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La città dei tumori

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 Sottotitolo: “I dati raccolti non lasciano dubbi sulla realtà: in Italia la crescita dei casi di tumori è a livelli da epidemia. Dove aumentano i casi di cancro? In tutta Italia, con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni… Quelle zone di crisi disegnano una radiografia della Penisola avvelenata” (L’Espresso, 24 maggio 2007)

Livorno_dallaltoQueste 54 aree, che il CNR considera le più inquinate d’Italia, si chiamano SIN (siti di interesse nazionale per le bonifiche) e ne fanno parte anche Livorno-Collesalvetti e Piombino.

Nel Rapporto 2008 di Peacelink la provincia di Livorno risulta addirittura la più inquinata d’Italia dopo Taranto (1).

Per capire gli effetti dell’inquinamento sulla salute dei cittadini sono state realizzate diverse ricerche e i risultati sono impressionanti: secondo lo studio Sentieri (2) nell’area Livorno-Collesalvetti “la mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori è risultata superiore alla media regionale”. Conclusioni a cui era arrivato anche uno studio precedente (3): per Livorno si parlava di “eccessi di mortalità per tutte le cause e per la totalità dei tumori”. Sia negli uomini che nelle donne erano stati “rilevati eccessi di mortalità per il tumore del colon-retto, del polmone e della pleura”. Negli uomini erano stati riportati eccessi per il tumore al fegato e al pancreas. Nelle donne tumore alla mammella e mieloma multiplo. E tra le cause non tumorali gli eccessi riguardavano malattie sistema cardiocircolatorio e diabete.

Facciamo una sintesi di queste ricerche: i melanomi (tumori della pelle) sono il 51% in più rispetto alla media regionale, mentre i tumori al fegato sono il 20% in più negli uomini e 9% in più nelle donne.

Una possibile causa ambientale comune a entrambi è l’esposizione all’arsenico, contenuto in alcuni pesticidi e utilizzato nel settore petrolchimico (vedi pag.4).

Inoltre l'arsenico è spesso presente nell'acqua potabile, e 11 comuni della provincia di Livorno sono particolarmente esposti (4). Nello scorso gennaio il TAR del Lazio ha stabilito un rimborso per i cittadini delle zone interessate di Lazio, Toscana, Trentino e Lombardia, con la motivazione che bere «acqua all'arsenico può produrre tumori al fegato, a cistifellea e pelle, nonché malattie cardiovascolari» (5).

Passiamo al mesotelioma pleurico, il tumore causato dalle fibre di amianto. Tra il 1987 e il 1997 l'indice di prevalenza a Livorno era il 3,87 contro l'1,54 della media toscana. Tra il 1998 e il 2000 era il 7,67 contro il 2,5 regionale. In quel periodo sono stati registrati, per dare un'idea, 38 mesoteliomi contro i 5 della Provincia di Pisa. L’amianto è stato bandito nel 1992, ma a causa del lungo periodo di latenza si teme che il picco dei casi debba ancora arrivare.

I settori considerati a rischio sono la cantieristica, il vetro, la chimica e naturalmente il porto (oltre il 15% di tutto l’amianto importato in Italia è stato scaricato nel porto di Livorno). Nei tassi di mortalità non c'è differenza tra uomini e donne: le donne respiravano le fibre che gli uomini portavano a casa con gli abiti da lavoro.

Leucemie, linfomi e mielomi: secondo il responsabile del Centro di Ematologia dell'Ospedale di Livorno negli ultimi vent'anni anche nella zona costiera linfomi e mielomi sono aumentati del 150%. Ma nella provincia di Livorno di più: nel 1998 il tasso di prevalenza negli uomini a Livorno era di 9,3 contro una media regionale del 7,9, nel 2006 leggermente meglio, il 7,8 contro il 7,3.

Cause ambientali? Ce ne sono diverse: uno studio sui comuni toscani nel periodo 1981-2001 ha evidenziato che esiste “una forte evidenza empirica di un eccesso nella mortalità per linfomi non Hodgkin nei residenti in aree dove era attivo un inceneritore di rifiuti solidi urbani” (vedi pag. 5).

Sempre per i linfomi si legge sul sito dell'AIRC che “esiste un'associazione con l'esposizione a sostanze come il benzene e la formaldeide, utilizzate nell'industria chimica”. E la Raffineria ENI di Livorno è l'impianto che a livello regionale emette i più alti quantitativi di benzene, terzo posto a livello nazionale.

Per i mielomi un'incidenza più alta della media è stata riportata anche tra i contadini che hanno maneggiato certi tipi di pesticidi o insetticidi e negli operai a contatto con solventi a base di benzene.

Alessandro Baldi, presidente dell’AIL di Livorno, sottolinea che ogni anno in provincia circa 270 persone vengono colpite dai tumori del sangue e espone un dato inquietante: “le zone più a rischio, quelle che noi chiamiamo le “macchie nere” sembra siano Piombino, Stagno e la zona nord-est di Livorno”, guarda caso le zone più vicine ai poli industriali.

Anche nel caso dei tumori femminili (seno e ovaie) abbiamo un eccesso rispetto alla media regionale (10%), ma in questo caso le cause ambientali sono meno note.

I ricercatori ci tengono a sottolineare correttamente che “sarebbe fuorviante e scientificamente poco valido affermare che ogni incremento della mortalità osservato possa essere attribuito all’inquinamento in uno specifico sito” (6), e auspicano successivi approfondimenti.

E in una città normale ci sarebbe una mobilitazione permanente dei cittadini e degli amministratori per chiedere la verità su questi dati, già pubblicati e noti a tutti, che fanno rabbrividire. Ci sarebbe la richiesta di finanziare nuove ricerche, di potenziare i servizi di prevenzione, di bonificare i siti inquinati, di riconvertire le attività produttive pericolose garantendo così la salute dei lavoratori e dei cittadini, di avviare nuove modalità di trattamento dei rifiuti. E ci sarebbe la strenua difesa del nostro territorio e del nostro mare.

In una città normale, appunto… Perché qui la Regione continua a parlare di “distretto energetico” e a tagliare i servizi sanitari, mentre gli amministratori locali si affannano a negare perfino che Livorno sia una città inquinata. Dicono che c’è vento, e che le emissioni si spostano altrove.

NOTE

(1) I punteggi maggiori Livorno li prende per l'inquinamento da arsenico, piombo e mercurio nelle acque.

(2) Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento sulla mortalità nel periodo 1995-2002

(3) Studio riferito al 1988-1997: Uccelli R, Binazzi A, Mastrantonio M. Health status description of populations living in three areas of Tuscany (Livorno, Orbetello and Piombino) through causes of death distribution. Ig Sanita Pubblica 2002; LVIII: 101-18.

(4) Il Fatto Quotidiano, 23 11.2010

(5) http://www.linkiesta.it/codacons-tar-lazio-arsenico-risarcimento#ixzz1wuwPvtvv

(6) Però concludono: “Lo studio Sentieri fotografa la situazione sanitaria di una porzione rilevante d'Italia determinata dall'inquinamento industriale degli anni '50-'70. Un tributo pagato dalle popolazioni locali all'industrializzazione del paese, che ha lasciato un segno pesante nella contaminazione dei suoli e delle falde, dei fiumi e nei tratti di mare antistanti le aree più critiche” spiega il coordinatore Pietro Comba, dell'Istituto Superiore di Sanità.

 tratto da Senza Soste n.72 (giugno 2012)

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