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Crumiraggio Ikea contro lo sciopero, i lavoratori: "I diritti non si smontano"

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Oggi in tutta Italia presidi e picchetti contro la disdetta del contratto aziendale e il salario accessorio. L'azienda assume interinali per sostituire chi non sarà al suo posto. E fa pressione sui part time

Dal modello social­de­mo­cra­tico rac­chiuso nello slo­gan «toge­ther­ness» (spi­rito di soli­da­rietà) ai cru­mi­rag­gio per sosti­tuire chi fa scio­pero. Ne ha fatta di strada la sve­dese Ikea. E la sua deriva con­tro i diritti dei lavo­ra­tori oggi rischia di toc­care un punto di non ritorno. Anche in Italia.

Dopo aver disdet­tato prima il con­tratto nazio­nale del com­mer­cio e pochi giorni fa quello inte­gra­tivo, la mul­ti­na­zio­nale sve­dese dell’arredamento si pre­para a fron­teg­giare il primo scio­pero nazio­nale uni­ta­rio in Ita­lia con una pra­tica da far invi­dia a Mar­chionne e degna dei padroni delle fer­riere e dei lati­fon­di­sti di ini­zio nove­cento. Già da giorni nei 21 iper­mer­cati sparsi sulla peni­sola l’azienda sta for­mando lavo­ra­tori inte­ri­nali che andranno a sosti­tuire chi oggi deci­derà di scio­pe­rare con­tro il taglio del sala­rio acces­so­rio. «Abbiamo parec­chie segna­la­zioni dal ter­ri­to­rio», denun­cia Giu­liana Mesina, segre­ta­rio nazio­nale Fil­cams Cgil. «Da noi al Porta di Roma sono stati chia­mati almeno 16 inte­ri­nali — con­ferma Daniela, dele­gata sin­da­cale — . E in più l’azienda sta facendo pres­sioni sui nostri col­le­ghi più deboli, chie­dendo loro di non scio­pe­rare e ingan­nan­doli con la pro­messa di straor­di­nari ben pagati per sostituirci».

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Il primo scio­pero in 25 anni di sto­ria ita­liana dell’azienda che ha rivo­lu­zio­nato il mondo dell’arreddamento intro­du­cendo il low cost e il mon­tag­gio da parte del cliente delle ormai miti­che libre­rie Billy è stato preso come un oltrag­gio. Piaz­zarlo di sabato — giorno di mas­sima ven­dita — non è stato tol­le­rato. Di qua la deci­sione di rispon­dere con l’assuzione di interinali.

Ma i lavo­ra­tori non si per­dono d’animo. Lo slo­gan scelto per lo scio­pero è già un vero capo­la­voro: «I diritti non si smon­tano» con una bru­gola sullo sfondo. In ogni nego­zio si ter­ranno pre­sidi e volan­ti­naggi con lo scopo di por­tare anche i clienti dalla parte dei lavo­ra­tori. «Noi a Porta di Roma use­remo la fan­ta­sia: stri­scioni, volan­tini e canti per spie­gare a tutti come le pol­pette di Ikea siano diven­tate indi­ge­ste: calano gli sti­pendi e aumen­tano i problemi».

«Nono­stante sia il primo scio­pero nazio­nale le assem­blee sono state tutte molto par­te­ci­pate e lì si è deciso di scio­pe­rare oggi su tutto il turno», spiega Giu­liana Mesina. Il 29 mag­gio, a soli due giorni dalla sca­denza e auto­ma­tico rin­novo, Ikea Ita­lia ha deciso uni­la­te­ral­mente di disdet­tare il con­tratto inte­gra­tivo, quello che pre­vede inden­nità in caso di lavoro festivo o straor­di­na­rio. «Per un full time come me si tratta di rinun­ciare ad una men­si­lità l’anno», rac­conta Daniela, «si tratta dell’ennesimo sopruso di un’azienda che di social­de­mo­cra­tico non ha più nulla: io lavoro qui da 10 anni, sono un terzo livello e prendo 1.300 euro, ma le con­di­zioni di lavoro peg­gio­rano giorno dopo giorno».

«L’incidenza del taglio del sala­rio acces­so­rio aumenta poi per i part time: chi lavora solo 20 ore la set­ti­mana e gua­da­gna anche solo 500 euro al mese, sfrut­tava le dome­ni­che per arri­vare ad uno sti­pen­dio decente di 700 euro», spiega Giu­liana Mesina.

Lo scio­pero è uni­ta­rio. Fisa­scat Cisl, Fil­cams Cgil e Uil­tucs hanno deciso subito per ben 16 ore di scio­pero per con­tra­stare dura­mente la scelta dell’azienda. Venerdì pros­simo è comun­que pre­vi­sto un incon­tro nella sede di Bolo­gna e un altro è già con­vo­cato per il 25 giu­gno. «Noi vogliamo il con­fronto e pun­tiamo uni­ta­ria­mente a far capire che 25 anni di buone rela­zioni sin­da­cali non si pos­sono but­tare in un così poco tempo», chiude Mesina.

Ikea Ita­lia ha repli­cato in una nota di rite­nere neces­sa­ria una revi­sione dei con­te­nuti dell’attuale con­tratto inte­gra­tivo azien­dale (Cia), «sti­pu­lato ormai 4 anni fa: il con­te­sto eco­no­mico degli ultimi anni è radi­cal­mente mutato e impone di rive­dere i con­te­nuti del Cia per garan­tire un futuro solido e soste­ni­bile a Ikea in Ita­lia». Il modello Mar­chionne è arri­vato anche in Scandinavia.

6 giugno 2015

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