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Ipercoop: un lavoro senza prospettive, ma qualcosa si muove

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Sempre più lavoratori si rendono conto che il part-time a 24 ore a tempo indeterminato è l’apice della carriera. Intanto è nato un nuovo sindacato di base che cerca di rompere lo strapotere Cgil

 

ipercoop.jpgdi Franco Lucenti

(tratto da Senza Soste n. 19) Nell’immaginario collettivo livornese, l’Ipercoop rappresenta un’oasi felice ma la realtà è ben diversa in quanto il colosso di Porta a Terra è piuttosto l’emblema del precariato alla livornese. La percentuale dei dipendenti che possono infatti dire che vivono con il solo stipendio dell’Iper è bassissima; tutti part-time a 20 o 24 ore settimanali, per non parlare di tutti i dipendenti che, pur lavorando dal 2003 (anche per 11 mesi su 12), non hanno ancora un contratto a tempo indeterminato.

L’azienda ovviamente fa il proprio gioco e punta al massimo profitto (non dimentichiamoci che di cooperativo non ha proprio niente visto che è una Spa che deve produrre utili), consapevole del fatto che chi cura le relazioni sindacali si preoccupa più del buon andamento aziendale piuttosto che della tutela dei lavoratori e non si vergogna nemmeno di sbandierare ai quattro venti questa linea.

Il disegno è studiato è ben preciso: far credere ai lavoratori part-time che ci sono spiragli di carriera e continue verifiche e valutazioni circa le capacità del lavoratore attraverso sistemi di valutazione basati su quiz matematici. Nella realtà, invece, l’azienda toglie il livello a molti capi-reparto facendo autocritica e ammettendo errori enormi nella scelta del numero dei quadri in organico, pur continuando a far credere che c’è bisogno di personale ai “piani alti”. La cosa curiosa è invece che il personale manca ai “piani bassi”: fate un giro all’iper e vi accorgerete delle mancanze sui banchi (ai posteri rimarrà la “storica” domenica 3 giugno 2007 con code alle casse da film di Spielberg e scaffali vuoti da tempi di guerra), del poco personale a disposizione per informazioni, dei prezzi mal esposti o addirittura inesistenti.

Il problema dei reparti sotto organico è all’ordine del giorno, ma rivendicare aumenti di ore o stabilizzazioni dei tempi determinati, a sentire i ciggiellini, sembra cosa fuori dal mondo. Si preferisce optare per le estensioni orarie temporanee e colmare così “ad incastro” una necessità aziendale senza nessun vantaggio per il lavoratore dato che alla fine del periodo si torna al proprio consueto orario settimanale dando vita però ad una sorta di guerra fra poveri dove si rincorre l’estensione o lo straordinario per tirare a campare.

Ma la Cgil (le altre due organizzazioni confederali sono praticamente inesistenti) cosa pensa di tutto ciò? Pensa che la Coop vada lasciata lavorare in pace perché incarna ideali importanti, che se si alza la voce ci si rimette e basta, che in fin dei conti non ci possiamo lamentare perché ci sono situazioni peggiori, che gli incassi stanno calando e bisogna rimboccarsi tutti le maniche per combattere le multinazionali, anche se in realtà l’azienda continua a proclamare investimenti in lungo e in largo. In compenso però la Cgil sta promuovendo da mesi (ma non ditegli che sono promotori finanziari a tutti gli effetti altrimenti si offendono) il fondo pensione di riferimento della cooperativa, spingendo i lavoratori a destinare il proprio Tfr a questa forma pensionistica complementare e palesando uno spiacevole quanto evidente conflitto d’interessi visto che l’organizzazione confederale fa parte del consiglio d’amministrazione del fondo e ha partecipato in maniera attiva alla sua creazione. Per stessa ammissione di alcuni delegati interni Cgil (o dovremmo dire ex-delegati visto che il loro mandato è scaduto da tempo ed oltre a continuare a svolgere il loro ruolo come se nulla fosse, non si sognano nemmeno di indire nuove elezioni), le decisioni sulle linee sindacali da seguire vengono prese a priori dai vertici territoriali e nel concreto non esiste una dialettica interna, con la conseguenza che l’azienda ha il via libera per qualsiasi propria iniziativa.

Novità degli ultimi mesi che sta a confermare un certo malumore tra i lavoratori è l’entrata in azienda di un sindacato di base (SdL intercategoriale) che si propone proprio di spezzare questa situazione, dando vita ad un contraddittorio vero con l’azienda, cioè ciò che un sindacato vero deve fare. Di fronte ci sono due colossi chiamati Coop e Cgil, ma qualcosa si sta muovendo.

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