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Limoncino discarica evergreen

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limoncino.protesta2Cerchiamo di chiarire le idee con un po’ di sana controinformazione dando un profilo sintetico di cosa sarà a regime la discarica del Limoncino, poi apriremo una breve inchiesta-riflessione sui metodi utilizzati entrando anche nel merito della questione.

Profilo: l’impianto avrà una cubatura di 560.000 mc. Il cubo di spazzatura avrà  una base di appoggio utile  di 29.000 mq. Il personale impiegato sarà di 9 lavoratori. L’attività della discarica si svolgerà dal lunedì al venerdì in due turni di 6 e 45 minuti ciascuno. Il primo turno dalle 7,30 alle 13,45 e il secondo turno dalle 13,30 alle 19,45, mentre il sabato sarà attivo soltanto il primo turno dalle 7,30 alla 13,45. La discarica tratterà un volume di rifiuti di 135.000 tonnellate all’anno suddivise in : 50.000 tonn. di rifiuti di terre e rocce; 20.000 tonn. di fanghi a matrice inorganica; 30.000 tonn. di inerti; 20.000 tonn. di rifiuti da demolizione; 10.000 tonn. di altri inerti. Il percolato prodotto dalla discarica annualmente è stato calcolato in 20.000 mc pari a 55 mc al giorno. Il percolato sarà convogliato in apposite vasche per essere poi trasportato in apposite cisterne per il trattamento in altri siti. Il traffico veicolare pesante sarà di 450 tonnellate di rifiuti il giorno (media su base annua). La discarica per lo smaltimento dei  rifiuti speciali non pericolosi, inerti ed inorganici resterà in esercizio per ben 7 anni accumulando 900.000 tonn. di rifiuti, dopo di che la collina di immondizia sarà coperta da un bel tappeto di vegetazione mediterranea e sarà monitorata per 30 anni, in modo da accertarsi che non ci siano ricadute negative sull’ambiente circostante.

La Valutazione di Impatto Ambientale della provincia di Livorno (Atto Dirigenziale n° 132 del 07/11/2008), la cosiddetta V.I.A., autorizza allo smaltimento di ben 114 codici, mentre una discarica  per soli rifiuti inerti (la meno tossica) ne prevede soltanto 20 (codice 17 rifiuti delle operazione di costruzione e demolizione compreso il terreno proveniente da siti contaminati rocce e fango di dragaggio).

Cosa produce la discarica:

I rifiuti restano attivi per ben oltre 30 anni e attraverso i naturali processi di decomposizione producono copiosi liquami contaminanti per il terreno e le falde acquifere. Studi mirati hanno appurato che molti materiali tossici hanno tempi di degradabilità molto lunghi e possono essere presenti fino a mille anni.Oltre al percolato le discariche producono odori, polveri e rumori di vario genere. Le emissioni sono poi trasportate dal vento e colpiscono la flora e la fauna in una raggio molto ampio.

Dalla lettura della VIA si rileva il parere del  Corpo Forestale dello Stato, coordinamento provinciale di Livorno, che rileva: ”il progetto della discarica sottolinea come  nella relazione tecnico illustrativa alla pag 13 malgrado la discarica venga dichiarata per rifiuti non pericolosi, si prevede anche il conferimento di rifiuti pericolosi stabiliti non reattivi a determinate condizioni. A pg 15 inoltre si esclude il conferimento di materiali polverulenti e fanghi con frazione secca inferiore al 30%, intendendo forse l’esclusione di fanghi con frazione secca inferiore al 30%....” tant’è che esso alla fine consiglia che la discarica venga autorizzata per il solo conferimento di rifiuti non pericolosi e che il conferimento dei fanghi venga opportunamente regolato. Inoltre suggerisce che le vasche di raccolta dell’acqua di prima pioggia delle aree pavimentate vengano dimensionate per precipitazioni di 50 mm contro i 5 mm previsti dal progetto. Anche l’ARPAT avanza dei rilievi al progetto quali: dare grande attenzione alla tipologia dei rifiuti conferiti in quanto non concorda con la definizione di discarica di rifiuti speciali non pericolosi inerti, inorganici . Essa afferma che dall'analisi della  documentazione si rileva cha la discarica che si vuole realizzare è una discarica di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi non reattivi con basso carico organico e biodegradabile. Tant’è che a suo avviso la discarica dovrà essere definita come discarica di rifiuti speciali non pericolosi inorganici, a basso contenuto organico o biodegradabile. Inoltre consiglia di valutare l’entità dell’impatto sull’atmosfera delle polveri emesse durante la movimentazione dei rifiuti. Rileva che manca una valutazione  dei possibili impatti derivanti dalla circolazione dei mezzi pesanti sulla flora, fauna ed ecosistemi e che manca una valutazione di impatto acustico. Inoltre consiglia una più approfondita indagine della circolazione idrica sotterranea delle sorgenti del Limone. infine nella parte conclusiva della VIA  definita “istruttoria interdisciplinare” si rimane basiti dalla affermazione che nell’area in cui si svilupperà la discarica emerge una vena di acqua sorgiva da valutare!!!

Stupisce anche il parere favorevole che al progetto è stato dato dalla Giunta Comunale, delibera 40419 del 02/10/08.

Infine con atto dirigenziale n°62 del 22.04.2009 la provincia  autorizza la discarica (Autorizzazione Integrata Ambientale, A.I.A.) senza tenere conto dei rilievi espressi dalle varie autorità ambientali di marca pubblica.

Orbene

Un vecchio popolare detto dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, un altro dice che chi la fa l'aspetti, un altro ancora dice che chi di spada ferisce di spada ferisce e cosi  via. Nel gergo popolare questi detti richiamano a quello che nel gergo orientale è nota come legge di causa-effetto. Questa legge mistica che governa la vita nell'universo afferma che alla causa è legato l’effetto come un’ombra al corpo. Pertanto prima o poi l'effetto prodotto dalle cattive cause seminate nel tempo si produrrà non appena le circostanze lo permetteranno. Questa breve carrellata fra detti popolari e filosofia e religione mi serve per marcare alcuni dati di carattere politico.

Forse non è a tutti noto che  il problema dello scontro sulla discarica del Limoncino tra classe politica  da una parte e cittadini dall'altra ha visto fiorire  in questi ultimi giorni un nuovo elemento, a sostegno delle ragioni  della buona politica del palazzo. Questa novità è la questione dei possibili licenziamenti che si svilupperebbero come conseguenza immediata e diretta della protesta dei cittadini, che si oppongono alla costruzione della discarica del Limoncino all’interno del polmone verde di Monte La Poggia. Così, improvvisamente, la città  un giorno si è svegliata sotto l’incubo di oltre 60 licenziamenti a cui si aggiungono 20 cassaintegrati di una ditta che lavora in subappalto con la ditta costruttrice della discarica livornese, in tutto  80 lavoratori che rischierebbero il posto di lavoro per cause legate alla difesa dell’ambiente. Credo che non sia la prima volta in Italia e nel mondo che si cerca di bloccare la protesta a difesa dell’ambiente e della salute evocando lo spettro della crisi e del licenziamento e mettendo uno contro l’altro lavoratori e cittadini. Mia opinione  è che il ricatto del licenziamento sia molto strumentale alla salvaguardia dei  profitti legati allo smaltimento dei rifiuti. Questo a mio parere lo si evince dalla lettura dei semplici dati trovati in rete e rilevati direttamente dal sito della ditta che gestirà la discarica che non sembra essere così moribonda come affermato sui giornali.

Inoltre si scopre anche che la ditta occupa secondo il sito di impresaitalia un numero di dipendenti: da 20 a 49 ed è inquadrata con una Classe di fatturato: 5 - 13 (mil. euro).

Un'altro dato interessate lo troviamo pubblicato in un articolo on line all’indirizzo:

www.iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/01/05/news/mi-chiesero-loro-di-fare-la-discarica-3104130 di cui riporto lo stralcio iniziale :«La nostra è una famiglia di costruttori: a fine anni Ottanta abbiamo comprato la cava dal Canaccini per ridurre la spesa del materiale. Poi gli enti locali ci hanno proposto di trasformare il sito in una discarica di rifiuti non pericolosi perché la città ne ha bisogno e la normativa lo prevede. Non voglio fare il buon samaritano: siamo imprenditori, abbiamo valutato l'operazione e deciso di andare avanti»[…]

Ma che bell’esempio di trasparenza e di partecipazione! Prima ci si mette d’accordo testa-testa,  poi si fanno tutte le pratiche legali  e necessarie senza troppo rumore e alla fine, a fatto compiuto, si tenta di convincere della bontà del progetto e della sua trasparenza partecipata tutta la cittadinanza ricordando l’avvenuta pubblicazione sui quotidiani il Tirreno e la Repubblica il 2 luglio 2008 del progetto Limoncino!

Se a questi episodi si aggiunge anche la fantomatica relazione della terza commissione,  che di fatto smonta tutto il progetto, il quadro della situazione risulta completo. Tra l’altro di questa relazione non si riesce a trovare traccia nel  WEB!  Questo nonostante sia da tempo nelle mani di tutti  i partiti.

Alla fine alla luce di questi fatti risulta più che credibile come i paventati licenziamenti siano usati come strumento di pressione per far paura, anche perché a tutt’oggi non sono note le dimensioni economiche dell’affare discarica, che invece sarebbe opportuno conoscere anche nell’interesse di tutti i cittadini lavoratori compresi. Un altro dato che non deve rimanere secondario in tutta questa vicenda riguarda l’impronta che tale attività lascerà nell’ambiente e nella salute della nostra città. Impronta che si verrà a sommare alle tante altre attività poco salubri già in atto o che verranno attivate nei prossimi anni (2 centrali a biomasse in area portuale, terza linea del termovalorizzatore, rigassificatore, riconversione centrale Enel , ecc…) perché se è vero come è vero che tra i diritti  costituzionali del nostro paese ci sono il lavoro e la salute è moralmente indecente e politicamente scorretto che qualcuno si metta a giocare sui diritti fondanti la nostra repubblica cercando di contrapporre e sovraordinare l’uno all’altro.

La miniera d’oro della discarica è un affare, si sa e questo avviene senza garantire nessuna tutela per ambiente e salute dei cittadini. Chi si ferma alle discariche tradizionali senza sfruttare e senza investire nella Green Economy è un cieco a cui dobbiamo donare la vista ponendogli alcune domande:  Quanto riceve in euro per ogni tonnellata la discarica del Limoncino? Quanti posti di lavoro assicura? A quanto ammontano i costi ambientali e i danni alla salute dei cittadini? Il lavoro è un bene comune che va salvaguardato che mal si sposa con i profitti derivanti della miniera d’oro della discarica del limoncino. Queste sono le domande per non cadere nella trappola della guerra tra lavoratori  e cittadini. Mettere in campo il danno economico subito dal blocco dei TIR al Limoncino e  la cattiva medicina di un possibile licenziamento dei dipendenti non è una cosa da prendere alla leggera specialmente se questo serve a giustificare tutta una cattiva procedura in cui ognuno di noi è stato tenuto fuori dall’uscio.

Dattero

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