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Bidoni di sostanze nocive finiti in mare: di chi è la responsabilità?

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bidone_spiaggiaIl concetto di Santuario Marino dei Cetacei si allarga essendo sempre più evidente la sua funzione di ricettore di rifiuti umani industriali oltreché organici piuttosto che carcasse animali. Nella storia recente nonostante una crescente sensibilità ambientale delle persone vengono praticate le stesse logiche di smaltimento sebbene limitate da qualche tipo di norma di tutela ambientale insufficiente al fine di garantire la salute pubblica. Ma la natura violata oggi continua a non far notizia, e soprattutto rimane nei media un fatto episodico che desta scandalo invece di essere un momento di ulteriore riflessione sulla degenerazione consapevole dei luoghi in cui viviamo. Sembrano ben altre le priorità per chi si è accaparrato il potere e gestisce l’informazione. Così: chi cercherà quei bidoni e con quali soldi? A carico di chi è la responsabilità? Perché tutti questi giorni? saranno tutte domande legittime che tutti si faranno ma solo per qualche giorno.

Inoltre la risposta a queste domande non sarà tempestiva ed è probabile che sarà più veloce la corrosione degli agenti marini sugli spessori di contenimento delle sostanze. red. 30 dicembre 2011

Ecco l'articolo di Gianni Lanes a riguardo

Il santuario dei cetacei nell’Alto Tirreno diventa una discarica in mare aperto di rifiuti. Come sempre il silenzio delle autorità è tombale. La notizia esplosiva è emersa  per caso soltanto ora. Il 17 dicembre l’eurocargo Venezia della compagnia Grimaldi Lines, ha perso nel tratto di mare tra Gorgona ed il Banco di Santa Lucia, alcuni semirimorchi carichi di merce pericolosa non meglio specificata. Si tratta di bidoni metallici.  Il numero dei fusti non è stato reso noto. Secondo una comunicazione ufficiale della Guardia Costiera di Livorno «Il prodotto è contenuto all’interno di sacchi di plastica nera racchiusi in fusti metallici di colore azzurro della capacità di 200 litri. Il materiale diventa pericoloso a contatto con l’aria scaldandosi fino ad alte temperature e producendo fiammate bluastre e liberando polveri e gas tossici». Paolo Gangemi del circolo centro di Rifondazione comunista si chiede “Perché non è stata attivata la protezione Civile” e invita le autorità “a chiarire alla popolazione se sapevano della vicenda e cosa stanno facendo per evitare ulteriori danni alle persone e all’ambiente”. Nonostante la gravità della situazione bocche cucite sia del contrammiraglio Ilarione dell’Anna a capo della direzione marittima livornese, che del comandante in seconda Lorenzo Cantore. Presidente Monti farà come Berlusconi e la Prestigiacomo che hanno insabbiato tutto il fenomeno, oppure affronterà seriamente il grave problema delle navi dei veleni inabissate nei mari italiani?

Precedente - Il 9 luglio scorso, a circa 10 miglia a nord del porto di Marciana Marina, all’isola d’Elba, l’equipaggio dell’imbarcazione tedesca MS Thales ha incrociato la nave portacontainer  Toscana proveniente da Malta, ferma in mezzo al mare con segni inequivocabili di attività di scarico, in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Attività strana e sospetta, attestata dai successivi tentativi di speronamento che stando alla denuncia dell’equipaggio tedesco sarebbero stati messi in atto dalla nave per intimidire la “Thales”. Ecco il resoconto testuale: “Il 9 Luglio 2009 la MS Thales era in navigazione dal porto (porto di provenienza) di Marina di Pisa all’Isola d'Elba. Alle 21,00 abbiamo osservato la nave porta-container “Toscana”, il cui (porto di provenienza) è La Valetta, nella posizione 43° 07,893’N, 10° 15,026’E (la posizione è stata presa con l’aiuto del GPS e del sistema radar di bordo). La nave “Toscana” era ferma. Non c’era segno di lavaggio della cisterna. Non c’era segno di ancoraggio o che fosse disabilitata. A una osservazione più vicina con l’aiuto di binocoli (8x40) abbiamo scoperto l’equipaggio della nave mentre lavorava sulle gru di bordo, gettando alcuni oggetti fuori bordo. Gli oggetti sembravano essere container da 16ft. Al momento dell’osservazione eravamo alla distanza di 1NM, dalla parte del porto rispetto alla “Toscana”. Improvvisamente tutte le attività sul ponte della Toscana si sono fermate. Dopo poco tempo - circa 2 minuti - la nave “Toscana” ha aumentato la propria velocità (i fumi esausti erano chiaramente visibili) e preso una rotta di collisione con la nostra imbarcazione… Durante questo tempo l’equipaggio della “Toscana” aveva messo di nuovo le gru nelle loro posizioni, a parte la prima, guardando dal ponte - questa mostrava, passando, sempre la direzione del ponte e un gancio non assicurato che era sempre giù al livello del ponte. Probabilmente per gettare fuori bordo altri containers, quando fossimo stati fuori vista”. Ma come si è giunti all'individuazione del container? La scoperta sarebbe stata effettuata tra il 2 e 3 novembre dalla nave “Alliance” dei Nurc, Nuclei di ricerca sottomarina della Nato, che grazie a sofisticate tecnologie hanno potuto individuare il container a 127 metri di profondità. Un anno più tardi, a seguito di indagine della Procura della Repubblica di Livorno, il container è stato filmato vuoto. Negli ultimi due anni si sono spiaggiati sulla costa toscana alcuni mammiferi marini, comprese alcune balene. Il colpo di grazia è giunto con il rigassificatore Olt. Passo e chiudo con l’ultima cattiva notizia dell’anno 2011.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/

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