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Sentenza di Pistoia: i comunicati

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pistoia_banner_liberi_tuttiDopo un lunga udienza conclusiva è arrivata la sentenza di primo grado del processo sui fatti di Pistoia dell’11 ottobre 2009. La decisione del collegio giudicante ha decretato un’assoluzione e cinque condanne a due anni con sospensione condizionale della pena, oltre a un risarcimento danni di 9000 euro.
La deposizione delle motivazioni della sentenza avverrà nelle prossime settimane e permetterà più ampie valutazioni, che saranno espresse in un'apposita conferenza stampa da parte del nostro comitato.
In oltre un anno di udienze, passo dopo passo, tutte le accuse sono cadute miseramente sotto i colpi durissimi inferti dalla difesa alla credibilità, all'attendibilità e all'onestà dei tre ambigui personaggi che si sono dichiarati presunti testimoni oculari.
Purtroppo il collegio giudicante non ha avuto la forza e la capacità di smentire l'iniquo e sproporzionato operato degli inquirenti della Questura e della Procura della propria città, e ha preferito, pur con evidente imbarazzo, ridurre al minimo indispensabile l'entità delle condanne inflitte, assolvendo anche una persona che a livello processuale ha sempre avuto la stessa identica posizione degli altri imputati.

Un verdetto incerto e poco chiaro, frutto di un condizionamento ambientale fortissimo ed evidentemente insuperabile, fatto di demonizzazione degli imputati, militarizzazione estrema delle udienze, linciaggio mediatico, pressioni politiche, e chissà cos'altro che non possiamo conoscere.

L'ultima udienza ha visto inoltre un ulteriore elemento che aggiunge a questa oscura e triste vicenda persecutoria un'altra conferma: la suocera di uno dei testimoni dell'accusa (Michele Romondia), mossa da un moto di coscienza, nei giorni scorsi ha fatto recapitare una lettera al giudice in cui ha dichiarato di aver appreso dal genero che quell’11 ottobre in realtà egli non ha visto nessuno: i riconoscimenti sarebbero stati effettuati solo perchè invitato a farlo da esponenti di Casa Pound, organizzazione neofascista del quale è simpatizzante. "La signora, convocata in aula, in preda a comprensibili disagi emotivi e timori dovuti alle possibili ritorsioni familiari, in aula non ha avuto la forza interiore di fornire una testimonianza chiara e approfondita."

Dopo una lunga e evidentemente sofferta camera di consiglio, a rimbombare nell’aula è stata la sentenza di condanna pronunciata ai danni di persone totalmente estranee ai fatti, condizione di innocenza che una lunga carrellata di udienze, non ha mai, nemmeno per un momento, messo in discussione, così come hanno evidenziato nelle significative requisitorie finali gli avvocati difensori: inifiniti elementi oggettivi (foto, testimonianze attendibili, perizie foniche, ecc.) hanno dimostrato la contraddizioni e gli errori di chi, mentendo, ha detto di aver visto gli imputati quel giorno.

Non a caso, nel dibattimento conclusivo, l’avvocato dell’accusa è sembrato più preoccupato di difendere la testimonianza  “interessata”  e ambigua del fascista di Casapound Massimo Dessì, che di rilevare le prove oggettive a carico degli imputati. Prove che appunto non sono mai esistite.

In questo clima di mancanza di dati oggettivi in favore dell’accusa, a creare forte sconcerto è stato l’atteggiamento della Pubblico Ministero, culminato nell'assurda richiesta di condanna a 9 anni (!), incredibile e sproporzionata per i fatti in sé e insopportabile nei confronti di persone che non hanno commesso il fatto. Nella sua requisitoria, accompagnata persino da malcelate valutazioni politico-ideologiche, il procuratore non ha esposto neanche un elemento a sostegno delle accuse mosse contro gli imputati: è passato direttamente a sostenere come capo d'imputazione il reato di devastazione e saccheggio (419 c.p.), accusa assurda e gravissima che la Corte di Cassazione di Roma e il Tribunale del riesame di Firenze avevano già cancellato da mesi con motivazioni tanto nette quanto ovvie, liberando così gli imputati dalle misure cautelari.

Rimane quindi l’amarezza e la rabbia di aver prodotto tutto ciò che era possibile in termini processuali per permettere la caduta di ogni capo d’accusa, e nonostante questo, di ascoltare in nome del popolo italiano condanne ingiuste e immotivate.

L’aver smontato le accuse più assurde e l’esser usciti dall’assedio mediatico-politico-istituzionale di Pistoia con un’assoluzione e condanne ridotte al minimo "indispensabile" rispetto alle richieste della procura, rappresenta comunque un dato da cui ripartire, fiduciosi che in altre sedi lontante da condizionamenti sarà possibile giungere alla verità nella sua interezza, ottenendo l'assoluzione di tutti gli altri imputati.

Comitato parenti e amici degli imputati livornesi per i fatti di Pistoia dell'11 ottobre 2009

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Il Movimento antagonista Livornese esprire il proprio sdegno e la prorpia rabbia in merito alla sentenza di primo grado al processo a carico di sette antifascisti per i cosiddetti "fatti di Pistoia".
Non sono bastate le palesi incongruenze e faziosità dei testimoni principali, le dimostrate amicizie e simpatie che intercorrono tra la questura di Pistoia, casa Pound e i teste dell'accusa.
Non è bastata neanche la consapevolezza, ormai sedimentata in larghe fette di opinione pubblica, che quello che avevamo di fronte era un chiaro attacco politico verso un'area sempre in prima fila nella difesa dei diritti e della libertà.
Il tribunale di Pistoia ,in nome del popolo Italiano, ha decretato la condanna a due anni per sei dei sette antifascisti imputati.
E' una chiara sentenza di compromesso. Mesi di criminalizzazione sia politica che mediatica, carcerazione e detenzione domiciliare non sono bastati ad ottenere quella punizione esemplare che la questura e la procura di Pistoia avevano richiesto.
Qualcosa in questo meccanismo non ha funzionato. Ciò nonostante l'assoluzione finale non è arrivata.

A questo punto è necessario fare alcune considerazioni.
La pubblica accusa nella persona del procuratore generale di Pistoia fino all'ultimo ha cercato di tenere in piedi l'assurdo capo di imputazione di devastazione e saccheggio arrivando a fare una richiesta di 63 anni di carcerazione per i sette imputati.

Parole molto gravi le sue, sia dal punto di vista giuridico che politico.
Assimilare il reato di devastazione e saccheggio ad una semplice turbativa di ordine pubblico è una posizione criminale e pericolosa.
Un reato di guerra che prevede pene minime di 8 anni utilizzato in un contesto cittadino ed in merito ad una fattispecie che vedeva un vetro rotto e una scrivania rovesciata (nei confronti di imputati incensurati) è un segnale chiaro di come si voglia spianare la strada a repressioni future, consapevoli del clima politico che si sta creando nel nostro paese.

Qualsiasi gesto considerato turbativa di ordine pubblico potrebbe diventare  il pretesto per incarcerare dei cittadini anche per mesi in attesa di processo. Il procuratore ha inoltre accennato ad una fantomatica associazione a delinquere che a suo avviso si muoveva in maniera premeditata in quel contesto.

Dal Punto di vista politico definire fascisti i nostri imputati, perchè a suo avviso autori di un fatto violento, e scagionare politicamente i veri fascisti di casa Pound dimostra, per chi  non lo avesse ancora capito, la volontà politica repressiva che come un ombra nera ha seguito  tutte le fasi fin dalle prime ore di quell'undici ottobre.
Il messaggio che il procuratore di Pistoia ha voluto lanciare è chiaro.
Si colpiscono le organizzazioni democratiche e antifasciste per sdoganare ulteriormente i gruppi neofascisti nella nostra regione.
Probabilmente non ha memoria del fatto che la costituzione ,da lui rappresentata, è frutto della resistenza partgiana e non è certo figlia del fascismo e dell'autoritarismo che oggi ha difeso.

Per concludere continuiamo a ribadire la totale estraneità ai fatti di tutti gli imputati.
Alessandro è stato assolto ma come lui quel giorno, anche tutti gli altri si trovavano a partecipare ad una semplice assemblea in un circolo. Gli avvocati faranno ricorso al tribunale del riesame consapevoli del fatto che la verità può, e deve  venire fuori.
Che ciò avvenga in un aula di tribunale o meno non dipende da noi.
Per quanto ci riguarda continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto.
A fianco dei lavoratori, dei precari, degli immigrati per la difesa dei nostri diritti e della nostra libertà.

Movimento Antagonista Livornese

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PISTOIA: UNA SENTENZA POLITICA CONTRO GLI ANTIFASCISTI TOSCANI

Il 31 gennaio si è svolto nel tribunale di Pistoia il processo contro 6 giovani antifascisti accusati di aver assaltato una sede di Casa Pound di Pistoia nel novembre del 2009. La sentenza di primo grado ha assolto uno dei sei imputati e ha condannato gli altri alla reclusione per due anni e al pagamento di varie somme a titolo di risarcimento e di spese processuali.
Una vicenda alquanto strana, a seguito della quale la Questura di Pistoia ha condotto un’operazione in grande stile, conclusa con l’arresto dei sei militanti antifascisti. Gli arresti prolungati per molte settimane senza alcun elemento a carico, con l’ uso di dubbie testimonianze e con un chiaro intento persecutorio, fanno pensare ad una montatura perpetrata dalla questura in combutta con i neofascisti di Casapound.
Tutto quanto è emerso dal dibattito processuale ne è la conferma più lampante.
La lettura della sentenza che sarà resa pubblica fra 15 giorni renderà note le motivazioni e, fra le righe, potremo scorgerne l’aspetto politico.
Noi pensiamo che il Tribunale di Pistoia sia stato costretto, in qualche modo, a emanare una qualunque condanna, una sentenza politica, che  lascia l’amaro in bocca sapendo che chi, come i giovani antifascisti, difendendo i principi dei valori della resistenza, hanno dovuto subire ingiustamente il carcere.
Il passato ci insegna che le montature degli apparati dello stato e della destra sono  sempre crollate di fronte  alla controinformazione fin dai tempi della stragi  di  Piazza Fontana, di Brescia, di Bologna.
D’altra parte sappiamo bene che un’assoluzione avrebbe ridicolizzato, agli occhi dei pistoiesi, l’operato della Questura e di tutto l’ambiente della destra. Una destra che sta sgomitando e si sta insinuando nelle pieghe delle difficoltà e delle contraddizioni politiche della Giunta di centro sinistra. Alle ultime elezioni amministrative, arrivarono al ballottaggio nella ex rossa Pistoia. E certamente stanno puntando in alto.
In ogni caso il Partito Comunista dei Lavoratori sarà a fianco dei compagni antifascisti per il processo d’appello. La loro  innocenza sara'
pienamente dimostrata.
Ora e sempre resistenza.

Partito Comunista dei Lavoratori - Toscana

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Emessa la sentenza del processo di Pistoia contro gli antifascisti toscani inquisiti per l’irruzione nel covo di Casa Pound avvenuta l’11 ottobre 2009: il giudice Luciano Costantini sostiene la montatura orchestrata dal questore Maurizio Manzo e, nonostante l’assenza di prove, condanna cinque dei sei compagni inquisiti!

Continua la battaglia per l’assoluzione dei compagni, per la verità, per la difesa dei diritti conquistati con la Resistenza Partigiana e per la cacciata del questore Maurizio Manzo, sostenitore dei gruppi fascisti!

Lanciamo l’appello a tutte le forze antifasciste, democratiche e progressiste a prendere posizione pubblicamente contro questa condanna!

Lunedì 31 gennaio si è tenuta presso il Tribunale di Pistoia l’ultima udienza del processo di primo grado ai sei antifascisti toscani (tra cui i nostri compagni Alessandro Della Malva, membro della Direzione Nazionale del P-CARC, e Juri Bartolozzi) accusati dell’irruzione nel covo fascista di Casa Pound Pistoia avvenuta l’11 ottobre del 2009. La sentenza emessa dal giudice Luciano Costantini (affiancato da Antonella Frizzillio e Laura Bonelli) sostiene ed è parte integrante della montatura orchestrata dal questore Maurizio Manzo (già noto per il suo appoggio a Forza Nuova e ai Bulldog quando era questore a Lucca) con la complicità del PM Luigi Boccia (dimessosi dal processo nel mese di luglio e sostituito dall’altrettanto zelante persecutore Renzo Dell’Anno, procuratore capo di Pistoia), dei vertici della DIGOS di Pistoia (vicequestore aggiunto Luigi La Rotonda e ispettore Roberto Milicia) e dei fascisti di Casa Pound (Massimo Dessì, Michele Romondia, Marco Lucarelli).

La sentenza è stata la seguente: un’assoluzione (per il livornese Alessandro Orfano) e condanne a due anni di carcere (sospesi con la condizionale) per gli altri cinque antifascisti per il reato di “danneggiamento aggravato” (l’accusa di devastazione e saccheggio è stata derubricata: non poteva essere altrimenti stanti le sentenze della Cassazione e del Tribunale del Riesame), più il pagamento di circa 9 mila euro (da dividere tra gli imputati) per il risarcimento chiesto dal fascista Dessì e da Casa Pound e le spese legali.

Questa è stata la conclusione di un processo politico iniziato più di un anno fa e che aveva come principale obbiettivo quello di stroncare il nascente Coordinamento regionale contro le ronde razziste e fasciste di Maroni. Ricordiamo sinteticamente i fatti. Il 25 luglio ’09 la Ronda Popolare Antifascista e Antirazzista è scesa in strada a Massa per contrastare la Ronda SSS promossa dai fascisti de La Destra. Questo evento ebbe risonanza nazionale e si inserì in maniera dirompente nell’acceso dibattito sul Pacchetto Sicurezza Maroni, contribuendo a far saltare il progetto di istituire le Ronde. A seguito di questo evento è iniziato in Toscana il lavoro per la creazione del suddetto Coordinamento regionale contro le ronde. L’11 ottobre 2009 a Pistoia, presso il circolo 1° Maggio, si doveva tenere una riunione di questo nascente Coordinamento. La Questura, capeggiata da Manzo, colse l’occasione di un’irruzione fatta quel giorno da ignoti nel covo fascista di Casa Pound per costruire una montatura a danno di chi partecipava a questa riunione. Il PM Luigi Boccia sostenne con forza la montatura orchestrata dal questore, inventandosi il reato di “devastazione e saccheggio” apposta per costringere a mesi di carcere, arresti domiciliari e a una sorta di moderno confino i compagni inquisiti. Il processo è iniziato il 20 gennaio 2010, con il compagno Alessandro Della Malva ancora in stato di arresto, trasferito in continuazione da un carcere all’altro per cercare di isolarlo da compagni e familiari (dal carcere di Pistoia venne trasferito a Prato, poi a Parma). Il PM Boccia aveva fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per far iniziare il più presto possibile il processo, stante “la gravità dei fatti e l’incontrovertibilità delle prove”.

Nel luglio 2010 il PM Boccia fu costretto a dimettersi dal processo che lui stesso aveva contribuito a montare, poiché aveva perso ogni credibilità agli occhi dell’opinione pubblica grazie alla resistenza, alla lotta, alla mobilitazione dentro e fuori dal Tribunale, alla vasta solidarietà ricevuta dai compagni inquisiti e alle sentenze della Cassazione e del Tribunale del Riesame che dichiaravano inesistente la “devastazione e saccheggio” e revocavano il moderno confino ai compagni imputati. Il PM Boccia fu il primo della lista a “saltare”. Dopo di lui è stata la volta dei principali “testimoni” dell’accusa (i fascisti Dessì, Romondia, Lucarelli): uno dopo l’altro sono stati smascherati, le loro dichiarazioni confutate, sono stati contraddetti da altri testimoni, fino a risultare chiaramente inattendibili. Dopo i “testimoni” è stata la volta degli agenti della DIGOS di Pistoia: il dossier realizzato dal Comitato Parenti e Amici degli imputati di Livorno (reperibile all’indirizzo http://senzasoste.it/livorno/fatti-di-pistoia-un-dossier-mostra-i-legami-fra-questura-e-fascisti-scarica-il-dossier) ha messo infatti in luce in maniera inequivocabile i legami tra la Questura e fascisti. Davanti a questa situazione il giudice Luciano Costantini ha cercato di prendere tempo rinviando in più occasioni, da ottobre 2010 in poi, la conclusione di un processo ormai “fuori controllo”: questo processo che doveva servire a dare una lezione esemplare agli antifascisti e antirazzisti toscani (e non solo), grazie alla battaglia condotta e alla solidarietà ricevuta si è trasformato in un boomerang per i suoi artefici, e in particolare per il questore Maurizio Manzo, contribuendo a rafforzare i legami e il coordinamento tra le componenti del movimento antifascista e antirazzista, a far nascere nuovi organismi, a sviluppare un antifascismo popolare, a promuovere la solidarietà di classe con i compagni colpiti e ad alimentare la lotta contro i tentativi eversivi della destra reazionaria, arrivando a mettere in discussione e in serio pericolo la poltrona dello stesso questore Manzo.

Questa la situazione con cui si è arrivati all’udienza di lunedì 31 gennaio 2011. Ecco che cosa è emerso dal dibattimento che si è tenuto in questa udienza:

1)       E’ stata sentita la suocera del fascista Romondia, che ha riferito di come in realtà questo “testimone” a casa avesse sostenuto di non aver visto niente. Purtroppo questa testimonianza non ha permesso di andare oltre e di chiarire anche le responsabilità della Questura, a causa dei timori di ritorsioni da parte della testimone.

2)       Il Procuratore Renzo Dell’Anno ha tentando di dimostrare, con argomentazioni degne del Ventennio in termini di rispetto della Costituzione, dei diritti in essa sanciti e della legge italiana, che poteva essere plausibile la sussistenza del reato di “devastazione e saccheggio” e che il Tribunale del Riesame e la Cassazione avevano sbagliato. Ha inoltre sottolineato il carattere “straordinario” di questo processo. Su questa base ha chiesto la condanna di 9 anni per ogni imputato, di cui 4 e mezzo di carcere! Chiaramente si è ben guardato dal trattare i fatti e non ha detto una sola parola in merito alle responsabilità specifiche attribuite agli imputati.

3)       Le ottime arringhe degli avvocati della difesa, Gustavo Leone e Silvia Davini, hanno smontato nuovamente pezzo dopo pezzo le false testimonianze dei fascisti Dessì, Lucarelli e Romondia, mettendo in evidenza non solo le incongruenze emerse durante le loro deposizioni e testimonianze, ma anche le vere e proprie menzogne dette in Tribunale. Hanno inoltre evidenziato in maniera molto chiara tutte le irregolarità commesse nel corso delle indagini preliminari e i “punti oscuri” della vicenda.

4)       Come se tutto questo non bastasse, è emersa in maniere evidente la superficialità con cui l’“imparziale” giudice Costantini ha preso in considerazione la grande mole di prove a sostegno dell’innocenza degli imputati: basti pensare che non si ricordava nemmeno che l’esito della perquisizione (in cerca di bastoni e spranghe) all’interno del Circolo 1° Maggio era stato negativo, non era stato trovato niente!

Quando il giudice Costantini ha letto la sentenza è stato accolto da un coro di “Vergogna!” e i cinquanta compagni presenti in aula sono usciti dal Tribunale cantando “Bandiera Rossa”.

Entro quindici giorni dovranno essere depositate le motivazioni della sentenza. Gli imputati hanno espresso subito la volontà di fare il ricorso in appello. Le motivazioni della sentenza non potranno che essere contraddittorie, vista la mancanza di elementi concreti a sostegno dell’accusa: le renderemo pubbliche e ne daremo ampia diffusione perché saranno la più chiara dimostrazione della montatura! Questo carattere delle motivazioni, oltre a spianare la strada all’appello, rafforzerà la battaglia per la cacciata del Questore Manzo e di chi come lui sostiene il radicamento dei gruppi fascisti, facendo carta straccia di quel che resta della Costituzione e contribuendo così alla creazione delle condizioni per l’instaurazione di un regime dittatoriale nel nostro paese.

Avanti nella lotta per l’assoluzione dei compagni inquisiti, per la verità, la difesa dei diritti conquistati con la Resistenza Antifascista e per la cacciata del questore Manzo! Stronchiamo le prove di fascismo!

Lanciamo l’appello a tutte le forze antifasciste, democratiche e progressiste a prendere posizione pubblicamente (con comunicati stampa, assemblee con gli imputati e/o gli avvocati, promuovendo concerti, presidi, ecc.) contro questa condanna!

Il sindaco di Pistoia non può continuare a chiudere gli occhi di fronte a quello che succede nella sua città!

Lo stesso vale per il presidente della regione Enrico Rossi: chi si dice antifascista non può permettere che avvengano queste cose nella sua regione!
Chi tace sostiene coloro che vogliono far radicare i fascisti nelle nostre città!
Anche i Consiglieri regionali della Federazione della Sinistra - Verdi devono dare il loro contributo, come hanno fatto mesi fa contro il moderno confino, promuovendo una conferenza stampa al Palazzo della Regione e presentando una mozione su questa vicenda al Consiglio Regionale come si erano impegnati a fare già da luglio.

Partito dei Carc - Segreteria Toscana

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Ieri,31 gennaio 2010, si e’ svolta l’ultima udienza (per quanto riguarda il I grado di giudizio) del processo a carico degli antifascisti vittime della montatura orchestrata dal questore Manzo di Pistoia.

La sentenza e’ stata: assoluzione per uno degli antifascisti e condanne pari a due anni di carcere, con detenzione sospesa, per tutti gli altri. Inoltre sono stati condannati a pagare 2000 euro di danni a Casa Pound e 4000 al fascista del terzo millennio Signor Massimo Dessi. Sono stati derubricati i capi d’accusa di devastazione e saccheggio e quello di violenza privata.

Per chi era presente e’ stato chiaro quanto questa sentenza fosse ridicola e quanto fosse il risultato della “mafia” (o massoneria come si preferisce)che esiste a Pistoia(e non solo). E molto chiaro quanto il giudice Costantini abbia le mani legate e quanto, sempre il giudice Costantini, abbia VOLUTO o abbia DOVUTO salvare il culo al questore Manzo.

Vorremmo sottolineare alcuni aspetti che ci fanno dare del “ridicola” a questa sentenza:

1.      Fanno cadere il capo d’accusa di violenza privata ma danno 4000 euro di danni come rimborso a Massimo Dessi per le violenze subite e’ possibile questo?O meglio ha una logica?

2.      L’unica donna tra gli imputati viene condannata…ma nessun testimone dichiara in tribunale di aver visto una donna sul luogo dell’assalto…anzi lo escludono dichiarando che ne dentro Casa Pound ne fuori avevano visto donne. Su che base viene condannata??

3.      Assolvono un antifascista riconosciuto sul posto dallo stesso testimone che ne riconosce un altro che invece viene condannato…dunque lo stesso testimone in un caso viene ritenuto attendibile nell’altro caso viene ritenuto, evidentemente inattendibile…e’ possibile questo?

4.      Gli antifascisti vengono condannati a risarcire Casa Pound con 2000 euro…ma e’ possibile far dare dei soldi ad un associazione anticostituzionale per sua stessa ammissione?E’ possibile che un giudice che rappresenta lo Stato Italiano si permetta di avvallare un’associazione i cui aderenti si definiscono “fascisti del terzo millennio”(come dichiarato in tribunale da Massimo Dessi’) e addirittura    di sovvenzionarli tramite le sue sentenze?

5.      Durante l’arringa finale dell’avvocato Leone il giudice dichiara di non essere in possesso del verbale della questura in cui si dichiarava che durante la perquisizione avvenuta nel circolo primo maggio l’11 ottobre NON erano state rinvenute armi di nessun tipo!!! Verbale che  e’ stato trovato 5 minuti dopo negli incartamenti che aveva sul banco davanti al naso. Dunque ci domandiamo: e’ possibile che dopo un anno e mezzo il giudice Costantini non avesse visto questo verbale??Come fa a giudicare delle persone se non ha appurato nemmeno una cosa cosi importante…ossia le armi c’erano o non c’erano?la domanda sorge spontanea…la sentenza gliel’hanno scritta??suggerita??imposta??

6.      Il Procuratore generale Dell’Anno fa’ un arringa incentrata fondamentalmente sul tentativo di far stare in piedi l’accusa di devastazione e saccheggio. Mossa questa, secondo noi, finalizzata a creare un precedente per i prossimi antifascisti che cercheranno di incastrare…ma sa’ bene che sta camminando sul filo di un rasoio lo sa’ al punto che chiede ben 9 anni di condanna ma si affretta a dire al giudice che nell’eventualità che il giudice decida di non applicare questa pena lui non si opporrà…ci rendiamo conto?? Sostiene di rendersi conto che sta chiedendo una pena pesante ma, come a noi e’ molto chiaro,il suo fine e’  solo quello di allargare, con una sua interpretazione della legge,l’applicazione del reato di devastazione e saccheggio! Ad un certo punto da’ dei fascisti agli antifascisti…dimenticandosi per un attimo che sta difendendo i fascisti del terzo millennio!(sarà stato stanco dopo tutte quelle ore di tribunale?!)

Questi sono alcuni punti forse quelli più eclatanti emersi ieri ma ci sarebbe un romanzo da scrivere sui testimoni dell’accusa…sono stati screditati in mille modi e da mille testimoni tutti attendibili …sono stati screditati dai fatti si sono contraddetti…ma tutto questo non ha avuto importanza dato che si trattava, come da dichiarazione del procuratore generale in aula, di processo politico. E la massoneria di Pistoia(Digos, questore, giudici, procuratore generale etc.etc.)appoggia i fascisti a tutti i costi, perché si sa, sono la loro manovalanza e và difesa, và usata per fermare gli antifascisti! Ma questa volta pensiamo che il loro ruolo sia stato veramente difficile da sostenere. Sicuramente il giudice Costantini si e’ giocato la faccia in questo processo e quando usciranno le motivazioni(tra 15 giorni) la renderemo pubblica perché tutti devono vedere e capire con chi abbiamo a che fare.  Tutta la solidarietà avuta in questi mesi e tutto l’appoggio e’ servito a far si che ieri il giudice Costantini sia stato costretto a rimetterci la faccia pur di sostenere la montatura del questore Manzo, e’ servita a creare un movimento che non si fermerà ora anzi ne esce rinvigorito e rafforzato perché se pensiamo a come e’ partita questa storia un anno e mezzo fa’ possiamo dire che due anni di condanna sono per noi una grande vittoria…abbiamo messo all’angolo questi soggetti che hanno si condannato, ma in una maniera davvero ridicola e debole. Talmente debole che a questo punto basta una spallata per farli cadere…

Vorremmo infine ringraziare tutti per l’appoggio dato in questi mesi e l’appoggio che ci darete nei prossimi e vorremmo anche  dire che siamo contenti per l’assoluzione di Alessandro Orfano perché, come poco tempo fa’ mi ha detto una persona che stimo molto: 5 condanne sono meglio di 6(questa assoluzione proprio perché illogica e’ una grande vittoria)…ora aspettiamo l’appello per vincere su tutti i fronti senza abbassare mai la guardia e continuando a lottare perché questa condanna lo dimostra:giocare d’attacco e’ la strategia giusta!

Comitato amici e parenti di Alessandro Della Malva

www.antifascistivaldelsa.it

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