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"Fatti di Pistoia. Un altro sguardo", a cura del Comitato parenti e Amici

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“ I FATTI DI PISTOIA. UN ALTRO SGUARDO”

liberi-subito.jpg L’11 ottobre 2009 a Pistoia, mentre si svolge un’assemblea regionale presso il circolo Arci “Primo Maggio”, ad alcune decine di metri di distanza viene danneggiato, da parte di ignoti, il circolo di estrema destra Casapound “Agogè”.

La Questura di Pistoia si muove subito in una direzione precisa senza sondare eventuali altre possibilità: gli autori del danneggiamento sono i partecipanti di quell’assemblea. Eppure è impossibile pensare che chi ha effettuato l’aggressione si sia a seguito seduto a parlare vicino al luogo dell' accaduto.

In realtà, tutto diventa possibile in quella domenica. Il clima che la Polizia trova all’interno del circolo è di assoluta tranquillità, nessuno si oppone ai controlli, l’assemblea si svolge secondo programma e arriva alla sua conclusione nonostante l’irruzione. Tutti i presenti all’assemblea vengono identificati e portati in Questura, interrogati e trattenuti per 12 ore. Nel frattempo la perquisizione del circolo Primo Maggio da esito negativo: nessuna arma. All'alba la vicenda si conclude con 9 denunce a piede libero e 3 arresti, che dopo un mese saliranno a 7.

L'accusa è di devastazione, danneggiamento aggravato, violazione di domicilio aggravata, lesioni, minacce. Gli inquirenti sono convinti di trovarsi di fronte ad un’organizzazione pericolosa e l’assemblea viene criminalizzata. Eppure non ci sono prove concrete: non c’è flagranza, non vengono trovate armi. Gli arresti si basano su alcuni riconoscimenti fumosi, poco attendibili e contraddittori. Parte una caccia alle streghe alla ricerca di un capro espiatorio, di qualcuno che paghi, non importa se innocente, l’impianto accusatorio deve farlo risultare colpevole il più possibile. Probabilmente la Polizia vuol far passare quell'assemblea come un'organizzazione pericolosa volta a colpire la destra toscana. Un’idea che si presta facilmente alla formulazione di accuse e che forse accontenta qualcuno ai piani più alti.

La verità giuridica preconfezionata non è verità, la giustizia è qualcosa di diverso dagli interessi politici delle Questure e una verità fatta di prove inconsistenti non porta alla giustizia. Riteniamo quindi sia necessario un impegno civile di reale informazione che contrasti le false verità. Noi, familiari e amici degli arrestati livornesi Alessandro Orfano, Elisabetta Cipolli, Vittorio Colombo e Selvaggio Casella, siamo a conoscenza di una verità diversa che parla dell'innocenza degli accusati e della loro estraneità ai fatti. Parla di prove inconsistenti, riconoscimenti equivoci, evidenti forzature e misure cautelari inaccettabili per persone incensurate. Parla di una sistematica diffusione di notizie false e preconfezionate volte a condizionare le opinioni dei giudici, dei giornalisti, dei politici locali, fino ai datori di lavoro e ai conoscenti, la cui fiducia nei nostri parenti e amici viene minata. In questo modo si distrugge la vita delle persone che costrette a trascorrere mesi in galera o recluse in casa pagando avvocati, talvolta perdono il lavoro, la credibilità, e pezzi importanti della propria vita. Noi, familiari e amici degli arrestati livornesi, senza entrare nello specifico della vicenda che verrà trattata in sede processuale, fiduciosi che la giustizia farà emergere l’innocenza degli accusati, vogliamo precisare alcune cose che riteniamo importanti:

- PERCHE' ERANO LI': ribadiamo l’innocenza degli accusati che il pomeriggio dell’11 ottobre sono andati a Pistoia esclusivamente per prendere parte all’assemblea sopraccitata insieme ad altre sigle della sinistra toscana per trattare e discutere sul tema delle ronde visto in chiave di emergenza democratica, a seguito dell’approvazione del pacchetto sicurezza del Governo. Un argomento attuale che interessa la società nel suo insieme e che ha visto l’impegno di enti come la Regione Toscana fare ricorso al Consiglio Superiore della Magistratura per affermare l’incostituzionalità della legge sulle ronde. Da alcune settimane era stato intrapreso un percorso di confronto tra alcune realtà toscane, anche molto diverse tra loro per pratiche e obiettivi politici, e quella di domenica era una delle prime riunioni. Il percorso politico era ancora tutto da discutere e definire, e ancora non erano state contattate quelle realtà politiche (partiti, associazioni, comitati) che avrebbero allargato l’assemblea e ampliato il confronto. Presenti una ventina di persone di differente età, dai 17 ai 50 anni, impegnate nell’attività sociale, che quella domenica avevano preferito alla passeggiata sul mare l’impegno civile e politico. Niente di più democratico e trasparente. E invece si sono ritrovate tutte in Questura accusate di azioni che non hanno compiuto.

- REATI NON RISCONTRABILI NELLA REALTA' DEI FATTI: il reato di “devastazione e saccheggio” è un capo di imputazione che prevede dagli 8 ai 15 anni di carcere, lo stesso contestato ai responsabili della strage del Vajont di 40 anni fa (3.500 morti e 3 paesi spazzati via). Senza sminuire i fatti accaduti, la scrivania rovesciata e il vetro rotto di cui si parla non ci sembra possano giustificare l’accusa di devastazione, un’accusa pesante volta a legittimare solo le misure cautelari prese, senza avere alcun riscontro con la realtà dei fatti.

- TESTIMONIANZE-NON TESTIMONIANZE: La riservatezza richiesta per la sede processuale non ci concede di entrare nello specifico, tuttavia si sappia che le testimonianze su cui si basano gli arresti sono fumose, poco chiare, poco attendibili e contraddittorie.

- MISURE CAUTELARI INACCETTABILI : le misure cautelari sono inaccettabili per tutti gli accusati. Ricordiamo che Alessandro Della Malva, il ragazzo di Colle Val D’Elsa responsabile regionale dei CARC, è dall’11 ottobre detenuto presso il carcere di Pistoia. Per tutti gli altri sono stati decisi gli arresti domiciliari. Gli arresti sono motivati da una presunta pericolosità sociale che necessita di misure pubbliche di contenimento. Questo risulta ancora più assurdo per la seconda mandata di arresti effettuati dopo un mese: eppure nel periodo in cui sono restati a piede libero hanno continuato a svolgere le loro attività in modo pacifico non arrecando nessun danno per la collettività. Seppur incensurati, tutti e quattro vengono ritenute persone pericolose per la società. Non se ne capisce il motivo.

- IL RUOLO DEVASTANTE DEI MEDIA: I media hanno riportano le notizie direttamente dalla Questura di Pistoia senza mettere in discussione la ricostruzione dei fatti e senza porsi le legittime domande degne di un giornalismo onesto. Il risultato è stata la divulgazione di notizie incomplete e spesso a senso unico, creando continua confusione tra le appartenenze politiche dei vari arrestati.

- UN MOTIVO DI COLPEVOLEZZA. L’ATTIVISMO POLITICO: Il solo motivo per cui sono stati arrestati sembra essere riconducibile al loro impegno politico e sociale che ormai da molti anni svolgono al fianco dei lavoratori e delle classi sociali più deboli.

- PRESENZE IMPORTANTI AL MOMENTO DEL FATTO: Presente all'interno della sede di Casapound al momento del fatto un noto esponente del PDL. E' forse per la sua presenza e le sue pressioni che è partito tutto questo? Guardando il mosaico con la dovuta distanza si nota che il castello accusatorio della Questura non regge. L'aggressione non è stata sicuramente compiuta dai presenti all’assemblea di quella domenica 11 ottobre. Oltre ai riconoscimenti decisamente contestabili, riteniamo che non trovi riscontro la pericolosità sociale dei quattro livornesi che, ripetiamo, non hanno precedenti e che hanno sempre svolto tutte le loro attività politiche alla luce del sole. Non ha senso invocare il complotto e l’organizzazione nascosta perché si tratta di pratiche estranee alla cultura delle persone di cui stiamo parlando la cui attività nel sociale al contrario ha fatto sì che si creasse un grande movimento di solidarietà intorno ai loro arresti.

Un appello del comitato familiari e amici che ha chiesto la liberazione degli arrestati, il ritiro delle denunce e un ritorno alla giustizia ha raccolto centinaia di firme e l’adesione di esponenti di spicco della politica, del sindacato, dell’università, dello sport e dello spettacolo, quali per fare alcuni esempi: MARCO SUSINI (ex parlamentare DS), MARCO SOLIMANO (presidente Arci Livorno), ELLIS BUFALINI (capogruppo PD Provincia di Livorno), MICHELANGELO RICCI (direttore Effetto Venezia), IGOR PROTTI (ex giocatore Livorno), CRISTIANO LUCARELLI (giocatore Livorno), MARCO FERRANDO (segretario nazionale PCL), BOBO RONDELLI (artista), ALFIO BALDI (ex assessore Politiche Sociali Comune di Livorno), PAOLO VIRZI' (regista), MAURO VALENTI (direttore artistico Italia Wave Love Festival). Con la lettura di queste righe ci auspichiamo che anche voi riterrete giusto appoggiare la nostra battaglia per la libertà di tutti gli arrestati e il ritiro delle denunce di Pistoia.

Comitato familiari e amici degli arrestati livornesi di Pistoia

25 novembre 2009

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