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A Confindustria non basta il Jobs Act, ora vuole demolire il salario

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Fabio Sebastiani - tratto da http://www.controlacrisi.org
 
Confindustria punta dritto alla riduzione del salario e all’azzeramento dei contratti nazionali. Senza troppi giri di parole ieri il presidente Giorgio Squinzi all’assemblea annuale ha sottolineato l’impossibilità di continuare ad avere due livelli salariali. E così mentre Renzi se la spassava a Melfi al fianco di Marchionne, sottolineando così che l’appoggio alla Fca è totale e incondizionato, la “parte buona” degli industriali mirava alle gambe dei lavoratori. Dal palco dell’Expo 2015 Squinzi è chiaro: servono legami "più forti e stringenti" fra salari e produttività; la contrattazione di secondo livello "è utile alle imprese e alle persone che vi lavorano" ma - avverte - va evitato "che le imprese siano costrette a sommare i costi dei due livelli di contrattazione". Basta dare una occhiata oggi ai giornali per capire che la strada imboccata da Confindustria non prevede svolte o “semafori”. Sul Sole 24 ore Alberto Orioli sostiene che sarebbe incomprensibile un rifiuto al dialogo da parte del sindacato dopo le “aperture” del presidente Squinzi. In particolare Orioli fa diretto riferimento alla Cgil, che – secondo lui – deve accettare di rimettersi alla prova per una reale riforma della contrattazione (“La frontiera aziendale della contrattazione”. Per Dario Di Vico, che firma l’editoriale del Corriere della Sera, il compito principale delle imprese italiane è quello di crescere: “Compito delle imprese è diventare grandi”. Su Repubblica scrive Alberto Statera: “I selfie di Melfi e la Confindustria”. Il pezzo di Statera è alquanto duro a proposito della strategia mediatica di Renzi e Marchionne, che a quanto pare condividono molti obiettivi e hanno molti nemici in comune. Sul Messaggero il commento è affidato a Oscar Giannino. Anche lui, come Di Vico, parla di sfida degli industriali al sindacato. E in particolare la sfida sarebbe sulla rivoluzione dei salari che dovranno essere direttamente legati all’andamento delle aziende: “La sfida che l’impresa ha lanciato al sindacato”. Il manifesto sceglie invece di pubblicare una lunga intervista al segretario generale della Fiom, Maurizio Landini: “Basta comizi, serve politica. Fanno spot perché sono in difficoltà”. Come reagisce la Cgil?

Mi pare che la relazione di Confindustria - ha detto ieri il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso - nella prima parte dica esplicitamente che sono fattori esogeni quelli che stanno determinando la ripresa nel nostro paese. Che Confindustria abbia una opinione diversa sul Jobs Act non è una notizia”. “La cosa che invece preoccupa è – aggiunge Camusso - che, in una relazione fondata sull'innovazione, si proponga in realtà la ricetta della riduzione dei salari. E' esattamente l'opposto di ciò che serve al paese per crescere". La ripresa, ha aggiunto, "senza investimenti e iniziative strutturali sarà del tutto effimera".

29 maggio 2015

 

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