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Fatti di Pistoia, la conferenza stampa che spiega condanne, assoluzioni e contraddizioni nella sentenza

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tutti_assoltiQuesta mattina si è svolta la conferenza stampa del Comitato di sostegno agli imputati per i fatti di Casa Pound di Pistoia. In una gremita circoscrizione 2 gli imputati, l'avvocato e il Comitato Amici e Parenti hanno spiegato le motivazioni della sentenza. Presenti molti rappresentanti di partiti, sindacati e associazioni cittadine che avevano firmato l'appelo per la liberazione e poi per l'assoluzione degli imputati. Nella giornata di ieri sono giunti anche moltissimi comunicati di solidarietà a fronte dell'ingiusta condanna di 5 dei 6 imputati, fra cui 3 livornesi.

Una sentenza, come detto, ricca di contraddizioni e che abbiamo cercato di riassumere nell'articolo che pubblichiamo di seguito che coglie gli aspetti politici ed extraprocessuali della vicenda oltre che alcuni particolari delle motivazioni che rendono a tratti la sentenza quasi grottesca.

Link: Scarica il dossier che analizza in modo più dettagliato la sentenza a cura del Comitato Amici e Parenti degli imputati

red. 5 marzo 2011

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Fatti di Pistoia, le assurde motivazioni di condanna

Dopo la lettura delle motivazioni delle condanne ora è certo: ci fu rappresaglia di questura e procura verso gli imputati

Il processo sui fatti di Casa Pound a Pistoia si è concluso il 31 gennaio scorso con una sentenza di condanna a due anni per 5 imputati e un’assoluzione, condanna che nell’articolo del mese scorso definimmo “contraddittoria”. Dopo la lettura delle motivazioni la condanna si può analizzare con occhio differente e appare subito evidente come si tratti di una sentenza cerchiobottista che lascia molti dubbi sulla colpevolezza e che tende a ridimensionare fortemente i fatti senza tuttavia avere il coraggio di assolvere tutti gli imputati per non screditare ulteriormente il lavoro (che noi abbiamo definito rappresaglia) fatto dalla questura e dalla procura di Pistoia.

A conferma di questa nostra lettura non può non colpire il passaggio in cui il giudice dichiara: “L’odierno processo ha avuto una vasta eco in città e ciò, a parere del collegio, è stato dovuto più che all’obiettiva gravità dei fatti, all’enfasi determinata dall’adozione di misure cautelari privative delle libertà adottate nei confronti degli imputati”. In un altro passaggio il collegio giudicante ha definito i danni di “modica entità”. Avevamo, dunque, ragione noi quando indicavamo le pesanti misure cautelari (carcere, arresti domiciliari, perquisizioni e dichiarazione di pericolosità sociale per gli imputati) come una rappresaglia politica di questura e procura di Pistoia, continuata anche in sede processuale con la richiesta da parte del Pm di 9 (nove!) anni per devastazione e saccheggio. Un capo d’accusa servito solo per giustificare queste misure e che aveva già visto due vittorie per imputati sia in fase di riesame che di cassazione. Il giudice respingendo questa grave accusa a carico degli imputati non poteva descrivere meglio il contesto ridimensionato dei fatti: “Il sonnolento pomeriggio domenicale pistoiese non è stato turbato”.

E’ chiaro che se questo non fosse stato un caso mediatico-politico oggetto di pressioni extraprocessuale, qualunque tribunale avrebbe assolto tutti gli imputati. Molti passaggi della ricostruzione dei fatti di quel giorno, infatti, non sono suffragati da prove concrete ed il collegio giudicante ha dovuto fare i salti mortali per dichiarare l’attendibilità dei testimoni dell’accusa. Di fronte alle molte contraddizioni nel racconto dei due testimoni chiave la giustificazione è stata che uno di essi ha “carattere spigoloso” e “permaloso” per cui ha subito condizionamenti in aula. Ed il fatto che abbia sbagliato i riconoscimenti all’americana è “indice della sua spontaneità”. Quindi secondo il collegio quando un testimone “spigoloso” e “permaloso” sbaglia a riconoscere un imputato è ancora più spontaneo e attendibile. Bella teoria!

Le motivazioni rimangono comunque ricche di errori e vaghe, ed è palese che chi ha riconosciuto gli imputati ha avuto accesso ai dossier della questura, così come è evidente che le  incongruenze emerse nel caso del'imputato assolto, sono riscontrabili anche per tutti gli altri imputati. Ed è stata condannata anche una donna quando durante tutto il processo le parti lese, cioè i due presenti dentro Casa Pound, hanno più volte ribadito che non ce n’erano. Donna a cui è stato perfino imputato di essersi presentata in aula con capelli di colore diverso e senza piercing: fatto naturale per chi è passata dal carcere di Sollicciano dove tolgono ogni “ferro” e chi per mesi è dovuta restare agli arresti domiciliari. Il giudice però non ha risparmiato la propria fantasia nelle motivazioni di condanna scrivendo a verbale che la donna avrebbe dovuto chiamare un parrucchiere a casa e mandare un genitore a comprare i piercing.

Infine la matrice politica di questo processo è sottolineata dal collegio giudicante che indica il movente nell’odio politico. Odio politico che però sembra unilaterale visto che non viene preso in considerazione quando i fascisti, palesemente, indicano e riconoscono persone a caso col chiaro intento di far condannare comunque qualcuno.

Ma nel processo c’è anche un’altra matrice politica con la polizia protagonista. Infatti la Digos oltre ad assistere in massa ad ogni udienza, ha avuto spazio nel processo quando il giudice ha acquisito agli atti un dossier preparato dalla difesa in cui attraverso facebook si riscontrano fra membri stessi della Digos e della questura di Pistoia simpatie verso idee di estrema destra e amicizie con esponenti di Casa Pound.

Queste tuttavia sono solo una piccola parte delle contraddizione di una sentenza di 60 pagine che sembrava “già scritta” prima che il processo iniziasse. Cinque persone sono state condannate a due anni e al pagamento di quasi 10.000 euro totali fra spese processuali e risarcimento ai fascisti. Ma in appello, senza i condizionamenti extraprocessuali, siamo convinti che ci sarà l’assoluzione per tutti.

Sul sito di Senza Soste potete trovare il commento completo alla sentenza e il link con tutta la storia processuale per aderire all’appello per l’assoluzione di tutti e tutte a cui ha aderito anche il dirigente nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi

per Senza Soste, Franco Marino

5 marzo 2011

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