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Fatti di Pistoia: anche l'Anpi al fianco degli arrestati. Tutte le lettere di solidarietà

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pistoia_banner_liberi_tutti.jpg Link: Le firme all'appello per la liberazione. L'adesione dei lavoratori/trici Telegate

Il comitato provinciale dell'ANPI di Livorno nella sua ultima riunione ha discusso, tra l'altro, sull'irruzione nella sede di casa Pound a Pistoia nello scorso Ottobre. Com'è noto per quei fatti sono da allora agli arresti alcune persone tra le quali due iscritti alla nostra associazione.

L'ANPI ribadisce la propria riprovazione e la preoccupazione per quell'episodio.

Casa pound è una delle associazioni che appartengono alla galassia di coloro che si definiscono "fascisti del terzo millennio" e che , come  ben documentato anche da  Paolo Berizzi nel suo recente libro "Bande nere", portano avanti un misto di rivendicazioni sociali insieme all'esaltazione dei simboli del fascismo e del nazismo, alla negazione dell'esistenza dei campi di sterminio, alla pratica della violenza con elementi di razzismo.

Queste forze della destra estrema organizzano diecine di migliaia di giovani, animano diecine di siti internet, organizzano la stragrande maggioranza degli ultrà del calcio, hanno conquistato, negli ultimi anni, la maggioranza in molti degli organismi di rappresentanza degli studenti nelle scuole superiori e nelle università.

Sembra evidente che una realtà di questo genere, pericolosa per la democrazia, si può sconfiggere solo con un impegno sul piano politico e culturale,  con un rapporto positivo con il mondo giovanile. Questo è un impegno dell'ANPI e questo è un terreno sul quale è necessario, oggi quanto mai, il contributo delle forze politiche e delle associazioni che ispirano la loro azione ai valori della democrazia e della costituzione.

L'uso della violenza, è estraneo ai valori che l'ANPI sostiene. Non solo è fuori dello spirito democratico che anima la nostra associazione ma ottiene sempre risultati contrari a quelli della costruzione di una società più civile, più tollerante ed inclusiva. Questo in verità è quello che abbiamo  sempre colto negli interventi di Alessandro e Vittorio durante le riunioni della nostra associazione.

E' anche per questo che li crediamo estranei ai fatti a loro contestati. L'ANPI, segue con fiducia il lavoro della magistratura.  Il comitato provinciale confida che il giudizio dei magistrati restituirà rapidamente  Alessandro e Vittorio al loro lavoro e al loro impegno sociale così appezzato da tanti cittadini.

Approvato con voto unanime            

Livorno 30 novembre 2009

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Siamo le maestre e le mamme del Chico Malo, il centro di quartiere nel cuore di via  Terrazzini.  Il nostro piccolo fondo è stato affittato alcuni anni fa da 5 ragazzi che sentivano la necessità di valorizzare questa zona e credevano fosse possibile renderla migliore. Desiderosi di conoscere la storia e la vita del quartiere si sono mescolati tra la gente e con molta umiltà hanno cominciato ad ascoltare i racconti di abitanti e negozianti che da alcuni anni o da molte generazioni vivono le nostre strade. Lentamente al piccolo nucleo iniziale si sono aggiunti altri volontari, del quartiere e non, che hanno compreso lo spirito di altruismo e solidarietà del Chico Malo e l'importanza che per il nostro Centro hanno la conoscenza, il confronto e lo scambio tra persone con esperienze anche molto diverse. Sullo stesso spirito sono nate alcune attività di carattere culturale e formativo tra cui cene "fai da te",  i cui incassi insieme all'autotassazione servono a pagare  l'affitto del nostro spazio, tombolate in piazza Garibaldi, un giornalino, voce del quartiere e dei suoi abitanti, e il doposcuola per i bambini e le bambine delle elementari.  I bambini che attualmente frequentano il doposcuola sono una decina, prevalentemente figli di immigrati, mentre noi maestre siamo tre, aiutate, a seconda degli impegni lavorativi, da quei 5 ragazzi  che così tanto hanno creduto e continuano a credere nell'esperienza del Chico Malo. Il locale è molto piccolo, "un buchino", in proporzione al continuo aumento dei bambini ma la crescita e la soddisfazione che questa esperienza da a tutti noi, mamme, bambini e insegnanti, alimenta il nostro entusiasmo e la fiducia  che prima o poi riusciremo a risolvere i nostri problemi di spazio. I fatti che hanno turbato la serenità e la gioia che generalmente caratterizzano la nostra "scuola" sono altri.

Alessandro e Vittorio, due dei 5 ragazzi a cui dobbiamo l'esistenza del Chico Malo, sono insieme ai loro amici Elisabetta e Selvaggio da due mesi agli arresti domiciliari per i fatti avvenuti a Pistoia. Conosciamo poco, l'essenziale,  su come andarono le cose quella domenica ma soprattutto conosciamo Alessandro e Vittorio per credere ciecamente nella loro innocenza. E' ingiusto e vergognoso che dei ragazzi che dedicano il loro tempo libero ad aiutare i più deboli e bisognosi siano arrestati per dei fatti che non hanno commesso, mentre i veri furfanti che ogni giorno guadagnano sulle nostre spalle e immiseriscono il nostro paese  continuino a circolare a piede libero. Siamo veramente molto arrabbiate. Alessandro e Vittorio hanno sempre lottato per un mondo migliore per tutti. Ridateceli subito!

Betti, Gloria e Lilly (maestre) e tutte le mamme dei bambini del Chico Malo

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Siamo due ragazzi tedeschi e amici di Alessandro Orfano chi era il asistente linguistico della nostra scuola per un anno. Abbiamo appena saputo che è agli arresti domiciliari da qualche tempo. Perciò scriviamo questa lettera per definire la nostra visibilità di questa cosa e per far vedere un imagine nuova di lui.

Nel tempo che è stato in Germania, non era solo un professore benissimo e giudizioso ma ha anche dimostrato la sua disponibilità ad aiutare, mentre organizzare conferenze nelle vacanze per prepararci efficacemente di una prova orale.

Dall´ inizio si integrava benissimo nel nostro paese. Era molto importante per lui veicolare quella tolleranza  che mostra anche il seguente messagino che ha scritto Alessandro dopo è ritornato a Livorno:

"(...) Adesso voglio essere serio: Aiutate sempre i più deboli, combattete le ingiustizie e sarete veri uomini e vere donne(...)"

Inoltre abbiamo fatto per due settimane un stage alla scuola di lingue "Italiamo" a Livorno in giugno. Alessandro aiutavaci tutto il tempo a raccapezzarci e poi ci invitava di abitare a casa sua perche avevamo alcuni problemi con il locatore. Ci presentava alcuni amici e la sua città.

Eravamo particolarmente colpito del "Chico malo" una istituzione come un asilo per bambini i cui genitori non possono avere cura dei bambini perche il loro tempo orario. Non si deve pagare per questo perche tanti genitori hanno pochi soldi. Alessandro partecipava a quella organizzazione e si occupava dolcemente degli bambini.

Tutto sommato Alessandro non è solo un professore benissimo ma soprattutto un amico simpatico e tolerante chi si occupa pieno di abnegazione del suo ambiente ed è sempre impegnato per la giustizia.

Non possiamo combinare queste imputazione con il concetto che abbiamo di lui ed eravamo  molto arrabbiati come è stato trattato. Perché questo arresto domiciliare e i rimproveri - di nostro opinione ingiusti - non è stata solo rubata la sua libertà ma ha anche perso il suo posto di lavoro.

Speriamo che questa lettera si incoraggerà ad accelerare questo caso e si autorizza nostro amico ad agitarsi liberamente durante quel tempo.

Kathrin Merkel & Florian Grießer

                                                                                ***

 

Mi chiamo Adriano Maria Vitali e insieme a mio fratello Giancarlo gestiamo un rifugio in montagna nell'Appennino tosco-emiliano.

Qualche anno fa, durante i mesi estivi, è capitato un ragazzo che stava facendo un giro in montagna ed era in cammino già da parecchi giorni. Ha chiesto di passare la notte nel rifugio, quel ragazzo era Alessandro Orfano, una delle persone assurdamente tenute agli arresti domiciliari per i fatti accaduti a Pistoia.

Ho scoperto che era di Livorno e siccome mi aveva fatto un'ottima impressione dopo l'estate l'ho chiamato per chiedergli se era disposto a venire con me al rifugio durante i fine-settimana per darmi una mano. Da allora, per circa due anni, è venuto molte volte con me sù in montagna ed è stato un ottimo compagno di lavoro, sia dal punto di vista umano che nella gestione del rifugio.
Abbiamo parlato a lungo e di moltissimi argomenti, primo fra tutti della sua attività nel centro Chico Malo per cercare di promuovere l'integrazione tra gente di Livorno e immigrati, e in genere del suo impegno politico e umano in difesa dei diritti dei più deboli e meno "rappresentati" nella nostra società.

Di Alessandro posso solo dire che è una persona simpatica, intelligente e sensibile, su cui potrei mettere la mano sul fuoco per quanto riguarda la correttezza, l'onestà e l'inclinazione alla
non-violenza.
Le accuse che gli sono state mosse mi sembrano semplicemente assurde.

Spero che esca presto da questa situazione paradossale (anche perché così mi potrà dare i soldi che gli ho vinto giocando ai dadi al rifugio...)

Adriano Maria Vitali

                                                                                    ***

 

Ho conosciuto Alessandro Orfano perché mi venne a cercare lui: per uno di quegli strani casi della vita, passo per esser diventato un esperto di vernacolo ebraico livornese, Alessandro si stava laureando su questo argomento e credeva che gli potessi essere utile.

Chiacchierammo un po', e da qualche indizio, un termine specialistico qua, una citazione là capii che era uno che aveva dei numeri: gli detti qualche vecchio testo da fotocopiare, qualche informazione per la sua ricerca. Poi continuammo a sentirci, con la saltuarietà casuale connaturata alla condizione di studente, e ci intersecammo nei colloqui con un ricercatore olandese, Cees Wagemans. Anche lui studiava il bagitto, superando i limiti della madrelinga, e come Alessandro adottava un metodo che nessuno sino ad allora (si parla di un paio d'anni fa) aveva mai messo in pratica: quello della codificazione di interviste sul campo e della misurazione dei dati che ne scaturivano.

Ciò che è avvenuto insomma è che con diversi intenti e più o meno nello stesso tempo e nello stesso spazio due studiosi hanno operato una convergenza metodologica sullo stesso argomento, affrontato da angolazini peraltro non identiche. Cees Wagemans ha studiato e documentato la diffusione e la resistenza del bagitto; Alessandro Orfano si è dedicato più in profondità agli aspetti strutturali glottologici linguistici fonetici del bagitto.

Con tutta una serie di interviste Orfano ha codificato il livello di percezione di sé come alloparlante di chi continua a disporre della competenza espressiva del giudeolivornese; e soprattutto ha fissato grafia significato e pronuncia di tutti i termini che è riuscito a recuperare.  

Si tratta, in altri termini, di quello che si chiama un approccio scientifico al problema sociolinguistico e glottologico rappresentato dal bagitto, sino ad oggi affrontato prevalentemente  sotto l'aspetto storico e letterario.

Se c'è negli ultimi anni una novità, insomma, che ha fatto fare un salto di qualità eccezionale alle conoscenze sulla variante livornese del giudeoitaliano, Alessandro ne è stato l'attore principale. Bisogna che sia restituito pienamente ai suoi studi ed alle sue ricerche.

Pardo Fornaciari

                                                                                ***

Ciao, mi chiamo Martina Evangelista, ho 26 anni e mi sono appena laureata in "Cinema e immagine elettronica" presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa. Ho conosciuto Elisabetta,
la ragazza ingiustamente arrestata per i fatti di Pistoia, a Pisa nella primavera del 2005. Entrambe siamo state tra le sette donne selezionate (tra qualche centinaia di richiedenti) per partecipare al "Corso di Formazione Professionalizzante per Operatore Audio Video e Tecnico di Regia Televisiva" che aveva tra partner finanziatori e organizzatori Associazione CinemaTeatroLux, UE, Ministero del Lavoro, Regione Toscana, Provincia di Pisa, Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa, INTERVIDEO FIRENZE srl, MONTAGNI AUDIOVISIVI srl, YOUNG srl. Abbiamo trascorso insieme un anno molto appassionante e impegnativo che, oltre ad arricchirci umanamente, ci ha concesso di apprendere una professione molto specializzata. Elisabetta è presto diventata una delle mascotte del gruppo dei 15 partecipanti al corso e dei docenti, per merito della sua allegria contagiosa, della dolcezza del suo sguardo e soprattutto della serietà del suo carattere. Una persona che sa tenere insieme le risate e la disciplina del lavoro è molto preziosa! A me che sono più giovane ha spesso dato dei consigli ma allo stesso tempo mi ha sempre ascoltata con grande rispetto. Eli è una persona creativa, dipinge, si intende di musica e di cinema ed ha un gusto molto sofisticato per l'abbigliamento. Conservo con piacere i piccoli regalini che mi ha fatto in occasione di compleanni o altre festività. Tra l'altro Elisabetta è una buongustaia e cucina molto bene: ricordo una deliziosa pappa al pomodoro e una pasta in crema di peperoni che mi preparò a casa sua con la collaborazione del suo simpaticissimo fidanzato. Mi ricordo in quell'occasione di aver conosciuto anche il padre e la "zia", con cui vive e a cui è molto affezionata. Oltre a questo Elisabetta ha molti amici veri perchè a differenza di molte persone è sincera e perciò nutre rapporti sinceri. E' difficile continuare a scrivere questa descrizione perchè sembra che io voglia scrivere soltanto cose positive, ma è tutto ciò che ho da dire. L'ultima cosa che voglio aggiungere è che Elisabetta, in un periodo difficile della mia vita, mi ha sostituita a titolo volontario durante alcune lezioni (laboratorio di cinema) che io tenevo alle scuole medie inferiori Fibonacci di Pisa. A trovarne persone così...

Martina Evangelista

                                                                             ***

 

Negli ultimi anni le poche volte che ho scritto è stato perché qualcuno mi ha chiesto di farlo...

Scrivere per parlare del mio lavoro, e ogni volta la sento come una fatica. Per una volta ho voglia di scrivere dal cuore, per un amico, per parlarvi di un amico ingiustamente arrestato. Lui  è Alessandro Orfano, da quasi un mese agli arresti domiciliari.

Conosco Alessandro da circa dieci anni. Trovo che sia una delle poche persone dotate di una mente fresca, un cervello capace di assorbire ad una velocità impressionante, e un cuore forte che lo ha sempre portato a darsi da fare per tutte quelle realtà tenute ai margini. "Libertà è partecipazione" diceva Gaber. Alessandro ha sempre tenuto fede a questo insegnamento. Nelle nostre conversazioni lui mi parlava delle nuove iniziative promosse a favore di immigrati, cassaintegrati, precari, sapendo che io non avrei partecipato, per una sorta di pigrizia insita nella mia persona (posso passare dieci ore a dipingere, ma non un'ora a manifestare). Tuttavia ci siamo sempre rispettati per l'amore che entrambi dedichiamo a quello che crediamo. E un amore avevamo in comune: i libri. È sempre stato un piacere immenso parlare con Ale di libri. Ricordo ancora una conversazione su "La società dello spettacolo" di Guy Debord fatta una sera in un pub di livornese. Io gli parlavo di un progetto su questo libro, lui contribuiva con quello che i suoi occhi gli hanno consentito di vedere in tutti questi anni di impegno sociale.

Non voglio arrivare a parole sdolcinate (non ci sono mai piaciute né a me né ad Alessandro), ma quello che mi piacerebbe far capire è l'importanza di una persona come Alessandro. Qualcuno con una tale curiosità e intelligenza da spiazzarti con una frase, con uno straordinario senso dell'umorismo totalmente dissacrante verso tutto ciò che è falso (come buonismo e perbenismo). Una persona importante  per rinnovare una serie di meccanismi ormai marci e falsi, che ama la gente e ad essa si sta dedicando da tanti anni. Quelli come Alessandro Orfano sono le voci necessarie per parlare, raccontare. Per quanto mi riguarda, questa lettera è il minimo che posso fare per aiutare un caro amico... per stare vicina a lui, alla sua famiglia, a tutti gli amici che si stanno dando un gran da fare per far luce su questa tremenda ingiustizia. L'unica colpa di Alessandro è di avere usato il suo cuore e la sua testa per tutti noi, che siamo troppo pigri per lottare e scordiamo che "solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto."(Pier Paolo Pasolini).

Valentina Restivo

                                                                                   ***

 

Sono la madre di Elisabetta Cipolli, una dei 4 ragazzi agli arresti domiciliari dopo i fatti di Pistoia dell'11/10/09. Mia figlia è nata e cresciuta in una famiglia di persone concrete e altruiste, lavoratori onesti e che da sempre cercano di aiutare gli altri nel miglior modo possibile. Eli è una persona normale, ha un carattere solare ed assennato accompagnato da un'intelligenza fuori dal comune. Certo ha i suoi pregi e i suoi difetti e non sono mancate discussioni tra noi ma, anche da questi momenti, è sempre riuscita a trarne motivo per confrontarsi e continuare il cammino insieme. Ha studiato con profitto aiutando le compagne in difficoltà: ai tempi della scuola la casa era piena di amiche e amici con cui mia figlia ha poi mantenuto rapporti di affetto anche negli anni successivi. Ha iniziato a lavorare subito dopo il conseguimento del diploma in ragioneria e, per quanto ha potuto, si è sempre impegnata al massimo per essere economicamente indipendente.
Nel corso degli anni Elisabetta si è dedicata agli altri su un piano sociale e insieme a compagni vecchi e nuovi ha organizzato in città alcune iniziative allo scopo di aiutare i più deboli e bisognosi.
Una ragazza con i piedi per terra che ha sempre vissuto con passione affrontando con determinatezza le difficoltà che la vita non le ha risparmiato.

Da circa 1 anno mia figlia combatte con una malattia di origine genetica refrattaria ai normali farmaci che può essere curata solo con una terapia sperimentale associata a continui controlli e la cui complessità l'hanno costretta lontana dal lavoro per diversi mesi. Il suo morale è a terra  e la cura che sta facendo richiederebbe un affiancamento più costante dei medici: sono  molto preoccupata per lei e per il suo stato di salute che, data la progressività della malattia, potrebbe evolversi in una situazione invalidante grave per una ragazza di soli 33 anni.

Tutti e quattro i ragazzi hanno sempre lavorato e studiato e i soli problemi che hanno dato a noi genitori sono quelli che ciascuna figlia o ciascun figlio danno alla propria mamma e al proprio babbo, piccole scaramucce da ricordare poi con il sorriso sulle labbra. Eli, Selva, Vittorio e Alessandro sono incensurati, abituati ad aiutare gli altri e non ad aggredire e danneggiare persone, strutture, cose.

Aiutate il "Comitato familiari ed amici" perché sia fatta luce su quell'11 ottobre, emerga l'estraneità dei nostri figli ai fatti imputatigli, sia dimostrata la loro innocenza e siano finalmente restituiti alle loro vite. E' ingiusto far pagare a questi ragazzi il loro impegno in campo sociale penalizzandoli sul piano psicologico, lavorativo e degli studi.

Ricordo per chi volesse sottoscrivere l'appello del Comitato che è sufficiente mandare una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
Certa che risponderete ringrazio sentitamente tutte le persone che decideranno di starci vicine e tutti coloro che già ci aiutano.

Rita Tognetti, madre di Elisabetta Cipolli

                                                                                          ***

 

Non ho mai scritto e mai avrei creduto di scrivere ad un giornale perche' sono  una persona riservata. Invece oggi ho deciso di farlo, esclusivamente per Vittorio. Fra poco e' natale e non posso immaginare che un brillante ragazzo di 27 anni sia costretto in casa agli arresti domiciliari. Sono incredula, triste e sconcertata. Neanche sanno se e' colpevole o meno e lo lasciano marcire cosi' ,"per sicurezza", facendogli perdere esami universitari, lezioni, possibilità lavorative e di vita. E' uno spreco inutile e quando proclameranno la sua innocenza (perche' e' innocente) nessuno potra' restituirgli questi mesi.

Vittorio mi manca tanto perche', oltre ad essere un bravo ragazzo, intelligente e ironico, è una persona che si batte per il bene di Livorno, per la buona convivenza e lo scambio tra i livornesi veraci e i tanti stranieri che vivono  nella nostra città. Vittorio ama Livorno, la ama tanto: "perche' me ne devo andare via dalla mia citta? bella la mi' Livorno" mi diceva quando gli chiedevo se un giorno avrebbe lasciato la Toscana. E il fatto che non possa viversela ma solo osservarla scorrere fuori dalle finestre mi fa male e mi fa arrabbiare che dopo le gia' tante difficoltà affrontate debba subire anche questa ingiusta accusa che lo priva della sicurezza  del suo futuro.

Mi manchi tanto Vittorio e spero di vederti presto!!!

Giada G. Santini

 

 
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