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Livorno, inizia la palude Lega Pro. Ma la partita vera si gioca nelle trattative per la cessione della società

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livorno calcio logoL’eliminazione dalla Coppa Italia ad opera della Juve Stabia non è stato certo un inizio incoraggiante per il Livorno di Foscarini: è vero che il calcio d’agosto è ingannevole, che della Coppa Italia non gliene frega niente a nessuno e che alla squadra amaranto mancavano molti titolari, ma dopo la retrocessione forse serviva qualcosa per risollevare il morale…

L’impressione è che molti di coloro che hanno giocato e che fanno parte della rosa non siano all’altezza di una squadra che vuole vincere il campionato. Un campionato che praticamente impone di arrivare primi nel girone perché la formula dei playoff è piuttosto complicata. E come sanno in piazze importanti che in questi anni hanno fatto di tutto per arrivare alla serie B senza riuscirci, come Lecce, Foggia o Alessandria, la Legapro non è quella passeggiata che potrebbe sembrare.

C’è anche qualche elemento di ottimismo: l’allenatore è senz’altro uno dei migliori sulla piazza, e la presenza di Igor Protti in società sembra garantire un diverso rapporto tra squadra, pubblico e società. Ma Foscarini e Protti non rischieranno di bruciarsi?

La campagna acquisti dopotutto sembra la solita in stile Spinelli, e poi la conferma di Ceravolo come direttore sportivo lascia trasparire una continuazione dei rapporti con il clan Moggi che non è proprio un bel biglietto da visita per la società. Quanto ha inciso per esempio questo aspetto nei “maltrattamenti” arbitrali subiti l’anno scorso? E se poi i “suggerimenti tecnici” del vecchio Lucianone sono tutti del tipo Bortolo Mutti allora davvero meglio lasciar perdere.

In questo periodo però l’attenzione degli sportivi è rivolta ad un altro terreno di gioco: c’è la consapevolezza che il vero campionato del Livorno si giochi sui tavoli delle trattative, note più o meno a tutti, per la cessione della società a qualche cordata di imprenditori interessati ad investire in città. Si parla ormai da mesi di imprenditori bresciani e di interesse da parte di capitali stranieri provenienti da oriente. Ma non ci pare che ci sia tutta questa voglia di vendere da parte della proprietà e questo ci pare l'ostacolo maggiore, ancora di più del fatto che arrivati a questo punto nel pacchetto ci potrebbe rientrare anche il nuovo stadio. Ma senza volontà di chi vende è difficile sondare il polso di chi compra. Ad oggi questi acquirenti paiono evaporati. Si può chiedere perché?

stadio marcioCome detto c’è in ballo anche la questione del nuovo stadio (il Picchi è fatiscente e tra un po’ gli stadi con la pista di atletica non saranno più ammessi) e nessuno si illude che un anziano presidente ormai alla frutta, reduce da due retrocessioni in tre anni, che non ha mai investito granché neanche quand’era in auge, voglia o possa impegnarsi in un progetto di questo tipo. Altrove, come ad Empoli per rimanere nei paraggi, è stata la società a proporsi per effettuare di tasca propria una ristrutturazione, ma siamo su un altro pianeta. Così come siamo su un altro pianeta per gli investimenti nel settore giovanile, e sulla programmazione, qui completamente inesistente con lo stucchevole tormentone dei prestiti pagati dalle società di provenienza e dei morti da resuscitare. Un calcio che forse andava bene trent’anni fa, quando comunque erano molti gli amici a cui chiedere favori, ma che oggi proprio è fuori dalla storia. I piccoli investimenti fatti sui campi di Stagno non possono essere una garanzia né di impegno né di rifondazione di un sistema.

Anche negli anni passati ci sono stati imprenditori che avevano sondato il terreno ma tutti sono scappati. Sicuramente non avranno avuto la necessaria solidità, ma la realtà è che Spinelli non ha mai voluto vendere, un po’ perché il Livorno è stato il suo biglietto da visita per stare nei salotti buoni e un po’ perché qualche spicciolo, nonostante i continui piagnistei, gli ha reso.

lega pro gironiOra che ci ha riportato dove ci aveva preso, come del resto aveva minacciato decine di volte, il Livorno non serve più né come immagine né come vacca da mungere, e per il quasi ottantenne presidente sarebbe l’ora di farsi da parte, chiedendo una cifra ragionevole che non può essere quella che pretendeva qualche anno fa: valore del parco giocatori quasi a zero, strutture inesistenti, prospettive non molto favorevoli, consiglierebbero il classico “prendi i soldi (gli ultimi) e scappa” rifuggendo dalla tentazione di ricattare gli acquirenti, l’Amministrazione e la città con un gioco al rialzo che non servirebbe a nessuno.

Inutile naturalmente appellarsi a forme di correttezza o ad aspetti affettivi che sono del tutto estranei al personaggio. Inutile anche fare appelli di mobilitazione agli sportivi che in questo momento sarebbero del tutto fuori contesto, un po’ perché la gestione della società (e anche altri fattori) hanno portato ai minimi storici l’interesse e la partecipazione alle vicende del Livorno, un po’ perché il “Gabibbo” non è persona che si fa condizionare dalla pressione popolare.

Ma proprio per invertire la tendenza a questo disinteresse, preoccupante perché ormai consolidata, l’esito favorevole di queste trattative sarebbe probabilmente un primo necessario presupposto: un nuovo stadio, accordi con la nuova proprietà per una partecipazione dei tifosi alla gestione societaria, forme di azionariato popolare, uno sviluppo del settore giovanile inteso anche come partecipazione collettiva e di vitalità dei quartieri, tutto questo potrebbe essere possibile se ci fosse un passaggio di consegne. E comunque con Spinelli non è sicuramente possibile. E non iniziamo con la storia del presidente che ci ha fatto vedere l'Europa e il calcio che conta. Nessuno lo ha mai messo in dubbio, ma un ciclo di 17 anni che si è concluso dove è iniziato può portare con sé giudizi su soluzioni che non c'entrano niente con il passato. Il buono e il meno buono fatto rimane, sennò ogni società che ha vinto qualcosa avrebbe la solita dirigenza da 60 anni, ma non è così. Ora servono prospettive.

Per questo, anche se sappiamo benissimo che le trattative si fanno nelle segrete stanze e non sui giornali o su internet, seguiamo con molta attenzione cosa accade dietro le quinte. Che mai come oggi per il Livorno è più importante di quello che si vede sotto i riflettori.   

redazione, 4 agosto 2016           

        

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