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Il governo taglia precari della scuola e distacchi sindacali: è partito l'attacco ai lavoratori

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Scuola."Aboliremo il precariato" licenziando i precari

Scuola."Aboliremo il precariato" licenziando i precari

da http://contropiano.org

Se queste sono le premesse per lo "stupore" che Renzi promette intorno alla sua (ennesima) controriforma della scuola, beh, crediamo che troverà pane per i suoi denti. Il ministro addetto all'istruzione, Stefania Giannini, giura di avere davanti due obiettivi: premiare il merito degli insegnanti ed eliminare il precariato.

Difficile, hanno pensato gli spin doctor governativi, che qualcuno possa opporsi a queste due frasi. Ogni insegnante e ogni genitori, per non dire di ogni alunno, sa che gli insegnanti non sono tutti uguali; che a fianco di decine di migliaia di docenti che agiscono ormai con "spirito missionario" pur di tenere in piedi la riproduzione del sapere affidata a un'istituzione che i governi degli ultimi venti anni hanno fatto di tutto per affossare, esiste una robusta quota di "pocofacenti", di rassegnati, di annoiate mogli di professionisti o militari. E nessuno - né docente, né genitore, né studente - può giustificare, anche solo dal punto di vista della continuità didattica, l'esistenza del precariato.

Il problema, come sempre, è come si vogliono raggiungere questi due obiettivi? Qui il discorso passa subito dal terreno astratto a quello concreto fino alla brutalità. Il ministro Giannini pensa di eliminare il precariato eliminando le supplenze.

Lodevole intenzione, si potrebbe dire. Ma purtroppo gli insegnanti sono esseri umani. Si ammalano ogni tanto come tutti, fanno figli come tutti, si trovano davanti a problemi straordinari imprevisti come tutti (lutti, incidenti, ecc). Esistono delle statistiche generali, intercategoriali, che permettono ampiamente di distinguere la "fisiologia" delle assenze dai casi limite (furbizie indecenti o, all'opposto, malattie croniche o terminali; casi che naturalmente non possono esser trattati allo stesso modo). "Supplire" si deve, insomma.

Come pensa, allora, il govero di "eliminare le supplenze"? Aumentando l'orario di lavoro degli insegnanti, naturalmente. Invece di chiamare il supplente, in caso di assenze prolungate, si affidano le classi a docenti già in servizio. Già il precedente governo aveva proposto di aumentare l'orario settimanale "frontale" - di lezione vera e propria, senza contare quelle dedicate a correzione dei compiti, colloquio con i genitori, scrutini, collegi, ecc) - da 19 a 25 ore. Sbattendo il muso.

Non è una illazione, anche in assenza di dettagli rilasciati da ministri che parlano molto senza dire nulla di chiaro. Davanti - non a caso - alla platea di Comunione  e liberazione, il ministro Giannini ha spiegato che tutto sta nel considerare l'orario "in termini di organico funzionale e non di organico di diritto. E' l'uovo di Colombo che chi lavora nella scuola conosce da tempo, ma che nessun governo ha avuto il coraggio di affrontare direttamente perché significa prendere coscienza che le supplenze non fanno bene né a chi le fa né a chi le riceve".

Che significa "organico funzionale"? Che una scuola potrà avere. forse, un paio di docenti in più rispetto a quelli di "diritto" (ovvero al numero delle classi componibili con gli studenti iscritti all'istituto), e con quelli coprirà tutti i "buchi" che si dovessero presentare nel corso dell'anno? Non è affatto chiaro, ma il ministro s'è lasciato sfuggire il principio-guida:  "Chi fa di più prende più soldi". Insomma: straordinari.

Resta da vedere come il principio sarà tradotto in pratica, dicono tutti. Pare certo che non verrà proposta tout court una tripartizione di qualifiche (tre gradi di carriera: insegnanti ordinari, esperti e senior), con un ripescaggio della cosiddetta legge Aprea.
Anche i sindacati complici hanno già messo le mani avanti. "Se rispondono a verità le indiscrezioni di un intervento sugli scatti e di un tentativo di introdurre elementi di meritocrazia al di fuori di un sistema contrattuale - dice il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - per noi è inaccettabile".

Perché la questione è semplice: chi giudica il "merito"? I presidi, come sempre, anche se rinominati "manager". In molti casi questi distribuiscono già ora giudizi "positivi" e ore di straordinario - le paghe sono ferme da anni, visto il blocco dei contratti, e i soldi non bastano a nessuno - per creare delle personali mini-clientele, gruppi di docenti "a disposizione" del dirigente scolastico. Affidare a questo meccanismo perverso, disomogeneo da scuola a scuola, a seconda delle caratteristiche del preside, il compito di costruire carriera e retribuzione, al di fuori di qualsiasi dinamica contrattabile, è già una follia.

A parte il personale della scuola, gli altri due grandi capitoli su cui il provvedimento del Governo si articolerà sono l'autonomia scolastica e programmi e competenze degli studenti. Nei giorni scorsi i contatti tra Giannini e Renzi sono stati molto fitti. Ma non se ne sa nulla, almeno fino a venerdì, quando il governo presenterà le "linee guida" (di solito molto generiche e "per titoli").
Per ora, dunque, non resta che "festeggiare" l'eliminazione fisica dei precari tramite licenziamento. Per "mancanza di supplenze".

26 agosto 2014

 

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Parte l'attacco diretto al sindacato. Dimezzati distacchi e permessi

 

Parte l'attacco diretto al sindacato. Dimezzati distacchi e permessi

 

tratto da http://contropiano.org

Promesso e fatto. Il governo Renzi si è dimostrato fin da subito come il nemico più determinato che il mondo del lavoro abbia mai incontrato negli ultimi 70 anni.

Lo si era capito fin dai primi provvedimenti, univocamente mirati a liquefare il "mercato del lavoro". Parliamo solo dell'antipasto (apprendistato e contratti a termine), perché il minacciato "jobs act" non ha ancora preso forma completa.

Ora la ministra Marianna Madia - colei che, nominata "resposabile del lavoro per il Pd", confondeva clamorosamente il ministero del lavoro con quello dello sviluppo economico, visitando quello sbagliato - ha apposto la sua firma sulla circolare che dimezza i permessi sindacali e anche i distacchi, a partire dal 1 settembre.

La misura è giustificata con una delle tante menzogne in cui brilla il governo Renzi: "tagliare la spesa pubblica". Il "risparmio" è nullo, perché si parla di poco più di mille quadri sindacali (in proporzione al numero degli iscritti nel settore del pubblico impiego), che continueranno a "pesare" sui conti pubblici.

Al contrario, questa decisione peserà molto sui sindacati, perché si ritroveranno con molto personale a tempo pieno non più disponibile. Scendendo nei dettagli, la decisione peserà relativamente meno sui sindacati "complici" (Cgil-Cisl-Uil-Ugl), cui pure appartiene la grande maggioranza dei "distaccati" destinati a rientrare, mentre graverà molto sui sindacati di base. Questioni di "potenza economica" relativa.

La sostituzione di quei distaccati con altri funzionari - stipendiati direttamente dal sindacato - sarà molto più semplice, o meno gravosa, per chi vanta finanze importanti. E in ogni caso, vista la rapida trasformazione di questi baracconi in "strutture di consulenza fiscale" (Caf, patronati, ecc), non ci saranno grandi problemi di riassetto organizzativo.

E' questa, del resto, l'indicazione che dà stamattina in una intervista a Repubblica, il sottosegretario all'economia ed ex numero due della Cisl, Paolo Baretta: «I compiti importanti che svolgono i sindacati  sono altri: con i Caf e con i patronati. La delega fiscale, per esempio, attribuisce ai Caf il ruolo di interlocutore dei contribuenti per conto dello Stato nell'operazione 730 pre-compilato». Un "consiglio" che la dice lunga sull'idea di democrazia che alberga in certe teste: in quale regime è un esponente del governo che stabilisce quali siano i compiti del sindacato?

Per i sindacati conflittuali, invece, alle prese con "organici" più ristretti e "finanze" sempre problematiche, i problemi verranni moltiplicati. Ma non dubitiamo che verranno affrontati con la consueta dose di accresciuto impegno militante.

Ma il segnale è "costituente": questo governo, e i poteri che l'hanno selezionato disegnandone anche il programma, considera il sindacato in quanto tale un ostacolo al profitto e alla "crescita". Persino i "complici" sono visti, in questo quadro, come "inutili".

E' la conseguenza del venir meno della "mediazione sociale", quello che era stato il pilastro del "modello sociale europeo" dal dopoguerra all'inizio del nuovo millennio. Nell'epoca dell'economia "keynesiana", centrata sullo stato-nazione (per fare economia keynesiana serve uno stato), quasi nessun settore sociale doveva rstar fuori dalla mediazione sociale. Anche nel conflitto più aspro, ogni interesse sociale particolare doveva avere la sua rappresentanza - sindacale e politica - capace di portare in Parlamento quegli interessi e "mediarli" con quelli delle altre figure sociali rilevanti.

Oggi non  più. L'unico interesse legittimo è quello dell'impresa. Quindi l'unica rappresentanza ammessa è quella delle forze che ne difendono gli interessi. Al massimo ci può essere spazio per chi rappresenta il settore "innovativo" del sistema delle imprese (multinazionali e grandi aziende in genere; ovvero il Pd e dintorni) e chi difende i settori più arretrati, clientelari, semi-criminali (il cosiddetto "blocco berlusconiano").

Ma per i lavoratori è previsto solo il silenzio, l'obbedienza, l'assenza assoluta di pretese , sia salariali che normative.

Per questo - e non per "risparmiare" - vengono dimezzati distacchi e permessi sindacali. Perché per organizzare i lavoratori - anche a prescindere dalla qualità della "linea sindacale" - è un lavoro. Che richiede tempo, costruzione di competenze, continuità organizzativa e di figure di riferimento. Eccetera.

E' come se il governo avesse detto questo lavoro è da impedire, ostacolare, ridurre ai minimi termini.

Qualche passo avanti ancora su questa strada, e lo dichiareranno "illegale".

26 agosto 2014

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