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Pensioni. L’idea del “prestito” è peggio della penalizzazione

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I titoli  dei giornali e i servizi delle televisioni enfatizzano :”In pensione prima con il prestito senza penalizzazioni”.
 
soldi pioggiaMaurizio Scarpa - tratto da http://contropiano.org
 
Il Governo, ed il rubicondo  ministro Poletti, come tutti i truffatori sono maestri nell’enfatizzare ciò  che non esiste e a nascondere la fregatura.
La proposta del prestito è  peggio della penalizzazione.
Perché? Semplice. Il prestito  è  esattamente la penalizzazione, con l’aggiunta del pagamento degli interessi.  Mazziati e cornuti. Spiegamolo meglio.
 
Con la penalizzazione. Calcolando che la tua aspettativa di vita (cioè quando passi a miglior vita) sia di 20 anni  dopo essere andato in pensione, e tu vuoi anticipare la pensione mettiamo di 3 anni,  il costo di questo anticipo viene tolto mensilmente dal reddito della pensione in modo tale che la cifra totale spesa dall’INPS nell’arco dei 23 anni sia identica a quella che avrebbe pagato per i 20. La famosa penalizzazione del 3%  non è  altro che la rata con cui l’INPS si riprende ciò  che ti ha dato in anticipo. È  esattamente ciò che ripropone il Governo con il prestito. Ti dò i soldi in anticipo e poi me li restituisci nei prossimi 20 anni.
Guardate, i numeri non sono casuali: 67 età anagrafica  per la pensione meno 3 (l’anticipo previsto ) fa 64, più  20 fa 84 anni che è  l’aspettativa di vita calcolata con abbondanza, dato che la proposta riguarda proprio i nati dal 1951 al 1955, quindi con un età  nel 2017 tra i 62 e 66 anni.
 
I conti come si vede  tornano, ma i soldi  no. Perché?
La prima truffa. Il prestito è elargito dalle banche, con gli interessi  pagati ovviamente dagli neo pensionati.
La seconda: essendo  un prestito,  va pagato anche quando il pensionato è  deceduto,  mentre la penalizzazione no.
 
Questi signori sono proprio dei mascalzoni.
Non ho parole invece per Cgil, Cisl, e Uil, che parlano di “apprezzabili novità “…
La cosa più incredibile non è solo questo giudizio sulla nuova rapina ai danni dei lavoratori,  ma che con la probabile firma dell’accordo col governo si convalida per la seconda volta, da parte di Camusso e soci,  e si accettano i contenuti della riforma Fornero. Prima con il silenzio, ora addirittura con una firma che “migliora” la controriforma, lasciando immutato l’impianto: cioè  67 anni ed il sistema contributivo. E poi si mandano le lettere di solidarietà  ai lavoratori francesi. L’ipocrisia  non ha limiti!
 
Ora però  spetta a noi un colpo di orgoglio e di dignità.
Facciamo vedere che esistiamo  e non siamo solo bamboccioni di ogni età  da truffare a piacimento.
 
 
15 giugno 2016
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