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Processato per un tatuaggio, il tribunale lo assolve ma Il Tirreno lo diffama

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Parla Assante: "Sono stato assolto ma quando ho letto il giornale sembrava che fossi un delinquente condannato a 10 anni. Non è regolare essere portato a processo perchè a due poliziotti gira male o hanno idee politiche diverse"

assante_tatuaggioIl Tirreno non finisce mai di stupire, o meglio si conferma giornale/velina di questura, amministrazione e curia e come sempre riporta fedelmente ciò che i loro capi gli ordinano. In questo caso il fogliaccio labronico ha riportato i fatti di un processo che già di per se' è abbastanza ridicolo: un ragazzo è stato processato per un tatuaggio. Naturalmente Il Tirreno ha visto bene, di fronte a due diverse versioni, quelle dell'imputato e quella dei poliziotti, di riportare SOLAMENTE la versione dei poliziotti di fronte a una sentenza di assoluzione che quantomeno certifica che il fatto non costituiva reato o che la versione vera è quella dell'imputato. A cui naturalmente Il Tirreno non lascia nemmeno una riga di spazio, anzi ne riporta precedenti e lo dipinge come un criminale mettendo oltretutto una foto ingannatrice di un "groppone" completamente tatuato con la scritta ACAB che non è il suo (il tatuaggio in questione è quello che è nella foto qui accanto). Servi e falsi.

Ma ancora più ridicola è la dinamica che proviamo a riassumere.

Andrea Assante insieme ad un suo amico stava transitando in piazza della Repubblica con un furgone con cui stava trasportando materiale che serviva per organizzare una festa in Fortezza Nuova, nella settimana della Coppa Barontini, in memoria al partigiano livornese. La polizia lo ferma e chiede i documenti che vengono immediatamente dati. Era il 1 luglio e faceva caldo quindi l'imputato era in maglietta a maniche corte. Da qui nasce la denuncia che riportiamo fedelmente dal verbale stilato quel giorno: "Lo stesso (Andrea Assante) recava tatuato, su tutta l'estensione dell'avambraccio destro, a grossi carattere in stampatello maiuscolo, con colore rosso e blu, l'acronimo "ACAB": che significa "All cops are bastard", cioè "Tutti i poliziotti sono bastardi", usato da frange estremiste anarchiche sia italiane che internazionali. Per quanto sopra esposto l'Assante veniva indagato". Il verbale della polizia precede l'accusa di reato con qualche riga incentrata tutta su precedenti legati a stadio e politica che fanno da antipasto e pregiudizio al reato imputatogli. Da notare che la polizia ha anche scritto nel verbale che Assante è un "pugile di buon livello" tanto per rincarare, secondo le loro menti, il profilo criminale della persona.

Quindi Assante, come da verbale, è stato processato per avere un tatuaggio che, come ha ricordato durante l'udienza l'avvocato Guercio che lo ha difeso, è anche il nome di un famoso gruppo musicale americano e il nome di un re israeliano o addirittura l'acronimo di un gruppo americano anticomunista, senza tener di conto che non c'è nessuna offesa diretta alla polizia e che in slang inglese il cop non è certo il semplice poliziotto ma "lo sbirro" che fa il prepotente per strada.

Ma si può andare anche oltre. Vi sembra regolare che uno venga processato per un semplice tatuaggio? Anzi, ci piacerebbe sapere quanti e quali tatuaggi hanno tutti quei poliziotti che vanno in giro a guardare quelli degli altri. Forse ci sarebbero delle sorprese a partire dalla croce celtica fino ad andare più a destra.

Ma la storia non finisce qui. L'8 gennaio 2010, cioè dopo 6 mesi, i due poliziotti che avevano scritto lo scarno verbale ricco di pregiudizi politici decidono di ricordarsi altre cose per rendere il reato più verosimile e scrivono un altro verbale. Infatti lo scarno verbale di 20 righe redatto il 1 luglio 2009 diventa una paginata e mezzo con ulteriore lista di segnalazioni del passato fino a descrivere cori fatti durante una manifestazione del Godzilla e una contro il rigassficatore offshore e un deferimento per un reato del 1998. Insomma, un verbale che conferma la natura pretestuosa e politica di questo processo. Naturalmente le ultime 5 righe dovevano parlare anche di ciò che era successo in piazza della Repubblica sennò il processo non avrebbe avuto senso e quindi dopo 6 mesi si ricordano che l'imputato li ha provocati mostrando l'avambraccio,  scandendo le lettere del tatuaggio e dicendo che era dedicato a loro. Alla domanda dell'avvocato della difesa del perchè avessero riscritto il verbale dopo 6 mesi un poliziotto ha risposto che "avevano quella mattina altro da fare". Boia, alla faccia di Stakanov! C'hanno messo 6 mesi per riscriverlo.

Sulla base di questo, il Pm Masini ha chiesto 4mila euro di multa e la revoca della condizionale per un precedente reato di stadio. Insomma, ha chiesto la galera e 4mila euro per un tatuaggio. Naturalmente anche lui nella sua arringa ha confermato la natura politica del processo ricordando come la polizia faccia un lavoro pieno di rischi e sacrifici per un misero salario. Il tutto, ricordiamolo, per condannare uno che passava in furgone da Piazza della Repubblica e che aveva un tatuaggio non gradito alla polizia. Forse la polizia non avrà nemmeno gradito cosa andava a fare, cioè a montare una festa in ricordo di un partigiano. Ma questo non è dato saperlo.

Assante alla fine è stato assolto ma avrà ugualmente da pagare pegno perchè ci sono le spese per la difesa e ha dovuto sottostare alle solite diffamazioni del Tirreno, quello che esalta le assoluzioni di Cecio e va a trovare i precedenti ormai scontati al primo cittadino che passa. Non rimane che fare una riflessione, in particolare riguardo ai protagonisti di questa vicenda: quanto ha speso lo Stato per un simile processo? E' regolare che quando un poliziotto decide di perseguirti per le tue idee politiche trovi un pm che ti rinvia anche a giudizio? E' regolare che in questa città si venga portati a processo perchè un poliziotto s'è svegliato male e ha simpatie di destra? E' regolare che in questa città ci sia un quotidiano letto da migliaia di persone che è l'ufficio stampa di questura, sindaco e vescovo?

red. 22 febbraio 2011

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