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Referendum scuola, ultima chiamata generale contro la riforma

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In tutte le città italiane si stanno raccogliendo migliaia di firme per i referendum sociali previsti per il prossimo autunno e volti alla cancellazione dei più distruttivi aspetti della “Buona scuola”, l’abrogazione della legge elettorale Italicum, contro la privatizzazione dell'acqua e contro gli inceneritori e le trivellazioni petrolifere.
I comitati vedono la partecipazione di soggetti misti: organizzazioni sindacali, liste civili, partiti, collettivi.
 
Particolarmente sentito il tema della scuola, con quesiti referendari volti ad abrogare quattro articoli della legge 107/2015 che:
1. danno il potere ai Dirigenti Scolastici di scegliere arbitrariamente gli insegnanti senza più seguire una graduatoria, alimentando un sistema clientelare (abrogazione Art.1 commi 18,79,80,81,82,109). Gli Insegnanti che diventerebbero così assoggettabili al volere del preside, licenziabili dopo 2-3 anni. Ne risentirebbe pesantemente la libertà di insegnamento, così come la preparazione degli insegnanti stessi, visto che per l'assunzione sarà possibile non tenere conto delle competenze specifiche.
2. consentono ai D.S. di premiare con aumenti salariali soltanto alcuni docenti, creando disparità, ingiustizie, servilismi e divisioni tra colleghi invece di promuovere i valori della collegialità e dell’unità nell’azione educativa (abrogazione Art.1 commi 126, 127, 128,129, 130).
3. obbligano gli studenti a fare almeno 400/200 ore di alternanza scuola-lavoro (400 nei professionali e 200 nei licei) che sottraggono tempo alla didattica in favore di esperienze di lavoro gratuito che si rivelano nella stragrande maggioranza dei casi inutili, dequalificanti e prive di attinenza col percorso formativo. Basti pensare che non si prevede neppure la possibilità per le scuole di selezionare i soggetti esterni presso cui inviare gli studenti. In pratica, a fronte di una drastica riduzione delle ore di insegnamento si espongono gli studenti al rischio di sfruttamento del lavoro (abrogazione Art.1 comma 33) ;
4. prevedono la possibilità di effettuare donazioni a singole scuole, una forma di finanziamento sbilanciata e assolutamente inadeguata al sistema dell’istruzione pubblica, che non può che generare scuole ricche e scuole povere, a seconda della provenienza socio-economica degli studenti e degli interessi dei privati ad investire in una determinata scuola (abrogazione Art.1 commi 145, 148) . Si apre così la via al rischio di finanziamenti privatistici, competizione tra le scuole e disuguaglianze tra gli studenti delle varie scuole, dimenticando che la scuola pubblica è UNA.
 
La legge 107 denominata da Renzi “la buona scuola” è l'ultimo passaggio di un percorso di decostituzionalizzazione e privatizzazione dei diritti che purtroppo va avanti da anni. La scuola pubblica diventa azienda a tutti gli effetti : nella « »Buona scuola » infatti non si parla di didattica e di sapere, ma quasi esclusivamente di indicazioni operative di carattere meramente gestionale. La legge, è stata approvata in un clima di forte contestazione ed è quotidianamente osteggiata nella sua applicazione all’interno di molte scuole sul territorio nazionale, sia dalla componente dei docenti che dai genitori e dagli alunni.
 
Con i quattro quesiti sulla Buona Scuola si chiede quindi l'abrogazione della chiamata diretta degli insegnanti da parte del DS, la cancellazione dei super poteri del dirigente scolastico nell'attribuzione del bonus di merito, l'abrogazione dell’obbligo di 200 ore nei Licei e 400 ore nei Tecnici e Professionali, lasciando le scuole libere di organizzare tali attività come è sempre stato fatto e la cancellazione delle erogazioni liberali destinate alle singole scuole, che dovrebbero eventualmente essere devolute all’intero sistema scolastico.
 
A livello nazionale hanno aderito alla campagna referendaria, fra gli altri: COBAS, UNICOBAS, GILDA, USB, CUB, FLC CGIL, Rete Scuole, Comitato Nazionale LIP, Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Movimento 5 Stelle, Altra Europa per Tsipras, Azione Civile, Sinistra Anticapitalista. La racconta firme è partita con un'ottimo slancio, ma il totale delle firme necessario non è ancora stato raggiunto, per cui gli aderenti alla campagna sollecitano alla mobilitazione generale chiunque abbia a cuore la salvaguardia di ciò che resta della scuola pubblica. Basta una firma, entro il 7 luglio.
 
Redazione, 11 giugno 2016
 
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