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L'inchiesta Fiom sulla condizione operaia e l'in/sicurezza sul lavoro

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Quando la ripetitività e i ritmi pesanti tipici del fordismo si intrecciano al rischio e alla precarietà postfordiste...

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L’inchiesta promossa dalla Fiom, presentata il 29 febbraio scorso a Torino dopo un lavoro di circa un anno, ha pochi precedenti per dimensione e dettaglio di analisi sulla condizione di lavoro. 100.000 lavoratrici e lavoratori hanno risposto, oltre 15.000 impiegati, compresi livelli elevati, oltre 3.000 migranti e più di 20.000 donne.
Secondo i curatori, i dati rappresentano in qualche modo uno spaccato della parte più strutturata e avanzata delle condizioni di lavoro. Chi è fuori dai diritti e dalle tutele della sindacalizzazione normalmente sta peggio. Da questo punto di vista si possono considerare i risultati di questa inchiesta una sorta di grande superficie emersa di una condizione di lavoro che in molte realtà sarà sicuramente peggiore.

[Ascolta l'intervista con Eliana Como, curatrice della ricerca, sulle modalità e sui risultati principali dell'inchiesta]


Dall'Introduzione di Giorgio Cremaschi al libro sintesi sull'inchiesta (vedi http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/libro_sintesi.pdf) riportiamo la riflessione sull'intreccio tra vecchie e nuove dipendenze:

"La tendenza ideologica di fondo è quella di presentare la grande trasformazione avvenuta nell'economia e nella produzione, in un processo che avrebbe cancellato ripetitività, taylorismo, modelli autoritari di produzione e che avrebbe spostato tutto sulla flessibilità, sulla qualità, sulla partecipazione...Anche chi non nega che esistano oggi condizioni di precarietà, di sfruttamento, di perdita di identità del lavoro inaccettabili per una società civile, tende a vederli tutti come frutto del nuovo modo di lavorare, che ha cancellato il vecchio distruggendo, con il male della condizione di lavoro fordista, anche il bene dei diritti e delle tutele con essa accumulati...
Dall’inchiesta promossa dalla Fiom tutta questa impostazione viene smentita. Nel lavoro industriale di oggi, proprio in quello più competitivo e avanzato, le vecchie pratiche tayloriste fondate sulla ripetitività, sulla parcellizzazione, sulla spinta all’aumento dell’orario di lavoro, e quelle richieste dalla modifica dei ritmi produttivi, dalla diversa richiesta di qualità dei prodotti, dall’obbligo di una maggiore attenzione e partecipazione di chi lavora al processo produttivo, il vecchio e il nuovo insomma, si sovrappongono e si intrecciano. Non sparisce la vecchia condizione di lavoro, ma si trasforma con un aggravio complessivo della fatica del lavoratore e ancor più della lavoratrice, per cui la fatica che viene dal vecchio spesso si somma con lo stress, la tensione, l’insicurezza sociale prodotta dal nuovo. Da questa inchiesta non emerge soltanto il fatto – che a volte diviene spunto per retorica banale – che gli operai esistono ancora. L’elemento di verità di quest’inchiesta è, secondo noi, che attraverso la profonda ristrutturazione avvenuta in questi venti anni nel sistema industriale e nell’organizzazione del lavoro, si è affermato un modello che si sta estendendo a tutta la società, nel quale la dipendenza delle persone, la riduzione della loro autonomia reale, sono accompagnate dalla richiesta di una sempre più convinta adesione del lavoratore ai processi qualitativi dell’impresa. La somma di vecchio e nuovo, la loro contaminazione, produce così un modo di lavorare infinitamente più stressante e faticoso che nel passato... nelle fabbriche metalmeccaniche, anche nella produzione di massa, ove il permanere della catena di montaggio, anche se spezzettata e frantumata, il permanere e l’accentuarsi di mansioni parcellizzate e ripetitive, che fanno ripetere migliaia di volte al giorno lo stesso movimento, si aggiunge alla richiesta di intervento di qualità sulla produzione, sia per elevare la qualità media del manufatto, sia per rispondere alle continue esigenze di diversificazione del prodotto finale" (pag. 1-2)


In sintesi:

"Quello che qui sosteniamo è che il sistema di lavoro cosiddetto fordista e taylorista non è scomparso, ma si è riorganizzato frantumandosi e sommandosi ad altre mansioni, ad altre richieste di lavoro. In un certo senso il lavoratore che oggi opera nell’industria metalmeccanica – e noi crediamo più in generale nel sistema industriale e produttivo – subisce contemporaneamente le asprezze e le monotonie del fordismo e le pretese e i rischi del postfordismo" (p.3)



Netta la valutazione politico-sindacale che ne consegue per il rapporto tra vecchie e nuove tutele...
"Se questa tesi è vera, e tutti i dati che man mano illustreremo lo dimostrano, emerge una conclusione sindacale immediata: la proposta di uno scambio tra la riduzione delle vecchie tutele,quelle legate al modello fordista, e la costruzione di nuove, legate al nuovo modello di lavoro frantumato e flessibile, rischia di produrre una catastrofe. Questo perché ogni lavoratore ha bisogno contemporaneamente delle vecchie e di nuove tutele, se si smantellano le prime, le seconde affondano nel nulla"

... e in risposta a chi ripropone in nuove forme la politica dello scambio:

"Infine, dall’inchiesta emerge come sia priva di fondamento anche la tesi secondo la quale sia possibile scambiare una riduzione del ruolo del Contratto nazionale a favore della contrattazione aziendale, per ottenere migliori risultati complessivi. I lavoratori che hanno risposto sono quasi tutti appartenenti ad aziende sindacalizzate...Le insufficienze, i bassi
salari, le difficoltà nella condizione di lavoro, stanno quindi nella parte più sindacalmente avanzata dell’industria metalmeccanica. Immaginiamo allora tutto il resto del mondo del lavoro, che sta ancora più indietro, messo di fronte alla proposta di scambio tra livello nazionale e livello aziendale.I risultati sarebbero nulli o negativi, come dimostra la debolezza di entrambi i livelli contrattuali là ove essi sono presenti" (pag. 2)


[ascolta l'audio dell'intervista a Giorgio Cremaschi]

L'indirizzo da cui accedere all'insieme dei materiali pubblicati è:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/default.htm

In particolare i dati del questionario su:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/questionario_frequenze.pdf

Una sintesi sui risultati dell'inchiesta nell'articolo di Davide Orecchio da www.rassegna.it, 29 febbraio 2008 su:
http://www.rassegna.it/2008/lavoro/articoli/inchiesta_fiom.htm


Sul nostrano sistema di dis/informatsja:
Il giorno dopo la presentazione ufficiale del 29 febbraio sui quotidiani nazionali ecco i riscontri: l’Unità ha dedicato pagina 17 (!) all’inchiesta con un articolo di analisi e un commento, Liberazione la pagina 6 con due articoli e un intervento di una delegata, Il Manifesto pagina 2 e l’editoriale di prima, il Sole 24 ore articolo in taglio basso a pagina 21, il Corriere della Sera una quarantina di righe in taglio medio di pagina 30, Repubblica niente...
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L'(in)sicurezza sul lavoro: il nuovo ddl governativo

Come emerge dall'inchiesta Fiom, la condizione operaia è sempre più caratterizzata dal combinato di in/sicurezza del e sul posto di lavoro che, con la diffusione del rischio ribaltato dall'impresa al lavoratore/trice, è all'origine dello stillicidio impressionante di incidenti mortali:

> Ascolta l'audio con l'intervista a Marco, operaio Fiat Iveco Stura, sui danni prodotti dall'atteggiamento partecipativo del sindacato confederale che accetta di far transitare l'assunzione del rischio dall'impresa al lavoratore - l'esatto opposto di quanto emerge da una, ancora troppo timida, presa di parola che continua a farsi sentire, come recentemente con il no all'intesa nel referendum sul contratto metalmeccanici

> Ascolta l'audio con l'intervista a Gaetano dei Cobas sulla situazione drammatica che sta dietro gli "incidenti" come quello di Molfetta

> Ascolta l'audio con l'intervista a Franco, Cgil settore infortuni, sul decreto sicurezza lavoro varato dal governo: "la montagna ha partorito il topolino..."
 
tratto da www.infoaut.org

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