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CORPI E POTERE

Devastazione e saccheggio. Anatomia di un reato

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tratto da http://www.globalproject.info/it/in_movimento/devastazione-e-saccheggio-anatomia-di-un-reato/19865

Pubblichiamo l'articolo di presentazione di una campagna di sensibilizzazione, promossa da Milano in Movimento e Q Code Mag, attorno al reato di "devastazione e saccheggio" L'articolo penale 419, ereditato dal codice dal Codice Rocco e mai riformato, viene utilizzato dalla magistratura per colpire individui e movimenti in contesti di mobilitazione sociale. Come redazione di Globalproject riteniamo necessario aprire uno spazio di dibattito su questo tema, attraverso questi ed altri contributi, al fine di interrogarsi collettivamente sugli strumenti capaci di mettere a nudo quegli intrecci tra piano politico e piano giudiziario che incidono direttamente sulla libertà di movimento.

***

“Art. 419 –Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 285,commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso su armi, munizioni o viveri esistenti in luogo di vendita o di deposito”.

Questo dunque il famigerato articolo del Codice Penale che regola il reato di devastazione e saccheggio.

All’alba di giovedì 12 Novembre un’operazione di polizia condotta dalla Procura e dalla Questura di Milano ha portato all’emissione di10 misure cautelari in carcere (più 5 denunciati a piede libero) per i fatti del Primo Maggio NoExpo 2015 a Milano.

Dei 10 arresti 4 sono stati eseguiti a Milano (uno degli indagati risulta irreperibile) e 5 in Grecia. Gli attivisti italiani sono in carcerazione preventiva mentre i Greci sono stati liberati il giorno successivo al loro arresto con obbligo di firma.
L’Italia ha chiesto l’estradizione dei 5 manifestanti greci sollevando più di una perplessità nel paese ellenico.
Perplessità dettate sia dall’abnormità della pena prevista per aver partecipato a degli scontri in una manifestazione di piazza, sia per l’abominio giuridico del “concorso psichico” (di cui parleremo), sia per il fatto che richieste di estradizione del genere sono un’assoluta rarità e generalmente sono giunte in Grecia per questioni riguardanti gruppi armati rivoluzionari (i casi specifici riguardano il gruppo armato greco “17 Novembre” e militanti della guerriglia curda) e non cortei politici.
Il 10 Dicembre il Tribunale del Riesame ha concesso i domiciliari a 2 dei 4 detenuti a Milano.
Tra il 7 e l’11 Gennaio si sono svolte, davanti alla Corte d’Appello di Atene (presidiata da centinaia di solidali) le udienze per l’estradizione dei cinque studenti.La corte ha rifiutato l’estradizione annullando le misure cautelari.I motivi della decisione non sono ancora pubblici. Probabilmente ha inciso anche il fatto che la giurisprudenza greca non prevede un reato con pene del genere che vada a colpire la conflittualità di piazza. In un paese “abituato” a livelli di conflitto sociale elevatissimi le richieste delle autorità italiane sono sembrate subito sproporzionate.

Ma torniamo all’articolo 419 del Codice Penale.

Il primo elemento rilevante delle discussione è il fatto cheil reato è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con il Regio Decreto numero 1.938 del 19 Ottobre 1930(entrato in vigore il Primo Luglio del 1931).Regio Decreto passato alla storia come “Codice Rocco”dal nome dell’allora Ministro della Giustizia Alfredo Rocco.

Se si guardano le date è evidente che il codice mette nero su bianco la struttura penale del regime autoritario fascista.Mussolini è al potere dal 1922 e nel 1930 la dittatura è pienamente consolidata. A metà degli anni ‘20, in coincidenza con la crisi del regime seguita al rapimento e all’omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti da parte di una squadraccia di sicari fascisti, vengono infatti varate le leggi eccezionali del fascismo che trasformano il paese da una monarchia costituzionale a uno stato autoritario. Le “leggi fascistissime” ipotecano la libera stampa, vietano lo sciopero, sciolgono i sindacati, centralizzano i poteri nelle mani dell’esecutivo, costituiscono il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, istituiscono l’OVRA (la polizia segreta) e introducono il confino di polizia per gli antifascisti.

Una volta stabilizzato il regime, il “Codice Rocco” è il secondo passaggio. Una sorta di “fascistizzazione” del diritto penale. Giova ribadire il fatto che, nonostante il fascismo sia caduto in Italia nel 1943, moltissimi elementi del “Codice Rocco” sono sopravvissuti alla dittatura arrivando ai giorni nostri.

Se poi si va a leggere l’articolo 285 a cui la prima riga dell’articolo 419 fa riferimento non si può che sobbalzare sulla sedia. L’articolo 285 recita infatti: “Chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage nel territorio dello Stato o in una parte di esso è punito con l’ergastolo”. Importante aggiungere che la pena iniziale prevista per questo reato era la morte, poi sostituita dall’ergastolo quando la pena capitale venne abrogata dall’ordinamento italiano nel 1947.

La prima riflessione pensando alla definizione “devastazione e saccheggio” corre immediatamente a fatti legati alla guerra (la prima immagine che salta alla mente è l’occupazione nazista dell’Italia dal’43 al ‘45) come avrebbero potuto essere le requisizioni operate da una forza occupante.

Il secondo pensiero è chele modalità repressive (sia poliziesche che giudiziarie) messe in campo da un regime totalitario come il fascismo per contrastare eventuali insorgenze sociali dovrebbero diversificarsi da quelle di uno stato di diritto democratico, ma evidentemente, per certi aspetti, questo non è così scontato.

Dopo la caduta del fascismo questo capo di imputazione venne contestato rarissimamente. Quasi mai si giunse a sentenze di condanna definitive tanto che, fino a qualche anno fa, prima che il reato diventasse “di moda”, mancava una vera e propria giurisprudenza a riguardo.
Esso è stato espressamente utilizzato per reprimere sommosse e moti di piazza a carattere insurrezionale. Non a caso venne contestato alcune volte nel clima tesissimo e di guerra civile latente immediatamente successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
L’Italia era un paese in ginocchio e alla fame. Con livelli di disoccupazione e miseria oggi inimmaginabili.
Si trattava inoltre di un paese teatro di uno confronto ideologico molto duro. Un paese facente parte del blocco occidentale, ma con un Partito Comunista fortissimo e movimenti operai e contadini altrettanto forti.
Non a caso questo reato venne contestato per i moti insurrezionali che colpirono l’Italia subito dopo l’attentato al Segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti del 14 Luglio 1948.
Per capire il clima di quei giorni basti dire che il bilancio, nella sola giornata del 14 Luglio, fu di 14 morti e centinaia di feriti. Nei due giorni successivi all’attentato, si conteranno altri 16 morti e circa 600 feriti.
Un’altra delle rare occasioni di applicazione del reato fu nel 1960 durante i moti contro il Governo Tambroni (governo democristiano sostenuto dai voti dei fascisti del Movimento Sociale Italiano). Il 30 Giugno 1960 una gigantesca manifestazione antifascista sfociò in feroci scontri con le Forze dell’Ordine in un clima insurrezionale nel tentativo di impedire l’imminente congresso del MSI che doveva tenersi in città (e che venne annullato). Nei giorni successivi scontri si susseguirono in tutto il paese con molti morti tra i manifestanti. L’episodio più celebre è quello di Reggio Emilia quando, a seguito di una nutrita manifestazione sindacale antifascista con 20.000 partecipanti la Polizia mitragliò (furono sparati più di 500 colpi) i manifestanti uccidendo 5 ragazzi.
A Palermo, dove il reato fu contestato, furono fermate 364 persone, di cui 55 andarono a processo.

Successivamente questo articolo cadde praticamente nel dimenticatoio.
Questo anche nei pur duri e socialmente tesi anni ’70 punteggiati da centinaia di episodi di scontri di piazza estremamente violenti un po’ in tutto il paese.
Uno dei rari settori di utilizzo del reato in quel periodo è stato per contrastare le rivolte nella carceri italiane tra la fine degli anni ‘60 e i primissimi anni ‘80.
Rivolte che, giova ricordarlo, ai tempi spinsero i legislatori a una serie di riforme tendenti a migliorare le condizioni penose in cui versavano i penitenziari italiani.

Poi anni di silenzio fino al 1998 quando il reato venne rimesso in campo dalla Procura di Torino nel quadro delle indagini sul corteo nazionale dei centri sociali del4 Aprile 1998. Corteo in cui era stato pesantemente danneggiato il nuovo Palazzo di Giustizia della città sabauda, ai tempi ancora in costruzione.
Da lì l’utilizzo dell’articolo 419 è aumentato a dismisura.Si è andati dal G8 di Genova agli scontri di Piazza San Giovanni a Roma il 15 Ottobre 2011 passando per l’11 Marzo 2006 a Milano. Di qualche giorno fala sentenza di condanna di primo grado per 4 imputati per la manifestazione antifascista di Cremona del Gennaio 2015.
Ora il Primo Maggio.

Sembra che “devastazione e saccheggio” sia diventato un valido strumento di contrasto della conflittualità di piazza.Questo anche grazie alla“spada di damocle” del concorso moraleper cui la mera presenza sul luogo degli incidenti di piazza renda possibile una condanna ad anni di carcere.
Negli ultimi 15 anni la magistratura ha messo in campo veri e propri esperimenti repressivi come quelli legati alla contestazione dell’aggravante del terrorismo per le lotte contro il TAV in Val di Susa.
La sperimentazione degli effetti nefasti dell’articolo 419 fa parte di questo “laboratorio repressivo”.

12 febbraio 2016

Link all'articolo originale

Gli altri articoli:

"Devastazione e saccheggio. I processi"

"Devastazione e saccheggio. Una riforma necessaria"

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Emergenza migranti, nell’Egeo la Nato a guida tedesca. Aspettando l’Esercito Europeo

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Emergenza migranti, nell’Egeo la Nato a guida tedesca. Aspettando l’Esercito Europeo

Marco Santopadre - tratto da http://www.contropiano.org

Le emergenze, si sa, in certi contesti e per certi interessi possono rappresentare una manna dal cielo. Forniscono delle giustificazioni incontestabili, chiamano all’azione rapida, tagliano la testa al dibattito, ai dubbi, ai distinguo. E quella ‘immigrazione’ non fa eccezione, come dimostra lo spregiudicato uso che del tema stanno facendo i poteri dominanti europei.
Di fronte agli allarmati appelli di Turchia e Germania dei giorni scorsi, secondi solo alle proteste dei vari paesi di frontiera che si sentono invasi da un’ondata di profughi senza precedenti e abbandonati dalle istituzioni europee, ecco che l’Alleanza Atlantica si dice pronta a pattugliare il Mar Egeo per aiutare le autorità turche a gestire, appunto, l’emergenza.
Ovviamente con le proprie navi da guerra che, ha avvisato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, non si dedicheranno però a salvare le vite dei naufraghi che affogano a centinaia nel pur breve tratto di mare che separa la costa turca dalle isole greche, ma avranno il compito di “contrastare gli scafisti”. Cosa voglia dire, tecnicamente, non si sa. Appare evidente, però, che la missione, “a grande richiesta”, concederà alla Germania di estendere i suoi tentacoli su quel pezzo di mondo più di quanto non abbia fatto finora. Perché Berlino, dichiarata destinazione finale della stragrande maggioranza dei profughi siriani e non, è una delle principali potenze militari della Nato, ed in quanto tale collaborerà con le autorità greche e turche e di altri paesi (ancora occorre capire quali). 
In questo modo la Nato avrà l’occasione di recuperare protagonismo in Medio Oriente – tentando di bilanciare il crescente ruolo russo-iraniano nella regione sostenuto dalle vittorie militari dei lealisti siriani contro i vari gruppi di ribelli jihadisti – e al tempo stesso potrà vantare una poco credibile sensibilità nei confronti del “problema profughi”.
Basta ascoltare le parole di Ash Carter, segretario alla Difesa Usa, per capire quale sarà il leit motiv della propaganda atlantista: «Esiste un sindacato criminale che sta sfruttando la povera gente con un’operazione organizzata di traffico di essere umani. Colpendo in questo modo si può ottenere il massimo effetto, che è il nostro principale intento».
Germania, Turchia e Grecia hanno «sottolineato la necessità per la Nato di agire con rapidità e gli Stati Uniti sono di fatto d’accordo, dal momento che ci sono in gioco delle vite umane» ha spiegato Carter secondo il quale l’obiettivo è estendere le operazioni marittime della Nato nel Mediterraneo (decise a supporto della Turchia che collabora con i jihadisti dopo la frattura con Mosca che invece li combatte), attualmente sotto comando tedesco, per motivi umanitari.
Della partita saranno anche gli uomini di Frontex, l’agenzia dell’Unione Europea che nei progetti dell’establishment continentale dovrebbe presto trasformarsi in un corpo di guardie di frontiera e di guardia costiera di Bruxelles. Perché se in questo frangente Berlino – e Bruxelles – sembra aver strappato a Washington la guida della missione militare nel settore orientale del Mediterraneo, a ridosso di uno dei fronti più caldi della competizione globale tra potenze, è più che evidente che l’Unione Europea aspira ad avere il controllo pieno dei propri confini esterni ed anche del “proprio cortile di casa”, senza dover dipendere dagli Stati Uniti. 
Se nel corso della conferenza stampa Ash Carter ha di nuovo chiesto alle potenze europee di aumentare gli investimenti per la difesa - gli Stati Uniti «hanno quadruplicato gli investimenti portando a 3,4 miliardi il finanziamento, aumentando il focus sulla deterrenza contro l'aggressione russa» perciò «si aspettano che gli alleati europei facciano lo stesso» - in realtà l’Unione Europea nel suo complesso ha già impresso un’accelerazione sia alla spesa militare sia al rafforzamento di apparati di sicurezza integrati già esistenti ed alla creazione di nuovi corpi militari continentali.
La Commissione Europea ha già affidato da tempo all’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, il mandato di definire entro il prossimo giugno «una nuova ed ampia strategia europea per la politica estera e la sicurezza» che superi quella adottata nel 2003. Al di là delle chiacchiere e delle formulazioni fumose tipiche della burocrazia continentale gli obiettivi sono chiari: oltre ad un’agenzia europea di intelligence ciò che serve a Bruxelles è una forza armata europea potente e in grado di intervenire in tempi ristretti. A piena guida europea, ovviamente.
Intanto, a proposito delle relazioni all’interno dell’Ue tra i centri di comando e le periferie, Berlino sta approfittando dell’emergenza immigrati per infliggere un altro duro colpo ad Atene. Secondo alcuni media a Bruxelles si starebbe facendo strada il progetto di trasformare la Grecia in un immenso campo profughi: una volta sospeso il paese dall’accordo di Schengen, ad Atene e dintorni potrebbero essere stipati centinaia di migliaia di immigrati provenienti dalla Turchia e dai Balcani, liberando così gli altri paesi dell’area dal problema e permettendo alla Germania e agli altri paesi di destinazione finale di scegliersi con calma i profughi da accettare e quelli da respingere. Un modo anche per diminuire il potere di ricatto della Turchia che ha già ricevuto tre miliardi di euro da Bruxelles per 'contenere' i profughi ma che continua ad alzare la posta.
Secondo quanto riferisce il Financial Times i paesi del centro e del nord Europa starebbero valutando la fattibilità di rendere operativa la proposta della Slovenia, che consisterebbe nello schierare truppe europee in Macedonia per sigillare il confine con la Grecia e trasformare di fatto Atene in una sorta di territorio “cuscinetto” in cui bloccare i migranti. In attesa delle decisioni di Bruxelles, intanto, il governo dell’ex repubblica jugoslava di Macedonia hanno ordinato la costruzione di una seconda barriera di filo spinato a pochi metri da quella già eretta a novembre lungo il confine con la Grecia. E a ‘coadiuvare’ i poliziotti macedoni da qualche tempo a Skopje stanno arrivando poliziotti provenienti da diversi paesi europei.

12 febbraio 2016

vedi anche

Crescono, e non di poco, le spese militari nell’Unione Europea

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Grillo ci ripensa, adozioni a rischio

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Forse molti non si ricordano che già nell'ottobre 2014, durante il voto online organizzato sul blog di Beppe Grillo, ci furono grandissime polemiche. Infatti il quesito venne cambiato durante le ore del voto togliendo una parte tra parentesi che faceva esplicito riferimento all'adozione dei figli già presenti all'interno della coppia. Poi fu sostituito con un link ad un post di un senatore che spiegava il significato di quella parte sulle adozioni. Oggi Beppe Grillo prova a smarcarsi per avere mani più libere e rincorrendo l'elettorato. Non è una questione di coscienza, perché la stepchild adoption è chiarissima e già presente in decine di ordinamenti. È che in Italia l'elettorato è cattolico e conservatore e allora Beppe ha fatto i conti con la calcolatrice. Oltre al fatto che all'interno della compagine parlamentare dei 5 Stelle ci fosse qualche mal di pancia. D'altra parte il Vaticano è a poche centinaia di metri... Alfano esulta.

Qui sotto un link che ripercorre le polemiche sul voto online sulle unioni civili del 28 ottobre 2014. Già un anno e mezzo fa la contraddizione scoppiata in queste ore era latente. Redazione, 7 febbraio 2016

http://www.bufale.net/home/bufala-nella-votazione-online-svolta-nel-2014-non-era-presente-alcun-accenno-alle-adozioni-bufale-net/

http://www.corriere.it/politica/14_ottobre_28/consultazione-online-attivisti-m5s-dicono-si-unioni-gay-8a9839a2-5ee9-11e4-9933-2a5a253459da.shtml

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Senato. Dal blog concede «libertà di coscienza». Rivolta in rete. Alfano esulta: la legge può saltare. Il Pd minimizza: «Benvenuti nell’età adulta». Deputati del movimento contro: «Scelta penosa» Ma ora i voti per le adozioni potrebbero non esserci. Lo stralcio diventa un’ipotesi concreta. Che Renzi potrebbe ’subire’ volentieri. E così evitare i capricci dell’alleato Alfano

Contrordine grillini: sulle unioni civili Grillo concede libertà di voto. Per i militanti a cinque stelle e per la ’rete’, il fulmine a ciel sereno arriva dal blog del comico. Da ieri mattina un post pensoso ragiona sulla stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner. Un punto «in cui le sensibilità degli elettori, degli iscritti e dei portavoce MoVimento 5 Stelle sono varie», scrive il leader. Che ora ha cambiato idea «in seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce M5S». L’indicazione ai senatori che da martedì affronteranno il voto del ddl Cirinnà a Palazzo Madama è «libertà». Grillo l’ha decisa e ora la concede ai suoi, stracciando senza indugio la consultazione online che si era svolta nell’autunno del 2014 sulle unioni civili, conclusa con la vittoria del sì: ma «non era presente alcun accenno alle adozioni». E siccome, appunto, Grillo ha deciso, una nuova votazione non serve: «Perché su un tema etico di questa portata i portavoce M5S al Senato possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo qualunque sia il risultato delle votazioni». Dario Fo a stretto giro di posta si schiera con lui.

La parola coscienza fa ingresso nel vocabolario grillino ed è subito terremoto. In pochi giorni il movimento è passato dalla minaccia di non votare il ddl Cirinnà in caso di mediazioni al ribasso da parte del Pd, all’ammissione di qualche dissenso sul tema delle adozioni (la settimana scorsa in una riunione i senatori Ornella Bertorotta e Sergio Puglia avevano ammesso la loro difficoltà a votare sì) alla libertà di voto. Che però manda all’aria il fragile pallottoliere con cui la legge doveva passare. Grillo forse annusa l’aria del paese, favorevole alle unioni civili ma meno alle adozioni: «Gli italiani si spaventano», aveva detto Casaleggio. O forse tenta una mossa per tenere uniti i senatori: il dissenso sul tema è più ampio di quanto non era fin qui filtrato. Il rischio era l’affossamento della stepchild al voto segreto con figuraccia massima dei grillini. Tant’è che ieri l’appello dei senatori per il sì lanciato su twitter da Paola Taverna (#iovotosì), fino a sera aveva raccolto solo dodici adesioni. Poche, molto poche rispetto ai 35 senatori del gruppo. Ma nei gruppi il gesto d’imperio non va giù: «Un patetico tentativo a non spingersi oltre», twitta la deputata Chiara Di Benedetto. Sulla rete intanto è rivolta. L’accusa è sanguinosa ed è quella di tradimento, perfetto frutto di anni di beffe contro l’idea stessa (costituzionale, ma i grillini non l’hanno mai digerita) di libertà di coscienza: «I portavoce non possono avere libertà di coscienza perché votano in rappresentanza della coscienza collettiva», scrive un ’cittadino’; «Avete buttato nel cesso il principio cardine», un altro; «Loro voteranno secondo la loro coscienza ma non secondo la volontà dei cittadini che li hanno eletti», un terzo. Obiezioni da allievi modello dell’educazione civica a 5 stelle. Il rischio è che il contraccolpo si senta nelle città dove a giugno si va al voto. Ne sarebbero preoccupati in particolare il candidato bolognese Massimo Bugani e la torinese Chiara Appendino.

Al senato il cambio di fronte dei grillini innesca una reazione a catena. Ora il rischio è quello di mandare all’aria il ddl Cirinnà che non può più contare sul bacino certo dei 35 voti grillini per far passare l’art. 5, proprio quello che regola le stepchild. Il ministro Alfano esulta e twitta: «Si riapre la partita. Potrebbe saltare l’intera legge». In realtà quello che va a rischio sono le adozioni. Almeno per la strada della legge: quella giudiziaria invece sarebbe spianata: ieri le famiglie Arcobaleno hanno annunciato che «il tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto un’altra adozione “in casi particolari” (la stepchild adoption) a favore di due minorenni con due mamme». Al senato invece il fronte stava perdendo pezzi. La settimana scorsa il senatore Tonini, cattolico ma favorevole al testo Cirinnà, aveva lanciato l’idea dello stralcio in un provvedimento da approvare in tempi certi. La proposta non aveva trovato grandi accoglienze nell’area centrista e cattolica. In compenso aveva fatto saltare i nervi ai laici del suo partito.

Ieri il capogruppo Luigi Zanda e la vice di Renzi Debora Serracchiani hanno cercato di minimizzare l’impatto del contrordine grillino: «La decisione di Grillo di lasciare libertà di voto sui punti delicati del ddl sulle unioni civili è giusta», ha detto il primo, «Diamo ai grillini il benvenuto nell’età adulta della politica», la seconda. Ma la preoccupazione che alla fine lo stralcio delle adozioni diventi l’unica strada per approvare la legge comincia ad essere molto concreta: la somma dei possibili nuovi dissensi grillini con quelli già conosciuti (35 del Pd, 7 del gruppo delle autonomie, più tutta la destra moderata e non) comincia ad essere un numero pericolosamente alto. Il Pd non sponsorizzerà lo stralcio delle adozioni. Ma potrebbe ’subirla’ per portare comunque a casa legge. Risparmiandosi le turbolenze che, anche bluffando, il partito di Alfano minacciava, dopo il (presunto) successo del Family Day, sabato scorso. Per Renzi tutto sommato potrebbe persino essere una soluzione augurabile.

7 febbraio 2016

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Ultimo aggiornamento Domenica 07 Febbraio 2016 14:13

La rivolta di Calais

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tratto da http://www.communianet.org/

Dopo l'imponente corteo di sabato 23 a Calais dove più di 4.000 persone hanno manifestato in solidarietà con i migranti rinchiusi nel campo profughi della "Giungla", e dopo che un migliaio di persone, migranti in testa, hanno abbattuto le protezioni dell'area imbarco e occupato per alcune ore una nave inglese, almeno 35 persone, migranti e cittadini europei, sono state arrestate. Alcune rilasciate dopo 24 ore, altre (le non francesi) saranno processate per direttissima. Tra queste anche tre ragazze italiane, Martina, Valentina ed Ornella, che adesso rischiano il rimpatrio. Al momento sono detenute al CRA (Centro di Detenzione Amministrativa) di Lille in attesa di sapere il risultato del ricorso presentato contro l'obbligo di abbandonare il territorio francese (OQTF).

Mentre i potenti d'Europa discutono di come tornare a uno stato di diritto antecedente alle guerre mondiali, facendo ripiombare l'Europa alle pagine più scure della storia, c'è chi, in ogni paese, si batte per la libertà di movimento, per una vita degna e contro l'ipocrisia di chi non vuole accorgersi di avere devastato il mondo e aver provocato uno dei più grandi esodi di massa della storia contemporanea.

Martina, Valentina, Ornella libere. Tutte/i libere/i subito!

Questa la cronaca della giornata di sabato (inglese/francese)
https://calaismigrantsolidarity.wordpress.com/2016/01/24/thats-the-spiri...

Di seguito i comunicati di Calais Migrant Solidarity e dei promotori del corteo.

Comunicato di Calais Migrant Solidarity a seguito della manifestazione del 23 gennaio 2015

Occupazione della Spirit of Britain
Questo 23 gennaio, una manifestazione di solidarietà con i rifugiati che vivono nella Jungle ha riunito un considerevole numero di persone a Calais a seguito. L’appello era stato lanciato da gruppi esterni a Calais, principalmente il CISPM (Coalizione Internazionale Sans-Papiers e Migranti), l'ATFM (Associazione dei Lavoratori Magrebini Francesi) e da un gran numero di altre organizzazioni solidali. I manifestanti sono giunti da tutta la Francia ma anche da Germania, Belgio, Paesi Bassi e Gran Bretagna.
Il presidio inizia alle 14 all'ingresso della Jungle e si dirige verso il centro della città. Ai solidali si uniscono, lungo tutta la manifestazione, degli abitanti della Jungle: afghani, sudanesi, kurdi, siriani e persone di altri paesi. Il dispiegamento di forze di polizia è massiccio, con almeno una compagnia di CRS in tenuta anti-sommossa e fornita di barriere e un idrante.
Il corteo si scontra con qualche residente di Calais appartenente a gruppi fascisti. Uno di questi, dopo aver provocato i manifestanti ed essersi ritrovato davanti ad un folto gruppo di persone sulla soglia della sua abitazione, estrae un fucile e lo punta contro la folla. Dopo un lancio di oggetti verso il giardino di questo buffone, il corteo si riunisce e prosegue, lasciandosi dietro qualche graffito sul percorso.
La manifestazione, che conta oltre 2mila partecipanti, arriva intorno alle 16 a place d'Armes, dove si susseguono interventi dei vari partecipanti e la statua di DeGaule viene ridipinta (Nique la France!). Un gruppo di abitanti della Jungle allora tenta di mobilitare la folla e spinge per proseguire verso il porto. Il gruppo riesce quindi a rompere il cordone dei CRS e avanza rapidamente. Più di mille persone si avvicinano alla zona del porto passando attraverso le barriere di sicurezza, di fianco alla polizia ormai decisamente sopraffatta. Circa 500 persone riescono quindi a entrare nella zona di imbarco, mentre gli altri sono rapidamente respinti dal lancio di flashballs e lacrimogeni sparati in direzione del varco aperto nelle recinzioni.
Questo stesso gruppo corre verso il traghetto “The Spirit of Britain” e inizia ad arrampicarsi sulla nave. Gli addetti del porto e la Polizia di frontiera sopraggiungono rapidamente ma si mantengono a distanza. Mentre più di 50 persone occupano la nave, un lavoratore della stessa inizia a annaffiare le persone con una potente getto d'acqua, cosa che continuerà fino alla fine dell'occupazione.
Poco dopo, il gruppo rimasto davanti alla nave comincia a muoversi dentro all'area del porto ed è rapidamente caricato da un ingente dispiegamento di CRS. Una volta che i manifestanti sono stati allontanati dal porto la polizia locale continua ad inseguirli a colpi di manganelli e lacrimogeni fino alla Jungle.
C'è voluto fino alle 20.30 perchè i CRS riuscissero ad evacuare la nave, arrestando alcune persone e obbligandone altre a tornare alla Jungle. Al momento, 3 italiane sono detenute al CRA [Centro di detenzione amministrativa] di Lille con un OQTF [Obbligo di lasciare il territorio francese], 4 persone sono state rilasciate senza capi d'imputazione dopo 24h di fermo e circa 100 sans-papiers avrebbero passato la notte al CRA di Coquelles e sono stati a poco a poco rilasciati; altre 8 persone che erano in stato di fermo compariranno lunedi alle 14 davanti al tribunale di Boulogne sur mer, dove saranno giudicate per direttissima.
Come d'abitudine, le autorità e i media sia inglesi che francesi tentano di minare la legittimità di queste azioni attribuendole al “gruppo anarchico No Borders”. È in effetti più facile sostenere l'immagine razzista dei poveri rifugiati, incapaci di organizzarsi e rivendicare qualsiasi cosa e attribuire tutte le azioni organizzate agli Europei. Beh, no. La realtà è tutt'altra: migliaia di persone sono bloccate ad una frontiera, più violenta che mai, e sono costrette ad organizzarsi contro di essa e si, Calais Migrant Solidarity sosterrà sempre tutti coloro che esprimono la volontà di battersi per la loro libertà e contro il trattamento che sono costretti a subire dall'Europa. Il trattamento mediatico profondamente razzista delle azioni che le persone sans-papiers mettono in atto fa parte a tutti gli effetti di ciò che intendiamo combattere.
Cosi, in solidarietà con tutte le persone criminalizzare dal regime delle frontiere e in sostegno all'azione che si è svolta sabato, facciamo appello ad essere numerosi davanti al Tribunale di Boulogne sur mer alle 13.30.

Calais Migrant Solidarity

Comunicato del coordinamento unitario organizzatore della manifestazione del 23 gennaio

A seguito della manifestazione per l'apertura delle frontiere di sabato 23 gennaio a Calais e all'occupazione di un traghetto, la polizia ha proceduto a 15 arresti. Otto persone sono giudicate questo lunedì al tribunale di Boulogne sur mer per l'occupazione della nave e rischiano fino a 6 mesi di prigione e una multa, un presidio è previsto davanti al tribunale alle 13.30. Tre militanti italiane si trovano in centro di detenzione amministrativa con l'obbligo di lasciare il territorio francese.
Sabato 23 gennaio 3mila migranti, rifugiati della Jungle, rifugiati e sans-papiers di Parigi, Marsiglia, Lille e altrove, attivisti/e dei movimenti di solidarietà di Calais, della regione e di altre città, militanti arrivati dalla Gran Bretagna, dal Belgio e dalla Germania hanno manifestato a Calais.
E stata la più grande manifestazione di questo tipo che si sia tenuta a Calais mentre nelle stesse ore, altre manifestazioni analoghe si tenevano a Evros, alla frontiera fra Grecia e Turchia, e a Lampedusa.
Nonostante le provocazioni, minime, dell'estrema destra, la manifestazione ha mostrato il volto della determinazione e della solidarietà.
La fiducia trasmessa da questo splendido corteo ha portato alcune centinaia di migranti a decidere di prendersi ciò che legittimamente rivendicano: la loro libertà di circolazione. Al termine del corteo, oltrepassando le forze di polizia, hanno proseguito a manifestare fino al porto, per tentare di imbarcarsi su una nave. Diverse decine sono effettivamente riuscite ad accedere ad un traghetto ormeggiato al porto.
A seguito di questa azione la polizia ha arrestato almeno 11 solidali europei e 24 migranti.
La manifestazione di sabato ha dimostrato che la solidarietà è un progetto di società proiettata verso il futuro, ben oltre le politiche attuali che fanno di Calais una città sinistra e circondata di filo spinato.
Pretendiamo perciò la liberazione immediata di tutt* i/le manifestanti arrestat*, a prescindere dal loro status o nazionalità e il ritiro di tutte le accuse.

Gli organizzatori unitari della manifestazione. Primi firmatari: ATMF, CNT-RP, CISPM, CSP 75, Droits Devant!!!, NPA

26 gennaio 2016

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Askatasunaren haizea, vento di libertà: Karlos è libero

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karlos liberotratto da http://www.infoaut.org

Karlos è stato assolto!

Karlos Garcia Preciado, il nostro compagno, condannato in spagna nel 2000 a 16 anni di carcere per il presunto danneggiamento di una banca, e costretto a lasciare il paese basco e a vivere in clandestinità in Italia, con un altro nome, fino a febbraio dello scorso anno quando l’interpol e la digos italiana l’hanno arrestato.

Il tribunale supremo di madrid, nell’udienza del 21 gennaio ha finalmente deciso per l’assoluzione. Non conosciamo ancora le motivazioni ma poco ci importano, l’abbiamo detto per mesi e Karlos l’ha gridato ancora più forte, era una sentenza assurda come le tante che nel sistema giuridico spagnolo perseguitano la popolazione di Euskal Herria. Giustamente, per questo e per la sua libertà Karlos si era sottratto all’arresto in Spagna dove avrebbe dovuto scontare anni di carcere senza nessuna ragione e fondamento.
Nelle prossime ore Karlos potrà finalmente uscire dal carcere di Rossano Calabro dove è recluso da più di due mesi, dopo 10 mesi in isolamento nel carcere di Rebibbia.
Siamo stupiti e increduli per l’esito di questa sentenza, che si conclude con un’inaspettata assoluzione, perchè nessuna fiducia abbiamo nei tribunali, né in quelli italiani, né in quelli spagnoli.

Ricordiamo che l’Italia a dicembre ha servilmente avallato le richieste del regno spagnolo, concedendo l’estradizione, e solo per la determinazione degli avvocati e dei compagni di Andoain, il paese di Karlos, questa storia è riuscita ad arrivare dopo tanti anni nell’aula del tribunale supremo di madrid, dove finalmente ha trovato la conclusione.
Nonostante questo non possiamo non pensare ai 14 anni di latitanza cui Karlos è stato costretto a vivere.
Non possiamo non pensare all’arresto nel febbraio del 2015, in presenza di suo figlio piccolo e a un anno intero di reclusione in italia, in isolamento a Roma e poi nel carcere di Rossano Calabro, lontano dalla sua famiglia e dai suoi amici.
Non possiamo non pensare alle centinaia di dissidenti baschi che ad oltre 4 anni dalla fine del conflitto armato continuano a scontare pene assurde nelle carceri spagnole e francesi con sentenze che li condannano per reati dimostrabili solo con prove costruite ad arte dai servizi spagnoli o con testimonianze estorte sotto tortura.Vento in poppa per i fuggiaschi!
Tutti e tutte libere!
Presoak eta hieslariak kalera!
Amnistia eta Askatasuna!
Daje karlos ti aspettiamo a Roma..è tempo di festeggiare!

da Un Caso Basco a Roma

25 gennaio 2016

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