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EDITORIALI

Aamps, ecco il piano industriale. Fra novità e polemiche

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Il Tribunale di Livorno ha accolto il piano di concordato di Aamps. Ecco le novità sul ciclo de rifiuti livornese secondo le 50 pagine di piano industriale

aamps comuneNon è semplice scrivere un articolo che commenta il piano industriale di Aamps che ha passato il vaglio del giudice nell'ambito del Concordato a cui si era sottoposta l'azienda 100% pubblica dei rifiuti. Non è semplice perchè bisogna per forza delineare in partenza l'angolo di lettura che si sceglie, altrimenti si truffa il lettore o si rischia di non far capire ciò che si vuole dire.

Questo articolo si può scrivere in tanti modi. Dal punto di vista del militante 5 stelle fedelissimo agli slogan sui rifiuti del proprio movimento e che pensa che tutto vada male perchè tutti rubano o che tutto si può fare basta essere onesti. Ecco, da questo punto vista si dovrebbe scrivere che è un brutto piano industriale che tradisce il movimento e i suoi slogan.

Oppure si potrebbe scrivere dal punto di vista di tutti coloro che vedono questa giunta come la peggiore che ci potesse essere e che in questi mesi hanno strumentalizzato ogni commento o protesta. In questo caso bisognerebbe scrivere che in fin dei conti le previsioni catastrofiche sul concordato non si sono realizzate e che il piano industriale non è così diverso da quello che prevede il Piano Straordinario di Ambito (Reti Ambiente per semplificare e capirsi). Probabilmente un po' diverso lo è ma non si potrebbe scrivere per non dare troppi meriti all'avversario.

Insomma, volendo ogni fazione politica può trovare buchi neri in questo piano industriale. Ma servirebbe a poco e rimarrebbero posizioni di bandiera fini a sè stesse.

Noi proviamo a scrivere da un punto di vista diverso. Quello di chi da anni vuole un ciclo dei rifiuti diverso per questa città e che ha cercato di impedire che Livorno fosse riproposta per l'ennesima volta come il centro della nocività della Toscana e della costa, come avvenne negli anni scorsi quando Livorno fu designata prima a raddoppiare l'inceneritore esistente e dopo ad ospitare un megainceneritore da 450.000 tonnellate. Il nostro punto di vista è anche quello di chi per anni ha sempre detto che il mondo era cambiato già da tempo e i rifiuti andavano differenziati in modo spinto per trasformarli da costo a risorsa e più che altro in ricavo per l'azienda pubblica e non in profitto per i privati (come è sempre avvenuto a Livorno).

E' quindi chiaro che il breve riassunto che facciamo di seguito sul piano industriale non può far a meno di un elemento soggettivo (il nostro punto di vista) e uno oggettivo (un'azienda con i debiti in regime di concordato e quindi con il piano sottoposto al vaglio di un giudice).

Estensione del Porta a Porta a tutta la città. E' la misura base per poter invertire il ciclo dei rifiuti. A Livorno il ciclo dei rifiuti ha sempre significato: cassonetti, discarica/inceneritore e piattaforme di stoccaggio e lavorazione private. Quindi una raccolta non differenziata o differenziata male (siamo fra i pochi che avevano il cassonetto giallo del multimateriale mentre quasi ovunque per il vetro ci sono le campane a parte) e la mancanza di piattaforme proprie faceva si che raccogliere e smaltire indifferenziato, organico, plastica e carta fosse un costo e non un ricavo. Quindi bene che si preveda il 100% di porta a porta entro la fine 2017 (come ha confermato la Petrone del cda Aamps questa mattina in commissione consiliare) ma il giudizio dipenderà anche sul modo in cui si farà il porta a porta: sia per la qualità di quello che si raccoglierà per poi stoccarlo e rivenderlo, sia per i possibili disagi ai cittadini e sia per le condizioni di lavoro dei lavoratori. Alla fine le cose vengono bene se vengono fatte bene. Quindi al momento diciamo che di principio il porta a porta esteso è giusto ed è una precondizione di tutto il resto. Ma non va dimenticato che fare il porta a porta in via Grande comporta molte più difficoltà e disagi che farlo ad esempio alla Leccia o alle Sorgenti. Nel piano straordinario di Ato infatti si prevedeva solo il 70% del porta a porta proprio per le condizioni urbanistiche della città. Vedremo quali saranno i risultati. C'è da rimarcare infine come un porta a porta che funziona dovrebbe presupporre la tariffa puntuale, cioè un sistema che registra quanta spazzatura indifferenziata viene prodotta e in base a quella premiare con sconti in tariffa chi ne produce meno. Dove il porta a porta funziona bene e la raccolta è di qualità fanno così. Non prevedendolo in questo piano ci si affida più che altro al senso civico dei cittadini. Nel piano non è previsto perchè è stato valutato che costa troppo, come ribadito dalla Petrone del cda di Aamps questa mattina in commissione consiliare.

Piattaforme per selezione carta e preselezione organico. Qui non possiamo che dire: finalmente! Per anni in questa città si sono spesi soldi per raccogliere la carta per poi portarla in piattaforme private (Lonzi) e far guadagnare loro. Mentre l'organico lo portavamo a giro per la Toscana con un costo di trasporto e smaltimento alto. In questo piano sono previste queste due piattaforme. Quella della carta che è la più redditizia e quella che porterà anche maggiori benefici di impatto ambientale. Per quanto riguarda l'organico invece sarà utilizzato l'impianto di trattamento dei fanghi di Asa (dentro al perimetro dell'inceneritore) per trattare il materiale e prepararlo per diventare successivamente compost agricolo. La questione delle piattaforme la abbiamo sempre ritenuta centrale per togliere il business di mano ai privati e per valorizzare dentro l'azienda i rifiuti differenziati raccolti. Un punto debole del piano è invece il fatto che non si prevedano impianti veri e propri per il riciclo. Per questo una delle maggiori critiche mosse, come quella pubblicata sul sito GreenReport accusa questo piano di essere più un piano logistico che uno industriale.

Eliminazione del preselezionatore. Qui è scoppiata la prima polemica. Il preselezionatore è quell'impianto che preseleziona il rifiuto indifferenziato che va nell'inceneritore. Ci sarebbero voluti 2,5 milioni di intervento per rimetterlo a regime e nel piano industriale di Aaamps si sceglie quindi di eliminarlo visto che con la raccolta differenziata al 100% presuppone che nell'indifferenziata non ci sarà (o ci sarà in minima parte) organico e plastica. Nei giorni scorsi qualcuno ha avanzato preoccupazioni circa cosa verrà buttato nell'inceneritore senza il preselezionatore visto che continueranno ad arrivare rifiuti da territori che non fanno la differenziata estesa. La Petrone, a nome del cda di Aamps, ha risposto in commissione consiliare che da fuori arriverà solo frazione secca quindi non c'è da preoccuparsi. Sul ruolo del preselezionatore approfondiremo.

Il ruolo dell'inceneritore. Qui arriva la nota dolente del piano che sta creando malumore anche dentro il M5S. Ma cerchiamo di andare per gradi. Con l'estensione del porta a porta in tutta la città i rifiuti “livornesi” che andranno a bruciare nell'inceneritore dimezzeranno da 50.000 tonnellate annue a 25.000. Visto che l'inceneritore ne può bruciare circa 78.000 annue, i rifiuti “importati” da altre province della toscana costiera aumenteranno da 28.000 tonnellate a 53.000. Le critiche a questa decisione sono molto forti perchè molti dicono che è inutile fare il porta a porta e dimezzare i rifiuti se poi si importano dall'esterno. In termini assoluti è una critica giusta e legittima perchè se anche le altre città facessero una differenziata spinta non importerebbe inviarli a noi. Ma c'è un grosso ma, e bisogna tornare all'inizio. Che questo piano oltre che ad avere una logica di ciclo dei rifiuti deve anche avere una logica finanziaria per passare il vaglio del giudice e quindi lo “scambio” attuato dal piano è quello per cui si spende di più per la raccolta (comprese oltre 50 assunzioni) e ciò si compensa con nessun conferimento in discarica, vendita o risparmio nello stoccaggio del rifiuto differenziato e importazione di rifiuti per l'inceneritore. Abbiamo semplificato ma il sistema è questo. Molti ci chiedono: vi pare giusto? A noi pare razionale per raggiungere l'obiettivo del concordato ma ingiusto dal punto di vista ambientale e politico. E allora? Questo scambio ha senso solo se si delinea una strada certa per portare questo inceneritore a morte naturale ed in contemporanea in 5 anni aver raggiunto un livello di organizzazione del ciclo e di impianti alternativi tali da permettere di dire a tutti che Livorno è pronta per non essere più l'inceneritore della costa. C'è un problema politico però. Che nel 2019 il mandato dei 5 stelle finisce e questa politica dei due tempi rischia di morire nel primo tempo. A nostro avviso questo piano fa un'inversione di tendenza positivo sul ciclo dei rifiuti ma non blinda la questione inceneritore, lasciandola sia in balia di un'eventuale privatizzazione nel caso di ingresso futuro in Reti Ambiente sia in balia della prossima amministrazione. Vero, i cicli dei rifiuti non si blindano con gli slogan o le delibere, ma con i numeri e le tonnellate di differenziata e riciclo. Purtroppo in passato la stessa amministrazione ha fatto dichiarazioni avventate sulla chiusura dell'inceneritore senza vagliare i numeri. Si sono poi accorti che un sistema come quello di Aamps se non si cambia dalle basi e nei numeri non può oggi spengere l'inceneritore. Ma in futuro sì e c'è da spingere ora perchè ciò avvenga.

A proposito di Reti Ambiente. L'accordo con ATO per l'arrivo di rifiuti da incenerire dimostra una cosa: che Livorno, all'interno del disegno di Reti Ambiente, è il fulcro dell'incenerimento della costa toscana ed è un pericolo che tutto ciò possa avvenire in futuro con un privato all'interno che di fatto prenderebbe in mano le sorti dell'inceneritore. Infatti a differenza di Geofor (Pisa) e Rea (Rosignano) che tengono ben strette in ambito pubblico le sorti e le strategie di inceneritore e discarica, Aamps, secondo i piani di ATO, sarebbe l'unico soggetto che conferirebbe l'inceneritore nella mega società pubblico-privata rinunciando di fatto a delineare ogni strategia possibile sul futuro. Quindi, perchè Livorno dovrebbe entrare?

La salute. Le polemiche nate intorno all'inceneritore pongono un dovere ancora più impellente sulle spalle dell'amministrazione: chiedere all’Asl un’indagine epidemiologica ufficiale per capire a quali fattori di rischio è dovuto all'eccesso di mortalità nella nostra città. E' un impegno che l'amministrazione si era presa in fase elettorale e che poi ha rimandato e disatteso.

I creditori. A differenza delle previsioni catastrofiche che molti, chi in buona fede chi in modo strumentale, avevano erroneamente previsto, nel piano di concordato di Aamps i creditori non privilegiati (chirografari) riceveranno una proposta di saldo dell'80% del loro debito in due anni mentre le banche vedranno i soldi a loro dovuti solo a fine piano, nel 2021 e senza interessi. Per questo molti pensano che a novembre, quando i creditori dovranno votare ed esprimersi sulla proposta, il piano passerà definitivamente.

Conclusioni. Difficile dare un giudizio secco. Rispetto a 6 mesi fa la situazione di Aamps sembra più rosea e si inizia a delineare una tendenza importante verso porta a porta e riciclo. Tutto bene allora? Non ancora. Perchè i piani e le previsioni poi devono trasformarsi in servizi che funzionano e visto che questo piano lo pagano sonoramente i cittadini che vedono spalmare in bolletta i crediti passati non riscossi fino al 2021, ci aspettiamo dei risultati. Rimane poi il grosso nodo dell'inceneritore e del suo futuro. Ci ricordiamo però anche del passato, quando tutti davano Aamps per spacciata con Reti Ambiente e i privati unici salvatori, e ci ricordiamo anche De Girolamo che spingeva per il megainceneritore e Cosimi per il raddoppio dell'esistente. Se guardiamo avanti vediamo dei punti interrogativi ma se guardiamo indietro vediamo nero. Allora guardiamo avanti e facciamo in modo che Livorno possa passare dal medioevo dei rifiuti quantomeno al rinascimento. Lo sappiamo che è un piano che a molti lascia l'amaro in bocca e lo comprendiamo. Non saranno i 5 stelle a fare il ciclo dei rifiuti dei sogni ma tutta la città che anche dopo il 2021, a prescindere da chi amministrerà, dovrà imporre un sistema migliore a livello ambientale e di tariffa, che è sempre troppo alta.

redazione, 21 luglio 2016

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Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Luglio 2016 15:54

L’ultima estate del governo Renzi?

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suddenTra la Brexit ed Erdogan, ovest ed est dei confini Ue, c’è un processo di sgretolamento continentale leggibile anche in termini classicamente geopolitici: quando un soggetto istituzionale si disgrega, le prime ad allontanarsi infatti sono le periferie ai lati. Est ed ovest. Ma che l’abulia, lo stato di bollitura politica permanente, a sinistra continui anche in queste eccezionali condizioni non è sorprendente. Sarebbe semmai sorprendente il contrario, visto che dal dopo-muro - dopo aver fatto una terribile confusione su cosa fosse crollato ad Est - non c’è sinistra, e non solo in Italia, che non si sia avvitata in tattiche contorte e, alla fine, perdenti. In Italia, se vogliamo, ci sarebbe anche l’aggravante: il governo Renzi rischia davvero di passare l’ultima estate, e con lui un intero sistema politico. L’evento, per una serie di coincidenze continentali e globali, è di quelli che richiederebbe un balzo di tigre. Ma non sono tempi per la strategia, lo sappiamo. Ma per un minimalismo politico che non porterà da nessuna parte.

Ma veniamo all’ultima estate del governo Renzi. A causa dello sfilacciamento della maggioranza? In parte, anche perchè sono questioni ricomponibili. A causa del referendum istituzionale? Anche qui, in parte. Il governo Renzi, potrebbe giocare qualche mossa spericolata per sopravvivere anche in caso di vittoria del “no”. A causa dei sondaggi che vedono il movimento 5 stelle davanti al Pd? In parte anche qui e, nel caso, il timore della vittoria di Grillo potrebbe tenere assieme il governo fino alla scadenza naturale della legislatura. Il punto più delicato del governo Renzi, quello che fa davvero impressione, è lo stesso dell’ultima fase del governo Berlusconi e di quelli Monti e Letta.

Si chiama assenza di base materiale. Fenomeno naturale in un paese che ha perso 10 punti di Pil dall’inizio della crisi; quella stessa che sia centrodestra che centrosinistra minimizzavano. Che anche al governo Renzi manchi la base materiale, non certo rintracciabile nell’episodica vittoria elettorale grazie al “popolo degli 80 euro”, ce lo fa capire l’Abi. Associazione che riunisce le banche italiane e che si è già lanciata contro chi danneggia la costituzione, che per l’Abi coincide con le banche italiane, in Europa qualche giorno fa. L’ultimo rapporto di Abi parla quindi chiaro: il governo Renzi, pudicamente non citato, non ha una base materiale. La ripresa economica dice Abi, non c’è, del resto il Fmi ha tagliato le stime per Italia e Portogallo dopo la Brexit e le banche non prestano soldi all’economia. Del resto, informa Abi, i crediti deteriorati, quelli che hanno scatenato la crisi bancaria, aumentano. Uno scenario che contraddice la propaganda del governo, fin qui non sarebbe una novità, per alimentare la percezione di una crisi sistemica delle banche che, se non risolta in tempo, potrebbe essere deflagrante.

Si tratta di 3 punti critici (economia, credito alle imprese, crediti deteriorati) che erano alla base della legittimazione italiana del QE di Draghi. Stampati i soldi da Draghi tutto sarebbe ripreso, così recitavano Corriere e Repubblica, per arrivare a alimentare l’economia, il credito alle imprese e, con interventi mirati a fine primavera di quest’anno, per ridurre i crediti deteriorati. Niente di questo è accaduto. Sapevamo già dall’annuncio del QE, viste l’esperienza Usa e giapponese molto diverse ma anche utili a capire, che sarebbe andata in questo modo: stampare soldi serve a farli aspirare nei circuiti finanziari, per fare nuovi soldi con i soldi; non a rilanciare l’economia.

L’eventuale caduta di Renzi, i cui rumors, discreti, sono cominciati il mese scorso servirebbe non in un’ottica di rilancio dell’economia, che in queste condizioni non è possibile, ma di sostituzione di un personaggio bruciato con uno nuovo. Per continuare la solita politica di iniezione di liquidità nel mondo finanziario, di mantenimento del primato dell’ordoliberalismo tedesco e la solita tenuta in vita artificiale delle zombie bank del continente.

Ma da cosa si capisce che in questo scenario Renzi rischia? Il fondo monetario internazionale ha chiesto l’aumento dell’Iva in Italia. La classica misura che bada a estrarre risorse, deprimendo l’economia (l’Italia ha affrontato tre recessioni annuali consecutive grazie all’aumento Iva deciso all’epoca del governo Monti). Stiamo parlando dell’aumento dell’IVA, oggi al 22%, scattato il primo ottobre 2013, governo Letta ma decisione Monti, che dovrebbe scattare ancora dal 2016. L'Esecutivo Letta, a suo tempo, su pressione dell’“Europa”, non è riuscito ad abolire la gravosa scadenza istituita dal Governo Monti. Il governo Renzi ha fatto slittare di un anno il nuovo scatto di aumento, già previsto dal 2015, con estensione all'aliquota del 10%. L'aumento percentuale dell’aliquota IVA è uno dei provvedimenti volti a recuperare risorse finanziarie necessarie a rientrare nel mitico 3% del rapporto Deficit/PIL stabilito dalla UE. E’ quindi una misura tipica da rastrellamento fondi in economia depressa per deprimerla ancor di più. Il governo Renzi, con questo gioco di rinvii e slittamenti, si opporrebbe alla misura, progettando, addirittura, tagli di tasse e benefit fiscali. Ma è un’opposizione ambigua, senza domani, senza un’idea di economia.

Il messaggio del FMI, invece, è chiaro: “Caro Renzi, l’economia dopo la Brexit è in contrazione, per estrarre risorse o aumenti l’Iva o aumenti l’Iva”. Se il governo Renzi svicolasse da questo diktat, che è del FMI non della Uil, avrebbe buone possibilità di saltare. Perchè se la base materiale manca in patria, e tra economia in declino e banche in crisi manca davvero, un governo deve avere almeno agganci nel mondo globale finanziario che conta. Mancasse anche quest’ultimo, sarebbe davvero l’ultima estate di Renzi. Cosa verrebbe dopo? Non sembra problema di ciò che rimane della sinistra, che sembra in preda all’intreccio tra allucinazione e realtà estiva come Catherine di Improvvisamente l’estate scorsa di Tennesse Williams. A essere sinceri, non sembrerebbe, a parte i proclami, problema di nessuno. Poi, come dice qualcuno che la politica l’ha praticata, improvvisamente nella storia accade sempre qualcosa. Anche stavolta accadrà. Vedremo cosa

redazione, 20 luglio 2016

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Luglio 2016 16:06

Vertenza The Space: sfondare a Livorno per precarizzare in Italia

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cinema salaNon sarà sfuggita a chi si occupa di vertenze sindacali la vicenda dei licenziamenti al The Space livonese. Certo, il numero dei licenziamenti ha il suo peso: licenziamento secco di otto lavoratrici, tra cui una ragazza in maternità e una in aspettativa, di persone in servizio da ben 13 anni per la ditta che eroga servizi all’interno del The Space Cinema di Livorno a Porta a Terra. Ha anche il suo peso l’uso di lavoratori interinali, reclutati presso apposita agenzia, per sostituire i lavoratori in sciopero. Un utilizzo, non nuovo ma sicuramente odioso e pericolosamente antisindacale, dei lavoratori interinali come nuovi crumiri per sgonfiare efficacia e potere contrattuale dei lavoratori in sciopero. Le scene di cui abbiamo raccolto testimonianza sulla “trattativa” con le lavoratrici del The Space riportano agli anni ’50 o alle relazioni sindacali di Singapore: il responsabile della ditta vincitrice dell’appalto si è presentato alle lavoratrici, blocco assegni alla mano, dicendosi pronto, con una cifra ovviamente più bassa del dovuto, a liquidare la faccenda. Ma cosa è accaduto? Cosa significa questo atteggiamento nel settore dei servizi al cinema?

Tutto accade quando la Global Service 76, azienda titolare dell’appalto a The Space livornese, perde la gara a favore della Global Server Cleanemas, un’azienda di servizi in quel settore che ha sede a Roma e intende allargarsi a tutti i The Space italiani. Naturalmente per far questo bisogna operare al massimo ribasso, anche se non è che i contratti della Global Service 76 siano stellari, quindi bisogna liberarsi del precedente personale, dei contratti a tempo indeterminato, per assumerne di nuovo completamente precarizzato. La Global Server Cleanemas ha quindi operato in due direzioni: la prima cercando forzosamente di liquidare le posizioni dei lavoratori sotto contratto, invitando poi a assumere interinali il giorno dello sciopero, tesa a liberarsi della forza lavoro precedente; la seconda, rivolta verso il sindacato, è stata quella di far saltare l’incontro incontro essenziale per gestire la procedura, di passaggio dei lavoratori da un appalto all’altro, tutelata dall'articolo 4 del Contratto nazionale di riferimento, il Multiservizi. Come è intuibile la Global Server Cleanemas, fino ad oggi, è rimasta irreperibile per i sindacati. Da quello che abbiamo potuto apprendere da nostre fonti, l’azienda subentrante avrebbe cominciato a praticare questa strategia da Livorno perché la ritiene la piazza più sindacalizzata. Una volta sfondato a Livorno, ragiona l’azienda, sarebbe più facile subentrare in questo modo nel resto degli appalti The Space in Italia. Ci sono poi anche altre fonti che sostengono che in altri cinema (Lombardia, Piemonte), la Global service abbia, calendario delle scadenze appalti alla mano, la stessa strategia, con una propria agenzia interinale che gestisce i lavoratori crumiri in sostituzione degli scioperanti. E’ chiaro che, anche una volta completato il mosaico delle informazioni, che comunque vada la nostra città sta subendo l’ennesima aggressione ai diritti e al salario. Con una formula particolarmente velenosa: licenziamento e uso di crumiri assunti tramite agenzia interinale. Una pratica che, come tutte le cattive pratiche, può moltiplicarsi. Insomma, nonostante la stagione, a Livorno piove sul bagnato per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori

redazione, 17 luglio 2016

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Ultimo aggiornamento Domenica 17 Luglio 2016 18:34

La tappa turca della guerra senza limiti

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turchia golpe fallitoLa sera dell’annuncio del tentativo di colpo di stato in Turchia, quando ancora i contorni della vicenda erano piuttosto incerti, una giornalista di Russia Today, il canale russo all-news in lingua inglese, ha chiesto a una analista militare che veniva intervistata via Skype nel suo studio di Washington: “vedi legami tra quello che è accaduto in Turchia e l’attentato di Nizza?”

La risposta è stata interlocutoria ma la domanda rimane. Naturalmente non c’è alcun complotto globale, frutto di un disegno esoterico, che dispone di attentati oggi e di colpi di stato domani lungo tutta l’Europa. Lo stesso esercito turco, come si è visto nelle ore successive alla dichiarazione di colpo di stato, non è più quella entità compatta che operò tre golpe nel proprio paese tra il 1960 e il 1980. E infatti si è visto: la popolazione scesa in piazza era del partito di Erdogan e, da quello che si è potuto guardare sui media o sui social, l’isolamento sociale dei golpisti è sembrato palese. Quello che è accaduto, e che sta accadendo, non è solo l’effetto della situazione interna turca. Ma, oltre a quello, di un più generale movimento tellurico che riguarda il medio oriente e che, inevitabilmente tocca anche la Turchia.

Commentando la strage di Nizza scrivevamo che il massacro del 14 luglio era effetto di una guerra senza limiti che si dava “nel complesso in un vasto triangolo che ha come vertici la Libia come lo Yemen e il nord della Siria” e aveva come posta in gioco la ridefinizione di “confini, traffici, reti di potere politiche, quotazioni di borsa, controllo del cyberspazio che ha effetto su quelle zone”.

Ora, considerando la Turchia è interessata, più che all’information warfare, ad una tipolgia di controllo del cyberspazio, quella della censura su youtube e twitter, possiamo dire che è palese che la terra di mezzo tra Europa ed Asia sta pienamente in questi processi di ridefinizione. Con le caratteristiche ibride della guerra senza limiti: l’attore statale turco non ha un comando ed una natura coerenti, e si è visto proprio con l’emergere del colpo di stato. Inoltre la Turchia vive la proliferazione di una serie attori non statali, privati, sovranazionali, ibridi che si adattano benissimo alla categorie della guerra senza limiti: quelle di poter essere armi di guerra oltre la pura dimensione del campo di battaglia. Era poi evidente che con il Medio Oriente in piena, caotica, ridefinizione anche la Turchia avrebbe subito delle metamorfosi. Gli stessi emendamenti di Erdogan alla costituzione turca, che già crearono rumors di colpo di stato nel marzo di quest’anno, fanno parte di questo processo di ridefinizione della Turchia al mondo esterno, lo costituzionalizzano. La Turchia per farsi egemone in Medio Oriente pensa, come fa da tempo, di islamizzarsi. Tenendo un legame con l’occidente che è sempre più di puro calcolo, quando questo è possibile, e sempre meno legato ad un processo di integrazione con l’Europa (dei 33 capitoli di trattativa per entrata Turchia in Ue risultato bloccati almeno più della metà mentre solo due recentemente sono stati riaperti). E, come sappiamo se l’integrazione con l’Europa deve essere la Ue, quindi il disastro liberista, è anche comprensibile come la bilancia politica turca penda verso una maggiore islamizzazione del paese.

Se il Medio Oriente è scosso, e l’Europa vacilla è evidente che la Turchia non poteva non risentirne, anche nei conflitti che riguardano l’assetto interno, proprio perchè paese anello di questi due mondi. Ne è uscito fuori un tentativo di golpe che è parso isolato dalla società, quanto comprensibile nelle frizioni interne all’esercito in una situazione controversa. Altri effetti chiari: una possibile legittimazione di una nuova ondata repressiva per il partito di Erdogan, un crollo della lira turca che avrà conseguenze su altre guerre, quelle finanziarie, visto, ad esempio, che la Turchia è destinazione del 10 per cento dell’export italiano. Già, perchè c’è poi l’altro conflitto che la Turchia sta perdendo: quello legato alla produzione di ricchezza, dovuto al rallentamento dell’economia. E che rende più controverse e difficili da governare le controversie interne, dalla giustizia sociale alla questione curda, come il posizionamento in Europa ed in Medio Oriente. Le scosse della guerra senza limiti –che si combatte sul campo, in borsa, con attori formali e informali anche senza coerenza o persino dialogo tra questi soggetti- sono quindi di una intensità che raggiunte la Turchia come Nizza. Con eventi diversi, non paragonabili tra loro. Ma l’origine della crisi –che sta tra la ridefinizione convulsa del Medio Oriente a quelle dei modi di produrre ricchezza- è simile. E simile la durata dei conflitti: senza fine.

Nel frattempo Nizza e la Turchia finiscono, in miriadi di immagini e testimonianze, sui social media. I soggetti che registrano di tutto in questa guerra senza limiti.

redazione, 16 luglio 2016

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La guerra senza limiti fa tappa a Nizza

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Da un profilo Facebook: "Milano. Tram. Signora araba con velo attraversa sulle strisce. Un signore dice che bisognerebbe tirarli tutti sotto come hanno fatto LORO ieri sera. La gente intorno gli dà ragione. Paese reale. Quel LORO fa paura tanto quanto ISIS"

nizza attentatoIl concetto di guerra senza limiti, unrestricted warfare, nasce negli anni '90 e sembra applicarsi benissimo ai nostri giorni. Figuriamoci a Nizza, ultimo teatro della modalità attentati (dopo Dacca, Istanbul, Orlando etc...) di questa guerra feroce quanto dai contorni indefiniti. Prima regola della guerra senza limiti: quello che accade sul campo (la guerra dei soldati) è solo una parte, a volte sempre meno decisiva, di un conflitto che viene giocato su molti piani e con molte armi. Innovative, dall'information warfare alla guerra finanziaria di tipo moderno (con l'hig-frequency trading o con tecniche di tracciabilità delle transazioni che sono entrate nelle regolari esercitazioni del Pentagono). Oppure tradizionali con attentati che seguono due regole principali: primato della logica del terrore, primato della logica dello spettacolo. Nella guerra senza limiti le tradizionali regole della geopolitica vengono rimesse in discussione. Per cui i soggetti privati (nella guerra finanziaria e nell'information warfare) svolgono un ruolo autonomo rispetto agli stati, influenzando, o confondendo, le alleanze tradizionali e politicamente consolidate. Basta vedere come la guerra finanziaria, mossa con grande sacrificio dai sauditi verso gli Usa, aperta dal ribasso del prezzo del petrolio secondo le consolidate regole della geopolitica non sarebbe nemmeno dovuta avvenire. Allo stesso tempo i soggetti pubblici si ibridano con tattiche di guerriglia non convenzionale, ad esempio addestrando hacker e non solo gruppi armati, e quelli informali attaccano ripetutamente gli stati con inedita, autonoma disinvoltura. La stessa di Nizza, per capirsi. Dove, come al solito, si usano potenziali serial killer (tipici soggetti dell'omicidio-suicidio) sovrapponendo la bomba umana ad altre bombe, facendo esplodere tutto assieme. Se nella guerra senza limiti si ridefiniscono le dei tipologie dei comportamenti istituzionali (lo stato bombarda secondo una logica di guerra ma attento a cosa accade sul mercato azionario di chi possiede infrastrutture petrolifere ad esempio) questo vale a maggior ragione per i soggetti informali. Che fondano stati immaginari che provano a diventare reali (l'Isis), si legano a reti mobili quanto revocabili di alleanze, agiscono nel mercato finanziario, nei media, nell'immaginario.

Quanto avvenuto a Nizza va letto in questo contesto: quello di una guerra asimmetrica (un soggetto informale colpisce con un attentato uno stato sovrano che sta conducendo una guerra sul campo) e senza limiti (dove luogo, tempo, modalità, regole, allenze del conflitto non hanno regole o non sono revocabili). Una guerra incomprensibile? Tutt'altro: si combatte in Siria, Iraq, Libia, nelle strade dell'Europa. Cerca di ridefinire, in quelle aree e nel complesso in un vasto triangolo che ha come vertici la Libia come lo Yemen e il nord della Siria, confini, traffici, reti di potere politiche, quotazioni di borsa, controllo del cyberspazio che ha effetto su quelle zone. Solo che non è la classica guerra tra stati (come quella dei sei giorni del '67) o la crisi di Suez del '55 (con tentativo fallito dell'ex potenza coloniale inglese nel controllare lo storico canale egiziano). E' una guerra, con poste in gioco di quella dimensione, che si combatte con un ruolo più sfumato degli stati nazionali sul campo, dove è più facile che si combatta per procura, con un ruolo molto maggiore della finanza, delle corporation private, dei fondi sovrani, dell'Information Warfare, degli attentati di massa, dei media.

Già, il cortocircuto tra media e attentati di massa: quanto avvenuto a Nizza va letto in questo contesto. A vedere le scene in tv, quelle che fanno la potenza della pressione politica, Nizza sembrava il set di un B-movie dedicato agli attentati di un sadico, o a quelli un camion che prende vita autonoma, girato da qualche regista americano in trasferta in Francia. Una versione di Christine la macchina infernale di Carpenter mescolata con un pò di inquadrature da sud della Francia magari prese dalla serie Transporter di Jean-Luc Besson con Jason Statham. Sia chiara una cosa: la citazione cinematografica in questi attentati, la riduzione televisiva di una strage reale, non è una concessione alla forma. E' elemento, per la presa che ha nell'immaginario delle popolazioni coinvolte e nello stesso cervello mediale globale, che parte della potenza di pressione politica sprigionata da un'attentato. Perchè la dimensione mediale, in attentato della guerra asimmetrica, non è riducibile alla propaganda. E' un cinema che si fa realtà come notevole forma di terrore verso le popolazioni, forma di pressione verso i governi, rumor speculativo che entra in borsa.

Perchè le questa guerra è definibile senza limiti? Sarebbe più facile dire che lo si capisce nello stupore dei francesi. I quali, mentalmente e con i ministri chiave della sicurezza già in ferie dopo l'europeo, si aspettavano il classico periodo di sospensione dalla vita lavorativa, e quindi anche dai conflitti, dopo un anno nel quale era accaduto di tutto. Invece chi ha colpito, guardando a quanto accade in medio oriente e in Europa, ha fatto capire di essere imprevedibile nei tempi e nei modi dell'attentato ma anche di essere, come sempre efficace nella potenza mediale e di fuoco. Terrorizzando sul fatto che non ci sono limiti all'erogazione degli attentati nella dinamica del conflitto: non ci sono ferie, sospensioni della vita sociale, ritualità sociali al riparo. In questo basterebbe vedere la lunga serie di attentati subiti dagli sciiti durante le loro feste religiose, a partire dalla guerra civile in Iraq sotto occupazione americana, per capire che il desiderio, di chi colpiscce, è quello di innestare una dimensione "senza tregua" degli attentati. Ma questa guerra è tanto più senza limiti non solo perchè la si fa con ogni mezzo, compresi quelli che non si credono bellici (come la finanza), nè solo perchè tende a non rilassarsi con i periodi di sospensione della vita sociale (in questo la guerra asimmetrica coincide con i conflitti più tradizionali). Ma questa guerra è senza limiti nel momento in cui, nel bel mezzo dell'attentato di Nizza, si è naturalizzato il fatto che la guerra in Afghanistan compie 15 anni e va, secondo le intenzioni degli alleati, verso i 20, che la crisi irachena, se presa nel suo complesso, produce frutti velenosi, di ogni genere dal 1990. Quando queste lunghe guerre non sono messe in discussione, dopo un attentato come Nizza, si naturalizza la guerra come la cattiva stagione. Prima di tutto per questo la guerra è senza limiti: la perdita collettiva delle proporzioni storiche di questi conflitti, che sembrano apparire dal nulla tanto mentre più si perpetuano come permanenti, non impedisce infatti che questi non abbiano effetto. Proprio come guerra senza limiti.

Nizza, in questo senso, è solo una tappa. Di quelle che toccano direttamente la Francia e tutti i paesi che avevano cittadini partecipanti ai festeggiamenti del 14 luglio. Nelle regole dello stato di guerra senza limiti, una volta metabolizzato il lutto e prodotta una reazione da parte di chi ha subito l'attentato (efficace o inefficace non importa), c'è solo da attendere la prossima tappa. Di nuovo Francia o Belgio, o magari Italia, Germania, Filippine, Yemen, chissà. Da quello che ci risulta questo tipo di attentato, come poi realizzatosi a Nizza, non era inatteso. Ma le modalità e i tempi hanno spiazzato tutti. Perché la guerra permanente sembra colpire con le regole della roulette russa per poi far capire, sempre dopo, il perché si è colpito lì e in quel modo.

redazione, 15 luglio 2016

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