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Ceravolo? Spinelli ha iniziato il traghettamento

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Dopo Mutti al posto di Panucci, arriva il Ds Ceravolo al posto di Signorelli. Ecco perché.

moggi papaDue indizi fanno una prova. L'arrivo di un nuovo Ds a poco più di una settimana dalla chiusura del mercato è un indizio troppo importante per non far fare ipotesi circa la vicina cessione del Livorno Calcio da parte del presidente Spinelli, alla guida della squadra amaranto da ormai 17 anni.

Tutte le strade portano a Moggi. O meglio, ad una cordata di potere fatta di procuratori, direttori sportivi, faccendieri e imprenditori legati a quella cordata che in modo semplicistico spesso si dice faccia riferimento a Moggi. Ceravolo era già stato direttore sportivo del Livorno nell'anno della bella cavalcata verso la serie A con prima Acori e poi Ruotolo in panchina culminata con la vittoria dei play con l'Empoli. Che senso ha tornare nel 2016, a pochi giorni dalla chiusura del mercato e con Spinelli ormai demotivato? Ha senso. Perché Spinelli, finito il miniparacadute dopo la retrocessione in B e mancati i play off lo scorso anno, non avendo più nessun giocatore o quasi da vendere (in rosa quest'anno il Livorno ha 15 prestiti), vuole davvero vendere. Ma non trova acquirenti, meno che mai seri.

Forse qualcuno ricorderà le varie interviste di questi ultimi 5-6 anni a Spinelli durante i vari tormentoni estivi e invernali (sempre prima del mercato) in cui voleva vendere. Il tormentone dei tormentoni era quello di vendere a gente seria per avere la garanzia nei due anni successivi alla cessione di non ritrovarsi con delle grane di carattere economico. Perché, senza soffermarci troppo sulle norme, il presidente uscente rimane con alcune responsabilità economiche e finanziarie verso terzi anche nei due anni successivi.

Non trovando, al momento, nessun compratore che lo soddisfi sia dal punto di vista economico che da quello delle garanzie, Spinelli si è rivolto a coloro a cui si è sempre appellato nei momenti difficili: la cordata Moggi. Ecco, Mutti e Ceravolo sono due uomini legati a quella cordata. Mutti, come molti ricorderanno, era allenatore del Messina moggiano-juventino del 2003-04 quando il Livorno e i giallorossi andarono in serie A. O meglio, il Messina ricevette tante pedatine nel culo per andarci, a partire dalle famose designazioni di Racalbuto di cui anche il Livorno e Giorgio Chiellini assaggiarono l'arbitraggio in quel di Messina. Ceravolo invece è un moggiano doc da sempre. Così come Moggi doveva essere il Ds del Livorno del celeberrimo Bandecchi che millantava di aver acquistato la squadra due anni fa (a proposito, a tutti coloro che dicevano che la curva fa il male del Livorno andate a vedere dove fa ora il presidente il grande Bandecchi: Unicusano Fondi serie D girone G, oggi gioca contro il Pomigliano).

E cosa dovrebbe fare la cordata Moggi? Comprare il Livorno? Questo non lo sappiamo. Possiamo intuire che quella cordata inizi a mettere dentro propri uomini per poi rilevare o fare da mediatrice per la cessione del Livorno facendo anche da garanti a Spinelli per i famosi due anni successivi alla cessione.

E quindi? Niente. Abbiamo scritto solo per cercare di mettere in fila alcuni eventi e cercare di darne un senso visto che in città le voci di una cessione vicina del Livorno sono sempre più insistenti. Non ne facciamo certo una questione morale. Il calcio per noi ha perso la sua funzione sociale e culturale progressivamente negli ultimi 20 anni diventando quasi esclusivamente un business televisivo per clienti e consumatori. Eravamo fra quelli che speravano in un modello partecipativo, sul modello Bilbao o St. Pauli per alleviare il dolore, ci saremmo accontentati anche di un modello tedesco e invece in Italia siamo sempre al modello dei mecenati e dei faccendieri che probabilmente fra poco verranno sostituiti da fondi finanziari o speculatori arabi o cinesi. Quindi niente moralismi. Alla prossima.

Redazione, 24 gennaio 2016

 

 

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