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Golden rubbish: anche a Livorno la spazzatura è oro

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bidone_doroUna vera e propria storia degli allarmi sui rifiuti a Livorno non è ancora stata mai tracciata. Per parlarne si dovrebbe partire dalle famigerate vicende della Karen B e della Deep Sea Carrier, e approdare alle dichiarazioni del pentito Fonti sull'affondamento di navi dei veleni fra Livorno e l'Isola d'Elba. Si dovrebbero ricollegare queste vicende all'inquietante episodio del luglio 2009 in cui la motonave tedesca “MS Thales” avvistò una portacontainer, la “Toscana” proveniente da Malta, mentre scaricava davanti a Marciana Marina container misteriosi, e avvicinatasi alla 'Toscana' per controllare meglio subì un intimidatorio tentativo di speronamento. Del contenuto di quei misteriosi container, fra parentesi, si è saputo poco, nonostante le indagini avviate dalla magistratura, e altrettanto poco si è saputo degli affondamenti clandestini segnalati da Fonti. Considerando che è perlomeno dal 2008 che si susseguono, anche sui media locali, i moniti sull'ormai conclamata presenza di una mafia dei rifiuti in Toscana, questi fatti sarebbero dovuti bastare a giustificare il timore che nella gestione dei rifiuti livornese ci sia da stare molto in guardia. Guardando solo poco oltre, poi, potremmo imbatterci nell'area di Grosseto e Scarlino, e  ricordarci il collegamento con Livorno nello scandalo ecomafioso soprannominato Golden Rubbish, emerso nel febbraio di quest'anno.

Per effetto del bombing informativo quotidiano siamo portati a dimenticare velocemente le notizie, ma questa dell'operazione Golden Rubbish, assolutamente recente, avrebbe dovuto destare allarme proprio per il tipo di legame che ha con Livorno.

In primo luogo i fatti: un'organizzazione costituita in Toscana e comprendente laboratori di analisi, funzionari e dirigenti di imprese, dirigenti di enti pubblici, trasportatori e titolari di discariche, dal 2008 trafficava in rifiuti pericolosi facendoli passare per non pericolosi. In pratica, grazie alla collaborazione di laboratori  'amici' o di 'amici degli amici' venivano truccati i risultati delle analisi e falsificate le tabelle dei rifiuti trasferiti negli impianti di smaltimento, usando camion e trasportatori compiacenti, in genere provenienti dalla Campania, per i loro spostamenti. Ad insospettire le autorità è stata nel 2008 la morte di un operaio rumeno in un capannone dell'Agrideco di Scarlino che doveva stoccare rifiuti inerti: ad ucciderlo erano state delle bombole ancora cariche. Il capillare lavoro d'indagine del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Grosseto ha messo a nudo una organizzazione che dalla Toscana si diramava in tutta Italia, in particolare nelle province del famoso ‘nord-est produttivo’, e che ha portato all'arresto di oltre 15 persone, facendone finire sotto inchiesta 61. Il quantitativo di rifiuti 'trattati' con questi metodi è stimato intorno al milione di tonnellate. Le accuse per le persone coinvolte vanno dall'omicidio colposo all'associazione a delinquere passando per il falso in atto pubblico.

In secondo luogo i personaggi: a fare scalpore fin dall'inizio è stato il nome di Steno Marcegaglia, padre della più famosa Emma, e subito imputato come titolare del principale laboratorio di analisi che taroccava i risultati, il Made Hse, che fu messo sotto sequestro. La notizia  ha fatto il giro di tutti i media nazionali, e scorrendo gli articoli dei giorni successivi sono spuntati anche i nomi di livornesi, come Stefano Meocci, livornese residente a Pisa,  amministratore di un’impresa privata, Rifitalia, accusato di falso in atto pubblico, e Giovanni Consiglio, di origine livornese ma non più residente in città, collaboratore dell'Agrideco di Grosseto. Ma spunta soprattutto, fra gli indagati, il nome di Andrea Rafanelli, dirigente della Provincia di Livorno, responsabile del settore rifiuti e bonifiche. Il suo nome viene fatto nel ramo piombinese dell'indagine, che riguardava l'Asiu, l'azienda pubblica di Piombino che gestisce i rifiuti in tutta la Val di Cornia e che, nel corso degli anni, ha ricevuto i rifiuti provenienti dall'Agrideco.  Accanto al nome del dirigente della Provincia, che compare come indagato per i permessi rilasciati all'Asiu, compare il nome di  Monica Tortolini, funzionario dell'Arpat di Piombino, per il suo ruolo di controllo nell'ambito dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale. Centrale nel ramo piombinese dell'inchiesta è stato il conferimento dei rifiuti taroccati in discariche a gestione mista pubblico-privata, e  a tale riguardo figurano come indagati proprio il presidente dell'Asiu, Fulvio Murzi e il direttore generale dell'Asiu Enrico Barbarese, quest'ultimo noto a Livorno per essere stato negli anni '90 direttore generale dell'ASA.

La vicenda Golden Rubbish si mostra subito di importanza nodale per più di una ragione: in primo luogo, dimostra in modo inoppugnabile come vengono gestiti i rifiuti nella costa Toscana. In secondo luogo segna  ufficialmente la data di nascita di una mafia toscana dei rifiuti; in terzo luogo, mette in luce i legami di Confindustria con la gestione mafiosa dei rifiuti; in ultimo, ma non per importanza, evidenzia un possibile livello di compromissione degli enti pubblici della costa Toscana che dovrebbero garantire il controllo e la regolarità della gestione degli impianti di smaltimento.

Il ruolo di Confindustria e' particolarmente centrale dal momento che ha agito con il doppio profilo di produzione dei rifiuti (Lucchini, Procter & Gamble) e di controllo dei medesimi (laboratorio Made Hse): in sostanza, il mandante 'morale' e materiale del traffico clandestino che dalla Toscana toccava il ravennate e tutta l'Italia, e l'esecutore concreto delle operazioni di camuffamento dei rifiuti pericolosi. Per inciso, viene spontaneo chiedersi se non sia stata questa la ragion d'essere della legge che ha reso obbligatoria la privatizzazione delle aziende municipalizzate, ovvero se non vi sia una volontà politica precisa di assecondare le mire di Confindustria nel trattamento illegale dei rifiuti. Da sottolineare, fra l'altro, che proprio nella nota del gruppo Marcegaglia che rivendicava una poco credibile estraneità alla vicenda, si rivela la modalità con cui avveniva il taroccamento dei c.d. rifiuti inerti, ovvero attraverso sapienti 'diluizioni' del terriccio industriale inquinato con terriccio pulito o con materiali  di risulta di scavi e cantieri edilizi.

Al di là di considerazioni ormai ovvie, quello che sconvolge di tutta la vicenda è che sono state movimentate un milione di tonnellate di rifiuti taroccati sotto gli occhi di tutti, e nessuno si è accorto di niente finchè non c’è scappato il morto.  Altra cosa allarmante è, come si è detto, la fitta presenza di funzionari pubblici (nelle indagini si parla anche di agenti di polizia, non meglio specificando a che livello e di quale polizia) che avrebbero dovuto controllare a vari livelli la veridicità delle analisi e la corrispondenza dei rifiuti a quelli indicati nelle tabelle per le autorizzazioni.

Sconvolgenti sono anche le molteplici analogie che esistono fra il caso in questione e la recentissima vicenda piena di ombre di Limoncino: anche qui si tratta di una discarica, per giunta privata, che verrà gestita in totale autocontrollo dal gestore privato stesso (le analisi sul percolato e sul livello di pericolosità dei rifiuti verranno condotte dal gestore, che avrebbe tutti i migliori motivi per farle risultare a norma, se non altro per non trovarsi a pagare i costi dei trattamenti inertizzanti imposti per legge); anche in questo caso i conferimenti potranno provenire non solo da scavi e cantieri edilizi, ma anche da siti industriali. A differenza della Golden Rubbish, dove la base toscana dell’organizzazione svolgeva funzioni di mediazione fra imprese, laboratori e impianti, per avere le commesse dei rifiuti, nel caso di Limoncino abbiamo invece un gestore che potrebbe  svolgere da solo tutte queste funzioni, essendo titolare sia di aziende di stoccaggio e trattamento dei rifiuti (si pensi allo stoccaggio del carico della Karin B) sia delle imprese che ne avrebbero bisogno. Non ce ne voglia il Bellabarba, la cui onestà non vogliamo mettere in dubbio, ma l'assenza di controlli 'terzi' è tale da non lasciare margini alla tranquillità, e la vicenda Golden Rubbish ha mostrato chiaramente che affidare controlli e gestione dei rifiuti ad una sola parte, quella privata, è decisamente sconsigliabile. A quanti poi sostengono che la registrazione dei rifiuti nel SISTRI fornisca sufficienti garanzie di sicurezza è fin troppo facile rispondere che, di fronte ad una tale impossibilità di controllo, le garanzie offerte dal registro nazionale dei rifiuti sono pari a zero. Senza contare l’elemento di timore nei confronti di enti pubblici (Arpat, Provincia, Aziende municipalizzate già in odore di privatizzazione per legge ) che vedono i propri responsabili del controllo sui rifiuti figurare come indagati proprio nell'operazione che ha scoperchiato la pentola maleodorante dell'ecomafia toscana.

Che di tutto questo il Sindaco e il presidente della Provincia non abbiano voluto o saputo tener conto è piuttosto grave: con una simile situazione, anche il più sprovveduto dei politici - se intenzionato alla trasparenza e alla legalita' - avrebbe dovuto capire che la creazione di nuovi impianti di smaltimento di rifiuti è da evitare nel modo più assoluto, in particolar modo le discariche (ancor più se private), dimostratesi nel corso delle ormai plurime indagini sulle ecomafie d’Italia come la forma di smaltimento più pericolosa e meno controllabile. E avrebbe dovuto capire che l'unica via di scampo alle infiltrazioni mafiose - o alle losche manovre di certa imprenditoria – è  l'opzione rifiuti zero - quella che, in un atto forse involontariamente derisorio, il consiglio comunale ha votato proprio mentre stava per andare in onda l'ennesima puntata della trasformazione di Livorno in pattumiera.

Il tramonto di questa città ha sullo sfondo i bagliori dei rifiuti d’oro, della cui aura i politici sono circondati. Ai cittadini, vittime della devastazione, spetta ancora una volta il compito di cercare la verità e correre ai ripari, anche a costo di subire linciaggi mediatici, intimidazioni personali e finanche denunce penali.

Inviato a Senza Soste da Abilio Quaresma

20 settembre 2010

Links su vicenda Golden Rubbish

http://www.romagnaoggi.it/ravenna/2010/2/9/151194/

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201002articoli/52069girata.asp

 

Directory articoli La nazione sul caso: http://ricerca.quotidiano.net/index.shtml?ricerca_libera=rifiuti&sort=swishrank

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/09/visualizza_new.html_1701594706.html

http://www.unita.it/notizie_flash/85427/toscana_traffico_illecito_di_rifiuti_arresti_coinvolti

http://lombardia.indymedia.org/node/26061

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/10/news/traffico_rifiuti_marcegaglia-2242748/

http://www.altrenotizie.org/ambiente/3017-rifiuti-ditalia.html

http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=11533&contenuto=Notizia

http://archivio.iltirreno.extra.kataweb.it/archivio/extrasearch

http://archivio.iltirreno.extra.kataweb.it/archivio/extrasearch

http://archivio.iltirreno.extra.kataweb.it/archivio/extrasearch

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