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Terminato il II FemBlogCamp, si torna a fare rete

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FBC-2012-37Si è concluso domenica 30 settembre il II FemBlogCamp (FBC) svoltosi all’interno dell’ex-Caserma Occupata di via Adriana a Livorno. Sono state tre giornate di discussione, di informazioni e saperi tra donne e uomini provenienti da tutta l’Italia e da vari paesi europei. Presenze triplicate rispetto allo scorso anno: oltre un centinaio le persone intervenute. Il tutto all’insegna della completa autogestione e completamente sganciato da logiche di mainstream ovvero, come scrivono le compagne di Femminismo a Sud: la libertà di mettere in condivisione ricerche e strumenti pensati in termini di assoluta gratuità. Prassi che il collettivo ex-Caserma assieme alle Stregatte e al resto di realtà autogestite e autofinanziate livornesi (come il nostro blog/giornale) condividono e rilanciano nella loro presenza quotidiana nel quartiere e non solo.

L’impegno per la realizzazione di questa tre giorni è stato sorprendente. Da una parte l’organizzazione di una griglia di seminari densamente sovrappopolata e dall’altra l’allestimento degli spazi (enormi) dell’ex-caserma da parte degli/lle occupanti/e; a disposizione una sala cinema, una palestra (per il pernottamento), la sala concerti per la sera e una super cucina.

I temi che hanno attraversato i workshop in programma passano dal diritto all’aborto (con il rafforzamento della rete a sostegno della legge 194 nata nella prima edizione del camp), alla comunicazione antisessista, al femminicidio, all’uso critico della rete, all’antispecismo, all’antifascismo, all’uso consapevole della rete e al rispetto della privacy, alla violenza sulle donne, alla prostituzione, alla postpornografia, e allo studio di nuove pratiche (es. slutwalk) o comunque su nuovi linguaggi radicali, includendo l’uso dei corpi. Prossimamente per ognuno di questi workshop sarà disponibile una sintesi con i relativi riferimenti per continuare a seguire e magari iniziare a partecipare alla discussione nei tanti blog che hanno caratterizzato l’iniziativa.

Il FBC nasce nella rete e si presenta come momento per discutere dei temi che durante l’anno abitano principalmente i blog, o siti d’informazione, delle realtà che vi hanno preso parte (gestiti ovviamente fuori dal sistema del copyright) e che spesso si traducono in pratiche di lotte e resistenza nei territori. E’ evidente la necessità di sganciarsi dalla proposta politica istituzionale che gira tutto attorno a se stessa e teme qualunque variazione. Altri soggetti, sedicenti femministi, interclassisti e misti per identità politica, dove emerge in maniera chiarissima come non si pongano questioni di classe, identità politica, razza, età, genere, poiché parrebbe abbastanza femminista qualunque cosa che orientativamente si occupi di “femmine” assolvendo le donne che producono razzismi, classismi, sessismi, hanno difficoltà ad ascoltare con rispetto le rivendicazioni delle donne (Fas).

Tra i tanti materiali e mezzi messi a disposizione segnaliamo: Take back the tech , per usare la tecnologia contro il cyberstalking e la violenza di genere, e Nell’acquario di Facebook del Gruppo di ricerca Ippolita che, a nostro avviso, propone una disanima lucida e tagliente di che cosa sia il più popoloso dei social network: la ciliegina sulla torta del sistema di controllo (e repressione) del capitalismo.

E se molti temi sono stati immediatamente condivisi, tanti altri invece hanno posto dei grandi punti interrogativi. L’incontro sulla prostituzione è stato uno di questi, dove si dibatte da una parte se ci sia una specificità per il “lavoro sessuale” rispetto a qualsiasi altro lavoro e dall’altra ci si interroga su come sia realmente possibile dichiarare guerra al capitale e avallare la totale mercificazione dei corpi delle donne nella prostituzione. E da qui tutta la questione della “libera scelta”, dell’autodeterminazione, della sessualità normata, i ruoli, il patriarcato,… Insomma ancora tanto su cui continuare a riflettere e discutere. Così come sul tema/proposta slut walk al centro della discussione anche nell’assemblea plenaria di chiusura del Camp. Si è palesata la necessità di condividere il bisogno concreto di sperimentare nuove pratiche per contrastare stereotipi di vario genere o la violenza sulle donne. Allo stesso tempo le dinamiche e soprattutto il lavoro svolto da chi ogni giorno vive il territorio diventa un tassello fondamentale: non è detto che lo stesso gesto di rottura fatto in un posto x sortisca lo stesso effetto immaginato al chiuso di una stanza. In occasioni come queste è forse necessario che sia anche un’esigenza/urgenza di chi ogni giorno si interfaccia con determinati codici nella propria realtà (non virtuale). Differente se la convocazione è su questo specifico tema. In questo senso il workshop in questione ha lasciato senz’altro molti spunti interessanti di riflessione, non solo per Livorno.

Il seminario su Giornalismo e sessualità (qui le slide) proposto dalla nostra redazione ha portato il dibattito a concentrarsi sulle necessità di studiare azioni comunicative che vadano anche oltre il subadvertising. Lavorare affinché maturi l’esigenza di scardinare e colpire l’informazione mainstream: da imparare ad utilizzare i “loro” mezzi a campagne o momenti di protesta contro le redazioni di giornali e/o tv.

Vi invitiamo a seguire gli altri report del camp redatti dalle/gli altri/e su:

http://femminismo-a-sud.noblogs.org

Leila Chinapoli

02/10/2012

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