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Solvay S.A. comanda indisturbata in Val di Cecina

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Val di Cornia, Solvay, accordo di programma, scarichi e bonifiche: un intreccio nelle mani di Solvay con la politica che fa da spettatrice. E non trova alternative per nuove economie territoriali

classificazione acque LivornoDigitare su un motore di ricerca le parole "Solvay, spiaggia bianca, Caraibi italiani" è sufficiente per affogare in una discussione con poco senso, corredata da decine di reportage che fanno piacere soprattutto ad un solo ed unico operatore: Solvay S.A. Praticamente gli articoli di critica più sensazionali e impressionanti per chi li osserva giocano a favore di chi ha determinato gli impatti ambientali nei suoi 100 anni di attività. Il motivo sta nel fatto che alla fine, constatato che ormai gli impatti sono devastanti tra mare e sistema delle cave, allora il territorio deve avere vocazione industriale. Un passaggio logico semplice utilizzato da molti e molto efficace per continuare a fare come si vuole, in primis negare gli impegni dell’Accordo di Programma sugli scarichi industriali a mare che proprio quest’anno dovevano ottenere la verifica di raggiungimento dello stato “buono” (1) delle acque costiere ai sensi della legge di tutela nazionale. Ma la storia è lunga, molto lunga.

Risalendo alla fine degli anni ’80 nelle fasi di progettazione della prima ipotesi di Parco Industriale al tempo chiamato “Progetto Azzurro”, a nord di Vada, dove l’industria avrebbe dovuto esser contornata da un’area naturalistica sullo stile Cape Canaveral, nel quale il coccodrillo appariva ai piedi dello Shuttle prima di essere carbonizzato, Solvay ha portato avanti una politica, aiutata dalla Pubblica Amministrazione (Comune, Provincia, Regione e Ministeri), di chiusura e di eliminazione di ogni attività legata al settore turistico eliminando decine di posti di lavoro che ad oggi sarebbero esattamente raddoppiati. Il “Progetto Azzurro” quindi voleva rinaturalizzare e allo stesso momento chiudere dal pontile Solvada fino al Fiume Fine, la cui foce è a metà della Spiaggia Bianca.

Per questo gli scoop allarmisti fanno tanto piacere a Solvay che non ha mai di fatto contrastato neanche con dei comunicati aziendali specifici. Ogni uscita sui media che denunciasse l’inquinamento faceva altro che andare a favorire la chiusura al pubblico della zona o anche semplicemente alla disincentivazione alla frequentazione. Da parte di Solvay infatti non ci sono mai stati atti di querela o repliche a qualsiasi articolo o servizio di informazione relativo allo stato della costa. Un composto silenzio rotto soltanto dall’ultimo Direttore che ha criticato duramente i vincoli dell’Accordo di Programma sugli scarichi definendoli apertamente sbagliati.

Proprio per questo qualsiasi azione o spinta verso l’allontanamento delle persone dal litorale suonava sempre più come un invito a nozze per Solvay che agiva sul piano degli Accordi di Programma e Protocolli d’Intesa ben congegnati dove lo Stato è sempre stato pronto a metterci dei soldi.

D’altra parte c’è da capirla una povera fabbrica che paga per il salgemma puro della Val di Cecina 0,88 cent. al mc all’anno, il carbonato di calcio di San Vincenzo 0,49 cent. mc., 0 € per circa 14 milioni di mc/anno di acque dolci dei bacini acquiferi dei fiumi Fine e Cecina e 0 € per i flussi di scarico a mare delle sue sostanze non costitutive dell’ambiente in cui vengono rilasciate.

Per questo è sempre Solvay a vincere e nel frattempo impiega i suoi guadagni e flussi di cassa sui mercati finanziari (http://www.solvay.com/en/media/press_releases/20160929-Capital-markets-day-2016.html) oltre che nei dividendi, perché i guadagni su Rosignano, così come nell’economia reale in genere, sono poco interessanti per cui lo stuolo di politici prostrati hanno rilanciato a luglio scorso con l’offerta di 140 milioni di €, provenienza Mise, verso i quali in questi giorni Solvay dovrà dichiararne l’interesse, sui quali nel caso vada a buon fine ci sarà l’impegno di investire direttamente nel rigore dell’Accordo di Programma per il rilancio industriale di Livorno, Collesalvetti e Rosignano. L’impegno a dare una risposta da parte dell’azienda era stato preso per ottobre scorso ma ad ora non ci sono neanche anticipazioni informali.

I 140 milioni sarebbero l’aiuto che tamponerebbe la paventata esigenza di chiudere la sodiera di Rosignano, poco competitiva, considerata anche la perdita dei vantaggi di un sussidio di Stato sui costi dell’energia (c.d. Cip 6) in scadenza che il parco industriale di Rosignano storicamente anche nel primo decennio aveva già riscosso attraverso i bilanci di Roselectra di Tractebel oggi invece di proprietà di GDF Suez.

Insomma come sempre i privilegi esistono e in nessun altro comparto 1.500 posti di lavoro beneficiano di milioni di € come nella chimica. Buon per loro chiaramente se non fosse che l’industria ha il territorio in mano e la politica da 100 anni la fa esclusivamente lei. Se non fosse anche che le recenti promesse del Ministro Poletti sostenute anche dai sindacati locali per la copertura degli ammortizzatori sociali per quella sacca di disoccupazione livornese si fossero volatilizzate completamente negate dalla prossima finanziaria che non ne prevede l’assegnazione.

Cava di San CarloChi parla quindi di Caraibi italiani, velenosi o benefici, nei propri dossier e reportage fa di tutto per non indagare sui costi e mettere in evidenza che i Caraibi costano cari a tutta la popolazione per vari motivi, rimettendo così altri vantaggi all’industria e permettendole ancora di regolare i corsi della vita sociale dell’area della Val di Cecina almeno fino al 2026 tempo di cessazione del contratto per l’estrazione di carbonato di calcio a San Carlo, fraz. di San Vincenzo). I Caraibi italiani non sono un problema solo per chi ci stende l’asciugamano durante l’estate, anzi per questo tipo di utente molto meno di quel che si crede considerata l’esposizione continua ad inquinanti a cui siamo esposti quotidianamente in ogni luogo urbanizzato.

Come tutti i soggetti economici/politici Solvay S.A. ha dei “simpatizzanti”, spesso chi ha interessi diretti di tipo economico ma non solo, anche soggezione culturale, ed oppositori su posizioni spesso fortemente critiche. Le due formazioni, ormai e purtroppo, si combattono solo sul web e analizzando gli scambi di post sui social, comunque l’intera vicenda rimane sempre legata a discussioni molto emotive e poco analitiche.

Basterebbe fare dei conti partendo dalle poste citate precedentemente magari scendendo sempre più nei dettagli. Da ricordare è l’occupazione di suolo pregiato, pianeggiante e prossimo alla costa che l’industria si è comperata ad inizio ‘900 e ambiti in concessione (Diga Santa Luce, Porto Vittorio Veneto e cave di salgemma e carbonato) che nessuno mai ha contrattato nel corso del tempo, anzi i costi concessori addirittura sono diminuiti in valore reale. Quando un politico, per esempio il nostro inimitabile Mago di Bientina alias Enrico Rossi, si fa paladino dell’industria in genere affermando concetti come: “la Toscana non è un paese di camerieri” oppure “Chi riteneva che per questo territorio la prospettiva di deindustrializzazione fosse un destino ineluttabile deve ricredersi” e paladino anche del suo contrario passando da esser promotore nel 2010 di un polo energetico per la provincia di Livorno ed esprimersi contro il Rigassificatore Edison nel 2016; si capisce già che coloro i quali dovrebbero e potrebbero contrattare con i potenti soggetti industriali non hanno in mente un piano di sviluppo preciso e neanche la lucidità per farlo. Invece lo stanno facendo, il PRS 2016/2020 (piano regionale di sviluppo) appunto su cui torneremo prossimamente.

Attualmente però dobbiamo ricevere risposta da Solvay a quell’affermazione diretta di Rossi: “Ora ci aspettiamo che il Gruppo Solvay confermi a breve le scelte di investimento”.

Attendendo che chi governa si decida, è importante sottolineare che eventuali fondi o trasferimenti da dedicare ai progetti di bonifica rimangono chiaramente un sogno che si allontana nel tempo e il pesce che arriva sulle nostre tavole è quello di risulta di un ambiente chimicamente compromesso descritto dal “Relazione sullo Stato dell’Ambiente in Toscana: 2014” dove Arno, scarichi industriali e Merse affluente dell’Ombrone contribuiscono alla scarsa qualità generale dello stato chimico marino.

Questo è uno spaccato di vita reale, che cerca di portare alla luce una dinamica economica e sociale in un luogo come la Val di Cecina molto ricco di risorse, tra campagna e mare, e dove storicamente si è vissuto il passaggio dal rurale all’industria come elemento di emancipazione e di modernità. Un processo che è accaduto in tutto il mondo, inarrestabile e forse anche inevitabile visto che l’uomo ha sempre avuto bisogno di conformare la materia per usi propri e si è da sempre dimostrato più sensibile all’interesse immediato piuttosto che valutare gli effetti di certe scelte. E’ andata così però insistere è un crimine verso l’ambiente e l’uomo. Migliorare l’ambiente deve rappresentare una nuova soddisfazione dei bisogni e di conseguenza diverrà un’economia così come è stata ed è un’economia ogni altra soddisfazione dei bisogni. Se la massa desiderasse ad un certo punto di avere un ambiente più pulito, una nuova economia verrebbe attivata immediatamente. Parlare di bonifiche significa guardare al futuro specialmente in un momento in cui le manovre monetarie contro la stagnazione si sono rivelate vere e proprie derrate monetarie messe in mano al sistema finanziario. Queste masse monetarie devono essere impiegate per attivare nuove intelligenti economie e non vanificate nel sistema della finanza dove vanno ancora di più ad allontanare l’economia della finanza appunto da quella reale fatta di disoccupazione e beni prodotti che spesso sono contrari alla necessità di recuperare la qualità ambientale.

(1) Si leggahttp://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2015/198-15/198-15-gli-inquinanti-scaricati-dalla-solvay al cui interno: Ai fini del raggiungimento a fine 2015 dell'obiettivo stabilito dall'Unione Europea per una classificazione di "Buono" per le acque marino-costiere (alla quale concorrono solamente i dati relativi alla colonna d'acqua1), si osserva che l'area "Rosignano-Lillatro"  - nel 2014 - ha raggiunto questa classificazione per quanto riguarda lo "stato ecologico", mentre non è così per lo "stato chimico" - come per tutte le aree della costa toscana - per i valori relativi al mercurio (Hg) ed al tributistagno (TBT).

Da notare è quel per tutte le aree della costa toscana che infatti viene trattato nel Rapporto sullo Stato dell’Ambiente 2014 già citato nell’articolo.

per Senza Soste, Jack RR

23 novembre 2016

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