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Telecom. Il no dei lavoratori al referendum è solo l'inizio

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Telecom. Il no dei lavoratori al referendum è solo l'inizio

Il No dei lavoratori al pessimo accordo proposto da Telecom Italia ha spaventato le segreterie di CGIL CISL UIL e UGL. Dal canto nostro, come USB (Unione Sindacale di Base), pensiamo che sia assolutamente necessario sostenere il rifiuto dei lavoratori a sottoporsi ad una nuova stagione di macelleria sociale.

Sappiamo bene che oggi il padrone si sente forte e lo attesta bene il clima pesante fatto di intimidazioni e di minacce di ulteriori esternalizzazioni, ma il ruolo del sindacato è quello di fare propria la forza espressa dai lavoratori e agire di conseguenza.

E’ per questo che denunciamo l'estrema gravità delle risposte deboli e filo-aziendali delle Segreterie Nazionali CGIL CISL UIL alla vittoria del NO al referendum.

L’accordo bocciato raccoglie molte delle tesi presenti nel Jobs Act, come il demansionamento e il controllo a distanza dei lavoratori, peggiorato dall’aggiunta del turno Jolly.

L'accordo infatti, se firmato, avrebbe (forse) allontanato lo spettro della  societarizzazione solo per tre anni, mentre avrebbe prodotto, da subito e per sempre, l'indebolimento dei lavoratori privandoli di diritti e di tutele, rendendoli più sanzionabili e quindi facilmente licenziabili, creando quindi una forza lavoro più appetibile per future cessioni. 

Appare chiaro che l’intenzione di Telecom Italia è di utilizzare l’accordo sul Caring come apripista anche in altri rami dell’azienda, come già avvenuto in passato.

Questo i lavoratori che hanno votato NO l’hanno capito molto bene.

L’accordo va stracciato e riscritto:

  • NO al controllo a distanza. NO al demansionamento.NO al turno Jolly.

  • USB telecomunicazioni vuole garanzie per i lavoratori dei Call Center per una nuova stagione di estensione dei diritti a partire, ad esempio, dal ripristino dei tempi di lavoro, che devono tornare ad essere determinati dalla sola timbratura al tornello e non dalla timbratura in postazione. Il vero scopo dell'accordo era pagare meno i lavoratori e farli produrre di più.

L'ultimo rapporto di Mediobanca sulle TLC evidenzia un costo per dipendente più basso tra i grandi players europei delle TLC e il più alto valore aggiunto per dipendente. Svela al contempo il primato negativo di Telecom sui livelli di investimenti. Tradotto: fare profitto solo sulle spalle dei lavoratori!

IL PADRONE FA IL PADRONE E IL SINDACATO DEVE FARE IL SINDACATO!

Per interrompere il trend di continui peggioramenti retributivi e normativi sulla nostra pelle, USB telecomunicazioni valorizza lo storico risultato del NO al referendum, segnale di una ritrovata autodeterminazione di lavoratori e lavoratrici che non hanno ceduto ai ricatti e hanno alzato la testa!

Per non tornare indietro, massima vigilanza sulla riapertura della trattativa con l’Azienda e per una nuova ipotesi di accordo che rispetti il mandato referendario.

USB Nazionale Lavoro Privato

USB Telecomunicazioni

28 gennaio 2015

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