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Cobas: "A Telegate non c'è niente di paradossale se non campare con 600 euro il mese

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In risposta al direttore generale di Telegate Italia, Antonio Colaianni

cobas.gifSu Il Tirreno di mercoledì 17 ottobre il direttore generale di Telegate Italia, Antonio Colaianni si è lamentato del fatto che Telegate non riesce ad assumere i 50 lavoratori che mancherebbero per arrivare alla cifra di 418 dipendenti prefissata dagli accordi sindacali. Fra i motivi di questa difficoltà che il direttore generale elenca pensiamo che ne manchino almeno un paio:

1. Alcuni lavoratori non vogliono conciliare come è nel loro diritto perchè ritengono che nel passato siano stati oggetto di un contratto di lavoro palesemente illegale di cui oggi vogliono risarcimento. Fra questi non ci sono i bimbetti e gli studenti che Colaianni vuol far credere ma mamme e adulti che non riscono a trovare un equilibrio tra questo lavoro e altri impegni. E’ una scelta che hanno fatto in pochi ma la riteniamo rispettabile così come lo è quella di chi ha scelto di conciliare.

2. Non è vero che questo lavoro non viene percepito come definitivo, o meglio, ciò vale per una minoranza di persone. Il problema principale è che molte persone hanno bisogno del doppio lavoro per potersi mantenere visto che il call center offre 400 part-time a circa 600 euro (senza considerare le spese di trasporto a carico del lavoratore). La rigidità che l’azienda ha nei confronti della programmazione dei turni (sono settimanali per cui solo il giovedì si conosce il turno del lunedì successivo) e le 7 ore di disponibilità da dare su un turno di 4 ore rendono questo lavoro ancora precario nonostante le assunzioni.

3. Dover ricorrere agli interinali per sopperire ai 50 che non conciliano è una colossale bugia. In primis perchè chi non ha conciliato sta lavorando, secondo perchè gli interinali e i tempi determinati sono ben più di 50. Dunque i precari ci sono perchè fanno comodo in quanto possono essere mandati via in ogni momento e li si può chiedere di tutto, come quello di fare 6 ore per contratto con la filosofia di sfruttare intensivamente chi rimarrà solo qualche settimana.

Chi ha rinunciato all’assunzione, dunque, non lo ha fatto certo per divertimento o vagabondaggine ma perchè costretto a intersecare questo lavoro con altri e con la propria famiglia. Per la soluzione di una parte di questi posti vacanti basterebbe equilibrare meglio le esigenze dei lavoratori con quelle del traffico telefonico, ma l’azienda ha già dimostrato in passato (come nel caso delle ferie e dei permessi non concessi se non maturati) che il concetto di flessibilità lo apprezza solo quando può disporre a piacimento dei lavoratori ma non all’interno della propria organizzazione del lavoro.

Infine, non abbiamo capito la velata minaccia di tornare a Torino. Saranno forse la manciata di euro in più che costa un interinale per qualche mese a far fallire un call center come Telegate in un settore dove scorrono i profitti a fiumi? E’ forse colpa dei lavoratori se il servizio va bene e in caso di necessità di ampliamento del personale la sede è troppo piccola?

Confederazione Cobas Livorno

18 ottobre 2007

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