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Nuovo Ospedale: piano piano si svela la vera natura dell'operazione

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mappanuovoospedale.jpgL'articolo dell'economista Massimo Paoli comparso oggi sulla stampa locale ha il pregio di chiarire alcuni aspetti importanti dell'operazione nuovo ospedale, mettendo da parte i fronzoli propagandistici che troppo spesso hanno offuscato la vera natura di questo progetto. Citiamo alcuni passaggi chiave dell'intervento di Paoli: "la Regione deve razionalizzare la sanità toscana o gli assetti federali prossimi venturi distruggeranno ogni margine di governo. Già oggi la gestione della sanità da sola rappresenta l'85-90% dell'intero bilancio regionale se non di più". In parole povere, la costruzione del nuovo ospedale si inquadra in una strategia di riduzione della spesa sanitaria e non in una fase di espansione. Da dove verranno i risparmi? In primo luogo dalla riduzione dei posti letto, che passeranno 650 a 450 circa. Si potrebbe presumere che questa riduzione si accompagni a una maggiore qualificazione dell'assistenza ospedaliera, ma Paoli è esplicito anche su questo: "Bisogna ridurre gli ospedali toscani a tre, Firenze, Pisa e Siena, trasformando gli altri in moderni presidi multifunzionali, anche avanzati, MA NON COMPLETI". Nella logica che Paoli condivide e spiega, dunque, il nuovo presidio di Livorno non sarebbe neanche definibile come Ospedale, e disporrebbe soltanto di una parte delle branche specialistiche fondamentali.

La meravigliosa struttura che la propaganda politica e mediatica di questi mesi ci ha descritto svanisce come d'incanto e si rivela per quello che è: un "presidio multifunzionale" con meno specialità (tanto c'è Pisa) e 200 posti letto in meno rispetto all'attuale.

Si potrebbe obiettare che il numero dei posti letto non è necessariamente proporzionale al livello dell'assistenza, ed è vero, ma solo a patto che sul territorio vi siano servizi sostitutivi efficienti.

Ma anche qui siamo nell'ottica della "razionalizzazione", con la svendita di buona parte delle strutture territoriali dell'ASL, non solo in città ma anche in provincia, e strategie di potenziamento dell'assistenza territoriale non se ne vedono.

Anzi le "Società della Salute", in parte già operanti in provincia, in parte da costruire, nascono sotto la cattiva stella di un'ulteriore restrizione anche dei servizi socio-sanitari territoriali; e parliamo di servizi fondamentali come l'assistenza distrettuale e domiciliare, la salute mentale, le tossicodipendenze, l'assistenza sociale ecc. cioè quei servizi che ancor più dell'ospedale incidono sulle condizioni di salute della popolazione.

Terza citazione: "Con la scelta di costruire l'ospedale abbiamo fissato un vincolo che ci costringe a pensare e a realizzare una nuova grande città. Bisogna immaginare l'ospedale come l'opera che ci costringe a ripensare nuova viabilità, nuovi assetti e nuovi equilibri urbanistico-demo-socio-economici".

Alcune considerazioni anche su questo: primo, se Paoli ha ragione (e ha ragione), decisioni  fondamentali per il futuro della città sarebbero state prese all'interno delle stanze del potere, con oscure trattative preelettorali tra due o tre politici e funzionari e senza un minimo di partecipazione e consenso da parte dei livornesi. Secondo: qual è il modello "urbanistico-demo-socio-economico" che ne viene fuori? A quanto pare quello delle colate di cemento ai piedi delle colline, dell'ospedale semi-privatizzato con il project financing, della sanità a due velocità governata dai pretoriani della Regione...

E Paoli, che conclude scrivendo "finalmente un piano ambizioso" non è preoccupato che  un'amministrazione incapace di ristrutturare lo chalet della Rotonda si imbarchi in un'operazione complessa come questa? 

L'economista ha avuto il merito di descriverci le cose come stanno: è un'operazione di tagli e privatizzazione della sanità e di cementificazione della città. Se poi si vuol credere alla Befana, lo si faccia pure.

per Senza Soste, Ciro Bilardi

23 dicembre 2009

Link: Ospedale: operazione “prendi i soldi e scappa”  

 

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