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EDITORIALI

Alla vigilia della guerra civile

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E' strano che in un paese il ministro della DIFESA abbia già previsto cortei e mobilitazioni per "difendere" il capo del governo. In ogni altro stato si griderebbe al colpo di stato perchè mai nella storia repubblicana dei ministri avevano chiamato alla mobilitazione per difendere l'esecutivo. Dico storia repubblicana perchè è evidente che il fascismo utilizzò questa opzione di controllo e sostegno al Duce in più di una occasione.
Tornando ai giorni nostri per analizzare la situazione e vediamo che abbiamo di fronte un'opposizione (e già chiamarla così è un grande regalo) inesistente, subdola, incurante dei seri problemi di democrazia presenti in Italia; un Presidente della Repubblica pilatesco, che nasconde le sue responsabilità e dimostra di non conoscere le sue prerogative quando dice che "se non firmo - il lodo Alfano - è la stessa cosa", sapendo benissimo che invece sarebbe una presa di posizione politica chiara (ma del resto anche lui rientra nei beneficiari del "lodo"); una sinistra apatica che non riesce a farsi forza del fatto di essere (finalmente) fuori dalle istituzioni ma che invece ha già ipotizzato un accordo con PD e UDC in chiave antiberlusconiana. Tutti questi non sono segnali incoraggianti.
Diciamocelo chiaramente, se alla fine di novembre, o il prossimo 2 dicembre, il governo chiamerà il suo popolo di ignoranti, egoisti, neofascisti e lacchè alla mobilitazione, saremo di fronte ad un inizio di latente guerra civile e ad una nuova forma di colpo di stato, messo in atto non solo con l'aiuto di esercito, polizia e carabinieri (che sempre più spesso sono chiamati a menare le mani contro cortei di lavoratori e studenti) ma anche con l'aiuto di quella piccola Italia di creduloni e veri "farabutti" che ormai da più di un decennio seguono Berlusconi come un dio.
Naturalmente l'opposizione "democratica" (sia di partito che di orientamento politico) questa partita l'ha già persa anzi, mi viene il dubbio che qualcuno abbia anche da guadagnarci.
Uno scenario come questo impone una riflessione attenta e sopratutto una risposta dura e immediata da parte dei sindacati di base (inutile ribadire l'inadeguatezza dei confederali) e di tutto quello che rimane dei movimenti sociali. Dagli attacchi frontali di Brunetta, alle riforme di regime della Gelmini ormai la misura deve essere colma e gli spazi di agibilitàpolitica finiti. La crisi sta chiudendo le fabbriche in un paese dove la la crisi è iniziata ben 2 nni prima di quella internazionale, la cultura è sotto tiro, la spesa sociale inesistente, l'attacco ai lavoratori quotidiano.
Permettere pure di scendere in piazza alla vera Italia dell'odio, della xenofobia e della crisi economica devastante, chiamata all'adunata sediziosa da ministri della difesa e della "cultura",  è permettere di compiere questo subdolo colpo di stato ed incanalare il paese nel riscio di una guerra civile......che se malauguratamente si prefigurasse non sarebbe affatto civile!!!

Per Senzasoste.it, Ulisse Ognistrada 

lunedì 5 ottobre

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Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Gennaio 2010 14:51

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