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Autogrill choc sull’A14: cintura elettronica per controllare i dipendenti

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Nell'area di servizio Pioppa Ovest alle porte di Bologna, i lavoratori MyChef indossano una cintura con microchip per registrare che non si verifichino pause oltre i 90 secondi. Per l'azienda, che non smentisce, si tratta di un sistema antirapina e i sindacati ne sono al corrente

Autogrill choc sull’A14: cintura elettronica per controllare i dipendenti

Un dispositivo elettronico, da indossare sulla cintura, in grado di monitorare i movimenti e segnalare un’eventuale pausa superiore al minuto e mezzo, imposto ad alcuni dipendenti dell’autogrill MyChef. La notizia arriva da oltreconfine, dal giornale francese Le Monde, ma porta dritto dritto in Italia. E più precisamente all’area di servizio autostradale che si trova all’uscita Pioppa Ovest, sull’autostrada A14, Bologna-Taranto.

Secondo il quotidiano transalpino, nel bar, gestito dal gruppo francese Elior, i lavoratori sono stati costretti a mettere una sorta di cintura capace di trasmettere segnali elettronici a una centrale operativa. Il sistema riesce a rilevare la posizione dei dipendenti e a mandare un avviso quando una persona resta senza muoversi, per un periodo superiore ai 90 secondi. Un sistema di controllo a distanza, insomma.

Pubblicato il 18 marzo, in poche ore l’articolo di Le Monde è rimbalzato in Italia. E anche tra i tavoli del MyChef qualcuno lo ha letto. “Non si tratta di un vero e proprio braccialetto elettronico come scrivono – precisa un dipendente al fattoquotidiano emilia romagna, mentre dà il resto di un pacchetto di caramelle – ma di un dispositivo agganciato alla cintura, con un sistema gps integrato”. È pomeriggio, il cassiere non lo indossa: “Ce l’hanno solo quelli del turno di notte. Hanno detto loro che serve per garantire la sicurezza, dato che con il taglio del personale qui sono rimasti solo in due a lavorare dopo mezzanotte”.

Nessuno però conosce esattamente il funzionamento. Le informazioni sono confuse. Alcuni lo definiscono “simile a un walkie talkie“. Altri una sorta di salvavita:  ”Se non ti senti bene e non ti muovi, vengono a soccorrerti”. Il sospetto, azzarda sottovoce qualcuno, è che venga sfruttato anche per mantenere sotto osservazione i ritmi di lavoro. Perché se una persona è immobile, non vuol dire per forza che abbia un malore o che stia subendo una rapina. Potrebbe trattarsi semplicemente di una sosta fuori programma. Parlarne apertamente però è vietato, e così, dopo due parole, la maggior parte dei lavoratori taglia corto: “Non ne so nulla – alza le spalle una ragazza – e comunque sono informazioni riservate”.

L’azienda non smentisce anche se ci tiene a portare la sua versione. Secondo il gruppo francese, un colosso presente nelle strade e nei centri commerciali di tutta Italia, si tratta di un sistema antirapina, adottato per garantire la sicurezza di coloro impiegati nei turni notturni, che scatta quando una persona resta sdraiata a terra.

Intanto, i sindacati sono già sul piede di guerra. La notizia ha avuto l’effetto di una doccia fredda. “L’azienda ci aveva proposto l’utilizzo di questo attrezzatura circa 15 giorni fa, a margine di un incontro sulla flessibilità” racconta Malgara Cappelli, alla guida della Fisascat Cisl di Bologna. “Ma avevamo subito detto no. Non avremmo mai immaginato che l’azienda potesse procedere senza l’accordo”. Ora le sigle promettono battaglia. Il prossimo passo sarà chiedere una verifica dell’ispettorato. “Ci è stato presentato come un dispositivo che parte quando una persona è distesa, così da avvertire subito i soccorsi. E invece ci hanno raccontato che si attiva anche quando si rimane immobili per più di 90 secondi, collegandosi con una centrale operativa che nessuno sa dove si trova”.

Le segnalazioni, aggiunge, possono scattare anche se un dipendente si ferma per dare un’informazione al cliente. È capitato. “Si tratta di una cosa aberrante”. Nei prossimi giorni, quindi, il sindacato si muoverà su due fronti. “Da una parte l’azienda non può pensare di ridurre il personale, lasciando solo due persone di notte (una per reparto), per poi occuparsi della sicurezza con dei sistemi elettronici. Dall’altra, lo strumento prefigura una forma di controllo a distanza. Senza contare che non sappiamo nemmeno come e da chi sono gestite le informazioni trasmesse alla centrale”.

Giulia Zaccariello

tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it

19 marzo 2013

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