Tuesday, Apr 24th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

Le ombre della Turchia sulla scena internazionale. Intervista con Chris Stephenson

E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

Alla fine di novembre, prima con l'abbattimento di un jet russo al confine con la Siria, poi con l'arresto di due giornalisti di un quotidiano storico, poi ancora con l'omicidio dell'avvocato curdo Tahir Elci, seguito da diverse manifestazioni di protesta in tutto il paese, la Turchia getta le proprie ombre sulla scena internazionale. Ne parliamo con Chris Stephenson, professore di Scienze Informatiche alla Bilgi University di Istanbul, scrittore ed editore di Marx21, che spiega, tra le altre cose, come sia difficile, in un paese così intriso di nazionalismo, la mera esistenza di una reale opposizione di sinistra.

1 copertinaintervista di Jacqueline Farda - traduzione di Bianca Benvenuti

Più di 10 anni fa, sotto lo pseudonimo di Cem Ozum, ha scritto "Kemalism is not a left wing" ("Il kemalismo non è di sinistra", NdT). E' cambiato qualcosa nel CHP, o perlomeno qualcosa sta cambiando tra i partiti di sinistra turchi?

Qualcosa è cambiato e qualcosa è rimasto uguale. Se consideri la situazione in Turchia dopo le elezioni, la maggior parte dei partiti della sinistra turca, cioè il CHP, il partito popolare repubblicano, continua sia ad avere contatti con il MHP, il partito dell'estrema destra nazionalista, sia a nutrirsi ancora di quello stesso kemalismo che gli impedisce di essere un'opposizione efficace in Parlamento, visto che è lo stesso governo a giocare molto la carta del nazionalismo. Da questo punto di vista non è cambiato niente. Quello che è cambiato è che alcuni tabù sono stati infranti, come ad esempio quello che riguarda la questione armena, affrontato oggi con un atteggiamento più progressista. Inoltre ci sono più candidati che provengono da minoranze etniche, non solo all'interno del HDP ma anche del CHP.

2 Chris StephensonChe opinione si è fatto riguardo ai risultati delle ultime elezioni?

La strategia nazionalista di Erdogan ha funzionato, e ciò non mi meraviglia. Ha alzato il livello del conflitto, anche se non è comunque riuscita ad abbassare di troppo la percentuale di voti dell'HDP. Quello che mi ha stupito è stato il massiccio spostamento di voti dall'MHP all'AKP, fatto che ha permesso all'AKP di ottenere la maggioranza dei voti. Nessuna delle proiezioni pre elettorali aveva previsto un risultato del genere, anche se avremmo dovuto aspettarcelo, considerato che da giugno in poi la strategia di Erdogan è stata quella di alzare il livello del conflitto nelle zone curde, incoraggiando nel paese sentimenti nazionalistici e in chiave anticurda. Purtroppo le strategie della tensione funzionano sempre, così come in passato hanno funzionato in altri paesi. Pensiamo agli anni 70 e 80, quando l'estrema destra italiana mise una bomba alla stazione di Bologna. E' un'efficace strategia politica, funziona sempre. Quello che sta succedendo in Europa dopo Parigi è che i partiti di destra si stanno rafforzando, sfruttando il caos creato dall'Isis. In Inghilterra questi partiti sono riusciti a portare in Parlamento una mozione a favore del bombardamento della Siria, mentre in Francia Hollande sta privando la popolazione dei propri diritti civili.

Lei era ad Ankara quando sono esplose le bombe alla manifestazione per la pace in Kurdistan, causando più di 100 morti. Come ha vissuto quella tragica esperienza?

Siamo arrivati ad Ankara di mattina, con un pullman da Istanbul. Stavamo preparando i cartelloni sotto gli alberi di fronte alla stazione, ed eravamo molto vicini a dove la bomba è esplosa. Abbiamo sentito un forte rumore. Non fortissimo, nei film le esplosioni durano di più, ad Ankara non è stato così. Le persone hanno iniziato ad urlare e a piangere, per cui ci siamo messi ad aiutare quanta più gente possibile. A un certo punto ho visto della carne in terra. Soltanto dopo ho capito che si trattava di carne umana. Ci siamo spostati insieme ad altre persone per evitare di farci schiacciare da chi cercava di mettersi in salvo. C'erano molti feriti e mentre ci spostavamo abbiamo notato che le ambulanze non riuscivano ad entrare nella piazza a causa della polizia, che in seguito ha attaccato la folla con gas lacrimogeni. Che tanta gente era morta lo abbiamo realizzato solo dopo, quando abbiamo ripreso il bus per tornare. Siamo rientrati ad Istanbul in serata, e uno dei feriti ha viaggiato con noi. Era venuto dall'ospedale in taxi, e non gli avevano neanche dato le stampelle. Molte persone erano state ferite gravemente. Tornati ad Istanbul abbiamo iniziato a protestare contro l'esplosione. Al campus dell'università dove lavoro c'è stata una protesta, ed è stato solo allora che mi sono reso conto di cosa fosse successo realmente. Fino a quel momento, evidentemente, ero ancora sotto shock.

Chi è stato secondo lei?

Credo sia chiaro che le persone che lo hanno fatto pensavano di farlo per l'Isis, erano motivate dal fatto di combattere per esso. Ma c'è una lunga storia in Turchia di infiltrazioni di gente come questa, dirette magari non dal governo ma da persone che lavorano per lo Stato. Negli anni '90, ad esempio, c'era un'organizzazione chiamata Hizbullah, che non c'entra niente con quella libanese. Era un'organizzazione curda e islamica creata dallo Stato per combattere il PKK. Col passare del tempo divenne qualcosa di simile ad un'orribile gang di assassini che sequestrava le persone, ma in origine era stata creata dallo Stato. Ad Ankara sembra che gli attentatori siano stati quantomeno aiutati da elementi interni allo Stato, nel senso che non hanno dovuto trovare particolari modi per nascondersi. La polizia non li ha fermati sulla strada per Ankara né li ha ostacolati nel fare quello che avevano in mente. Per cui è difficile da dire con esattezza chi sia stato, e immagino lo sarà ancora di più man mano che il tempo passa.

6 murales resistenciaHa ragione Putin ad accusare la Turchia di appoggiare il terrorismo?

Potrebbe aver ragione, ma quello che dovrebbe tenere in considerazione Putin è che lui stesso è complice del terrorismo. I bombardamenti che il suo governo sta portando avanti in questo momento in Siria stanno spingendo molte persone tra le fila dell'Isis, ed è per questo che le bombe sono esattamente quello che lo Stato Islamico vuole. C'è questa idea che i bombardamenti stiano ostacolando lo Stato Islamico, mentre la realtà è che lo aiutano. Se anche ci saranno meno militanti dell'Isis in Siria, ce ne saranno di più in Francia, in Inghilterra, in Italia, in Germania. Buona parte dei militanti dell'Isis vengono da fuori, non vengono dalla Siria. Perciò possiamo anche dire che Putin ha ragione, ma dobbiamo anche considerare che quello che lui sta facendo non aiuta affatto la situazione.

Il 17 novembre, durante l'amichevole di calcio Turchia-Grecia, un gruppo di spettatori turchi ha interrotto il minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli attentati di Parigi, fischiando e gridando "Allah Akbar". E' il segno di un sostegno popolare turco all'Isis?

Era successa la stessa cosa in seguito agli attacchi di Ankara, durante una partita a Konya (Turchia-Islanda, NdR), e ci sono le prove che ciò sia stato orchestrato dalla branca giovanile del partito AKP. Dobbiamo tuttavia considerare questo evento in una prospettiva storica. Visto il trattamento che le persone religiose hanno ricevuto in passato da parte del regime, molte di loro sentono che sia arrivato il loro momento. Prima le donne con il velo non potevano accedere all'insegnamento nelle scuole pubbliche, né lavorare con il governo. Il divieto per le donne islamiche di lavorare in posti pubblici è stato eliminato solo recentemente, ovvero nel 2011, e non nel 2002 quando l'AKP è salito al potere. Perciò c'è una sensazione di rivalsa contro questo passato di laicismo forzato. I fattori che determinano un avvicinamento delle persone allo Stato Islamico, e penso a paesi quali la Francia e il Belgio, dove la minoranza musulmana è fortemente discriminata, sono gli stessi fattori che creano consenso in Turchia. Qui le persone supportano lo Stato Islamico come reazione a degli eventi del passato, come reazione al fatto di essere stati discriminati per il proprio stile di vita religioso. Chiaramente questi sentimenti sono stati incoraggiati anche dal governo, o da forze vicino a esso. Altrettanto chiaramente ciò non giustifica le azioni dell'IS, bensì fornisce una chiave di lettura di quello che sta avvenendo.

Una reale democrazia in Turchia, a chi non giova?

Tutti hanno bisogno di una Turchia democratica, solo che qualcuno non lo sa. C'è uno Stato profondo che vuole tornare al periodo successivo ai colpi di stato militari degli anni '80, quando questo Stato nascosto aveva molto potere e faceva molti soldi. Non si rendono conto che è impossibile tornare indietro. La Turchia è cambiata, le persone hanno vissuto esperienze diverse, e quella degli anni '80 non può più essere una strategia politica praticabile. Tutti quanti, che siano turchi o curdi, sunniti o aleviti, e qualsiasi partito supportino, compreso l'AKP, condividono un bisogno di democrazia e di diritti democratici. Questo perché in Turchia il divario tra ricchi e poveri è ancora molto drammatico, e i poveri stanno vivendo una situazione molto difficile. Se questo vuoi cambiarlo, hai necessariamente bisogno di diritti democratici, come il diritto di sciopero, il diritto di manifestare e di poterti organizzare nei quartieri. Tutti hanno bisogno di questo, a parte un gruppo molto ristretto di persone che desidera che ci sia meno democrazia. Persino Erdogan, quando salì inizialmente al governo, proclamava la necessità di una democratizzazione, e in effetti per un certo periodo il governo fu a favore dei diritti democratici. Adesso non è più così.

3 protesta CumhuriyetCosa ne pensa del recente arresto di Can Dürdan ed Erdem Gül, giornalisti del quotidiano d'opposizione Cumhuriyet? Significa davvero che in Turchia la libertà di stampa è morta?

Ovviamente è un attacco molto serio, perché Cumhuriyet è un quotidiano autorevole e con una lunga storia alle spalle, anche se si tratta di un giornale che segue la linea del CHP, e quindi l'ennesimo giornale di partito. E' qualcosa di serio, ma nessuna novità. Se guardi alla stampa curda, vengono arrestate persone ogni settimana, quotidiani e canali televisivi vengono oscurati e riaprono poi con nomi nuovi di continuo. L'attacco a Cumhuriyet ha un significato simbolico, perché è un giornale molto importante nella storia della Turchia. Quello che accadrà adesso dipende da quanto la gente sarà in grado di resistere ad attacchi come questo. Non ho nessuna fiducia nel fatto che Erdogan capisca il significato reale di ciò che sta facendo, si sente obbligato a fare quello che fa, visto che sta tentando in tutti i modi di difendere la sua posizione e il suo potere, compreso il fatto di tappare la bocca alla stampa critica con il suo operato.

Le università private turche sembrano essere il prossimo bersaglio del governo, dopo che un largo numero di società, giornali e canali televisivi sono state poste sotto il controllo di amministratori fiduciari filo-governativi. Come professore della Bilgi University cosa si sente di dire?

A me sembra chiaro di come il preciso interesse del governo sia quello di attaccare gli istituti e il sistema educativo affiliato alla setta di Fetullah Gülen. Il sistema educativo turco è da sempre controllato, così come le università pubbliche e private. Nei primi anni 2000 questo controllo è stato utilizzato per mantenere le donne velate fuori dalle università, mentre adesso è usato per lo più per aggredire la setta di Gülen e impossessarsi di tutto quello ha, università comprese. Con il gruppo Koza Ipek hanno fatto lo stesso, stanno sequestrando questi strumenti per trasformarli in armi di propaganda del regime, e questa è una mossa assolutamente antidemocratica. Mi ricordo però di quando la setta di Gülen era alleata con il governo, e questo fino a non molto tempo fa. Allora, quando si trovavano dall'altra parte della barricata, neanche il loro era un atteggiamento del tutto democratico. Consideriamo ad esempio quello che Zaman, una testata affiliata a Gülen, scrisse a proposito di Robosky (villaggio curdo al confine con la Turchia che nella notte del 28 dicembre 2011 venne bombardato dall'esercito, causando 34 morti, NdR). A quel tempo si allinearono alla versione del governo perché erano dalla loro parte. Mentre se guardiamo a quello che Zaman scrive oggi della questione curda, vediamo che la loro linea è cambiata, e sono più critici nei confronti del governo. Questo non significa che non dobbiamo opporci a quello che il governo sta facendo. Abbiamo il dovere di farlo, anche se personalmente non mi fido delle notizie che appaiono nei media di Gülen. O meglio, in quello che ne è rimasto.

4 manifestazione di protesta contro lassedio di NusaybinPensa che Erdogan abbia un piano per risolvere la questione curda, a parte bombardare il PKK e assediare le città nel sud est del paese?

Non sono sicuro fino a che punto Erdogan abbia un piano. Molto di quello che sta accadendo ora sembra più essere solamente una reazione. Per risolvere le problematiche nazionali, spesso i governi hanno un piano di breve periodo, non di lungo termine. Sembra ci siano stati due piani opposti tra loro: fino a febbraio di quest'anno sembrava che la volontà fosse quella di risolvere la questione con un processo di pace. In quel periodo l'AKP stava facendo quello che molti governi precedenti non avevano fatto, e cioè fare dei passi avanti verso una soluzione pacifica. Questo ha avuto dei riscontri anche nel movimento curdo e nel PKK: abbiamo avuto circa due anni senza morti, e questa è stata una cosa fantastica per tutti: per i soldati, per la polizia e per i curdi stessi. Ad un certo punto questo processo è stato deliberatamente sabotato per seguire una strada diversa. A mio parere uno dei fattori che ha determinato questo cambiamento è stata la guerra in Siria. Una guerra che ha interrotto il processo di pace e rischia di non finire, continuando ad aggravarsi sempre di più. Credo che al momento nessuno abbia un piano coerente, e non parlo solo della Turchia, ma anche della Francia, dell'Inghilterra e degli USA. Nessuno ha un piano per i curdi, per la Siria, o per la regione in generale. Nessuno sa quel che sta facendo.

5 HDP a TarlabasiIn quasi tutto il mondo la sinistra è marginalizzata nei suoi ideali, frammentata nei suoi obbiettivi, sfiduciata sulla sua effettiva capacità di restare unita. Può la rivoluzione del Rojava, nutrita soprattutto dalle idee di un pensatore anarchico come Murray Bookchin, essere una nuova linfa per la sinistra internazionale?

Gli ideali affermati in Rojava, che sono la creazione di una società multietnica, dove i diritti delle minoranze e delle donne sono rispettati, sono degli ottimi ideali. Non sono molto ottimista a riguardo, perché se parli con chiunque sia stato là ti viene detto che le condizioni materiali sono molto sfavorevoli a questo processo, e il fatto che il Rojava sia un piccolo territorio isolato in mezzo a una così feroce guerra civile come quella siriana non mi fa essere molto ottimista sulla sua futura sopravvivenza. Voglio dire, è un esperimento veramente interessante, ma non credo possa risolvere i problemi della sinistra nel mondo. Quello che la sinistra deve fare è perseguire non tanto gli ideali di Murray Bookchin che hanno motivato il Rojava, quanto prendere le distanze dal nazionalismo, opporsi alla guerra, schierarsi in favore dell'unità tra le etnie, per la parità tra i sessi, contro l'oppressione delle comunità gay e così via. Queste sono le battaglie che servono ad unire i vari frammenti della sinistra, e questa è la questione principale. Prima dicevi che la sinistra è marginalizzata, ma non è trascorso tanto tempo dal 2003 e dal movimento contro la guerra in Iraq. Se pensi che 2 milioni di persone marciavano per Londra, o ai movimenti di protesta del 2001 a Genova, non mi sembra di poter dire che la sinistra era così marginalizzata. E' necessario tenere lontana la sinistra da quei valori che sono del tutto di destra: tenerla lontana dal nazionalismo, dall'islamofobia, particolarmente adesso in paesi come la Francia, dove in un certo senso gli attacchi dell'Isis hanno promosso l'islamofobia, e dove invece la sinistra ha il dovere di battersi contro l'oppressione dei musulmani e l'affermazione del Front National, continuando a dire no al razzismo. E per la sinistra turca difendere i diritti dei curdi è un compito ovviamente importante, perché abbiamo una nazione che non permette loro di avere un proprio paese. Ma questo, del resto, vale per tutti in Medio Oriente.

Istanbul, fine novembre/inizio dicembre 2015

AddThis Social Bookmark Button

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito