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Boschi parla di “figlia, madre, sorella” uccise e consiglia di parlarne nelle parrocchie

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tratto da https://abbattoimuri.wordpress.com

La Ministra Boschi, ora con delega alle pari opportunità, più volte sollecitata a prendere posizione contro il femminicidio, ha finalmente detto la sua. A richiedere la sua attenzione un bel po’ di femministe old style che vorrebbero ulteriori aggravanti e pene carcerarie, poi ci sono i centri antiviolenza che da almeno un paio di governi provano a capire in quali tasche finiranno i milioni dedicati, a parole, ad un presunto – perché solo sulla carta – piano antiviolenza. Riassunto delle puntate precedenti: il regolamento di distribuzione di quel denaro, deciso da una sorta di gruppo istituzionale sotto l’ala del ministro dell’interno e di una capo dipartimento per la “violenza sulle donne”, è stato fatto senza l’accordo e la partecipazione dei centri antiviolenza. Da quel che si sa quei soldi verrebbero elargiti a qualunque associazione a prescindere dal tempo di esistenza, dal livello di esperienza e dalla specificità dedicata alla prevenzione della violenza di genere. Il concetto di “violenza di genere” è sconosciuto, ignorato, da questo governo come da altri, perché quel che conta è dedicarsi alle femmine uccise e non a qualunque altro soggetto, donna, uomo, gay, lesbica, trans, che subisce violenza in relazione al ruolo di genere imposto.

L’altra cosa decisa da quel gruppo, senza l’accordo con i centri antiviolenza, tra i quali parecchi a rischio di chiusura, è stato il “percorso rosa”, ovvero un percorso obbligato che esclude la figura della operatrice formata a intervenire con una vittima di violenza e delega ai pronto soccorso e alle forze di polizia l’intervento che conduce all’obbligo di denuncia. Più volte si è detto che quel percorso fa sì che le donne si rivolgeranno meno ai pronto soccorso, se quel che trovano è un percorso coatto in cui non c’è garanzia di libertà di scelta e supporto psicologico. I centri antiviolenza, da sempre in disaccordo con pene aggravanti e provvedimenti repressivi, avendo fatto un po’ di conti, si sono resi conto che avrebbero incassato a sostegno non più di 3000 euro a testa, pressappoco, e a meno che le cose non siano cambiate, da alcuni tra loro tempo fa venne la provocazione di rinuncia a quell’elemosina.

Con un governo che ha subito le pressioni catto/conservatrici, ritirando dalle scuole la distribuzione di un opuscolo contro il bullismo omofobo dedicato agli insegnanti; con una ministra alla sanità che parla di piano di natalità e che poco o nulla dice sugli obiettori di coscienza che impediscono la corretta assistenza alle donne che abortiscono o che vogliono usare contraccettivi d’emergenza; con decisioni economiche che pesano su tutt* e che escludono ancora di più le donne dal mercato del lavoro; con una propensione a vittimizzare le donne senza ritenerle soggetti in grado di produrre rivendicazioni; con leggi razziste che discriminano tante persone, donne incluse, senza opporsi a chi, nonostante tutto, quando vittime di tratta collaborano con le forze di polizia pare finiscano comunque nei Cie; e, dunque, in presenza di tutto questo non è assolutamente una sorpresa leggere le parole della ministra Boschi che parla di madri, mogli e figlie. Donne uccise in quando madri, mogli e figlie? Donne che vengono nominate per i ruoli di cura, nella costruzione delle norme sui generi, che sono chiamate a svolgere? Non in quanto persone, anche se non madri, non mogli e forse neppure volontariamente ad assolvere ad alcun ruolo come figlie. Solo donne che non sono viste come individui, tanto per riaffermare la loro appartenenza. Donne come risorse dello Stato che gratuitamente svolgono ruoli di cura che altrimenti costerebbero molto allo Stato.

Quello che la Boschi dice è riaffermare l’esistenza di quei soldi, parla genericamente di cultura ed educazione e di “parlarne nelle parrocchie”. Ha scritto proprio così. Ma dico: parlarne nelle parrocchie? E in che modo le parrocchie potrebbero parlare della violenza di genere che le stesse parrocchie e la cultura che diffondono in qualche modo alimentano? Basta forse dire che le donne, madri, figlie e mogli, non si toccano? E cosa dicono nelle parrocchie del rispetto alle scelte libere delle donne che abortiscono? E di quelle che vengono uccise o stuprate per altre ragioni? E delle trans uccise? Delle lesbiche picchiate? Se le stesse parrocchie fanno terrorismo psicologico sul “gender” e ignorano il concetto di consenso e autodeterminazione delle donne, educando, (per quanto ne so) le donne a credere nel concetto di famiglia tradizionale di fronte alla quale piegare ogni bisogno individuale (per il bene della famiglia of course); se succede questo: come potranno insegnare ai parrocchiani e alle parrocchiane che una donna può anche dire no, scindere il patto familiare, lasciare il marito e smetterla di subire in un rapporto di coppia, e che se dice no dovrà essere rispettata per questo?

Non vorrei dire una stronzata ma da quel che so i preti insegnano che la donna viene dalla costola dell’uomo. Insegnano la tolleranza in famiglia e immaginano che il matrimonio sia un patto inviolabile stretto di fronte a Dio. Chi non divorzia perché credente potrebbe perfino prendere alla lettera quel “finche morte non vi separi”. Da parte di alcuni intonacati, poi, si sentono dire le cose peggiori contro le persone omosessuali, e in qualche caso c’è chi ha dichiarato che una donna stuprata o è come santa maria goretti, giustificata perché lì a difendere la propria verginità, o, se sta in minigonna o è ubriaca, se l’è cercata. Dunque spieghi, la Boschi, come le parrocchie dovrebbero poter contribuire alla causa.

In ultimo vi suggerisco di leggere un post di Alessandra Pauncz che parla di effetto emulazione e dà dei suggerimenti ai giornalisti sulla maniera in cui va presentata una notizia che racconta di un crimine violento nei confronti di una donna e del suicidio successivo dell’assassino. Il tono emergenziale e la lista delle donne uccise, senza che si analizzi davvero la causa per la quale sono state assassinate (elevare le cifre non è d’aiuto e crea solo confusione), produce soltanto derive autoritarie.

Per quel che riguarda l’analisi indispensabile da fare, secondo me, l’ho già descritta e se non avete letto vi ripropongo quello che ho condiviso. Buona lettura, dunque, e poi non ditemi di confidare moltissimo nelle istituzioni.

11 giugno 2016

https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/06/10/boschi-parla-di-figlia-madre-sorella-uccise-e-consiglia-di-parlarne-nelle-parrocchie/

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