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“Amedeo Modigliani. Le pietre d’inciampo” di Maurizio Bellandi

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amedeo modigliani le pietre d inciampoFacce nuove in un mondo incancrenito. Non possiamo che salutare positivamente l’avventura intrapresa da Maurizio Bellandi, con la sua opera “Amedeo Modigliani. Le pietre d’inciampo” (Sillabe, 224 pagine) di recente uscita in libreria. Ma facciamo per una volta un passo indietro, anzi due.

1984. Per Maurizio Bellandi, allora poco più di bambino, viene condotto per mano di suo nonno, quel Piero Carboni che di lì a pochi anni sarà noto a tutta Livorno, dentro una delle vicende più incredibili della storia moderna: quella delle false e delle vere teste di Modigliani. Eh sì, perché per lui, oltre alle tre false che saranno ripescate dai fossi, si pongono subito davanti agli occhi altre tre teste modiglianesche, quelle che suo nonno asseriva provenissero direttamente dal lascito dell’artista a un suo parente, il Solicchio.

Maurizio a partir da allora fa memoria di tutte gli intrighi che dettero vita al famoso affaire Modigliani dell’84 e si fa carico successivamente, anche in prima persona, del calvario di diffidenze, accuse e processi che seguirono la presentazione nel ’91 di quelle tre nuove teste che il Carboni dichiarava vere, forte di inoppugnabili prove. Di quel che ha attraversato Maurizio fino al definitivo, quanto futile, dissequestro delle teste all’indomani delle insensate accuse di plagio, ne ha tenuto amara traccia dentro di se, fino alla scoperta, a sua volta, di un altro piccolo gioiello, il diario dove suo nonno annotò per filo e per segno i fatti e le memorie che, a partire dagli anni ’30 fino alla sua prematura morte, lo legarono a quelle teste.

Nasce da quel ritrovamento, avvenuto nel 2008, la volontà di Maurizio di rimettere nero su bianco, una volta per tutte e tutte insieme, le evidenze esposte e raccolte prima dal nonno e dopo da lui.

Ne esce un libro d’ensemble, dove alle entusiasmanti pagine del diario del nonno, si legano altre testimonianze, i verbali di un avvincente processo, alcune perizie ed integrazioni risultato di certosine ricerche bibliografiche compiute dall’autore.

L’evento prestigioso come quello della “prima” del suo libro, la presentazione che si è tenuta il 15 maggio presso la Goldonetta, benedetta dalla presenza di Vinicio Capossella (complimenti all’ufficio stampa di Sillabe e agli organizzatori), ha rischiato di mettere in ombra il motore di tutto ciò, il Bellandi che ha messo insieme i vari pezzi. Invece è bene qui rimarcare, come detto in apertura, l’opera di Maurizio, che con una insuperabile caparbietà ha scosso dal basso il grigiume, metafisico ma anche reale, del mondo dell’arte per riportare agli onori della cronaca un tesoro nascosto di cui nessuno vuol parlare. Lo ha fatto quel giorno, con una platea parzialmente rinnovata dei tromboni di una certa Livorno, confidiamo che la sua iniziativa, fonte di facce nuove e volenterose (collaboratori inclusi), lo faccia ancora, in città e fuori di lì, finanche all’estero, dove il dibattito merita di svilupparsi. Perché se c’è un passaggio criticabile nel libro, dolorosamente consapevole, quello dove si dice “mi sono dovuto confrontare anche con un ambiente in cui le opere autentiche DEVONO essere false in modo da poter spacciare per buone quelle false. In questo caos vegetano indisturbati i disonesti con la compiacenza di una critica d’arte approssimativa e talvolta francamente impreparata”, non è detto che non ci debba provare, a dare un destino diverso a quelle teste. Ahinoi adesso parcheggiate nei sottofondi di una banca. Basti pensare a quale valore aggiunto avrebbero per Livorno.

per senzasoste.it

Calede Ranieri


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