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Passa dai quiz INVALSI la fine della scuola pubblica

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invalsi_noÈ la settimana delle prove INVALSI, che rappresentano il tentativo di distruggere quanto di buono c’è nella didattica della scuola pubblica. Un meccanismo apparentemente neutrale ma di per sé malefico, che consiste in questo: elaboriamo quiz uguali in tutta Italia, propiniamoli ai discenti e, in base alle competenze da loro dimostrate nel risolverli, valutiamo insegnanti e scuole.

Valutazione, quest’ultima, che si esprimerà in moneta sonante: la tua classe non risponde bene agli indovinelli? E io ti taglio stipendi agli insegnanti e fondi alla scuola. Poi se lavori in scuole di periferia, dove si accumulano i disagi sociali; se la tua scuola cade a pezzi e l’ultimo volume della tua biblioteca scolastica risale agli anni ’80; se come insegnante svolgi programmi stupendi ma non addestri i tuoi studenti a svolgere i quiz, è uguale: solo gli indovinelli INVALSI, basati su una ormai vecchia metodologia didattica anglosassone che gli stessi Paesi che l’hanno messa a punto riconoscono come superata e fallita, renderanno ragione del livello raggiunto dalla singola scuola, e del grado di “fannullonaggine” degli insegnanti che ci lavorano.

La sede dell'Invalsi

Va da sé che scuole e insegnanti opereranno, costretti dal ricatto economico, una radicale rivoluzione di programmazioni. Tanto per fare un esempio, un insegnante di italiano non perderà tempo a spiegare la complessità, le infinite sfaccettature di una figura come quella di Dante, e a operare, chessò, un proficuo confronto con Se questo è un uomo di Primo Levi, quando, nella ricerca esasperata delle competenze invece che delle conoscenze, il complesso lavoro intorno al testo letterario e poetico (troppo sfumato, troppo cangiante in sé) lascia il posto, nelle prove INVALSI, alla mera comprensione di testi qualsiasi.

Testi di questo tenore.

[Tratto da Prova nazionale INVALSI per la 3ª media, anno scolastico 2008-2009]

Leggi questo testo e rispondi alle domande che lo seguono.

Sviluppare la cultura dell’internazionalità e della mobilità

Nella società globale del 2000 bisogna perdere l’ossessione del posto fisso ad ogni costo ed acquisire il “virus” dell’internazionalità ed il gusto della mobilità professionale. L’interesse del lavoro, l’apprendimento di cose nuove, la responsabilità e l’iniziativa, sono elementi da valorizzare e non da relegare in secondo piano. Se una persona, soprattutto giovane, ritiene di aver imparato tutto quello che c’era da imparare in un determinato posto è meglio che cerchi altri posti dove poter continuare il suo processo di apprendimento continuo; che poi resta la vera garanzia contro la minaccia di disoccupazione tecnologica.

Tratto e adattato da: N. Cacace, Oltre il 2000, Franco Angeli, Milano, 1993

Formare il futuro lavoratore flessibile e precario, che distingua solo il bianco e il nero, non le sfumature, come nei test a risposta chiusa A-B-C-D, vero/falso, ecc., su cui si basano totalmente le INVALSI; privo di conoscenze ma dalle competenze multiple e adattabili alla richiesta del datore temporaneo di lavoro; incapace di elaborare, nella didattica del confronto e anche del contrasto che solo la scuola pubblica con tutti i suoi mali ha finora saputo offrire, una propria visione della vita e concezione del mondo.

Da contrapporre, quando serve, al “pensiero unico” della cultura dei tempi della crisi.

tratto da http://www.autautpisa.it

12 maggio 2012

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