Friday, Jul 10th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

La logica dell'immigrazione nella logica del capitale

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Dati e informazioni per capire meglio questo recente fenomeno

immigrati_al_lavoro.jpg

di Franco Marino

 
L’immigrazione non è frutto del piacere di qualcuno di lasciare le proprie famiglie e le proprie origini, ma è la conseguenza di un’economia che muove capitali ed uomini per produrre sempre di più e reggere i ritmi delle nostre società del consumo. Studi sulla popolazione (nascite e morti) dimostrano come nei prossimi vent’anni (2025) gli italiani con più di 60 anni aumenteranno di 3 milioni di unità (e vorranno le pensioni) mentre gli under60 diminuiranno di 10 milioni di unità. Nel 2051 ci sarà un pensionato ogni due persone in età da lavoro: attualmente il rapporto è di 1 per 4. In particolare i giovani italiani tra 20 e 40 anni saranno 5 milioni meno. Questo crollo demografico fa presagire un ingresso di 200.000 immigrati l’anno per poter sostituire le forze-lavoro del paese e continuare a mantenere i ritmi di crescita economica attuali.

Città come Pisa e Livorno ogni anno perdono 1500 abitanti (nel rapporto tra nascite e morti) e nonostante l’arrivo di 1000 non livornesi (o non pisani) non riescono a mantenere invariato il numero degli abitanti. Livorno dal 1991 al 2001 ha perso 10000 abitanti (da 167000 a 156000 secondo i dati ISTAT) a causa di diversi fattori che vanno dal trasferimento verso comuni vicini dove il mattone non costa come l’oro (Collesalvetti sta infatti aumentando la propria popolazione) al trasferimento per posti di lavoro di fascia medio-alta (Livorno offre soprattutto lavori che necessitano di medio-bassa competenza) e in particolare per il saldo negativo tra nascite e morti.
In Italia adesso c’è un immigrato ogni 22 italiani (una delle più basse d’Europa), nel 2025 saranno 1 ogni 8. Questi dati non dipendono né dalla volontà della Lega Nord, né da quella di qualsiasi altro soggetto politico, sono solo la previsione molto realistica dei flussi di persone che andranno a vivere altrove per sfuggire alla miseria e allo sfruttamento multinazionale del loro paese e ancor di più per andare a sostituire forze-lavoro nei paesi cosiddetti sviluppati.

L’integrazione, la convivenza e l’interculturalità non sono ipotesi ma necessità urgenti e giuste.
La legge Bossi-Fini non tiene minimamente in considerazione questi elementi ma è solo una legge di propaganda politica per attirare i voti di chi vive nella paura, in molti casi con ragione, questi anni di transizione. Questa legge con i suoi restringimenti, che non tengono nemmeno conto della domanda di immigrati da parte degli imprenditori (ne vorrebbero almeno 70.000 in più l’anno), ha contribuito a trasformare l’immigrazione in clandestinità dando nuove forze fresche alla criminalità organizzata e ha limitato le ricongiunzioni familiari impedendo di organizzare stabilmente la loro vita. Gli stessi dati del governo mostrano come gli immigrati regolarizzati ed integrati delinquono meno degli italiani. Un esempio dell’inefficacia e della natura propagandistica di questa legge si è vista in occasione dell’ultima “sanatoria” concessa dal governo. A norma di legge tutti gli immigrati che erano in fila alle Poste per regolarizzare la propria posizione erano passibili di espulsione perché la legge Bossi-Fini non prevede alcun canale di ingresso e regolarizzazione se non la chiamata da parte di un datore di lavoro verso un paese extracomunitario. Quindi a norma di legge l’immigrato sarebbe dovuto tornare a casa sua per poi rientrare appena ricevuta la lettera del datore. E’ chiaro che i primi a non voler inscenare questa pantomima sono stati proprio i datori di lavoro.

Un altro problema grosso è quello degli assurdi iter burocratici a cui sono costretti gli immigrati, anche regolari, quando devono rinnovare il permesso di soggiorno. Intanto la prima assurdità è che questi procedimenti siano totalmente lasciati alla gestione delle Questure visto che si tratta di un procedimento amministrativo e non di un problema di ordine pubblico.
In ogni caso il problema italiano è di impostazione culturale. Finchè non s’inizierà a vedere il fenomeno della migrazione come una potenzialità e non come un problema non si riuscirà a fare nessun passo in avanti. Chi lo ha fatto è già 20 anni avanti a noi.

AddThis Social Bookmark Button

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito