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Medicina Democratica: "Solvay dissali l'acqua di mare"

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Solvay_VadaPer i cittadini che avessero seguito poco le vicende Solvay/sale/acqua e disastro della Val di Cecina, devono risultare confusi gli eventi delle ultime settimane. Ma sono chiarissimi: le istituzioni stanno facendo di tutto, da 15 anni, per regalare acqua e sale alla Solvay – in nome di una pretesa  e  malintesa difesa dell’occupazione – ma semplicemente non ci riescono, perché le contraddizioni sono insuperabili. Prima tra tutte quella dell’acqua che – sempre più limitata -  o si continua a regalare a Solvay o (in rispetto anche del risultato referendario del 12 giugno 2011 che sancì il no alla privatizzazione dell’acqua) si restituisce alla popolazione.

Quasi  100 anni di estrazioni di sale con acqua dolce da parte di Solvay hanno ampiamente dimostrato che queste estrazioni sono incompatibili con la Val di Cecina e la sua acqua, che – va ricordato con forza – prioritariamente per  legge (legge 35/1994 Galli) deve essere garantita alla popolazione.

Secondo il ponderoso, quanto oscurato Rapporto dell’Università di Pisa, curato dai prof. Cheli e Luzzati nel 2009, Solvay usa il 48 % dell’acqua dolce dell’area, sia per le estrazioni che per gli altri usi industriali. Quantità decisamente insostenibili, ma non è finita. L’asportazione di enormi quantità di minerale salino dal sottosuolo modifica radicalmente il sottosuolo stesso, sconvolgendo la circolazione acquifera sotterranea residua: si sospetta che molti milioni di metri cubi d’acqua si perdano  nelle rocce profonde per questa causa (geologo Sebastiano Vittorini, CNR Pisa).

Ora la multinazionale vorrebbe spostarsi dai giacimenti di Buriano-Ponteginori (ancora sfruttabili per diversi decenni) a quelli più ricchi ed in superficie che circondano il paese di Saline, ma tutti i nodi vengono al pettine: il TAR ha bloccato tutto per ben due volte, nel 2007 e nel 2010, con la sostanziale motivazione che non è garantita l’acqua alla popolazione.

Solvay ed istituzioni rispondono con l’invaso IDRO-S alle porte di Cecina, ad uso industriale, che invaserebbe  3 milioni di acqua di piena inquinata, minacciando l’ultima falda di acqua buona rimasta alla popolazione; e con l’invaso di Puretta, un piccolo invaso nella riserva naturale di Berignone (a sud- est di Saline) ad uso civile, che invaserebbe acqua del  Cecina inquinata dalla geotermia, e in quantità paragonabile alle perdite della rete acquedottistica attuale.

Non sono soluzioni praticabili. Solvay deve sganciarsi dal salgemma della val di Cecina, andando a prendersi il sale da altre parti, come fanno tutti gli altri produttori (a cominciare da Altair): ad esempio in mare, con la dissalazione. Si otterrebbe il duplice obiettivo di 1- alleggerire enormemente il peso sulla risorsa idrica dolce 2- dare una prospettiva più sicura, oltre i trenta fatidici anni (durata del contratto con Atisale), alle lavorazioni e ai lavoratori di Rosignano.

23.12.11                                                                                                     Maurizio   Marchi

Parte con ulteriori particolari

A Saline è venuto finalmente al pettine un vecchio nodo: quello dell'insostenibilità del progetto minerario Solvay. Occultato per anni da tutte le istituzioni, ma non dal TAR, che lo ha bocciato per ben due volte, nel 2007 e nel 2010 con la motivazione sostanziale che non garantisce acqua alla popolazione. Per dirla tutta, già nel giugno 1998 la Commissione ambiente istituita ad hoc dal Comune di Volterra (allora a guida DS), dopo un' approfondita analisi, era arrivata alle conclusioni che “il contratto è incompatibile con la Val di Cecina” dando “parere sfavorevole a qualunque forma di intensificazione  e di allargamento dello sfruttamento dei giacimenti minerari”, a causa della eccessiva acqua consumata, di esaurimento in tempi ridotti dela risorsa sale, di subsidenze e sprofondamenti, di danni a edifici e terreni agricoli,ecc. Secondo il prof. Sebastiano Vittorini, geologo  del CNR, facente parte della Commissione, mancavano dal bacino idrico del fiume Cecina ben 43 milioni di metri cubi d'acqua a causa “della modificazione del sottosuolo, dovuta all'asportazione di grandi volumi di salgemma ed altri materiali”.  Perfino l'allora assessore regionale all'ambiente Tommaso Franci, non proprio un “masaniello”, definì pubblicamente e più volte “scellerato” il progetto industriale. Ancor prima di Franci e della Commissione comunale si erano espressi i sindacati  che, su Il Tirreno del 8.5.97 sostenevano che “è solo la società chimica belga a trarre vantaggi dall'operazione”, mentre sarebbero “risibili” i vantaggi per Atisale (allora Monopoli).

Le conclusioni della Commissione comunale non piacquero ovviamente a Solvay, ma non piacquero neanche alla Giunta Regionale e alle province (tutte a guida DS), che imposero una nuova Commissione, che arrivò, manco a dirlo a conclusioni opposte. Tanto che nel Gennaio  2004, nonostante infinite proteste, studi e manifestazioni (tra queste, ricordiamo la “marcia del sale” del 20.9.2003 ) la Regione Toscana delibero' la VIA favorevole al progetto. Salvo incappare nello stop del TAR sulle delibere attuative del 2006.

Nel frattempo Solvay ed istituzioni brigavano per  trovare scappatoie: inventarsi l'acqua ad uso industriale, anche ad ulteriore scapito della popolazione e l'ambiente. Il progetto di invaso sul torrente Cortolla veniva approvato dalla Regione, ma subito abbandonato da Solvay. Che si orientava allora nel 2004 sui bacini IDRO-S alle porte di Cecina: enormi bacini già esistenti, creati da decenni di escavazioni di argille utilizzate dalle fornaci di laterizi  - di cui uno piccolo da riservare ad uso potabile – da riempire con le acque inquinate di piena del fiume.

Progetto assurdo nel più ampio progetto scellerato dello sfruttamento minerario, che avrebbe contaminato anche l'ultima falda sotterranea di acqua buona a disposizione della popolazione. Persino i comuni della Bassa val di Cecina si pronunciarono contro, e la parte “potabile” di IDRO-S fu pudicamente tolta, e dirottata a Puretta: qui nel 2008 ASA presentò un progetto di un piccolo invaso, cofinanziato anche da Solvay, nel quale si invaserebbe appena l'acqua che si perde nelle tubazioni colabrodo di Volterra e Pomarance. Progetto per nulla convincente, che infatti non ha convinto il TAR, nella sentenza del 2010.

Ora che Solvay scalpita per iniziare ad estrarre sale dai nuovi giacimenti, più ricchi ed in  superficie dei vecchi di Buriano, si rivedono 15 anni di errori, problemi rinviati, subalternità e vere complicità con la multinazionale, mentre i sindacati hanno accettato i “risibili vantaggi” per Atisale, anzi  il “contratto di collaborazione industriale” tra Solvay ed Atisale funziona benissimo come ricatto in mano a Solvay.

In questa tragedia generale, occorre dire poche cose ma molto chiare: Solvay deve sganciarsi dal salgemma della val di Cecina, andando a prendersi il sale da altre parti, come fanno tutti gli altri produttori (a cominciare da Altair): ad esempio in mare, con la dissalazione. Si otterrebbe il duplice obiettivo di 1- alleggerire enormemente il peso sulla risorsa idrica dolce 2- dare una prospettiva più sicura, oltre i trenta fatidici anni, alle lavorazioni e ai lavoratori di Rosignano.

Perchè, con la massima ipocrisia, si finge di battersi per loro, invece nella realtà si fa di tutto per tutelare gli interessi immediati, di basso profitto e profilo di una multinazionale, che esporta i suoi profitti milionari in Belgio, a danno della popolazione della val di Cecina ?

13.12.11

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