Wednesday, Jan 24th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

CORPI E POTERE

Boschi parla di “figlia, madre, sorella” uccise e consiglia di parlarne nelle parrocchie

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

boschi

tratto da https://abbattoimuri.wordpress.com

La Ministra Boschi, ora con delega alle pari opportunità, più volte sollecitata a prendere posizione contro il femminicidio, ha finalmente detto la sua. A richiedere la sua attenzione un bel po’ di femministe old style che vorrebbero ulteriori aggravanti e pene carcerarie, poi ci sono i centri antiviolenza che da almeno un paio di governi provano a capire in quali tasche finiranno i milioni dedicati, a parole, ad un presunto – perché solo sulla carta – piano antiviolenza. Riassunto delle puntate precedenti: il regolamento di distribuzione di quel denaro, deciso da una sorta di gruppo istituzionale sotto l’ala del ministro dell’interno e di una capo dipartimento per la “violenza sulle donne”, è stato fatto senza l’accordo e la partecipazione dei centri antiviolenza. Da quel che si sa quei soldi verrebbero elargiti a qualunque associazione a prescindere dal tempo di esistenza, dal livello di esperienza e dalla specificità dedicata alla prevenzione della violenza di genere. Il concetto di “violenza di genere” è sconosciuto, ignorato, da questo governo come da altri, perché quel che conta è dedicarsi alle femmine uccise e non a qualunque altro soggetto, donna, uomo, gay, lesbica, trans, che subisce violenza in relazione al ruolo di genere imposto.

L’altra cosa decisa da quel gruppo, senza l’accordo con i centri antiviolenza, tra i quali parecchi a rischio di chiusura, è stato il “percorso rosa”, ovvero un percorso obbligato che esclude la figura della operatrice formata a intervenire con una vittima di violenza e delega ai pronto soccorso e alle forze di polizia l’intervento che conduce all’obbligo di denuncia. Più volte si è detto che quel percorso fa sì che le donne si rivolgeranno meno ai pronto soccorso, se quel che trovano è un percorso coatto in cui non c’è garanzia di libertà di scelta e supporto psicologico. I centri antiviolenza, da sempre in disaccordo con pene aggravanti e provvedimenti repressivi, avendo fatto un po’ di conti, si sono resi conto che avrebbero incassato a sostegno non più di 3000 euro a testa, pressappoco, e a meno che le cose non siano cambiate, da alcuni tra loro tempo fa venne la provocazione di rinuncia a quell’elemosina.

Con un governo che ha subito le pressioni catto/conservatrici, ritirando dalle scuole la distribuzione di un opuscolo contro il bullismo omofobo dedicato agli insegnanti; con una ministra alla sanità che parla di piano di natalità e che poco o nulla dice sugli obiettori di coscienza che impediscono la corretta assistenza alle donne che abortiscono o che vogliono usare contraccettivi d’emergenza; con decisioni economiche che pesano su tutt* e che escludono ancora di più le donne dal mercato del lavoro; con una propensione a vittimizzare le donne senza ritenerle soggetti in grado di produrre rivendicazioni; con leggi razziste che discriminano tante persone, donne incluse, senza opporsi a chi, nonostante tutto, quando vittime di tratta collaborano con le forze di polizia pare finiscano comunque nei Cie; e, dunque, in presenza di tutto questo non è assolutamente una sorpresa leggere le parole della ministra Boschi che parla di madri, mogli e figlie. Donne uccise in quando madri, mogli e figlie? Donne che vengono nominate per i ruoli di cura, nella costruzione delle norme sui generi, che sono chiamate a svolgere? Non in quanto persone, anche se non madri, non mogli e forse neppure volontariamente ad assolvere ad alcun ruolo come figlie. Solo donne che non sono viste come individui, tanto per riaffermare la loro appartenenza. Donne come risorse dello Stato che gratuitamente svolgono ruoli di cura che altrimenti costerebbero molto allo Stato.

Quello che la Boschi dice è riaffermare l’esistenza di quei soldi, parla genericamente di cultura ed educazione e di “parlarne nelle parrocchie”. Ha scritto proprio così. Ma dico: parlarne nelle parrocchie? E in che modo le parrocchie potrebbero parlare della violenza di genere che le stesse parrocchie e la cultura che diffondono in qualche modo alimentano? Basta forse dire che le donne, madri, figlie e mogli, non si toccano? E cosa dicono nelle parrocchie del rispetto alle scelte libere delle donne che abortiscono? E di quelle che vengono uccise o stuprate per altre ragioni? E delle trans uccise? Delle lesbiche picchiate? Se le stesse parrocchie fanno terrorismo psicologico sul “gender” e ignorano il concetto di consenso e autodeterminazione delle donne, educando, (per quanto ne so) le donne a credere nel concetto di famiglia tradizionale di fronte alla quale piegare ogni bisogno individuale (per il bene della famiglia of course); se succede questo: come potranno insegnare ai parrocchiani e alle parrocchiane che una donna può anche dire no, scindere il patto familiare, lasciare il marito e smetterla di subire in un rapporto di coppia, e che se dice no dovrà essere rispettata per questo?

Non vorrei dire una stronzata ma da quel che so i preti insegnano che la donna viene dalla costola dell’uomo. Insegnano la tolleranza in famiglia e immaginano che il matrimonio sia un patto inviolabile stretto di fronte a Dio. Chi non divorzia perché credente potrebbe perfino prendere alla lettera quel “finche morte non vi separi”. Da parte di alcuni intonacati, poi, si sentono dire le cose peggiori contro le persone omosessuali, e in qualche caso c’è chi ha dichiarato che una donna stuprata o è come santa maria goretti, giustificata perché lì a difendere la propria verginità, o, se sta in minigonna o è ubriaca, se l’è cercata. Dunque spieghi, la Boschi, come le parrocchie dovrebbero poter contribuire alla causa.

In ultimo vi suggerisco di leggere un post di Alessandra Pauncz che parla di effetto emulazione e dà dei suggerimenti ai giornalisti sulla maniera in cui va presentata una notizia che racconta di un crimine violento nei confronti di una donna e del suicidio successivo dell’assassino. Il tono emergenziale e la lista delle donne uccise, senza che si analizzi davvero la causa per la quale sono state assassinate (elevare le cifre non è d’aiuto e crea solo confusione), produce soltanto derive autoritarie.

Per quel che riguarda l’analisi indispensabile da fare, secondo me, l’ho già descritta e se non avete letto vi ripropongo quello che ho condiviso. Buona lettura, dunque, e poi non ditemi di confidare moltissimo nelle istituzioni.

11 giugno 2016

https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/06/10/boschi-parla-di-figlia-madre-sorella-uccise-e-consiglia-di-parlarne-nelle-parrocchie/

AddThis Social Bookmark Button

Rosarno, Usb: “Abbattere la filiera dello sfruttamento”

E-mail
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
145710521-fc93393e-f2fa-49df-b9de-dd941c22ffcb

tratto da http://contropiano.org

“L’uccisione di Sekine Traore nel ghetto di Rosarno si colloca in un contesto di persone marginalizzate sul piano sociale ed usate da un padronato che li sfrutta sul piano lavorativo”, dichiara Aboubakar Soumahoro, dell’Esecutivo nazionale USB, in visita presso la tendopoli nel comune di San Ferdinando insieme all’associazione internazionale Medici per i Diritti Umani (Medu).

“Qui, tra i braccianti agricoli rimasti nel campo che ospita la  tendopoli, c’è un clima di silenzio pieno di indignazione. Tutti chiedono piena giustizia – prosegue  il dirigente sindacale – e che niente sia rimosso dalle indagini per individuare tutte le responsabilità di quell’atto. Anche se constatiamo che la baracca dove è avvenuto l’omicidio non è sotto sequestro”.

Aggiunge Soumahoro: “Il Governo e gli enti locali hanno una responsabilità morale in relazione alla condizione di prigionia a cielo aperto, da dannati della terra, in cui vengono tenute queste persone. Motivo per cui siamo impegnati nel percorso di costituzione della categoria dei braccianti agricoli”.

“Stiamo parlando di nuovi schiavi, ad uso e consumo di una vasta filiera di sfruttamento. Il vero caporalato è proprio questo sistema, che bisogna combattere attraverso l’organizzazione dei lavoratori sul piano sindacale e sociale”,  conclude Soumahoro.

10 giugno 2016

vedi anche

Chi semina vento raccoglie tempesta. Verità e giustizia per Sekine Traore

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Domenica 12 Giugno 2016 14:06

La rotta più pericolosa del mondo

E-mail
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

2.510 i migranti che hanno perso la vita attraversando il Mediterraneo. 880 solo nell’ultima settimana. A denunciarlo è l’Unhcr mentre l’Unione europea annuncia procedure di infrazione contro gli Stati che bloccano i ricollocamenti

Inghiottiti dall’acqua mentre cercavano di raggiungere l’Europa. Morti nel tentativo disperato di sfuggire alla morte. Solo nella settimana che ci siamo appena lasciati alle spalle sono stati 880 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo. Uomini, donne e bambini vittime della miseria in cui erano costretti a vivere o di una guerra che non hanno dichiarato. Vittime due volte: perché obbligati a lasciare le loro case e perché morti in quelli che ancora qualcuno chiama viaggi della speranza.

Un bilancio pesantissimo tracciato ieri a Ginevra dall’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, che ha fornito le cifre drammatiche della crisi dei migranti.

Numeri che portano l’Unhcr a definire quello in corso come «un anno particolarmente letale» per chi fugge da fame e guerra. E questo mentre i ricollocamenti procedono a rilento, tanto da spingere la Commissione europea a minacciare procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati che ancora si rifiutano di accogliere quanti hanno fatto richiesta di asilo.
La rotta del Mediterraneo centrale, quella che dalla Libia conduce in Italia, si conferma ancora una volta come la più pericolosa al mondo. Dei 2.510 migranti che hanno perso la vita partendo dall’Africa o dalla Turchia dall’inizio dell’anno fino alla fine di maggio (nello stesso periodo del 2015 furono 1.855), 2.119 sono morti nel canale di Sicilia.

La spiegazione di questa strage, secondo l’Unhcr, si troverebbe nella scelta dei trafficanti – determinati a guadagnare sempre più dalla disperazione d vuole raggiungere l’Europa – di riempire sempre più i barconi utilizzati per la traversata. Fino a 600 persone a viaggio, compiuto su imbarcazioni che sempre più spesso non sono neanche in grado di raggiungere le acque internazionali. Cosa che non è accaduta fin quando è stata aperta sulla rotta tra Turchia e Grecia. 

Per quanto riguarda invece le perone che hanno raggiunto l’Europa, sempre nei primi cinque mesi dell’anno sono state 203.981, tre quarti delle quali siriani e afghani che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alla Grecia prima dello scorso 18 marzo, giorno dell’entrata in vigore dell’accordo tra l’Unione europea e la Turchia. 46.714 sono invece i migranti arrivati in Italia dall’Africa subsahariana, numero di poco superiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso.

Ormai non passa praticamente giorno senza che il bilancio dei naufragi e delle vittime necessiti di un aggiornamento. Soprattutto grazie alle testimonianze rese ai soccorritori dai sopravvissuti alle tragedie. Sta accadendo anche per i tre naufragi avvenuti da domenica scorsa. «dalle persone che sono giunte ad Augusta in questo fine settimana – ha spiegato il portavoce dell’Unhcr, William Splinder – abbiamo saputo che altre 47 persone risultano disperse dopo che un’imbarcazione gonfiabile, partita dalla Libia con a bordo 125 persone, si è sgonfiata. Altre persone hanno riferito della scomparsa in mare di ulteriori otto persone che si trovavano su un’altra imbarcazione , e sono stai inoltre segnalati quattro morti a causa di un incendio divampato su un’altra barca».

Splinder, che ha ricordato anche le violenze subite dai migranti durante il viaggio, ha chiesto infine ancora una volta all’Unione europea di creare canali di ingresso legali e ha definito «vergognoso» il fatto che finora siano state meno di 2.000 le persone ricollocate sulle 160 mila annunciate.

E proprio i ricollocamenti si è parlato ieri a Bruxelles. procedono troppo lentamente ha detto la portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva. Finora appena l’1% delle ricollocazioni promesse sono state eseguite. E anche se da una settimana, per la prima volta, si registrano ricollocamenti giornalieri, «il ritmo deve accelerare», ha detto la portavoce, oppure la Commissione farà scattare le procedure di infrazione. «A oggi abbiamo avuto 1.816 persone ricollocate da Italia e Grecia. Stiamo parlando di una decisione legalmente vincolante, una legge europea che deve essere messa in atto da chi ha preso la decisione nel Consiglio» – ha proseguito Andreeva annunciando che dalla commissione guidata da Jean Claude Juncker sono già partite lettere di avvertimento verso gli Stati inadempienti. «Se sarà necessario – ha concluso la portavoce – non ci vergogneremo di esercitare i nostri poteri».

31 maggio 2016

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Martedì 31 Maggio 2016 23:40

Pontedera. Likes che fanno paura

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

piaggio post licenziamentotratto da http://www.infoaut.org

“Questi andrebbero ammazzati tutti”. Questo il commento via facebook di un'operaia Piaggio alla notizia della visita di Renzi e Colaninno alla Piaggio qualche settimana fa. Qualche giorno fa sulle pagine dei giornali locali esce la notizia del licenziamento della lavoratrice Piaggio e di un provvedimento disciplinare per una sua collega, rea di aver messo “mi piace” al post incriminato. L’episodio offre l’occasione per approfondire alcuni nodi sul ruolo della comunicazione nell’era del partito della nazione.

Renzi si recò a Pontedera per il compleanno della Piaggio una settimana prima della manifestazione pisana del 29 aprile contro la sua visita al CNR. Una contestazione organizzata in fretta e furia, visto l’anticipo di poche ore con cui venne annunciata la presenza del premier, accompagnato da Roberto Colaninno, presidente Piaggio. Secondo indiscrezioni sarebbe già successo qualche mese fa che alcuni operai Piaggio sarebbero stati multati per aver scritto su Facebook frasi offensive verso i loro superiori.

Al di là della notizia di cronaca e delle vicende legali che le due lavoratrici stanno intraprendendo contro l’azienda è interessante approfondire questo episodio, non il primo né l’unico accaduto negli ultimi anni. Una tipica frase da chiacchiericcio al bar pubblicata sui social media diviene terreno di scontro. Il “controllo difensivo” che il datore di lavoro può condurre sui dipendenti è stato semplificato grazie al Jobs Act, non importa il rispetto del codice disciplinare sul posto di lavoro: il codice disciplinare è applicato all’intero tempo di vita dei lavoratori. Una mamma di Torino l’anno scorso è stata licenziata per aver scritto su Facebook un post in cui deprecava le condizioni igieniche dei pasti della mensa in cui lavorava, ed in cui suo figlio mangiava: licenziata anche lei.

L’utilizzo di queste misure disciplinanti in contesti di lavoro individualizzati, precarizzati e frammentati sia temporalmente che spazialmente è funzionale alla crescita ulteriore dell’individualismo e della subalternità. L’unico mezzo di dissenso permesso ai lavoratori è quello dello sciopero sindacale. In un momento in cui i sindacati sono l’arma più forte della pacificazione padronale evidentemente il terreno dello scontro si colloca anche ad altri livelli. Uno di questi è la comunicazione, anche quella sui social, per quanto ad alcuni faccia storcere il naso questa è la realtà dei fatti.

Ovviamente il terreno mediatico non è l’unico terreno di scontro, alla Piaggio come in altri luoghi. Lo hanno mostrato i lavoratori e le lavoratrici che da quest’inverno sono in mobilitazione con picchetti, blocchi dei cancelli e scioperi e che il 29 aprile erano in piazza contro il governo a Pisa. Sarà anche per questo che dopo il corteo, i post e le dichiarazioni di sindaci e premier PD hanno nella migliore delle ipotesi rasentato il ridicolo, o semplicemente non ci sono state.

La comunicazione e lo spazio mediale non sono terreni neutrali né tanto meno omogenei, lo mostra l’utilizzo che ne fa la controparte e quello che proviamo a concepire noi. Il silenzio della controparte dopo il corteo del 29 aprile, il silenzio dell’azienda sul caso dei licenziamenti a Pontedera mostrano la difficoltà e la paura di attraversare questo terreno non interamente governabile. L’utilizzo dei media, nel loro potenziale comunicativo, va restituito ad ambito di riflessione collettiva: come influire in questo terreno, come aprirvi delle brecce?

Sono problematiche che nella loro complessità dovremmo iniziare a porci, per non concepire il mediale come mera traduzione della realtà che vi sta al di fuori. Come mostra questa vicenda, il media e la realtà non sono due mondi separati ma interconnessi e stratificati come campi del conflitto. 

18 maggio 2016

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Maggio 2016 10:03

Unioni civili: la Camera ha detto sì. Tra compromesso e fiducia

E-mail
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

unioni civiliFinalmente. Dopo mesi di polemiche, retromarcia, stralci e tagli, la legge sulle unioni civili è realtà. Senza il concetto di famiglia e senza l'adozione dei figli già all'interno della coppia (la famigerata Stepchild adoption). È il compromesso che Renzi ha trovato per incassare il voto trasversale anche dei verdiniani (che hanno votato la fiducia) e di alcuni esponenti (soprattutto femminili) della destra. Anche se i rischi maggiori per cui il governo aveva posto la fiducia, venivano dai banchi della maggioranza. Si sono astenuti invece i 5 Stelle che reputano la legge un compromesso troppo al ribasso. La capogruppo del Pd, Michela Marzano si è invece dimessa ritenendo che si tratti di una legge che non la rappresenta anche se allo stesso tempo ha dichiarato che sarebbe stato difficile fare altrimenti.

Insomma, una legge minima che però in un paese bigotto ed egemonizzato dal Vaticano sembra una conquista gigantesca. Così commenta Il Manifesto: "Renzi ha ragione di festeggiare anche per quanto riguarda la sua immagine. Dalla vicenda esce bene. È vero che anche dopo questa legge l’Italia rimane in ritardo rispetto a molti Paesi occidentali e soprattutto rispetto al comune sentire dei suoi stessi cittadini".

Vero. Renzi ci esce bene, nonostante dalle sue dichiarazioni voglia far apparire questa legge come un sacrificio per il bene dei cittadini che gli farà perdere il voto cattolico. I governi turboliberisti che favoriscono quotidianamente l'attacco alla democrazia e il depredamento dei beni comuni da parte dei capitali finanziari sanno benissimo che sul fronte dei diritti civili devono concedere qualcosa. È il ruolo che si è cucita addosso la ex sinistra di governo, diventata partito della nazione a tutela di banche e finanza con qualche sprazzo colorato sui diritti individuali.

Di seguito una breve rassegna stampa sulla legge e sulle posizioni, alcune deliranti come quella di Salvini, dei politici e delle associazioni.

Voto civile e trasversale (Il Manifesto)

Unioni civili sono legge: M5s si astiene. Lega e Fdi contro. Renzi: “E’ un giorno di festa”. Le destre: “Referendum” (Il Fatto)

 

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Maggio 2016 15:02

Pagina 5 di 171

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito