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Scrivere sottraendo: "Anche meno", di Emiliano Dominici

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«Insegna lingua inglese alle scuole medie. Scrive per non dimenticare.» Questo in estrema sintesi Emiliano Dominici così come riportato nella quarta di copertina di “Anche meno. 50 storie sottraendo”,  edito da Erasmo (novembre 2015). Un libro agile e coinvolgente con il quale vale la pena misurarsi e confrontarsi. Insomma, da leggere. Un libro che ha una sua storia, una sua genesi ed evoluzione. Ne parliamo, pardon, scriviamo, insieme al suo autore.

Emiliano come nasce questa nuova raccolta?

Anche meno nasce come una sorta di ritorno alle origini. Il primo libro che ho pubblicato per Erasmo (2009) è stato “La fine soltanto”, una raccolta di racconti. Dopo tre anni, c'è stato un romanzo breve, “Impara l'arte”. E dopo ho scritto, finalmente, un romanzo lungo, “Gli anni incerti”, ancora inedito. La prima versione di questo nuovo romanzo la feci leggere, meno di due anni fa, a Franco Ferrucci, il mio editore, che si propose di pubblicarlo ma, nel frattempo, mi chiese anche di scrivere altri racconti, una forma che a lui piaceva molto. Poi, dopo pochi mesi, all'improvviso Franco ci ha lasciato, e allora mi sono concentrato di nuovo sui racconti, accantonando il romanzo. Ne avevo già alcuni e ne ho scritti molti altri, tutti molto brevi. L'idea alla base, infatti, era quella di sottrarre il più possibile da ciascuna storia per lasciare quello che secondo me era l'essenziale. Per cui ho lavorato di sottrazione sui racconti che avevo già scritto, e ho scritto i nuovi tenendo a mente questa regola. È stato interessante passare dalla scrittura di un romanzo lungo, dove i personaggi ti accompagnano per mesi e mesi, a forme brevissime, ognuna con un personaggio sempre diverso. Il titolo fa riferimento proprio a questa sintesi, a questa essenzialità, dove con poche frasi riesci a dare l'idea di un personaggio e del mo(n)do in cui vive. Anche meno, inoltre, è un classico invito a non "buttarla di fuori", a non esagerare, a prendere tutto con più ironia.

Come hai deciso di ordinare o “montare” questi racconti?

Una volta scritti questi 50 racconti, li ho fatti leggere a un gruppo di dieci lettori, che hanno espresso i loro giudizi. In base a tali osservazioni ne ho scartati tre e ne ho scritto uno nuovo. Quando è stato il momento di decidere la "scaletta", l'ordine di successione dei racconti, dopo varie ipotesi ho deciso di ordinarli secondo l'età dei protagonisti. Quindi la prima parte del libro è dedicata all'infanzia e all'adolescenza, quella centrale all'età adulta e la terza alla vecchiaia. E così è venuta fuori una raccolta che è formata da racconti con personaggi tutti diversi, ma è un po’ come se si trattasse di un'unica vita, perché in definitiva tutte le esistenze sono accomunate proprio dal fatto di iniziare e finire. E nel mezzo c'è la vita, più o meno diversa, di ciascuno.

Molto significativa la copertina.

Ho fatto leggere il manoscritto a La Tram, illustratrice e fumettista, che ha disegnato la copertina basandosi sul racconto che l’aveva colpita di più. A questa prima idea ne sono seguite altre, ma la prima è quella che ci ha convinto di più e che secondo me esprime perfettamente quella sottile inquietudine che permea tutto il libro. E anche il fatto che sia stata scelta la faccia di una bambina come copertina rispecchia il fatto che molti dei personaggi principali della raccolta siano bambine, ragazze o donne. Le trovo più interessanti, come materiale narrativo, degli uomini.

Hai già fatto varie presentazioni a Livorno: una bella occasione per relazionarsi con luoghi e spazi diversi.

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La mia intenzione è, per ogni presentazione, di fare sempre qualcosa di nuovo. Non solo chiamando ogni volta "intervistatori” diversi, ma anche scegliendo luoghi non sempre dedicati alla presentazione di libri. E quindi, nel 2016, ho previsto presentazioni in una videoteca, in una galleria d'arte e in un coiffeur. E ognuna di queste avrà la sua specificità. A me piace fare le presentazioni, perché mi permettono di sapere cosa pensano i lettori. L'unico problema è che a volte, al momento di fare le domande, sono tutti piuttosto restii a parlare. E un'altra cosa che mi piace delle presentazioni è che alcuni racconti vengono letti a voce alta e questo mi consente di scoprire cose sempre nuove (pur avendoli già letti molte volte a voce bassa), sia da me stesso che dalle reazioni del pubblico.

Parlaci del tuo rapporto con la scrittura.

Il mio rapporto con la scrittura è conflittuale. Da una parte ho una certa facilità di scrittura, le idee per ora non mancano. Più di tutto mi piace inventare e comunicare idee e sensazioni che possano catturare il lettore, in cui il lettore possa rivedersi. A volte mi piace spiazzare il lettore, tenerlo sul filo, perché secondo me qualsiasi forma di espressione letteraria o artistica dovrebbe evitare la noia. Ma per me non è mai una liberazione, lo scrivere. Sto meglio solo dopo che ho finito quello a cui sto lavorando e penso già al progetto successivo. Ma allo stesso tempo sto anche male perché quello che è finito è finito, e la finitezza è qualcosa che mi preoccupa molto. Certo, è diverso scrivere un romanzo, un racconto, una canzone o un testo teatrale. Ma tutti, per me, devono essere accomunati dalla stessa cosa, ovvero nascere da un sentimento sincero. Conosco molte persone che scrivono bene, ma alla fine manca sempre quell'elemento che ti fa percepire la verità in quello che leggi. Io preferisco uno stile più grezzo ma un sentimento più autentico, un mettersi in gioco attraverso le parole. Che è un po' quello che manca a tanti racconti, o romanzi, o testi di canzoni, o teatrali: il prendersi dei rischi. La regola è sempre quella: in ogni campo funziona sempre chi dice ciò che pensa, che è se stesso, sul palco o nelle pagine di un libro.

A Livorno negli ultimi anni sono stati scritti e pubblicati molti libri rinnovando la tradizione tipografica e editoriale ma scoprendo anche una sua vocazione narrativa e letteraria.

Come si dice spesso, a Livorno sono tutti artisti. Cioè, c'è un grande fermento creativo, e un po' sta venendo fuori, soprattutto nel campo letterario. Ora, io non sono per la creazione a tutti i costi. Credo che lo scopo ultimo della produzione artistica sia quello di volersi esprimere, non di pubblicare un libro o un disco o uno spettacolo a tutti i costi. Ma di volerlo fare perché c'è alla base un'ansia e un'esigenza espressiva. E a volte questo approccio si perde un po’ per strada.

A proposito di scrittura: un tuo commento per il nostro decennale?

Già dieci anni… Come molti ho visto nascere Senza soste, e l'ho salutato come un evento molto positivo per questa città, perché offre una visione della società diversa dagli altri, una denuncia decisa e un'analisi attenta dei cambiamenti di Livorno e delle magagne di cui questa città troppo spesso è vittima. Ho collaborato saltuariamente con Senza Soste, o con qualche fotografia, o con articoli tratti da un blog che tenevo fino a qualche anno fa. L'augurio, ovviamente, è quello che Senza Soste continui a pubblicare rendendo onore al suo nome, per molti anni ancora a venire. Perché, temo, ce ne sarà sempre più bisogno.

Vedremo, ma parlando di futuro torniamo a te: cos'hai in cantiere?

Il primo progetto che ho in cantiere è quello di pubblicare "Gli anni incerti", il mio primo romanzo lungo. È un romanzo a cui tengo molto, un romanzo di formazione che segue le vicende dei tre protagonisti dal 1969 al 2001. È un romanzo che, nonostante la lunghezza, ho scritto in meno di quattro mesi. Molto di più è durata la revisione, perché un romanzo, rispetto ai racconti, segue una logica diversa e richiede più attenzione all'evolversi delle vicende e alla crescita dei personaggi. E quindi, siccome alla fine tutto deve "tornare", c'è bisogno di molto più controllo dall'inizio alla fine. A gennaio, con il Teatrofficina Refugio, faremo delle repliche a Pisa e Livorno dello spettacolo "Idea d'amor - libere visioni dell'anarchico Pietro Gori", del quale sono coautore e regista. È la prima, vera autoproduzione del Tor, che ha riscosso grande successo al debutto (9 serate di tutto esaurito) e che è stata, per me, un'esperienza faticosa e bellissima. E poi, nel 2016, avrei intenzione di dedicarmi di nuovo a vari progetti musicali, vecchi (Loungerie e Falca Milioni & le Figure) e nuovi. Per quanto riguarda la scrittura, sto lavorando alla stesura di un paio di spettacoli teatrali, vedremo. E infine, un progetto che è nato pochi mesi fa e che cercheremo di portare avanti è quello de I Contemporanei, una provocazione artistica che definirà se stessa col passare del tempo. Ecco, mi pare tutto. Come? Ah sì, anche meno.

A cura di Lucio Baoprati

Pubblicato sul numero 111 (gennaio 2016) dell'edizione cartacea di Senza Soste
 
 

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