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Eternit. Lo scandalo della prescrizione, chiesta dall'accusa

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Eternit. Lo scandalo della prescrizione, chiesta dall'accusa

tratto da http://contropiano.org

La madre di tutti i processi per inquinamento si avvia alla più infame delle conclusioni: la prescrizione. Non un'assoluzione, perché le prove della strage eccedono le possibilità di computarle tutte. Ma una dichiarazione di colpevolezza senza alcuna condanna. Una beffa firmata dallo Stato e dalla sua giustizia, sempre troppo lenta quando si tratta di mettere alla sbarra "chi può".

E dire che le cifre dei morti per "patologie asbesto-correlate" - tumori e leucemie, in linguaggio ordinario - sono al di là delle soglie dell'orrore:  da più di 4 mila fino a 5 mila l'anno. Finora. Perché l'amianto è un killer che non va in pensione. Una volta sparso sul territorio vi resta, riemerge, si volatilizza, penetra in corpi che non erano neanche nati quando era stato seminato in cento modi, nell'aria e a terra.

Secondo le previsioni più prudenti, il picco di casi per "mesotelioma maligno pleurico" - la più diffusa delle patologie tumorali per amianto nel Monferrato e dintorni - è atteso entro il 2020-2025. Non c'è nessuno che neghi, ormai, la stretta connessione causale tra amianto e asbestosi. Ma ci sono voluti decenni perché gli organi dello Stato, e la stessa magistratura, muovessero i passi necessari per mettere sul banco degli accusati i proprietari e i massimi dirigenti della Eternit di Casale Monferrato.

E' stato lo stesso rappresentante dell'accusa, procuratore generale di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, a chiedere l'"annullamento senza rinvio per intervenuta prescrizione". Il proprietario della multinazionale, lo svizzero Stephan Schmidheiny, dovrebbe dunque vedersi cancellare la sentenza a 18 anni di reclusione, emessa il 3 giugno 2013 dalla Corte d'appello di Torino.

I fatti risalgono addirittura al 1966. La pubblica accusa non mette in discussione la colpevolezzaa dei padroni e dei dirigenti; semplicemente registra che è passato troppo tempo rispetto ai fatti. Anche se l'amianto continuerà ad uccidere per i decenni a venire.

Questo è il «primo processo sull'Eternit in Italia, ci sono attese notevoli da parte di tutta la comunità scientifica: voi - rivolto alla Corte - sancirete un precedente che varrà per il futuro». E, secondo la sua stessa richiesta, sarà un verdetto di impunità, se altri riusciranno - com'è riuscito ai proprietari svizzeri dell'Eternit - a ingarbugliare l'eventuale processo portandolo a prescrizione. Curiosamente, il codice penale non prevede la possibilità di prescrizione per l'omicidio singolo, spece se premeditato. Per la strage dell'Eternit, invece, rubricata sotto altro tipo di accusa, e nonostante sia stato ampiamente provato che Schmidheiny e soci erano perfettamente a conoscenza del carattere mortale dell'esposizione all'amianto per dipendenti e residenti nel territorio circostante, tutto può essere sepolto nella "nullità".

L'imputato, ha spiegato il magistrato dell'accusa, «è responsabile di tutte le condizioni ascritte. È facile cedere alle tentazioni del homo economicus di avere il profitto oggi e il morto domani, ma ciò che perdura non è il disastro, ma le morti». Ciò nonostante...

L'avvocato Sergio Bonetto, che difende i familiari di 400 vittime, olltre che dell'Associazione italiana esposti amianto (Aiea) e altre associazioni, ha criticato duramente la posizione del Pg. «Sarebbe invece necessario fare uno sforzo per avvicinare i principi del diritto alla realtà dei fatti; ad esempio rifacendosi alla Costituzione che suggerisce soluzioni giuridiche che tutelino valori fondamentali come quello della salute e l'utilizzo del buon senso». Una prescrizione breve, infatti, «non tiene conto del fatto che tutti i cancerogeni hanno un tempo di latenza molto lungo, e quello dell'amianto varia dai 25 fino ai 40 anni».

Il verdetto finale è previsto per la prossima settimana.

19 novembre 2014

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