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Il sistema degli ipermercati si basa su due precetti che valgono per tutto il settore: istigazione al consumo e flessibilità lavorativa per essere competitivi. Altro che consumo equo e solidale

iperccopweb.jpgintervista a cura di Franco Marino 

(tratto da Senza Soste N.12)

Proponiamo un’intervista con un lavoratore dell’Ipercoop “Fonti del Corallo” che ci ha chiesto di “poter spiegare ai livornesi cosa c’è dietro il fascino dell’ipermercato e le sue luci attraenti”. Per chiari motivi ha chiesto che le sue generalità restassero segrete.

Innanzitutto: quali sono i numeri e i contratti che compongono l’universo lavorativo dell’Ipercoop?

Nel nostro ipermercato lavorano circa 400 persone, di queste circa 350 hanno un contratto part-time. I contratti part-time sono o a 24h settimanali per circa 550/600 euro al mese o a 20h settimanali per circa 500 euro mensili, ampiamente sotto la soglia di povertà! Inoltre ci sono persone che hanno un contratto a 20h ma a tempo determinato. Chi lavora per 24h alla settimana ha un livello contributivo talmente basso che se dovesse andare in pensione percepirebbe solo la pensione sociale. Per non parlare poi di chi ha un contratto a 20h. A loro l’inps riconosce le ore lavorate e non i giorni, ciò significa che per ogni anno lavorato si accantonano i contributi per soli 6 mesi. I tempi determinati, invece, fino ad oggi hanno lavorato circa undici mesi su dodici per il fatto che ci deve essere un periodo di stacco tra un contratto e l’altro. La ciliegina sulla torta però è che l'azienda da gennaio 2007 vuole impiegare questi soggetti come stagionali per soli 6 mesi all’anno.

Ma nella Coop la situazione è così delicata?

Innanzitutto chi lavora nei supermercati è un dipendente Unicoop Tirreno, noi no! I lavoratori dell’Ipermercato sono dipendenti di Ipercoop S.p.a.. Questo significa che tutti i benefici di cui godono i lavoratori dei supermercati non si applicano a chi è impiegato negli Ipermercati. Nei super la grande maggioranza dei lavoratori ha un contratto full-time e a parità di condizioni loro prendono circa 100 euro in più ogni mese per effetto del loro contratto integrativo. In realtà anche noi abbiamo un contratto integrativo che prevede un premio in base al numero di domeniche lavorate durante l’anno ed è pagato non in busta paga ma con buoni spesa da utilizzare proprio nell’ipermercato. E’ chiaro che la cooperativa ha voluto creare dipendenti di serie A e dipendenti di serie B!

Prospettive?

Ad oggi non ci sono prospettive, chi è a 24h a tempo indeterminato è all’apice della carriera! Nel nostro caso, nonostante i contratti, si può parlare di precarietà sociale perché è dura arrivare a fine mese, sapendo inoltre che sarà sempre così. E’ la strategia del turnover, loro non ti mandano via ma sanno che prima o poi dovrai trovare un lavoro full time e loro potranno riniziare il ciclo dei contratti di formazione e prendere in giro un’altra mandata di lavoratori a cui per almeno 2 o 3 anni verranno fatte promesse di miglioramento lavorativo, proprio come è successo a noi.

Com'è organizzato il lavoro all’interno dell’Ipernercato?

La maggior parte di noi è inquadrata come addetti alla vendita e movimentazione delle merci. In teoria noi dovremmo occuparci di caricare la merce sui banchi e verificare che l’area vendita sia allestita in maniera adeguata.

In realtà siamo obbligati ad espletare anche mansioni, non retribuite, che non sono propriamente nostre infatti ci occupiamo anche del magazzino e degli ordini delle merci. Dobbiamo sistemare giornalmente l’area adibita allo stoccaggio delle merci utilizzando carrelli elevatori. In un supermercato tutto questo viene fatto da un lavoratore che è inquadrato come magazziniere che però nell’ipermercato non esiste per volontà dell’azienda.

Siete soddisfatti della sicurezza sul lavoro?

Per niente! Si figuri che anche l’USL si è allarmata per la frequenza degli incidenti che succedono nell’ipermercato. Ciò è dovuto al fatto che spesso il magazzino è talmente congestionato dalla merce che diventa pericoloso lavorare in mezzo alle pedane che a volte devono essere lasciate difronte alle uscite di sicurezza. L’unica preoccupazione che hanno è quella di vietare agli addetti vendita di portare il cellulare sul luogo di lavoro. Il timore non è quello di vedere i dipendenti che parlano al telefono invece di lavorare, ma quello di impedire eventuali foto che potrebbero documentare queste situazioni.

Ma il sindacato non dice niente?

Andare a parlare con il delegato sindacale o con il capo aziendale è la stessa cosa. Ciò è dovuto al fatto che questi due soggetti sono legati da una rapporto“particolare”. Pensi, che il tasso di scolarizzazione degli addetti vendita è molto più alto di quello riscontrabile tra chi ricopre mansioni di responsabilità. E' una specie di piramide rovesciata in cui alla base ci sono molti più laureati rispetto ai vertici perchè le scelte vengono fatte in base a criteri clientelari e non guardando le capacità reali del singolo.

Altro?

Un'ultima cosa. La scorsa estate i sindacati sono andati a trattare con l'azienda il contratto integrativo. La prima cosa che l’azienda ha detto è: ”NON CI SONO SOLDI”. Strano visto che proprio il mese prima avevano dato 20 milioni di euro a Consorte per la scalata a BNL. D'altronde il ritornello è sempre il solito: “andate a Carrefour che state peggio”. Viva la cooperazione!!!!!

 

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