cassetto ( foto a lato ). Quel cassetto è stato bruciato dalla banda partigiana.

Ma queste azioni non piacciono a qualcuno, sopratutto a Fausto Cossu partigiano "bianco" e feroce anticomunista. Fausto Cossu è Ufficiale dei Carabinieri, nel 1942 prese parte alle operazioni dell'Esercito italiano in Jugoslavia dove l'esercito italiano commise tra i crimini più orrendi della sua storia. Dopo l'armistizio il tenente Cossu, caduto in mano ai tedeschi, fu deportato a Zagabria, poi a Kaisersteinbruck. Riuscito a fuggire, raggiunse le montagne piacentine dove, nel gennaio del 1944, organizzò una formazione autonoma della Resistenza che chiamò "Compagnia carabinieri patrioti". Cossu divenne poi comandante della Divisione "Giustizia e Libertà", la stessa dove militava il sopracitato Edgardo Sogno, successivamente ribattezzata "Divisione Piacenza". Cossu cerca tutti gli stratagemmi per cercare di fare passare le formazioni partigiane comuniste, specialmente quella del "Piccoli", come bande di balordi e delinquenti comuni ed è in pesante rottura con il CLN piacentino ( ai cui rappresentanti è negato per un lungo periodo l'accesso al territorio controllato da Giustizia e Libertà di Cossu ). Le sue comunicazioni con il CLN si Milano si intensificano fino al momento tragicamente fatale.
A Pecorara, in un luogo imprecisato vicino alla località Moiaccio è il 5 giugno 1944, sono passati 23 anni esatti dalla morte di Carlo Molinari fratello del "Piccoli", ucciso con un colpo in testa da mano fascista. Siamo in aperta campagna, sul confine con il Comune di Piozzano. Un gruppo di carabinieri dell'Alzanese (i partigiani di Fasto Cossu) ordinano a Piccoli di alzare le mani. I carabinieri "partigiani" uccidono Piccoli con una raffica di mitra. Piccoli è stato accusato di razzie e rapine con la sua banda, ma è palese che ad uccidere il "Piccoli" sia l'odio politico dei carabinieri e di parte della divisione "Giustizia e Liberta" successivamente ribattezzata "Divisione Piacenza".
Così muore, per mano di altri partigiani vestendo una divisa che troppo spesso si è macchiata di sangue di innocenti, uno dei  più tenaci oppositori del fascismo della Provincia di Piacenza. Cossu invece fiuta il momento, entra vittorioso nella Piacenza liberata il 28 aprile 1945 e diviene il primo questore della città dopo la Liberazione.

In una intervista rilasciata da alcuni partigiani dell' epoca si legge: "non  ce ne fu molta di moralità, e anzi le tragedie disumane non mancarono tra i Resistenti e la figura tragica di Giovanni Molinari, scampato ai fascisti e ucciso da altri partigiani ( perchè comunista ndr.) è esemplare di vicende  innumerevoli che hanno attraversato la lunga , ininterrotta guerra iniziata nel '15 e non terminata nel '45".

Crediamo che questa opera di giusto e documentato revisionismo vada fatta, perchè di opportunisti, malfattori e infami, purtroppo, la Gloriosa Resistenza ne ha conosciute....ma troppo spesso sono diventate personalità importanti e di potere.
Il popolo che imbracciò le armi e che non volle mai indossare una divisa, invece è sempre là, sepolto sui monti dove ha combattuto, che sono stati il suo riscatto di fronte alla storia purtroppo, nel 2009 ancora tradita.

Per Senza Soste Ulisse Ognistrada

25 aprile 2009

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