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Om, una "protesta simbolo" fondata sull'autorganizzazione

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Agli inizi dell'estate non tutti credevano che il presidio degli operai Om, oltre a resistere ai caldi mesi estivi, si sarebbe addirittura rafforzato. E questo è avvenuto grazie alla caparbietà di alcune decine di lavoratori, supportati dalle proprie famiglie e da collettivi di studenti e lavoratori precari, che durante la lotta hanno reso senso comune l'autorganizzazione, il mutualismo e nuove forme di socialità, ben lontane da egoismi, frammentazione e indifferenza. Tra giugno e luglio, con dei veri e propri picchetti per ben otto volte si è impedito alla Kion-Om (controllata dalla famosa banca d'affari Golden Sachs) di portare via i macchinari e gli ultimi carrelli prodotti. Ai ripetuti ricatti da parte del cosiddetto padrone, che ha sempre cercato di dividere i lavoratori e farli cedere per fame, da ultimo la minaccia di non anticipare la cassa integrazione per il secondo anno, si è risposto resistendo, ma anche avanzando una netta rivendicazione: l'esproprio della fabbrica e delle attrezzature (senza indennizzo) per ritornare a lavorare con una gestione operaia.

Le istituzioni competenti, in primis la Regione Puglia, a fronte di una solidarietà a parole in concreto non ha mai fatto propria l'istanza del presidio e si è dimostrata inadeguata rispetto alla portata della vertenza. Il sindaco di Modugno, invece, ha fatto eco alla voce dei lavoratori del presidio, che in più occasioni hanno rimarcato quanto i macchinari, e soprattutto gli ultimi carrelli prodotti con l'inganno, appartengano agli operai piuttosto che all'ingordigia della multinazionale. All'ultimo incontro al Ministero con un Documento dell'assemblea il presidio ha chiesto espressamente la cessione della proprietà dello stabilimento alle istituzioni locali per togliersi di torno una volta per tutte la Kion. A ciò è seguita anche l'ipotesi di un esposto alla Procura della Repubblica per impedire giuridicamente che i carrelli del valore di 12 milioni di euro finiscano nelle tasche dei soliti noti. 

Con l'avanzare del caldo e quando sembrava che la lotta si prendesse qualche settimana di ferie è successo il contrario. Grazie all'idea delle "donne del presidio" di organizzare una sorta di "Family day" davanti ai cancelli con le famiglie, e sulla scia di altre iniziative di solidarietà e autofinanziamento, si è pensato di costituire una Cassa di resistenza e mutuo soccorso; di iniziare a raccogliere dei fondi per rafforzare la logistica del presidio e provvedere a spese improvvise. La solidarietà, parola molto sbandierata ma poco praticata in questi tempi, è arrivata in svariate forme: dai contributi diretti versati da "semplici" lavoratori, cittadini, studenti, agli appelli di artisti a non arrendersi, come quello di Caparezza a Barletta durante un'assemblea di Alternativa Comunista e durante il concerto della Banda Osiris all'AlterFesta a Cisternino. E poi i lavoratori della Ri-Maflow di Trezzano sul Naviglio (Mi), azienda recuperata e autogestita in cooperativa, arrivati al presidio per donare la propria maglia con una R a simboleggiare la Rivolta, il Riuso, la Riappropriazione...la Rivoluzione! 

A ferragosto, mentre al presidio si trascorrevano ore di relax pranzando tutti insieme, la prova che gli avidi padroni e sciacalli affaristi ti aggrediscono alle spalle quando meno te lo aspetti si è avuta alla Formigina di Modena e poi alla Dometic di Forlì. Hanno cercato di portarsi via macchinari e merci dalle fabbriche per delocalizzare dove il costo del lavoro è più basso, i diritti sono un optional e il profitto può allegramente farsi strada. Lo stesso è successo a Roma dove l'esperienza di autogestione e recupero di Communia alle ex fonderie Bastianelli è stata sgomberata per favorire la speculazione edilizia di Caltagirone. 

Ma tutto questo non fa altro che rafforzare la ragione di fondo del presidio permanente dei lavoratori Om. Uno spazio aperto e solidale dove la rabbia e i sacrifici tendono a trasformarsi in tenacia e forza di volontà, in idee e pratiche per un progetto comune da costruire collettivamente, da preservare con orgoglio e che faccia da contraltare al dispotismo del mercato. Uno spazio dove la lotta significa anche ricercare un'alternativa concreta all'assenza di stabilità e futuro. Uno spazio dove si continua ad autorganizzarsi in turni, a raccogliere fondi per la Cassa di mutuo soccorso, a fare assemblee in cui emergono sì punti di vista differenti, discussioni accese, ma dove la strategia rimane la stessa: resistere un minuto in più del padrone per ri-prendersi lavoro e reddito, per vivere sereni con i propri cari e le proprie famiglie. Uno spazio per supportare anche chi ogni giorno lotta contro sfruttamento e disuguaglianze sociali! Basti pensare alle tante vertenze diffuse sul territorio: dalla Bridgestone alla Natuzzi senza dimenticare il ricatto salute-lavoro che vivono gli operai dell'Ilva insieme ai cittadini di Taranto, a causa delle negligenze delle istituzioni colluse e dei sindacati confederali.
Tutto questo dimostra quanto la "protesta simbolo" degli operai Om (come in molti l'hanno definita) è fondamentale che prosegua con le proprie rivendicazioni e si rafforzi. I segnali ci sono tutti: dalla presa di coscienza della propria forza da parte dei lavoratori, al permanente supporto che si riceve davanti ai cancelli della fabbrica: dall'Anonima GR ai migranti del SocrateOccupato, da Toti&Tata a chiunque decide attivamente di stare dalla parte dei soggetti sociali più deboli...gli unici in grado di cambiare il mondo ingiusto in cui viviamo!

A cura di

Rivoltiamo la Precarietà

http://rivolteasud.blogspot.it/2013/09/om-una-lotta-fondata.html

3 settembre 2013

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