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"Storia dell'inutile banchina elettrificata. Soldi pubblici in fumo"

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banchina elettrificata sgarallinoDall’ormai lontano 2013, documenti alla mano, continuiamo a scrivere dell’inutilità – prima del progetto, poi della realizzazione - dell’impianto “modernissimo” che l’Autorità portuale di Livorno ha realizzato sulla banchina Sgarallino per l’erogazione da terra di energia elettrica alle navi e oggi, a dispetto di ogni altra considerazione, la realtà dei fatti sta dimostrando con palmare chiarezza che l’impianto, costato almeno 3 milioni e mezzo di pubblico denaro, sta confermando la propria inutilità ed è andato via via assumendo i caratteri e le connotazioni di un vero e proprio scandalo ben degno dell’attenzione della magistratura, forse non soltanto contabile.

Tutto, ab origine, lasciava presagire che, al di là di una propaganda rutilante alla quale nessun concreto risultato ha fatto seguito, l’operazione altro non si sarebbe rivelata se non un’uscita ad effetto allestita a supposto beneficio d’immagine dell’Autorità Portuale di Livorno.

Ci troviamo ormai a pochi giorni dal primo anniversario della autocebrativa inaugurazione di quel “fiore all’occhiello”, una cerimonia che fu possibile mettere in scena, su una banchina che pullula di navi da passeggeri, soltanto dopo che, non senza fatica, fu possibile coinvolgere nell’esibizione la Fregata europea multi missione (Fremm) Carlo Bergamini, opportunamente adattata alla bisogna,.

Ebbene, da allora, dal 12 Novembre del 2015, l’imponente e costosissimo impianto è rimasto dimenticato in un angolo a fare la ruggine senza che nessuna delle circa ottocento navi passeggeri di ogni tipo e dimensione (sono state 615 dal primo Gennaio 2016 al 13 Ottobre scorso) che da quel giorno son passate per la banchina Sgarallino abbia mai ricevuto dall’impianto di terra neppure l’elettricità per accendere una lampadina ed è presumibile, per non dire assolutamente certo, che la situazione non muterà neppure nei tempi a venire, quando le navi ormeggiate potranno essere contate a migliaia.

Avrebbe dovuto aprire gli occhi a molti o, almeno, ai meno sprovveduti, il fatto che per l’effettuazione del così detto collaudo dimostrativo, fra le centinaia di navi che attraccano ogni anno alla Sgarallino, non era stato possibile coinvolgerne neppure una e che, non senza fatica, fu gioco forza ricorrere alla quasi precettazione di una nave militare.

Da cittadini costretti a dover fare i conti con restrizioni sempre più drastiche e diffuse, costa e spiace, non poco, dover riferire di fatti che, almeno in tutta apparenza, mostrano un uso tanto disinvolto di risorse pubbliche e, se non fosse tragico, potrebbe sembrare perfino buffo il disdicevole rimpallo di responsabilità a proposito del mancato impiego del discusso congegno di cui negli ultimi tempi ci è toccato di leggere fra il presidente della Livorno Porto 2000 nonché segretario generale dell’Authority e molto altro ancora, dottor Massimo Provinciali e il dirigente responsabile per la sicurezza e ambiente, ingegner Giovanni Motta.

Spiace anche la disinformazione che viene lasciata circolare in seno alla pubblica opinione in merito alla presunta utilità (del tutto marginale, nel migliore dei casi) del costoso erogatore di elettricità, presentato come un toccasana per l’inquinamento atmosferico cittadino.

Il pubblico, infatti, dovrebbe sapere che l’impianto – se mai sarà impiegato – potrebbe servire al rifornimento di non più di una grande nave da crociera e, tutt’al più (ma è assai difficile) un’altra di dimensioni assai più ridotte il che, parlandosi di un porto in cui, specialmente in certi periodi dell’anno, le navi da crociera all’ormeggio giungono ad essere fino a cinque e anche sei al giorno, porta l’eventuale beneficio per la qualità dell’aria a ridursi praticamente a zero o pochissimo di più. Tutto questo senza tener conto delle numerose navi commerciali e del fatto innegabile che i fumi di scarico, specialmente a livorno, vanno dove li porta il vento.

Del resto, fin da quando il progetto fu partorito, era difficile non farsi prendere dai diversi dubbi che potevano scaturire quanto meno dalla notevole letteratura esistente sull’argomento e, in particolare dal contenuto di uno studio di novantadue pagine, molto accurato e ottimamente documentato, a suo tempo commissionato dall’Autorità portuale di Civitavecchia, il cui porto, leader assoluto nel traffico nazionale crocieristico, sebbene avvantaggiato dall’avere alle spalle ben due mega centrali termoelettriche, dopo analisi e dibattiti vari, a tutt’oggi ha scelto di rimanere sprovvisto di apparati per l’erogazione dell’elettricità dalle banchine.

Quello della conclamata inutilità del distributore di elettricità della banchina Sgarallino è forse uno dei casi peggiori di soldi pubblici fatti finire (date le circostanze) in fumo; si tratta di un inqualificabile fenomeno, assai peggiore delle numerose opere incompiute vergognosamente disseminate pressoché in ogni parte della penisola. Un’incompiuta, infatti, potrà sempre essere portata a termine per essere utilizzata, magari con un’altra destinazione d’uso, ma un’opera inutile è destinata a rimanere tale e potrà trovare una funzione solo come plastica testimonianza della mala gestio, di chi l’ha realizzata.

All’indomani dell’inaugurazione del mega e dispendioso apparato proponemmo da queste colonne una succinta quanto oltremodo chiara serie di domande. Le stesse domande ripetemmo dopo i primi otto mesi dall’evento, trascorsi senza che l’impianto fosse stato minimamente utilizzato e le stesse, identiche questioni riproponiamo oggi, per la terza volta, nella stessa semplice e chiara forma di allora, con la medesima quasi certezza che esse o, nella migliore delle ipotesi, la maggior parte di esse saranno destinate a rimanere ancora senza risposte convincenti.

Per quale motivo, con le decine di navi da crociera e da passeggeri che toccavano e continuano a toccare settimanalmente la banchina Sgarallino di Livorno (poco meno di un migliaio all’anno), per collaudare il nuovo apparato, fu necessario “precettare” e adattare una nave militare?

Quando mai una vera nave da crociera potrà essere veramente rifornita di elettricità da terra?

Per quale motivo, anche nel recente passato, in altri porti italiani e nei grandi porti esteri, del problema si è discusso moltissimo, anche a livelli scientifici, senza mai essere giunti a conclusioni concrete? Non si dica che a Livorno si è stati più lungimiranti che altrove poiché, per adesso, risulta che si è stati solamente più spreconi.

Come mai l’esperienza dei soli due o tre porti al mondo (Goteborg, Los Angeles, Juneau, in Alaska….) che si sono dotati di un tale impianto è rimasta senza alcun seguito apprezzabile?

Evidentemente i risultati sono stati così modesti da indurre a dubitare che il gioco possa valere la candela, quanto meno considerando l’esiguità dell’eventuale differenza fra le emissioni prodotte da una nave con cinquemila persone a bordo e quelle provenienti da una non distante centrale di alimentazione a terra, magari non proprio dell’ultima generazione, senza parlare delle inevitabili, fisiologiche e costose dispersioni di corrente fra la fonte erogatrice e la destinazione.

Sembra, inoltre, da non trascurare il fatto che l’energia proveniente da terra avrebbe per le navi costi superiori rispetto a quella autoprodotta, per non dire degli investimenti che gli armatori dovrebbero sopportare per gli adeguamenti tecnico strutturali e la realizzazione delle connessioni sulle navi stesse i cui giganteschi propulsori, stando a quanto affermano gli esperti, richiedono tempi di spegnimento e preriscaldamento molto lunghi, tali, in ogni caso, da non essere compatibili con l’esiguità del tempo in cui una nave da crociera sosta in banchina, solitamente compreso fra le nove e le undici ore circa.

Infine, solo per rimanere entro l’essenziale, rifuggendo dall’addentrarci nella jungla dei particolari squisitamente tecnici (di cui, comunque, disponiamo), le navi dovrebbero dotarsi di ingressi su entrambi i lati dello scafo consistenti in aperture atte al passaggio dei cavi convogliati dalla banchina verso un locale di raccolta che, per contenere i costi (tutt’altro che risibili) del cablaggio, dovrà essere il più possibile vicino alla centrale di distribuzione, ma, al tempo stesso, come impongono le normative internazionali sulla sicurezza, congruamente distante dal punto di rifornimento del carburante di propulsione.

Consideriamo, infine, il dispendioso impianto realizzato dall’Authority di Livorno fu concepito e realizzato praticamente fuori tempo massimo. A rendere quanto meno superata – sempre che venga mai impiegata - se non completamente inutile, l’ambiziosa realizzazione livornese, c’è l’obbligo cogente per gli armatori di uniformarsi fra meno di quattro anni (entro il primo Gennaio 2020, ma il termine iniziale era fissato al 2018) alla normativa europea tesa a limitare le emissioni di zolfo nell’atmosfera.

Essa prevede, infatti che, tutte le navi in transito nel Mediterraneo debbano impiegare combustibili a bassissime emissioni solforose e ciò sta obbligando i vettori marittimi, sia mercantili che passeggeri, a riconvertire verso l’alimentazione a Gnl (metano) gli apparati propulsori delle navi, come dimostra anche un convegno su tale tema in atto proprio questa mattina a Livorno.

Che cosa può avere spinto l’Autorità portuale livornese a perseguire e portare fino in fondo un progetto tanto….. chimerico le cui premesse scricchiolavano fin dal suo concepimento?

Alla banchina Sgarallino del porto di Livorno continua sostare una media di più di una nave al giorno ed è quanto meno singolare che, fino ad oggi, nessuna di esse mai abbia ricevuto un filo di energia dal “modernissimo” impianto entrato ufficialmente (quanto fittiziamente) in funzione nel sempre più lontano Novembre di un anno fa.

Oggi, praticamente ad un anno da quella inaugurazione, dopo che a quell’ormeggio si sono avvicendate – ricordiamolo - circa ottocento e forse più navi, torniamo a proporre pubblicamente le stesse domande, confidando che presto a chiedere conto di fatti così sconcertanti possa essere qualcuno ben più qualificato ed autorevole.

Foto da Fotonewslivorno

http://fotonewslivorno.blogspot.it/2015/11/sperimentato-livorno-impianto-green-per.html

Inviato a Senza Soste da RR

18 ottobre 2016

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