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Rompicapo Libia: la strana legge del silenzio sui decapitati di Sirte

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Libyan Civil WarPresentiamo la traduzione di questo interessante articolo, importante anche per capire in quale contesto si muove l’immigrazione clandestina dalla Libia. Per una migliore comprensione pubblichiamo una mappa dell’attuale controllo del territorio nel Paese nordafricano e ricordiamo che attualmente in Libia -divisa in zone d’influenza dei diversi clan tribali e delle loro milizie- coesistono due differenti governi: uno con sede a Tobruk (“Consiglio dei deputati)”, che gode del riconoscimento internazionale e in particolare degli Stati Uniti e dell’Egitto (il territorio che controlla è quello colorato in rosa nella cartina tratta da Wikipedia) e uno con sede a Tripoli (“Nuovo Congresso generale nazionale”), espressione dei Fratelli Musulmani e appoggiato dal Qatar e dalla Turchia (in verde). Altre zone del Paese sono invece sotto il controllo delle forze tuareg (arancio) e dello Stato Islamico (grigio). Da notare la presenza di gruppi integralisti salafiti che però in Libia, diversamente che altrove, sono in contrasto con i jihadisti. Un rompicapo... (redazione)  

Nicolás Beau (*)

(Mondafrique)

I dodici uomini decapitati dallo Stato Islamico il 14 agosto a Sirte non hanno ottenuto le prime pagine dei mezzi di comunicazione a causa della presenza di sostenitori di Gheddafi?   

Quello che è successo a Sirte per tutta la settimana è davvero inaudito e tuttavia, questa volta, l’opinione pubblica internazionale non ha provato quasi nessun orrore. La città costiera di Sirte, culla del defunto dittatore libico Muhammar Gheddafi, è nelle mani dello Stato Islamico (ISIS) dallo scorso mese di giugno. Venerdì 14 agosto, dopo la preghiera, la decapitazione di dodici uomini da parte dell’ISIS avrebbe dovuto incendiare i mezzi di comunicazione internazionali. Tanto più che questo nuovo crimine dell’ISIS è stato accompagnato per tutta la settimana precedente da violenti combattimenti che hanno causato la morte di quasi 200 persone solo nella città di Sirte.

Queste nuove scosse nel centro del caos libico hanno suscitato solo un modesto comunicato dell’agenzia AFP il venerdì e oltretutto diverse ore dopo i drammatici avvenimenti. Il giorno seguente alle decapitazioni, sabato 15 agosto, sono state diffuse alcune notizie brevi, ma senza analisi, su diversi mezzi di informazione. Perché stavolta questa mancanza di clamore dopo una nuova atrocità dello Stato Islamico?

Gheddafi, il ritorno  

Dopo la condanna a morte questa estate di Saif al Islam, il focoso primogenito di Gheddafi, i nuclei della «resistenza verde» che raggruppano i fedeli del defunto leader della Jamahiriya si sono manifestati in diverse città libiche, in particolare a Sirte, Bani Walid, Sebha, Tarkuna e Bengasi. Pochissima eco hanno avuto queste manifestazioni duramente represse a Sirte dai jihadisti dello Stato Islamico e disperse dalle forze di Fajr Libya , le milizie islamiste che occupano, in particolare, le regioni di Trípoli e Misurata.

Ma la settimana scorsa la situazione si è complicata ulteriormente a Sirte. Gli scontri e le esecuzioni di chi manifestava in memoria di Gheddafi si sono moltiplicate. Uno dei capi religiosi della città, lo sceicco Khaled Al-Farjane, appartenente alla grande tribù Al-Farjane che una volta non era totalmente ostile al vecchio   potere, ha preso posizione a favore della libertà di espressione. Scelta sbagliata, lo sceicco è stato giustiziato giovedì 13 agosto da alcuni malviventi dello Stato Islamico. Il giorno successivo è scoppiato il grande incendio. Lo Stato Islamico ha arrestato un centinaio di persone e si è dedicato, senza alcun preavviso, al suo sport favorito: la decapitazione di innocenti. Per aggiungere altro orrore i jihadisti hanno finito varie decine di feriti all’ospedale.

Nel cuore del caos politico  

Con i tragici avvenimenti di Sirte siamo arrivati al centro della complessità libica. Sul terreno, le fazioni presenti si dividono secondo linee di demarcazione sfumate e fluttuanti. A Sirte le forze dello Stato Islamico approfittano della benevolenza del Governo «islamista» di Tripoli, che se ne guarda bene dallo scontrarsi frontalmente con i jihadisti, essendo felice di disporre di efficaci cani da guardia contro i ribelli incontrollabili. Un’altra sorpresa, anche questa a Sirte e rispetto allo Stato Islamico, è che abbiamo scoperto legami di solidarietà insospettati tra i «salafiti» ostili alla jihad, i rappresentanti delle tribù e i nostalgici del vecchio ordine gheddafista.

In ogni caso è certo che se gli ex baathisti pro-Saddam Hussein sono riusciti a stabilire alleanze in Iraq con lo Stato Islamico, i fedeli di Gheddafi sono in Libia i suoi principali avversari.

Tra persone rispettabili  

Nemmeno il Governo legittimo di Tobruk, come quello non riconosciuto di Tripoli, desidera veramente tenere in considerazione la realtà del Paese «reale». A Tobruk nessuno vuole aderire apertamente ai nuclei fedeli al vecchio regime, anche se molti ex gheddafisti lottano a fianco del generale Khalifa Hafter, alleato del Governo legittimo di Tobruk. Ma non è il caso per quest’ultimo di rivendicare una simile alleanza con il diavolo verde, mentre negozia a Ginevra con l’ONU e gli statunitensi. Tra persone rispettabili. Così l’ambasciatore del Governo di Tobruk a Parigi ha deplorato i gravi incidenti di Sirte e ha pianto le vittime ma quasi senza fornire dettagli, con molta fretta di voltare pagina.

Quanto al Governo di Tripoli, non legittimo, che si basa su un movimento «islamista» dai contorni confusi, sembra appoggiare i «salafiti» di Sirte nella loro lotta contro lo Stato Islamico. Così, il martedì le autorità di Tripoli hanno annunciato il lancio di un’«operazione per liberare Sirte». Il ministero della Difesa ha precisato che «i giovani e gli abitanti di Sirte» avrebbero partecipato a questa offensiva appoggiati dall’ aviazione. Ma sul terreno nulla indica che le milizie di Tripoli siano disposte ad aiutare gli anti-ISIS, piuttosto il contrario.

(*) Ex collaboratore di Le Monde, Libération e Le Canard Enchainé, Nicolás Beau è stato redattore capo di Bakchich. È professore associato dell’Institut Maghreb (París VIII) e autore di diversi libri, Papa Hollande au Mali, Le vilain petit Qatar, La régente de Carthage (La découverte, Catherine Graciet) e Notre ami Ben Ali (La Découverte con Jean Pierre Tuquoi).

Fonte: http://mondafrique.com/lire/politique/2015/08/18/etrange-omerta-sur-les-decapites-de-syrte

Traduzione per Senzasoste Andrea Grillo 20.08.2015

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